Cinesi di Cina e cinesi d’Italia

Oggi, in Cina, non è il Primo Maggio. Non è la festa dei lavoratori. Tutti i lavoratori cinesi sono uniti e tesi nello sforzo di stupire ancora una volta il mondo. Dopo le Olimpiadi di Pechino, ecco l’esposizione universale di Shanghai. Nell’unico grande Stato comunista sopravvissuto all’ecatombe dei Paesi falce e martello tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta del secolo scorso, si lavora come gli operai sotto i padroni. O per dirla con il nostro metro della sfruttamento, come gli schiavi sotto i negrieri.
Chi fa propria la causa del progresso, chi più di noi conosce i meccanismi dell’economia, dice che è inevitabile.
La libertà non è tutto, mi ha detto un amico filosofo della produzione. E ha aggiunto: guarda la Grecia, sarà stata anche la patria della democrazia, ma ora è alla fame, deve chiedere l’elemosina all’Unione europea e Atene, con gli scontri tra dimostranti e polizia, gli incendi, le botte, i feriti, è diventata il teatro della tragedia greca.
In Cina, ha infierito il mio mefistofelico amico, godranno pure di poca libertà, avranno un’idea vaga dei diritti dell’uomo e del cittadino, ma hanno la pancia piena e gli scaffali dei supermercati colmi di merci, sono temuti dal mondo intero, hanno umiliato pure Obama e intimidiscono chiunque osi ricevere il Dalai Lama. Quel diavolo del mio amico dice cose sgradevoli, ma che fanno pensare.
Non sono uscito di casa, oggi Primo Maggio, perché di sicuro avrei incontrato quel che resta degli operai con il garofano rosso all’occhiello, la banda che suonava l’Inno dei lavoratori e tutta questa nostalgica e commovente messinscena d’altri tempi mi avrebbe fatto sentire ancora più vecchio. Mi sarei imbattuto in parecchi ragazzi senza lavoro. E soprattutto mi sarei sentito cittadino obsoleto di un continente più decrepito che vecchio.
Non è che se la passino meglio, infatti, tanti nostri colleghi di Unione, mentre la Cina compra terreni agricoli e costruisce ferrovie in Africa, affitta il porto del Pireo e il canale di Panama, esporta il basilico in Italia, Liguria compresa, fabbrica il Made in Italy, ha messo in ginocchio l’industria di Prato e il mercato di Salsomaggiore.
Soprattutto, ne sono sicuro, avrei trovato i negozi dei cinesi aperti. Per loro non è mai Primo maggio. Non è mai festa del lavoro.
Ma non dovrebbe essere abolita la schiavitù per i cinesi che vivono e lavorano in Italia?
Paolo Frambati
Oggi, a Shanghai, è stata inaugurata la più grande Esposizione universale mai vista al mondo. Resterà aperta sei mesi.
I festeggiamenti sono cominciati in realtà venerdì sera, sulle rive del fiume Huangpu, con fuochi d’artificio, laser e giochi d’acqua. Migliaia di persone si sono assiepate sul Bund, mitica passeggiata a valle del fiume, per ammirare lo spettacolo.
Ballerini e cantanti nella più grande sala da concerti del mondo.
Laser, fuochi d’artificio, un colossale schermo Led e giochi d’acqua hanno illuminato lo scenario.
Anche se l’Expo è stata inaugurata ufficialmente oggi, è già da diversi giorni che i due terzi dei padiglioni sono aperti per controllare la sicurezza delle installazioni elettriche, la climatizzazione e la funzionalità delle strutture. Le autorità non vogliono lasciare nulla al caso. Nella foto sopra, il padiglione cinese, grande tre volte di più degli altri. Al centro della pagoda, è proiettato a 360 gradi un film di propaganda, «La Cina armoniosa».
Al secondo posto per affluenza, dopo quella cinese, la struttura britannica di Thomas Heatherwick. Sessantamila steli d’acrilico che riflettono e catturano la luce, e all’estremità dei quali sono racchiusi dei semi. Al centro, un piccolo spazio, ombroso di giorno e illuminato di notte.
