Figli della lupa? No, di Romolo e Remo

Fin che gli irriducibili neri continueranno a proporre provocatorie carnevalate come quella sintetizzata nella foto della bambina in camicia nera a Giulino di Mezzegra (foto in basso) e ripresa dal Corriere della Sera di oggi, perché meravigliarsi se i rossi rendono pan per focaccia?
Chi auspica la pacificazione e la concordia nazionali, chi mette partigiani e repubblichini sullo stesso piano, finge di ignorare quanto è profondo il fossato dell’inconciliabilità e quanto si sia ricominciato a scavare in questi ultimi anni. Ma soprattutto sta cercando di ribaltare il verdetto della storia.
Fino a ieri si sarebbero accontentati di portare a casa il pareggio tra vincitori e vinti, due lire di pensione e il riconoscimento di avere servito la patria, mentre oggi vogliono passare definitivamente dalla parte della ragione dopo essere stati per più di sessant’anni da quella del torto. Perseguitati ed emarginati per colpa della congiura comunista e degli allocchi che vi hanno abboccato. Così ragionano i revisionisti e quelli che tengono loro bordone.
Odo già l’obiezione provenire da laggiù, in fondo a destra: se i rossi coltivano la divisione perché non dovremmo farlo pure noi? Con una differenza fondamentale, però, che in questo loro disegno di revanche i neri ci tirano dentro anche i bambini, alla maniera di Hamas che istilla l’odio nei più piccoli preparandoli al sangue e educandoli alla vendetta con ogni mezzo, cartoni animati compresi.
Se questo è il livello dello scontro, se gli arbitri, come il presidente del consiglio, parteggiano per una parte, sarà ben difficile scrivere la parola fine ala tragedia della divisione nazionale.
Una classe politica dirigente che non riesce a essere concorde sul Risorgimento (da qui il fallimento annunciato dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità nazionale nel 2011), figuriamoci se potrà mai emettere un giudizio equilibrato sulla Liberazione dell’Italia dai nazifascisti. Merito dei partigiani? Macchè, degli americani. E poi chi gli ha chiesto di venirci a liberare? E via regredendo fino ad arrivare alla riabilitazione del fascismo.
Ma perché proprio oggi questo ritorno di fiamma tricolore?
Le risse, gli scontri, più o meno sublimati dalle parole, che parevano essersi attenuati negli anni Ottanta e nella prima metà dei Novanta, sono ripresi con lo sdoganamento dei neofascisti di Fini da parte di Berlusconi.
E ora che Fini se ne va? Sarà ancora peggio. L’uomo che ambisce a una destra moderata e normale e che nel Pdl aveva paradossalmente avuto la funzione del frenatore, sorprendendoci a volte con uscite «di sinistra», sta per consegnare il partito ai fascisti. Ai suoi ex colonnelli e ai generali di del Grande Capo. Sempre più scatenati, sempre meno liberali, sempre più tentati dall’arroganza e dall’intolleranza.
Se questo è il clima, come si può sperare in una tregua? I capi delle curve, i capibastone del Pdl stanno più che mai soffiando sul fuoco. Mentre l’autocrate si riempie la bocca di amore e sprizza odio dalle orbite, i suoi giornali, le sue televisioni, i suoi picchiatori aizzano all’aggressione con la calunnia e la beffa, con la menzogna e l’insulto.
C’è esasperazione nell’aria. Gli animi si surriscaldano come alla fine dei derby e si accendono i roghi.
Ci sono un fratricidio e molte guerre civili nel mito e nella storia d’Italia. Romolo uccide Remo per uno sgarro «antipatriottico». Poi i guelfi e i ghibellini. I Montecchi e i Capuleti. Milan e Inter. Partigiani e fascisti. «Sapete, indiani e cowboy», avrebbe detto sir Anthony Blunt.
Quanto alle osservazioni accessorie di certi lettori, insofferenti della retorica resistenziale, il mio consiglio è scontato: cambiate piazza o cambiate canale tv nel fatidico giorno. Fidenza, l’Italia e l’etere sono abbastanza vasti da contenere persino spazi dove la banda non suona Bella ciao. Anzi, grazie alla Lega e al Pdl, queste zone franche dall’egemonia «partigiana» stanno aumentando. Quindi, provate a dare prova di tolleranza se volete essere accreditati come democratici. E lasciate che ognuno coltivi e festeggi i propri eroi nel modo che più gli piace. Resteremo divisi? Pazienza. Ce ne faremo una ragione.
Quelli che brontolano e mugugnano sulla retorica del 25 Aprile e sulle sue liturgie mi ricordano quegli incontentabili che ogni anno, in vista del 25 dicembre, ci tengono a far sapere che detestano il Natale e il presepe. Credono di essere originali, anticonformisti, però mangiano gli anolini come tutti. E, come tutti, gli scontenti della Resistenza beneficiano delle libertà conquistate dai partigiani. Compresa quella di critica. Compresa quella di brontolare e di sparlare degli antifascisti dalla poltrona di casa propria sessantacinque anni dopo. (i. s.)















