È per caso italiana la camicia del Primo ministro giapponese?

Pubblicato da Redazione il 13 maggio 2010 in Fashion & Design |

Yukio Hatoyama (al centro con piatto e bacchette).

Pare che il fornitore di camicie del premier giapponese Yukio Hatoyama sia un rinomato sarto italiano, Angelo Inglese di Ginosa, provincia di Taranto. Gli ha per caso fornito anche questa che sfoggia durante un barbecue informale organizzato per recuperare consensi e che gli ha procurato invece la definizione di «fashion disaster»? È così infatti che l’ha definito il noto critico di moda Don Konishi in un commento su un’importante rivista, aggiungendo che il variopinto indumento «rappresenta ciò che già ora i sondaggi evidenziano: Hatoyama è fuori dal mondo».

Urge smentita da Ginosa: no, non siamo noi i fornitori di quell’obbrobrio di camicia.

E si è pure levato la giacca per mostrare la camicia.

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7 Commenti

  • avatar The Jaguar scrive:

    Comunque si e’ visto anche di peggio in giro per Salsomaggiore alla domenica ultimamente.

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  • avatar fb scrive:

    Effettivamente Hatoyama si serve per le camicie da Inglese, ma dubito fortemente che uno stilista italiano possa aver partorito un tale obbrobrio. La pregiata camiceria, nata nel ’55, utilizza solo tele inglesi e biellesi e filati di cotonifici svizzeri. Da Inglese si servono parecchi banchieri ginevrini ed il Ministro attuale della Difesa tedesco, Karl Theodor Maria Nikolaus Johann Jacob Philipp Franz Joseph Sylvester, Freiherr von und zu Guttenberg, figlio di Enoch von un zu ecc.. e di Christiane von und zu Elz; mica noccioline,eh? S.A.S., S.E. Silvio Berlusconi I ha invece tradito suo camiciaio de Milàn, Ferdinando Caraceni, preferendogli la rinomata e premiata ditta Kiton-Ciro Paone SpA, di Arzano, presso Napoli. Quivi i figli e nipoti del fondatore assicurano che i capi sono tutti confezionati accuratamente a mano, stirati ancora con il metodo d’o stuppulillo, lo straccetto inumidito, prima di essere amorevolmente ripiegati nelle rispettive confezioni. Mi domando con un tremore sottile quanti stipendi di un operaio costeranno quei capi sublimi…

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  • avatar Daniela scrive:

    La camicia è veramente un capolavoro, penso nemmeno i tedeschi che passeggiano col gelato in mano possano indossare un simile capo.
    Le mie nipoti americane invece potrebbero: ho visto nell’armadio di quella grande un vestito da sera color verde Uniposca.

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  • avatar fb scrive:

    Io non ho visto molti americani\e nel corso della mia vita; più che altro, come penso tanti altri, deduco i loro gusti nell’abbigliamento da tutta una serie di films, dai primi del ’900 ad oggi e da testimonianza indirette. Se rispecchiano la realtà,meglio conosciuta dall’amica Daniela, allora io non ho mai visto un popolo più sfornito di gusto estetico nell’abbigliarsi. So anch’io che vanno in visibilio per gli abiti e le scarpe made in Italy: nei films anni ’50-’60, specie le donne sembravano degli abat-jours, delle scimmie da circo ed anche ora non mi pare che siano migliorate di molto, nonostante le massicce iniezioni di buon gusto italiano. Pare quasi che il malgusto dei nordici si sia accumulato, strato dopo strato, nei secoli, in quel melting-pot che sono gli USA, arrivando a livelli incredibili. Mi diceva un mio amico di Parma, avvocatone, e lo so vede anche sui mass-media, che là ad es., se uno entrasse in un ristorante di medio livello in jeans, seppure di Armani o Valentino, e scarpe sportive, anche se Nike o Adidas, farebbe la figura del burino. Alla presentazione formale ed ufficiale del boy e della girlfriend, cosa che da noi è sorpassata da decenni, ci vanno tutti intappati e tirati a lustro; e un’altra cosa che mi sconcerta, anche se in quello sono meno macabri di noi, è il fatto che, dopo un funerale, sempre tutti abbigliati come manichini, offrono cene,pranzi, rinfreschi e se la contano e se la dicono e se la ridono, in uno sfoggio e sfarzo di mondanità che da noi stride con la cerimonia funebre appena ufficiata.

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  • avatar gaetano scrive:

    Scrivo da Ginosa in provincia di Taranto per dirvi che ciò che crea il Sig.Inglese è talento made in italy e non aggiungo altro.

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  • avatar Gianluca scrive:

    Io di camicie me ne intendo e posso dire che alla fine, non è niente male, e se questo Cliente ha voluto sfoggiare questa creazione, è perchè, credo, nessun altro ha potuto accontentarlo. Non dico questo, entrando nel tema:” purchè paga”, lo sottolineo solo come una passione confezionistica. La camicia è bella, veste bene e i colori stanno bene nel contesto in cui si trova la persona.

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  • avatar Petronio scrive:

    Ma chi sei, un arbiter elegantiarum della Magna Grecia?

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