Shanghai ha speso 40 miliardi di euro per questa esposizione (contro i 29 miliardi dei Giochi olimpici di Pechino). Con l’Expo la Cina, terza economia mondiale, conta di affermare la sua preminenza sulla scena internazionale.
Sono 192 i Paesi partecipanti, ossia quasi tutto il mondo. Qui, il padiglione giapponese. .
Un interno del padiglione italiano.
Il padiglione francese.
Quello della Spagna…
… del Canada…
… di Macao…
… della Russia…
… del Belgio…
... della Corea del Nord, in comproprietà con l’Iran, e perciò già soprannominato «la piazza dell’asse del male»…
… del Messico, in versione diurna…
… notturna.
Da mesi l’Expo ha invaso il quotidiano degli abitanti della metropoli con un continuo bombardamento pubblicitario. Haibao, la mascotte azzurra, è ovunque: nei taxi, nele scuole, sui muri della metro, sugli autobus…
Le operazioni di toeletta sono state frenetiche, dalla demolizione dei vecchi quartieri tipici alla pulizia delle strade. Tra i lavoratori addetti a queste operazioni spiccano i mingong, emigrati e cittadini di serie B.
Già da un anno sono stati abbattuti il Club di canottaggio, vecchio di 106 anni, diversi angoli dell’ex quartiere ebraico e gli edifici Art déco della National City Bank of New York, proprio dietro il Bund. Migliaia di persone sono state sfrattate, mentre diverse fabbriche sono state costrette ad andare a inquinare altrove.
Il Bund, lunga arteria che fiancheggia il fiume Huangpu, è stata rinnovata per l’occasione. Dopo tre anni di lavori, lo spazio riservato ai pedoni è stato aumentato del 40 per centoe il numero delle corsie è passato da undici a sei grazie allo scavo di un tunnel destinato a eliminare gli ingorghi del traffico.
I cinesi sono ossessionati dalla sicurezza ancora di più che durante i Giochi olimpici di Pechino. Oltre ai previsti cento milioni di visitatori, l’evento ospiterà infatti un centinaio di capi di Stato e sovrani. Non è stato reso noto il numero dei poliziotti dispiegati, ma i controlli sono sistematici, anche nelle stazioni al di fuori della città. Nella sola prima metà di aprile sono state arrestate seimila persone per furto, prostituzione e giochi d’azzardo.
Paramilitari durante un’esercitazione anti-sommossa. I dissidenti e i sospetti fomentatori di disordini sono stati allontanati. In marzo, la militante Mao Hengfeng è stata preventivamente condannata a un anno e mezzo di rieducazione in un campo di lavoro.













Fino ai tempi di Yung-lo. 3° imperatore della dinastia dei Ming, tra la fine del ’300 e gli inizii del ’400, la Cina ebbe uno sviluppo scientifico, tecnologico, culturale ed artistico splendido; poi iniziò a rinchiudersi in se stessa.Nella metà del ’500 giunsero a Macao i primi europei; poi, ai tempi della I Guerra dell’oppio, prima gli inglesi, poi i francesi, gli USA e la Russia, cominciarono a rapinare la Cina. Seguirono i giapponesie i tedeschi. E quando esplose la rivolta xenofoba dei Boxers, tutto il mondo euroamericano inviò soldati , Italia compresa,a fare a pezzi i cinesini. Da allora essi ci chiamano “diavoli bianchi” e dal ’49 fanno di tutto per vendicare la loro superiorità culturale ed etnica nei nostri confronti. Hanno fattio a pezzi i soldati ONU in Corea, hanno messo a tacere i russi sul fiume Amur; ora, prima di un’eventuale invasione militare, hanno scelto la strada più comoda e solo apprentemente più pacifica, di minare l’economia occidentale, come le termiti rodono lentamente, ma progressivamente il legno, anche quello più duro e resistente. Infischiandosene altamente, sia in patria che ovunque siano arrivati, delle regole sindacali, di protezione ambientale, di leggi anti-inquinamento, di orarii di lavoro, di ferie, di permessi lavorativi, della