I preti pedofili hanno lo sviluppo emotivo di un quattordicenne
Alla luce della recente ammissione del cardinale Angelo Bagnasco (nella foto) sulle infiltrazioni di pedofili nella Chiesa e delle coperture di cui godrebbero in seno alla medesima, può essere utile la lettura di questo articolo pubblicato sul numero 840 (2 aprile) di Internazionale. È un passo avanti perché cerca di spiegare la psiche malata di questi soggetti. L’autore, giornalista britannico residente negli Stati Uniti, già direttore del settimanale New Republic, è gay, cattolico, conservatore e sostenitore di Obama. Ha un blog su theatlantic.com.
di Andrew Sullivan
Le nuove rivelazioni sulle violenze e le molestie sessuali sui bambini commesse da sacerdoti e insabbiate dalle gerarchie ecclesiastiche rivelano una cosa interessante: la chiesa tende a considerare lo stupro di minori non un crimine ma un peccato.
E infatti vescovi e cardinali mettono sempre l’accento sul perdono, la terapia, il pentimento più che sull’allontanamento, le indagini e i processi. Il motivo è ovvio: difendere la reputazione della chiesa occultando i segreti più bui. Ma ho il sospetto che molti di loro considerino davvero queste violenze più come un peccato che come un crimine.
Com’è possibile? Be’, immaginate di essere un adolescente cattolico gay che comincia ad avvertire gli stimoli della sua sessualità, ma al tempo stesso è profondamente convinto che sia una cosa sporca e cattiva. Che fate? Ve lo dico io, a partire dalla mia esperienza personale: provate a soffocarla. Naturalmente non ci riuscite. E allora oggettivate il sesso, e vi masturbate. Ovviamente non potete fare sesso con un vostro coetaneo, altrimenti brucereste all’inferno per l’eternità. Così fate sesso con le immagini che avete in testa. E vi costruite una vita sessuale completamente solitaria. Supponiamo che abbiate anche una grande capacità di rimozione e un grande attaccamento all’autorità religiosa, forse perché vi sentite alla deriva e cercate qualcosa di solido a cui aggrapparvi. Sapete che non potete sposarvi con una donna, però siete maschi celibi che aspirano a un certo status. Se siete negli anni cinquanta e sessanta, finite dritti in seminario. Siete convinti che la chiesa vi guarirà. E invece vi renderà ancora più malati, perché la vostra negazione viene confermata dalla negazione collettiva compiuta dalla chiesa stessa. Il tutto si trasforma così in un’enorme spirale di bugie e corruzione che si avvolge sempre più su se stessa.
Molti di questi uomini tormentati soffrono di un arresto dello sviluppo sessuale ed emotivo. Non hanno mai avuto un rapporto sessuale o intimo con un altro essere umano. Per loro il sesso è un’astrazione, un peccato, non un’interazione tra pari. E la loro sessualità è rimasta congelata agli albori dell’adolescenza, cioè nel primo vero momento di terrore interiore. Per questo tendono a provare attrazione verso chi si trova nel loro stesso stadio di sviluppo, cioè verso dei maschi adolescenti. I sacerdoti possono avvicinare facilmente molti ragazzini, e quindi li usano per esprimersi sessualmente. In loro non riescono a vedere degli esseri umani giovani e vulnerabili, che non sono in grado di acconsentire a un rapporto in modo consapevole. Questi adulti che non hanno mai avuto una vera relazione sessuale, e quindi che non hanno mai dovuto fare i conti con la questione centrale dell’uguaglianza e della dignità degli esseri umani nella relazione sessuale, non capiscono che quei bambini sono vittime. Anzi – come un altro gay tormentato, Michael Jackson – vedono in loro degli amici. E sono spesso bravi a interagire con i bambini in forme non sessuali. Molte di queste vicende hanno un aspetto in comune: fino a quando gli abusi e le molestie non vengono alla luce, questi preti hanno spesso un’ottima reputazione. Il loro sviluppo emotivo è pari a quello del quattordicenne medio che vuole essere amato, e così sublimano gran parte della loro vita nel servizio pastorale. Però manifestano la loro sessualità continuamente. E siccome sanno benissimo che questo schema è comune a tanti altri come loro, perpetuano una sottocultura malata, dove tutto ruota intorno a loro e alle loro patologie: a come esprimerle e a come nasconderle. Immersi in un contesto autoprotettivo, questi sacerdoti non riescono a cogliere fino in fondo l’enormità del crimine che stanno commettendo: vi scorgono solo una componente del vortice di peccato sessuale in cui sono avvolti.
