Provincia e Arpa votano il fotovoltaico a terra turandosi il naso
Il terreno agricolo, tra il distributore di San Michele Campagna e il depuratore, che sarà ricoperto di pannelli solari.
«La Provincia si è attivata per promuovere la produzione di energia solare pubblicando diversi bandi per incentivare la realizzazione di impianti nei comuni parmensi (19 gare sono già state avviate mentre altre tre stanno per partire, ndr) e intendiamo raggiungere i 50 megawatt, il 10 per cento del fabbisogno Parmense, in grado di soddisfare il consumo energetico medio di 45 mila persone. Dobbiamo però prestare attenzione al consumo del suolo, all’impatto sul paesaggio, sulle falde acquifere e sulla biofauna, attraverso azioni mirate. Così come alla sicurezza degli impianti, che devono essere recintati e dotati di sistemi di controllo e allarme.
«Per quel che riguarda la localizzazione degli impianti privilegiamo i terreni compromessi, come le ex cave e le discariche esaurite. Ma purtroppo la legge nazionale non prevede limiti per la loro estensione e questo fa sì che possano spuntare centrali enormi».
Così parlò l’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani alla conferenza sulle line guida per il fotovoltaico a terra. Perlomeno stando a quanto riportato da Polis Quotidiano in edicola il 20 maggio.
E così parlò Riccardo Franchini, responsabile del servizio sistemi ambientali dell’Arpa.
«Ci sono progetti che hanno destato qualche preoccupazione. A noi non piacciono molto, perché non vorremmo che piano piano i pannelli occupassero i terreni oggi destinati all’agricoltura. Gli impianti sono comunque soggetti alla valutazione di impatto ambientale ma era necessario aprire un confronto con Ausl e Provincia».
Il giornalista aggiunge poi di suo questa notizia di lana caprina.
«E chi l’avrebbe mai detto che una capra avrebbe potuto essere così utile alle centrali fotovoltaiche? Il piccolo erbivoro rappresenta infatti la soluzione più pratica ed ecologica per evitare che l’erba infesti i pannelli compromettendone il rendimento. Una soluzione suggerita nelle linee guida varate da Provincia, Ausl e Arpa. Gli animali dovranno però provenire da un allevamento indenne da brucellosi e ci sarà l’obbligo di delegare il servizio veterinario alla loro registrazione nella banca dati nazionale delle movimentazioni e dei censimenti. Acqua e foraggio, poi, non dovranno mai mancare e l’impianto dovrà essere ispezionato quotidianamente. Le capre-giardiniere, però, non potranno sgranchirsi le zampe tanto facilmente. Gli sarà infatti vietato il «pascolo vagante», a meno che non venga autorizzato dal sindaco del Comune dove sorge l’impianto».
A cura di Ambrogio Ponzi













Sarebbe interessante sapere dall’assessore Castellani, come intende recuperare a suoli agricoli i terreni sui quali sorgeranno i pannelli fotovoltaici.
Stupisce che una persona a modo come lui, sia cascato nel tranello dei finti ecologisti che con la scusa delle energie alternative cambiano di destinazione d’uso terreni agricoli.
Castellani sei ancora in tempo per spostare i pannelli sui tetti dei capannoni dei negozi dell’outlet o della Marconi, o meglio a non impiantare nessun pannello, perchè gli unici che ci guadagnano sono i loro proprietari non certo l’ambiente.
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