salute dei lavoratori e dei consumatori, indigeni ed esteri, nel giro di pochi anni arriveranno ad invadere ogni mercato, con prodotti qualitativamente abominevoli, ma allettanti dal punto di vista dei prezzi, stracciatissimi, e con quantità inverosimili di oggetti di ogni tipo. Ho letto un libro sulla Cina post-Mao e sui loro metodi e meccanismi economico-finanziarii, tra banche ed industrie statali rigidamente controllate e gestite da dirigenti privati e, viceversa, banche ed aziende private tenute sotto controllo dallo Stato. Infatti gli economisti,imprenditori,managers e banchieri euroamericani, nel loro sistema economico e finanziario, non ci capiscono quasi nulla, è come orientarsi su un pianeta alieno abitato da non-umani. Gli immigrati, anche qui in Italia, costituiscono per il comune omarino della strada, un mistero insondabile; sono tutti giovani, non si vede un cinese non dico vecchio, ma anziano, non ci sono funerali, ma solo nascite. Il tutto a livello underground, nel mistero più fitto, dato che i cinesi immigrati non si legano minimamente ai locali, che snobbano ed evitano accuratamente, seguendo via satellite solo programmi TV cinesi e legegndo solo stampa del loro Paese. Comprano locali e negozi, capannoni ed abitazioni in contanti, senza fare tante storie sul prezzo, come facciamo invece noi. E se appena possono, evitano di darti lo scontrino quando paghi. Ci hanno già rovinato in tanti settori e continueranno a farlo con zelo, alacrità e pervicacia patriottiche. E’ il loro modo di vendicarsi dei “diavoli bianchi” di 110 anni fa, imponendo la loro superiorità economica e finanziaria su una civiltà, la nostra, cui essi non attribuiscono nessuna oroginalità e valenza positiva, memori di come un tempo furono loro a precederci di secoli nelle invenzioni e scoperte più impiortanti nella storia dell’umanità. Non essendo poi minimamente legati a nessun tipo di religione -…and no religion too…-, vanno d’amore e d’accordo tra di loro, senza destre né sinistre, fascisti o comunisti., senza Bertone, Bagnasco, Ruini e Ratzinger di sorta che gli rompano le scatole e gli mettano i bastoni tra le ruote nella loro inesorabile corsa alla conquista del mondo. Ed in Parlmento non ci siedono dei Fini o Berlusconi o Bersani o Casini di sorta, non risulta che i loro governanti si sollazzino con escorts o trans e quindi nessun cinesino sente prudergli le mani dalla voglia di tirare in faccia al loro leader riproduzioni in marmo di qualche palazzo del Celeste Impero; anche perchè verrebbe immediatamente fucilato sul luogo, seduta stante. C’è però, in Cina, un divario mostruoso tra le zone interne, a livello di Medioevo agricolo-pastorizio, e quelle costiere, proiettate nel futuro, ben più grave che non quello esistente tra noi, tra Nord e Sud.
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Ciao, piacere Cinzia! Ho letto il tuo commento qui sotto. Da un pò di tempo mi sto occupando del lavoro dei cinesi in Italia all’interno dei laboratori..ma arrivando al punto, mi sembra che il tuo commento sia ricco di stereotipi e di informazioni poco precise. Alcuni concetti sono buttati così in maniera troppo generale e poco approfondita, fanno apparire i cinesi come l’unica grande minaccia alla nostra economia su fronte pronto moda. ma soprattutto fanno sembrare che i cinesi siano solo questo (errore frequente da parte di molte persone. Se t’interessa l’argomento, se ne vuoi saper di iù, se vuoi non rimanre sulle ricerche generalizzate che in fondo spiegano solo una parte di com’è la situazione, raccogli più informazioni. Potresti scoprire cose interessante e meno stereotipate e pregiudizievoli.
Ciao.
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