Per fare le foto devi essere lì
Fabio Polenghi, 45 anni, milanese, da circa tre mesi nel Sudest asiatico, forse avrebbe preferito non essere lì. Dal suo curriculum su Internet risulta che si occupasse soprattutto di viaggi, di moda, di pubblicità. Non c’era la guerra, in capo ai suoi interessi. Aveva lavorato per Vanity Fair, Vogue, Marie Claire, tutte rispettabili riviste patinate che non impaginano la belluina voglia degli uomini di ammazzarsi. Era però interessato alla vita della gente, ai loro modi di vita. Come dimostra il documentario che realizzò a Cuba e le foto esposte alla Cité des Sciences et de l’Industrie all’Expo del libro di Parigi. Come dimostra il suo lungo peregrinare da un angolo all’altro del mondo, da un continente all’altro, che lo portò a raggranellare i visti di oltre settanta Paesi sul suo passaporto. Prima gualcito, ora insanguinato.
Non c’era la guerra nel suo ruolino di marcia, però è andato a cercarsela. Perché si sa com’è il mondo e si sa come sono i fotografi. Il mondo, anche il più turistico, e Bangkok lo è al massimo grado, a volte esplode. E allora bisogna essere lì perché è di quello che vivono i giornali. Dei sussulti di un vulcano o della furia umana. E si sa come sono i fotoreporter. Hanno l’ambizione dello scoop? No. Più che altro quella di mangiare tre volte al giorno. Anche se poi si accontentano di una e mezza, perché così gira il mercato per loro. Soldi pochi. E poi quelli della macchina fotografica non sono come quelli della macchina per scrivere. Mentre questi possono osservare la guerra dalle finestre e dalle tv dei loro alberghi per raccontarla a chi è lontano diecimila chilometri, loro le pallottole che bucano le teste e le pance devono vederle da vicino. A volte troppo da vicino. È questo che vogliono i signori della stampa di Milano come di New York, di Tokyo e Londra. E se ci scappa il morto, tanto meglio. Giornalismo, un mestiere fatto da morti di sonno che campa su morti veri.
Fabio non pretendeva di portare la pace nel mondo come i militari che esportano la guerra. Voleva solo raccontare il marcio della guerra. L’ha pagata cara. Non sono previsti risarcimenti di Stato.
I primi soccorsi