Dato che l’articolo di i.s. è dedicato anche a me, e lo dico non per smania di protagonismo, ma per lapalissiana constatazione, dato che mi sono solo permesso, mi sembra onestamente, di trascrivere su NC, alcune mie personali considerazioni, con coraggio civico che forse ad altri è mancato od è stato espresso con una notevole intolleranza ideologica, allora ci tengo a fare alcune precisazioni. Da non-fascista, io mi sento di dire che ognuno coltiva i suoi miti, le sue leggende, possiede, sui muri di casa sua, i ganci ed i chiodi cui appendere i proprii ricordi, biechi e perversi, luminosi e sfavillanti che siano. Con somma fatica morale e storica, mi sento quinid di affermare che, se un branco di dinosauri annaspanti vuole andare a commemorare gli antenati estinti, a Giulino o a Predappio, lo faccia pure, entro certi limiti. Ciò anche se pure a me fanno venire il prurito ai piedi ed alle mani. Per quanto riguarda la bimba in camicia nera, i.s. non si deve dimenticare che tutte le dittature, nere, rosse ed anche bianche, hanno sempre usato i bambini, nelle parate, sfilate, commeorazioni, apologie e panegirici pubblici. Certi nostri amici islamici addirittura li utilizzano come kamikaze, il che è ben peggio. Io non sono di quelli che vogliono innalzare allo stesso livello, dsuli altari patrii italici, neri e rossi; però mi chiedo, e lo chiedo anche a tanti borghesi, piccoli, medii od alti, di provare a retrodatarsi al 1943, in famiglie cattoliche, anticomiuniste, vicine al fascismo per affinità di ceto e di fede. Orbene, sono essi sicuri, al 100%, che avrebbero scelto li sentieri della montagna o sarebbero invece rimasti dalla parte del Duce? Notare che non sto parlando di entrare a far parte di quelle infami formazioni di assassinil egalizzati, come le Brigate Nere, la X MAS o simili; come direbbe Lucarelli, questa è un’altra storia. Io non sono un revisionista e non tengo bordone a certa gente; ma è pur vero che continuare a mitizzare, gonfiare, iperbolizzare ed anabolizzare la Resistenza, non le fa che del male, specie se in un modo ridicolmente manicheo. E lo stesso succede per il Risorgimento, alla cui revisione critica e storica aveva già lavorato un “fascista” o parafascista come Antonio Gramsci. Proprio ieri seguivo L’Infedele, tra le barzellette antigaribaldine della Lega e le laide accuse dei talebani cattolici modello Pellicciari. Ma è un segno dei tempi; è verissimo che, specie le classi proletarie e sottoproletarie, sia del Nord che del Sud, non parteciparono e non iterpretarono alcun ruolo nel processo dell’unità nazionale, ne furono sempre escluse. Vennero mandati a morire a Lissa -vedi i Malavoglia-, contro il Negus, in Libia, nella Grande Guerra, dei poveracci che non sapevano nemmeno perchè e percome e chi erano quelli che gli sparavano fucilate e cannonate addosso. Il nonno di un mio collega della Campania, insegnante, per designare i settentrionali, li chiamava ancora “i piemontesi”! L’invito a me e ad altri a cambiare aria, luoghi e canali TV, se siamo disgustati dalle note di “Bella, ciao!” e dalla retorica resistenziale, intanto non mi sembra risolutivo e nemmeno molto democratico; le cose si discutono, non si manda chi la pensa diversamente da noi fuori di casa, a spintoni. E poi, per quanto mi concerne, mi sembrava chiaro, e ci tengo a sottolinearlo ed a ribadirlo, che io non sono anti-Bella ciao ed anti-Resistenza, tutt’altro; sia ben chiaro, non voltiamo frittate e nemmeno diamo altre dislocazioni alle carte in tavola. Anche come insegnante, ero l’unico,o uno dei rari, che dedicava molto tempo allo studio del fascismo e della Resistenza, con sommo sdegno e disdoro per certe famiglie fascistoidi. Sono contro le fiabe, le favole, i miti e le leggende che distorcono la realtà e contro le ipocrisie ed i farisaismi del 25 aprile una tantum tra i 365 giorni dell’anno e da 65 anni a questa parte. E non mi piacciono le azioni ed i discorsi violenti ed intolleranti, da qualsiasi cantone ideologico provengano. Sono parecchi quelli che mangiano non solo anolini, ma pranzi e cene luculliane alla tavola dell’antifascismo e sono, nell’intimo, più fascisti di coloro che si sbracciano a condannarli, sopra o sotto i palchi ad hoc, ogni anno, il 25 di aprile. Io invece non ho mai avuto la “fortuna” di gustare nemmeno gli aperitivi e gli appetizers, a questi seriosi convivii.
Ti piace questo commento?
