Il ministro Gelmini svende la scuola pubblica
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Ci si accorge che le scuole di Stato hanno il «difetto» di essere imparziali; c’è una certa resistenza, in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.
Allora, il partito dominante segue un’altra strada. Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. E allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figliuoli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A «quelle» scuole private.
Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private». (Piero Calamandrei, 1950)














Oltretutto, mi chiedo, se si bada solo alla realtà locale di Fidenza, Salso, Parma e dintorni, se esiste anche l’equazione perfetta, non scalfibile ed infallible tra scuole private, insegnanti che vi operano ed ecclelenza dei progetti educativi e didattici e di chi li dovrebbe, quale docente e dirigente, portare a compimento con successo. Ossia, in parole povere, ma chi ci assicura che solo nelle scuole private insegnino docenti di valore ben superiore a quello degli insegnanti delle scuole pubbliche? D’accordo, mi dirà qualcuno, ci sono scuole rpivate, quelle cattoliche, sui tetti delle quali e sui capi dei cui docenti, brilla, sfavilla, riliuce e riscalda la fiammella dello Spirito Paraclito pentecostale; ma siamo ben sicuri della provenienza soprannaturale di questi fuochi, che non siano poi fatui? E se poi ci arrivasse a casa, oltre alle rette salatissime dell’Istituto, anche una maxi-bolletta della GasPlus, fornitrice di energia anche del Regno che non è di questo mondo?
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Purtroppo c’è chi non fa abbastanza per impedire che il nostro Stato venga smantellato pezzo dopo pezzo, dal diritto all’istruzione pubblica di qualità, ad una giustizia giusta ed uguale per tutti, nemmeno l’acqua è più pubblica. Il tutto a vantaggio di pochi.
Tutte le volte che questo si è verificato, nella storia del nostro Paese, ha trovato una sinistra debole tuttavia determinata a difendere i diritti della collettività. Tale debolezza ha comportato anche l’estremo sacrificio della vita da parte di coloro che non volevano e non potevano tacere di fronte al graduale smantellamento dello stato di diritto.
Oggi chi sostiene di essere la nuova sinistra, il Partito democratico, non ha la capacità di fronteggiare con la stessa determinazione e con lo stesso spessore politico la devastante azione in atto per smantellare lo stato sociale. Ma anche la collettività sembra non avere reazioni, tutta impemeata di indifferenza ed egoismo.
Allora le parole del passato sembrano ritrovare nuova forza e nuovo vigore. Qualcuno sembra volerci ricordare che ci sono ideali che non muoiono mai e che hanno bisogno di camminare su nuove gambe……..le nostre.
ODIO GLI INDIFFERENTI
DI ANTONIO GRAMSCI
Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non
può non essere partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo è
vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza
è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella
storia. Opera passivamente ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si
può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani
meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che
succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli
uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la
rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un
ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza
poche mani non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della
vita collettiva; e la massa ignora, perché non se ne preoccupa: e allora
sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia
non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto
del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto,
chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma
nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se
avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è
successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi da fastidio
il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro
del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha
fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia
pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano,
vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della
città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena
sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al
caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in
essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si
sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non
parteggia, odio gli indifferenti.
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…Calamandrei….Gramsci….qui si stanno citando i Padri della Patria….
UOMINI che NIENTE E NESSUNO SONO RIUSCITI A PIEGARE. UOMINI CHE NON SVENDEVANO LE PROPRIE IDEE ED ERANO DISPOSTI A SOSTENERLE FINO IN FONDO……
…Ritengo sia doveroso lascirali riposare in pace, a fronte dello squallore e della pochezza politica ed intellettuale che imperversa sul suolo italico al giorno d’oggi.
Lasciamo riposare in pace chi ha combattuto in nome di alti ideali.
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Ciao, Elena! Mi e ti ricordo, forse perchè sei troppo giovane, tu, che a mio parere, comunque, la distruzione della scuola italiana è iniziata nel ’62, quando, unificata la scuola media, cosa equa, buona, giusta e salutare, la Sinistra trinariciuta di allora non si è data da fare per migliorare l’offerta culturale ed educativa, ma ha iniziato a demolire, con ferocia, furore e bava verde alla bocca, la “scola d’i siùr”, come un famoso sindaco comunista di Salso del primo dopoguerra aveva definito il Liceo Classico, che ivi aveva avuto temporaneamente sede. “Nuètar a gum mia da bsogn d’la scola d’i siur, a nin fuma sensa!”, aveva dichiarato, tra gli applausi dei suoi accoliti. Si dava la caccia al mostro ignobile e classista del latino, a quello malefico e borghese del greco, bisognava rivalorizzare i dialetti, non l’italiano corretto, importava il contenuto, non la forma, e così via. Poi è arrivato il ’68, che in Italia, come al solito, ha fallito in ogni senso, anche in quello della riforma scolastica -al contrario di quanto invece si realizzava nel resto del mondo-, con il suo “6 politico”, le mazzate ai prof, il loro dileggio e scherno, quali laidi, bechi e sporchi servi dello Stato e catene logore di trasmissione degli ingranaggi del sistema capitalista ed imperialista. Avete voluto la scuola facile degli asini politicizzati, urlatori di slogans nei megafoni, irregimentati da quattro fanatici in eskimo, deliranti sogni di gloria -ma ora tutti a posto, anzi, parecchi nonnetti pensionati, in banche, assicurazioni, studi legali e di commercialisti-, avete sminuito la cultura di sempre, classica e non, sventolando i libretti rossi del criminmale maestrucolo cinese? Ed allora, di che vi lamentate, ora, che stiamo raccogliendo i froutii amari di semi infecondi o producenti solo loglio e zizzania?
