Un X Factor firmato Avis

Pubblicato da Redazione il 28 aprile 2010 in Fidenza, Musica & Spettacolo |

Il presentatore Nino Secchi con la bravissima cantante Maryam Najafi.

Ancora una volta l’Avis di Fidenza ha fatto centro: col tradizionale Concerto di Primavera ha offerto tre ore di spettacolo che hanno saputo coniugare divertimento e qualità.

Nel Teatro Magnani, davanti a un discreto pubblico si sono avvicendati musicisti, cantanti, ballerini e sportivi, quasi tutti fidentini, che hanno accontentato un po’ tutti.

La platea del teatro Magnani.

Presentatore della serata è stato il simpatico Nino Secchi che con diverse battute un po’ in italiano e un po’ in dialetto ha cercato di mettere a proprio agio tutti.

Ottimi i musicisti: sia il Quartetto Banchieri che ha riproposto musiche di Gershwin sia la famiglia Chiapponi che ha suonato pezzi di Albinoni e Beethoven.

Applauditissima è stata la cantante Maryam Najafi, voce straordinaria che ha incantato i presenti soprattutto nell’interpretazione di una canzone di Witney Houston.

Nel palco reale, da sinistra, il vescovo Carlo Mazza, Roberto Casetti e il sindaco Mario Cantini.

Le Michael’s Lovers hanno reso un omaggio a Michael Jackson mentre il Ballet Cral Farnese di Colorno ha interpretato la Vedova Allegra.

La giovane fidentina Arianna Legati, reduce da uno stage di sei mesi in America ha eseguito alcune sue coreografie, molto apprezzate dal pubblico, e si è rivelata un’autentica promessa nella danza.

Un momento particolarmente toccante è stato offerto da Giancarlo Loreni che ha letto poesie in dialetto borghigiano, in modo particolare il sempreverde «Al me amigh Stiron».

Il sindaco Mario Cantini con Nino Secchi.

Particolarmente difficile e ricercata è stata l’esecuzione del maestro Settembrini e della cantante Monica che hanno riproposto canzoni degli anni 20.

Un autentico successo è stato ottenuto dagli Asma, un complesso rock formato da cinque ragazzi fidentini che hanno letteralmente trascinato la platea.

Non è mancato nemmeno lo sport: il maestro Mario Laurini della scuola di Karate Shu Ren Kan ha presentato alcuni combattimenti che hanno mostrato l’aspetto educativo di questa disciplina.

Il sindaco Mario Cantini, presente durante tutta la manifestazione, ha avuto parole di elogio per l’Avis, autentico esempio di generosità. Compiaciuto della bravura degli artisti ha  promesso di organizzare una serata in luglio dedicata a talenti fidentini nel campo dello spettacolo e dello sport.

Anche S. E. il vescovo Carlo Mazza, che si è scherzosamente autodefinito «un supervescovo per una superAvis», ha elogiato il benemerito sodalizio sottolineando la sua capacità di organizzare fratellanza, generosità e amicizia.

Un vero mattatore. Il vescovo Carlo Mazza con Nino Secchi.

Il dottor Francesco Ghisoni, da tredici anni direttore sanitario dell’ente, ha fornito importanti  informazioni tecniche. Innanzitutto l’età per poter donare deve essere compresa tra i 18 e i 65 anni. I donatori devono essere in buono stato di salute e periodicamente l’Avis provvede a  fare esami del sangue. Si è detto soddisfatto per il continuo aumento delle donazioni: da 1799 prelievi nel 2008 si è passati a 1936 nel 2009. Ha infine ricordato la generosità dell’Avis che è formata esclusivamente da volontari: lo sono infatti sia i donatori che gli addetti all’organizzazione, compresi tutti i membri del consiglio direttivo.

L’applauditissima ballerina Arianna Legati.

Ogni artista è stato premiata con una rosa consegnata dal presidente dell’Avis Silvio Malaguti, dalla vicepresidente Nicoletta Fanzini o dalla segretaria Cecilia Bergamaschi.

Giovanna Galli

Un altro momento della performance di Arianna Legati.

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1 Commento

  • avatar fb scrive:

    Se c’è ancora oggi un dolore che mi pesa come un macigno sulle mie giornate è l’aver dovuto, forzatanmente, rinunciare, dopo la faccenda del tumore, a donare il sangue. L’avevo fatto per 20anni, prima a Salso poi a Fidenza, ero carico di onorificenze dell’AVIS – di cui andavo fierissimo- tra cui la cittadinanza onoraria di Fidenza, alla presenza di Ghisoni e di Tedeschi, nel cortile del Municipio. Ogni tanto, riapro il cassettino in cui conservo le medaglie e rimango in silenzio, rattristato. Quando ci ripenso, come ora, mi sento calare un sudario nero e pesante sul cuore e rivado a quando, puntuale come un orologio, salivo felice le scale del palazzetto dell’AVIS, per andare poi a salutare Ghisoni, prima di donare. Mi sentivo finalmente utile per il mio prossimo, speravo di poter contribuire a salvare una vita, a rendere più facile e rapida una guarigione. Ci si scambiava, tra donatori, due battute, anche giù al bar, tra un panino ed un biccher di vino. Adesso mi sento un reietto, un escluso, un emarginato dal sangue malato; non mi s no arreso subito, ho chiesto, qua e là, se proprio avrei dovuto rinunciare, ma il verdetto era sempre negativo, secco ed irreversibile. Hanno ragione i medici, certo, ma per me è stata ed è ancora dura da accettare, questa sentenza, e non so più che altro fare per rendermi utile a quel lembo di umanità tra la quale vivo le mie giornate. Sì, scrivo, scrivo, scrivo, bla bla, bla bla,bla bla; ma è tutta un’altra cosa che donare del tuo sangue per aiutare chi soffre. La morte si sconta vivendo, diceva anche Ungaretti.

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