Clima teso e aggressioni nelle aziende di Parma e provincia

di Vincent Depaul Kanga*
Nel 2009 un operaio straniero è stato picchiato dal suo datore di lavoro in una fonderia di Fontevivo. Poi un lavoratore di un prosciuttificio è stato aggredito a Marzolara. E un altro, ad Albareto, ha denunciato il suo capo per averlo costretto a licenziarsi con minacce e percosse.
A Parma e provincia sembrano moltiplicarsi i casi di lavoratori aggrediti dai datori di lavoro e costretti ad abbandonare il posto. Sono episodi isolati o solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso? È la crisi economica a generare queste aggressioni nelle aziende?
«C’è una forte tensione nel mondo del lavoro a Parma», dice Fabio Garavina, segretario confederale della Cgil locale. «La situazione è preoccupante, anche perché il fenomeno è ancora poco analizzato. Per esempio, non sappiamo cosa succede ai lavoratori notturni dell’interporto di Parma perché spesso hanno paura di sporgere denuncia». Il caso di Albareto, in particolare, sembra anomalo perché difficilmente un italiano con contratto regolare viene aggredito dal datore di lavoro.
Secondo Garavina, «la legge Bossi-Fini ha reso i lavoratori immigrati ancora più ricattabili perché se perdono il posto difficilmente riescono a trovarne un altro in un anno. Ma anche i lavoratori italiani non hanno più garanzie perché sono diventati precari anche loro. Credo sia questa l’indicazione che si può trarre: sicuramente qualcosa è cambiato, prima di tutto il clima all’interno delle aziende».
(Questo articolo è stato pubblicato da Internazionale n. 845 del 7/13 maggio 2010 con il titolo «Qualcosa è cambiato»)
* Vincent Depaul Kanga è un giornalista italiano di origine ivoriana che vive a Parma (vincent-depaul@hotmail.it)
Tag:Albareto, Cgil, Fabio Garavina, Fontevivo, Immigrati, Lavoratori stranieri in Italia, Legge Bossi-Fini, Marzolara, Parma
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