Allora si proteggono l’uno con l’altro, temendo che, se uno di loro cade, cadranno tutti. Perfino chi non ha una sessualità distorta fa di tutto per impedire che si scopra il segreto della chiesa. Ma più viene insabbiata e più la situazione diventa marcia. Quando poi appare chiaro che al centro di questa segretezza e di questa vergogna patologica c’è il papa, si capisce che siamo di fronte a un’istituzione corrotta a partire dal-vertice. Questi uomini sono troppo disturbati per governare una chiesa. Si crogiolano nella negazione ma al tempo stesso conducono una guerra culturale contro quei maschi gay che hanno avuto il coraggio di guardare in faccia la propria sessualità, e hanno persino trovato il modo di incanalarla in rapporti adulti.
Ora basta. Il papa è direttamente responsabile di due casi in cui gli abusi sui bambini sono stati insabbiati o ignorati. Se fosse il capo di un’organizzazione laica, si sarebbe già dimesso. Ma il papa è il vicario di Cristo in terra. Difficile immaginare una crisi più profonda di questa per le gerarchie cattoliche.
Se vuole sopravvivere, la chiesa deve attraversare una trasformazione radicale e dolorosa. A cominciare dalle dimissioni di questo papa e dall’abolizione del celibato dei sacerdoti.














Ha ragione Sullivan, denunciando l’ipocrisia gesuitica della Chiesa, intesa nelle sue alte gerarchie di cosiddetti pastori e guide di anime, con la loro insistenza sul peccato ad evitare il reato nella definizione della pedofilìa. La pretesa poi di una castità e di un’astinenza totali per la vita è una perversione aberrante; si riesce forse a controllare ed eliminare fame, sete, stanchezza, freddo, caldo? La pulsione sessuale è alla base della trasmissione della vita delle future generazioni, è fortissima e legittima. Inoltre noi umani siamo sempre in estro, tutto l’anno, non siamo animali che vanno in calore solo nella stagione cosiddetta degli amori. E ciò perchè per noi il sesso non è semplicemte uno sfogo genitale di espulsione o ricezione di umori, ma una forma sublimata e sublimante di amore reciproco tra due persone, che siano poi dello stesso sesso o di due diversi. Non sono d’accordo con Sullivan quando definisce i preti pedofili come persone rimaste allo stadio emotivo di 14enni; sanno benissimo quel che fanno e continuano sapendo di avere una tale influenza malefica sulle vittime, quali sacerdoti, da poter fare i poprii comodi impunemente. Il pedofilo, l’ho già scritto, teme l’adulti, femmina o maschio che sia, nel suo aspetto esteriore e nella sua maturità interiore. I segni della genitalità e sessualità fisica esteriori lo spaventano, teme di esserne sopraffatto spiritualmente. Un maschio con caratteri sessuali fisici ben definiti, una donna con seni, peluria, forme fisiche adulta, lo intimoriscono; vuole vedere se stesso e l’altro da sè solo ed unicamente nella fattispecie di impuberi, in ogni senso, psichico e fisico. Non ha, il pedofilo, le qualità interiori per affrontare sessualmente una figura adulta. Anche per ciò, basta con questa sciocca richiesta permanente di celibato, che nasconde biecamente una ginecofobìa maligna, da cui si salva, si fa per dire, unicamente la figura della Madre di Dio, ma solo perchè rigorosamente vergine; se non altro forse tanti si farebbero preti, avendo accanto a sè una figura adulta femminile, stabile e con la quale mettere in atto una vita coniugale, non solo genitale e sessuale, di chiara e definita normalità.