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“Poi è arrivato il ‘68, che in Italia, come al solito, ha fallito in ogni senso, anche in quello della riforma scolastica -al contrario di quanto invece si realizzava nel resto del mondo-, con il suo “6 politico”,
—poi e’ ritornata la plutocrazia scolastica ( la scòla di esàn d’or!) della ControRiforma Gelmini, dove il 6 politico lo hai se hai dei soldi da portare nella scuola privata…
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….A mio modesto modo di vedere la Gelmini c’entra come il due di spade quando è briscola denari.
Cerco di essere più chiaro: La ” Controriforma Scolastica” è stata preparata ed impacchettata dal Ministro Tremonti. L’ha preparata esclusivamente dal punto di vista finanziario, non considerandola dal punto di vista scolastico poi “girata” ed ” attribuita” alla Gelmini che ha messo la sua “ghigna” su questa involuzione scolastica.
Dopo di che….come si fa a contraddire Calamandrei?…. Impossibile.
Come sempre le grandi menti sono in anticipo sugli avvenimenti futuri negativi (purtroppo).
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Ringrazio (senza nessunissima ironia) Fb di quel colorito ricordo del 1962, che a pensarci bene spiega davvero tante cose, locali (perchè a Salsomaggiore, trasversalmente e bipartisanalmente, l’ istruzione superiore è sempre vista come fumo negli occhi, e la cultura in generale, se non ha risvolti turistici, pure)e globali: mi sembra altrettanto trinariciuta la Gelmini che propone di aprire le scuole il 1 ottobre per aiutare il turismo. Non sono d’accordo che il 1968 (e ricordiamoci che è solo un numero, ma intendiamo le azioni di persone concrete che hanno responsabilità) sia stato il disastro; sono convinto che senza quella critica radicale al sistema di trasmissione della cultura saremmo messi ancora peggio, che la svendita della conoscenza, la prepotente equiparazione tra benessere economico e accesso ai saperi, di cui ci lamentiamo come delle stagioni che non sono più quelle di una volta sarebbe iniziata anche prima.
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Non mi riferivo però al ’62, ma al ’45; mi hanno raccontato quell’aneddoto quei pochi salsesi e fidentini che, mi pare tra il ’43 ed il ’45, frequentarono una sezione distaccata a Salso del Romagnosi, per timore dei bombardamenti. Quando in Consiglio comunale, sempre nel ’45, qualcuno chiese di mantenere quella piccola sezione, il sindaco rispose nei modi che ho riportato. E’ vero, come dici, che a Salso la cultura scolastica è l’ultima ruota del carro, anzi, nemmeno esiste, se non nella figura dell’Aberghiero, sempre comunque ospitato in sedi di fortuna. Per il ’68, ti so portare come esempio il fatto che fino ad allora gente con la licenza elementare, dell’Avviamento o delle Medie, darebbe oggi la polvere e bagnerebbe abbondantemente il naso a tanti tatuali laureati, ignoranti come delle belve. Quelli ad es. che dicono “bai-partisan” e non “bi-partisan”, perchè pensano che tutto sia riferibile all’inglese o che dicono “impresario èdile” e non “edìle”, Montevìdeo al posto di Montevidèo, Nuòro e non Nùoro, così, cogliendo fior da fiore, e dicono cjhe ci sono parecchie donne incintA, non incintE, e che la loro nonna parlava solo l’indialetto, mica il dialetto.
