Dai, Bersani, lascia perdere Fini e pensa al tuo partito
Matteo Renzi, sindaco di Firenze, con Elena Farinelli.
Chi pensa che il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, abbia ragione alzi la mano o scriva a Bersani. Servendosi del nostro piccolo naviglio, per esempio.
Perché il Pd non dovrebbe aprire la porta a un patto repubblicano con Fini se questo può servire a destabilizzare la maggioranza?
«Perché noi dobbiamo stabilizzare il Pd, non preoccuparci degli altri. Perché dobbiamo uscire dalla sudditanza psicologica. E perché Fini è un interlocutore assolutamente inaffidabile».
Non crede alla sua svolta?
«Fini doveva fare la rivoluzione e oggi dice che fa un seminario. Doveva fare una corrente e farà uno spiffero. Doveva portare Berlusconi alla realtà e per adesso Berlusconi lo ha riportato alla lealtà. Per 17 anni ha fatto Cip e Ciop con il Cavaliere, ha votato tutte le leggi ad personam senza un sussulto. E siccome si parla tanto di memoria storica, ricordo bene le sue gitarelle in Europa con Le Pen. Ma la vogliamo smettere di farci del male. Se Bersani ci costringe a discutere di riforme e di patto repubblicano, ci addormenta tutti».
Bersani però di riforme non vuole parlare. Le considera impossibili con Berlusconi.
«Meglio così. Io lo difendo e non sparo sul quartier generale. Dico che tutti insieme possiamo fare la strada non solo per vincere ma per cambiare il Paese. Senza discutere di riforme, per carità, che non interessano nessuno. Il titolo V fa venire i brividi alla gente. Bersani carichi la sveglia e costringa su due tre punti il nostro popolo a muoversi e il governo a rincorrere. Non si preoccupi del ceto politico ma di ridare dignità alla politica».
Sono proprio quei due tre punti che il Pd fatica a identificare. Quali sono per lei?
«Dimezzamento del numero dei parlamentari e sia Bersani a porre il tema in Parlamento. Nuovo Welfare, città e tasse. Per parlare al mondo dei più giovani. Io a Firenze faccio pagare di più le mense scolastiche ai ricchi e ho tolto la retta ai cassintegrati. Mentre il Pdl sulla riforma fiscale ci prende per il naso da anni. Sono due esempi. Ma bisogna cominciare a parlare il linguaggio del Paese, non con quello degli iniziati. Eppoi basta con il tristismo della sinistra. Quando andiamo in televisione sembra che ce l’ha ordinato il dottore di fare politica».
(Dal quotidiano la Repubblica del 28 aprile 2010).













Stiamo parlando dello stesso Renzi, sindaco di Firenze, che fa aprire i negozi il 1° maggio, giusto?
Quello che fa le ordinanze anti-poveri ?
Bene, io personalmente del suo sorridente pragmatismo non so che farmene.
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Verrebbe da dire “dai Bersani lascia perdere il tuo partito”…
Ma è più costruttivo provare a dirgli qualcosa a Bersani, e intanto che ci siamo diciamolo anche a Fini a Bossi e a Berlusconi, dato che si frequentano e lavorano nella stessa “ditta”…
Ad esempio: Perche invece di continuare a stomacarci con le Vs. inutili seghe di palazzo “stai con me, stai contro di me, mettiamoci con questo, mettetevi con quello” non cominciate a lavorare per sistemare quello che avete sputtanato,,, dato che siete pagati (molto bene) per far funzionare il paese e non per divorarlo???
Oggi, (quasi nessuno ne ha dato notizia) si sono praticamente celebrati i funerali di quella che era la più importante azienda italiana, almeno nel campo della tecnologia e quindi del nostro futuro. Dimezzatevi gli onorari e i privilegi (ai quali non avreste alcun diritto) e dirimete immediatamente questo disastro che avete contribuito realizzare.
Riporto il commento di un azionista all’assemblea di stamattina:
Ho il lutto al braccio. La ex prima azienda tecnologica del Paese è finita. La Telecom ogni anno, da 10 anni, diventa più piccola, più marginale nel contesto internazionale. Nel periodo 2008/2012 tra tagli effettuati e tagli futuri sono previsti altri 13.000 licenziamenti. L’organico di Telecom Italia al 31.12.2009 era di 54.236 dipendenti, nel 1999 quando fu ceduta a debito da Massimo D’Alema ai capitani coraggiosi Gnutti e Colaninno e Consorte aveva quasi il doppio di dipendenti.
Telecom si sta estinguendo. Quando un’azienda esternalizza i suoi migliori informatici e ingegneri per fare efficienza non ha futuro. 3000 tra i migliori del Paese sono esternalizzati in una grande scatola dal nome SSC che sarà “efficientata” e poi venduta con comodo. Che futuro ha un Paese che licenzia gli ingegneri e importa mano d’opera a basso costo? Telecom deve essere venduta al più presto a Telefonica o a qualche grande gruppo internazionale prima che gli attuali azionisti ne spolpino anche le ossa. Telecom è morta, ma si possono espiantare i suoi organi e salvare l’occupazione ancora rimasta.