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…caro Sullivan, lei ha tirato in ballo Michael Jackson ma, immagino, senza conoscerne veramente la storia… La pedofilia é sicuramente gravissima. Altrettanto la manipolazione mediatica; che sta alla base, oggigiorno, del peggior marciume. Non mi reputo esattamente un fan di Michael Jackson, ma dei diritti civili, e sostengo tenacemente l’attività umanitaria. Da questo mio interesse ho conosciuto, più che l’artista, l’uomo Jackson. Quindi non posso non sostenerne l’immagine e, soprattutto, l’operato (sconosciuto a molti, purtroppo)… Inviterei il relatore di questo articolo (alquanto interessante comunque) a leggersi tutti gli atti dei processi per capire cosa é successo realmente… farse più fantasiose delle commedie goldoniane. Ma, a quanto sembra, anche un efferato opinionista cade nella trappola delle dicerie e si limita a valutare gli eventi semplicemente dando credito ai titoli sensazionalisti dei tabloid: sponsorizzati da aziende mediatiche multinazionali il cui interesse é soltanto quello di mantenere il popolo nell’ignoranza. Un personaggio del calibro di MJ, che elargiva milioni di dollari in beneficenza, suscitava un gran fastidio… tutto quel denaro non veniva convogliato nel sistema bancario internazionale… poi provocava altrettanto prurito quando, pagando di tasca propria gli spazi, comunicava con successo il proprio ideale ad un numero sbalorditivo di persone (per es. vedi Superbowl di Pasadena, anno 1995, 134 milioni in diretta allo spettacolo!). Per il potere ufficializzato Michael era scomodo, troppo carismatico… e, magari, pericoloso… dunque fu decisa un’emblematica e sistematica crocifissione. Vi sono infinite testimonianze documentabili che sostengono questa ipotesi. E, ad un anno dalla morte, nessuno ancora é uscito allo scoperto per dichiarare: ebbene si, Michael mi ha molestato. Anzi, giusto il 26 giugno scorso, un giorno dopo la sua scomparsa, Giordan Chandler, fautore della prima accusa, mandò online un video in cui affermava di non aver mai subìto abusi e di essere stato costretto dal padre a mentire per risollevare la famiglia da un disastroso fallimento economico. Chiedeva perdono piangendo… il video scomparve presto ma io ho avuto la fortuna di vederlo. E poi fu la volta del pentimento di Bashir, sempre in diretta, il giornalista che lo screditò con il famoso documentario e pose le basi per la seconda incriminazione… ripensamenti tardivi tardi, no? Ancora un po’ di onesta cronaca: Evan Chandler, il padre di Giordan, si é suicidato il 5 novembre scorso… qualche rimorso? A Neverland non fu mai trovata alcuna prova e Mr.Jackson fu dichiarato totalmente innocente. Tom Sneddon, il capo della polizia di Los Angeles, fu indagato per contraffazione di prove… Potrei raccontarvi un sacco di altre cose ma vi rattristerei, e questo non é il luogo… Qui vorrei solo sostenere il coro di chi, quotidianamente, lotta per distanziarsi dalle menzogne. Pregherei scrittori e lettori di fare altrettanto.
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commento scherzoso “Ora basta lo posso dire io”
che sono un prete pedofilo (per fortuna mancato) con lo sviluppo mentale
di un quattordicenne.
Tutto cio’ per dire: che cosa potete fare, in realta?
Uno puo’ cambiare solo se stesso per cercare di cambiare
gli altri.
Ma in realta’, poi, gli altri vogliono e possono essere cambiati ?
Certo, gli scandali a volte funzionano, e pian piano forse cambia
anche la sostanza, a volte…
Ciao e in gamba
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I cambiamenti comportamentali sono illusorii e devianti, che siano lenti o repentini; Hitler così era ad un giorno, così rimase fino alla morte, e come lui Stalin, Mao, Pol-Pot, San Francesco e San Paolo. Cambiano solo le occasioni e situazioni esistenziali, che mettono in atto le potenzialità negative positive di ogni individuo. Le varie attività di ognuno di noi seguono una linea di tensione sempre uguale,nel tentativo dell’autorealizzazione, che di solito è un traguardo che si sposta sempre più avanti nel tempo man mano che ad esso ci avviciniamo. Ad ogni tentativo di cambiamento si oppone un fattore di resistenza ad esso, che lo devia od annulla, sempre in base a condizionamenti o stimoli ambientali, che mantengono le caratteristiche comportamentali sempre entro un range, del tipo dei binari di un treno; si oscilla tra una retta ed un’altra, ma sempre in una direzione e con scarso spazio di manovra. Fromm diceva che siamo per la vita quanto abbiamo maturato nei primi cinque anni di essa; che significa, infatti, la famosa domanda proposta dagli educatori: Sei maturo o non sei maturo? Ma che siamo, dei poponi, dei cachi, delle pere? Il momento prima di morire non sappiamo che ci aspetta e dovremmo, per parecchie religioni, proprio da allora affrontare il cammino più impegnativo ed arduo della nostra esistenza. Quando mai saremmo maturi? Chi delinque a 30 anni, crimnale era a sei, chi diviene santo a 40, santo era dalla nascita. Un pedofilo, prete o laico che sia, lo sarà per sempre. Io sono immaturo dalla nascita, per fortuna.
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[...] Roma di comportarsi da Stato nello Stato. Forte della sua immunità ed extraterritorialità morale, la gerarchia ecclesiastica ha sempre considerato la pedofilia dei preti un peccato anziché un reato. Un peccato di cui il colpevole non deve rispondere ai giudici laici ma ai suoi superiori i quali [...]
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