Finirà mai la guerra fredda in Italia?

Pubblicato da Redazione il 10 maggio 2010 in Politica, Storia |

Soldati polacchi, britannici, americani e francesi si sono ritrovati ieri, 9 maggio, sulla Piazza Rossa di Mosca, per festeggiare il 65° anniversario della vittoria dell’Unione sovietica sui nazisti.

Non era mai successo prima. Saranno mai capaci i dirigenti di Pd e Pdl, Lega e Udc di mettere da parte le differenze di origine alimentate dall’ideologia e dalla propaganda, per unirsi e sconfiggere i gravi problemi del Paese che la crisi economica rende di giorno in giorno sempre più insidiosi?

Non lo crediamo. La pace sarebbe possibile se si combattessero in una vera guerra anziché esibirsi in un gioco di ruolo. Che altri chiamano teatrino e hanno fatto di tutto per diventarne capocomico e attor giovani, caratteristi e guitti.

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1 Commento

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    Soprattutto guitti! Purtroppo, qui da noi, sono perlomeno 16 secoli che non facciamo che azzannarci, morderci, ringhiarci contro, come dei botoli bastardi. Ci vendiamo sempre al primo offerente, preferibilmente straniero, fin dai tempi delle prime infitrazioni, nel povero Impero romano decadente o decaduto, poi su su, con le ingerenze sempre più diabolioche del Papato temporale, con salti di quaglia vergognosi ed indecorosi, da una parte all’altra e viceversa, alla Capezzone. Ai tempi di Umanesimo e Rinascimwnto, splendide realizzazioni culturali ed artistiche, anche se ristrette alla solita élite di quattro gatti più il gattaro, ma sempre ad ammazzarci in allegria, tra i varii signorotti paesani, gonfi, rigonfi e tronfii, vessatori dei poveracci, dediti a riempirsi panza e scarsella. Poi ancora in vendita a spagnuoli, francesi, papalini, austriaci. Ora, da 150 anni, fingiamo di essere un popolo ed una nazione uniti da non si sa che, tranne che dal ricorrente mes-cèn da ultraottuagenario e dai paroloni in sottofondo partenopeo di Napolitano. Ma all’Ovest, all’Est, al Sud ed al Nord, niente di nuovo! Non siamo cambiati di un infinitesimo; sempre a leccare stivali ed altro allo straniero, sempre ad azzannarci, sempre a pensare al più infame tornaconto personale; sono cambiati i nomi, i volti, le sigle, i simboli sulle bandiere, ma nella sostanza, tutto è rimasto come prima e come sempre, nei nostri comportamenti civili, sociali e politici. Come si diceva ne “Il Gattopardo”, anche senza rivoluzioni, che, del resto, qui in Italia, non sono mai avvenute. Siamo un paese statico, immobile, immutabile e stagnante. Qualche ranocchio, ogni tanto, cerca di raggiungere le rive della palude, per emigrare altrove; sono i saltatori migliori, che se ne vanno dove l’acqua è più chiara, limpida, fresca e pulita. Gli altri rimangono a soffocare lentamente, divisi tra mille sigle idiote, l’une contro l’altre armate.

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