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Achab, ti preciso comunque che io non sono un lodatore del tempo che fu di gentiliana memoria; dal ’60 al ’63, al Romagnosi di Parma , c’erano docenti che come calore umano, modo di rapportarsi con gli allievi – considerati solo numeri sul registro, come nei Lager nazisti- facevano sorgere istinti omicidi, anche se poi, sul piano della preparazione, erano validisssimi. Lasciamo stare il piano didattico e quello pedagogico, che allora erano considerati robetta da donnicciole, da maestrucole dell’asilo. Io ed altri di Salso partivamo alla mattina alle 7 e tornavamo alle 14; per due pomeriggi, alle 18-18,30. Ti puoi immaginare come eravamo stimolati a sostenere interrogazioni per il giorno dopo, tant’è che, con molta tremarella, a volte, facevamo fogone perchè avvertiti dai privilegiati compagni di Parma che saremmo stati interrogati. Non c’era altro modo, se osavi chiedere una proroga all’interrogazione, ti appioppavano un bel 2 sul registro, irrimediabile. La scuola allora era una caserma, che riempiva secchi vuoti sempre dello stesso contenuto, giacchè c’erano insegnanti che, per 40 anni, non facevano che ripetere alla lettera sempre le stesse cose. Parecchi genitori dei miei compagni avevano frequentato il Romagnosi con gli stessi nostri prof; e sapevano già per filo e per segno ogni parola delle spiegazioni e delle lezioni, sempre le medesime. All’Università, a Milano poi, ed alla Cattolica, dove erano severi come dei mastini, ho faticato e sudato non sette, ma quattordici camicie, per rifarmi e ricondizionarmi culturalmente. Comunque, gli insegnanti del Romagnosi ci martellavano nella zucca le nozioni ed io non posso che ringraziarli, per questo, vivo ancora adesso di rendita. Il ’68 degli studenti e dei prof contestatori si è scontrato con il muro di gomma della Dc e del PCI, entrambi costituiti da burosauri e da mummie, fieramente avversi ai cambiamenti, di qualsiasi genere e da qualsiasi direzione. Inoltre anche i migliori del MS e simili di allora non hanno saputo portare avanti progetti e soluzioni se non distruttivi e corrosivi del vecchio sistema, incapaci, volenti o nolenti, di presentare alternative valide, costruttive e concrete. Ciò mentre in tutto il resto d’Europa, passata la bufera rivoluzionaria distruttiva, si pensava poi a ricostruire la scuola dalle sue macerie, secondo nuovi modelli e criteri innovativi. Ciò che il ’68, anche nel campo scolastico, ha saputo ferocemente perseguire è stato principalmente l’annientamento totale del principio di autorità, quello per cui noi del Romagnosi dei primi anni ’60 rispettavamo i prof e la scuola, rappresentanti della cultura del tempo e dotati ancora di una rilevanza e di un valooe sociale riconosciuto dalla società in cui vivevano e lavoravano. Oggi la scuola, gli insegnanti, i dirigenti scolastici, i bidelli, tutti, sono riguardati come dei paria sociali, civili e culturali, la monnezza e lo schifo dell’aggregazione umana,umiliati da genitori ignobili e dai ragazzotti degni di tali parenti,capaci solo di sragionare con assoluta ignoranza e di utilizzare, malamente ed in modo animalesco, i loro organi genitali.
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Caro fb,
cerchero’ di essere sintetico.
Come tutti i movimenti, il cd. (non da intendersi come compact disc) “68″ha portato cose buone e cose meno buone.
Diciamo che mi piace ricordare le buone:
1) Ha saputo portare alla politica tante persone;
2) E’ stato un propulsore per la tutela dei diritti sia dei lavoratori sia degli studenti sia di chi di diritti ne ha avuti sempre molto ma molto pochi;
3) Ha svecchiato il modo di fare politica;
4) Ha svecchiato il modo di rapportarsi fra le diverse generazioni;
5) Ha portato qualche cosa che non si era mai visto prima oppure che si sapeva che esisteva ma era come sopito nelle memorie collettive;
6) Ha portato a non avere più il metus verso le cariche istituzionali;
7) Ha portato ad una maggior presa di coscienza della nostra “altra metà del cielo”.
Caro fb, mi fermo perchè mi è sorta una domanda spontanea mentre stavo scrivendo:
Quanti di quelli che hanno cavalcato quell’onda, hanno saputo ed impostato la loro vita su quegli ideali in cui dicevano di credere?”
Quanta gente hanno ingannato?
Quante persone hanno tradito e chi hanno venduto, oltre a tradire e vendersi loro stessi?
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Caro fb grazie della precisazione, come sempre a leggerti un po’ mi irrito un po’ sono d’ accordo e un po’ penso. E tutto questo è bene. Solo due piccoli pensieri, veramente due piccoli dubbi: 1) tra la sapienza prima del ’68, l’ ignoranza del poco dopo e l’ ignoranza attuale che rapporto ci sarà? Non potrebbe l’ ignoranza attuale essere reattiva al ’68 (una controriforma) come quella del’68 lo era rispetto al modello precedente? 2) Ho avuto un professore di lettere limpidamente fascista, con cui ovviamente il confronto non è stato incruento. Ma ora non so se devo ringraziare di più, per quel confronto così utile (almeno a me, non so a lui) il suo convinto fascismo o la mia ideologica contrapposizione. Comunque è stato qualcosa che mi ha fatto crescere. Si combatteva il principio di autorità perchè si sapeva cosa era l’ autorità ed aveva qualche credibilità…
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Proprio ieri ho sentito un noto comico nostrano che ha definoto la Gelmini come “Entero-gelmini”; è vero, ma questa, invece che ricostituirti e ricondizionarti la flora intestinale, provoca movimenti peristaltici violenti.
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