Il presidente di Telecom Galateri ha detto che: “c’è il debito da ridurre, lo faremo”, ma come può pensare di farlo se continua a distribuire dividendi agli azionisti tutti gli anni, anche quest’anno. La casa va a fuoco e usano l’acqua rimasta per farsi una doccia. Negli ultimi 10 anni il debito è rimasto lo stesso, mentre gli azionisti e i manager si sono arricchiti e Telecom ha come dice elegantemente Galatieri “diminuito il suo perimetro”. Il perimetro dei piccoli azionisti si è invece allargato, il valore di un’azione Telecom era di circa 8 euro nel 2003 e oggi vale poco più di un euro. Nel 2009 i ricavi di Telecom Italia sono stati di 27,1 miliardi di euro con un debito di 34 miliardi di euro. Il debito è di 7 miliardi di euro più dei ricavi.
I ricavi sono in diminuzione del 6,3% rispetto al 2008 ed è previsto un ulteriore calo del 3% nel 2010 e, dopo aver ceduto quasi tutto in questi dieci anni, dalle partecipazioni estere, agli immobili, a società innovative come Telespazio, Italtel Sirti, si annuncia la prossima cessione del 50% di Telecom Argentina.
Si parla di investimenti nei prossimi anni quando la Rete è un colabrodo e siamo ultimi nelle classifiche europee per la diffusione della banda larga.
Vorrei fare un semplice esercizio, da ragioniere, perché io sono un ragioniere, se la Telecom in questi dieci anni ha venduto quasi tutte le sue partecipazioni, i suoi immobili, persino le centrali telefoniche, ridotto del 50% il personale, diminuito i suoi ricavi, ridotto gli investimenti, quasi azzerato il valore del titolo e, nonostante tutto questo, il debito è rimasto lo stesso di 37 miliardi. La domanda è: dove sono finiti i soldi? Chi ha distrutto la più importante azienda italiana nel campo dell’innovazione costruita con le tasse di generazioni di italiani?
I soldi sono finiti in stock option milionarie, in dividendi agli azionisti del salotto buono che hanno spolpato viva la Telecom. E’ necessario fare un’indagine patrimoniale sui manager che in questi anni hanno gestito la Telecom per verificare il loro patrimonio prima e dopo il loro ingresso in Telecom. Per verificare se le operazioni che hanno condotto in questi anni di cessioni del patrimonio Telecom abbiano procurato loro dei guadagni diretti o indiretti. La distruzione del valore di Telecom Italia è stato il più grave danno sia economico che per il futuro sviluppo legato all’innovazione procurato al nostro Paese. Gli azionisti e i lavoratori e le generazioni future hanno o stanno già pagando il conto. I responsabili di questa catastrofe sia politici che imprenditori vanno perseguiti.
Bernabè è una persona che stimo come manager, ma che non ha fatto quello che una persona con la schiena dritta avrebbe dovuto fare: chiedere conto alle precedenti gestioni, da Colaninno a Tronchetti, da Buora a Ruggiero, implicato nello scandalo delle false fatturazioni di Telecom Sparkle, delle loro azioni, dei loro enormi guadagni e in alcuni casi dell’uso privatistico dell’azienda. Lo spionaggio ai danni di decine di migliaia di persone fatto da dipendenti Telecom ha prodotto alla società un danno di immagine enorme. Chi lo paga? Chi risarcisce i piccoli azionisti di un titolo spazzatura? Colaninno e Gnutti hanno intascato una plusvalenza di 1,5 miliardi di euro quando hanno ceduto le loro quote a Tronchetti finanziato dalle banche, perché? E perché i piccoli azionisti non hanno avuto nulla?
E’ immorale che siano state distribuite stock option milionarie per anni mentre decine di migliaia di persone perdevano il lavoro.
E’ necessaria una legge per impedire la distribuzione di dividendi alle aziende con un indebitamento superiore al 50% del fatturato. Qualunque piccola media azienda con un debito superiore del 30% al fatturato chiuderebbe domani mattina. Telecom è morta, per salvare l’occupazione residua va venduta al più presto a Telefonica e la dorsale deve ritornare in mani pubbliche dando ad ogni operatore le stessa possibilità e non a un unico soggetto.
La banda larga in Italia è stretta, la più stretta in Europa, anche grazie a questo Governo che tiene bloccati gli incentivi di 800 milioni per ridurre il digital divide e introduce tasse assurde come l’equo compenso sulle memorie.
La diffusione della banda larga nelle abitazioni secondo dati della Commissione Europea è nella Lombardia, la più avanzata delle Regioni italiane, di soli 36 famiglie su 100, esattamente come le regioni europee più povere come la Mancha spagnola e peggio della Polonia.
Dopo l’Italia ci sono solo la Romania, la Bulgaria e la Grecia. Senza infrastrutture l’Italia non ha un futuro e neppure un presente. Cari Bernabè e Galateri, vendete quello che è rimasto a Telefonica, restituite la dorsale allo Stato e dopo andate a casa, insieme al consiglio di amministrazione, prima del fallimento.
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A me mi piace Renzi, mi comunica entusiasmo e ci ha dimostrato che si può fare politica e vincere senza compromessi, ma parlando il linguaggio chiaro che arriva nelle orecchie della gente ormai distratta sul tema politica. E poi c’ha ragione, A BASTA BERSANI fare il cane bastonato, togliti dalle bietole e anche Fassino, ma che tristezza infinita, che poi sembrano preoccupati di far opposizione senza indispettire l’imperatore. Svegliatevi, l’Italia aspetta proposte e prospettive, ormai neanche la TV lo tien più sù, ma è ora di sorridere e dire alla gente: andiamo avanti, non è tutto nero.
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