5
2
Sempre per i.s., fornito di cultura classica; ti ricordi senz’altro le splendide avventure degli Achei a Ilio, i nòstoi, il pio Enea, la Chanson de Roland. Sono tutti poemi epici che hanno fatto sognare da secoli e millenni noi ed il resto di tanta umanità; nascondono sempre un nucleo di storicità, cui sono state, nei secoli, aggiunte meravigliose incrostazioni madreperlacee. Oh, io, e penso anche tu, preferiamo sognare che non conoscere la nuda e cruda realtà storica che sta sottesa a quei miti semidivini, a quelle leggende meravigliose, popolate di eroi, dèi, semidei, navigatori intrepidi, che sfidavano l’Assoluto e l’Infinito! Lo storico, però, compie un altro lavoro. La Resistenza ha un suo sublime valore simbolico, ma smettiamola di soffocarla con apporti non conformi alla verità storica, di festeggiarla un solo giorno all’anno e di non viverla, con l’esempio, per tutti gli altri. Anche qui, ciò che è mitico e leggendario fa sognare, anche se forse un po’ meno dei poemi omerici; ma poi bisogna tornare a riconoscere la Storia ed i fatti che vi si svolsero. Io ho trascorso tre anni in classe con la figlia di Giordano Cavestro; nessuno di noi mai ne parlava, a quei tempi, a scuola, lei per prima. Solo dopo anni lei mi ha raccontato, ed ho conosciuto anche sua madre e sua zia. Ci siamo sentiti per telefono un mesetto fa, ancora; ho visto a TV-Parma un docu-film su Cavestro, dove comparivano anche la figlia piccina e la moglie. Ho sempre avuto per Giordano, per Ulivi e per tutti i poveri ragazzi e le eroiche ragazze stuprate, torturate, malamente uccise dai nazifascisti, il più grande rispetto; in cofronto a loro, mi sento un microbo umano. Ma so che ci furono anche, come sempre tra la specie umana, dei partigiani poco raccomandabili, me lo raccontavano dei salsesi ex-resistenti, che mi ribadivano anche che erano stati puniti. Così come affermavano che ben nessun partigiano arrivava, comunque, alla carognaggine infame delle Brigate Nere. Tra questi Riboloni, El Gris, Crobe, Ziliani, Mainardi, il prof. Cosenza ed altri di cui ora non ricordo i nomi. Tutte persone cui mi inchino, per la loro onestà e dirittura politica e morale, mentre mai mi sono nemmeno piegato di un solo grado dinnanzi ad ex-fascistoni locali.
Ti piace questo commento?
2
3
“La Resistenza ha un suo sublime valore simbolico, ma smettiamola di soffocarla con apporti non conformi alla verità storica, di festeggiarla un solo giorno all’anno e di non viverla, con l’esempio, per tutti gli altr”i.
Chi lotta per qualcosa di importante può perdere, chi non lotta ha già perso.
Resistere, resistere, resistere……
Ti piace questo commento?
6
7
Elena, mi puoi spiegare un poco più in chiaro il tuo commento? A furia di resistere o di fingere di farlo, si spezzano o si deformano anche i tondini d’acciaio al tungsteno. Resistere a chi ed a che? Se è alle ingiustizie del mondo e degli uomini, persino Pol-Pot era convinto di farlo e di essere nel giusto, e con lui Stalin, Mao. Sono dei resistenti, secondo il resistente Gino Strada, anche quei talebani afghani,che hanno immesso gas velenoso in una scuola femminile, per resistere al fatto ignobile dll’istruzione delle bimbe; quelli che ogni tanto bastonano od ammazzano una maestra. Anche i nazisti erano convinti di resitere alle losche lobbies giudaiche; Pinochet resisteva ai tentativi del comunismo sudamericano di instaurarsi in Cile. I cattolici talebani hanno resistito per secoli a donne come Ipazia, definendole “streghe”, agli eretici, a Galileo, a Giordano Bruno, ai tentativi di unificare l’Italia,a chi vuole denunciare i preti pedofili. Siamo tutti, 6 miliardi di terrestri, a resistere alle invasioni aliene, come ha paventato Hawking di recente. C’è sempre qualcuno da odiare, cui resistere, giochiamo da milioni di anni al gioco della pentolaccia, menando colpi micidiali sulla testa dei nostri simili, RIVALI, quelli che stanno, cioè, sull’altra riva, per i quali i rivali siamo poi noi. Mi risulta, ad es., che San Francesco, M.L. King e Gandhi, vinsero non opponendo alcuna resistenza, come del resto anche quel tale Gesù Cristo. Fassisti, rassisti, Costitusione e pertigiani non dureranno, spero, in eterno, in bocca a chi pronuncia e basta queste parole, incapace di realizzarne un solo articolo, un solo principio, nel corso della sua vita; le parole e le azioni di quelli che ho sopra nominato non moriranno mai.
Ti piace questo commento?
2
4
Quello che conta è il messaggio, non chi l’ha detto.
“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso” nonostante sia una frase pronunciata dal Che trova quotidianamente un valore per ognuno di noi, per te come per me se abbiamo un obiettivo da realizzare che ci da motivazioni per resistere ad una realtà che vorremmo poter migliorare e che ci vorrebbe standardizzati nell’essere e nell’apparire.
Ti piace questo commento?
5
1
Elena, ma a me non interessava chi fosse l’autore del pensiero, che posso anche condividere, a meno che poi non si discuta sul tipo e sui modi di lottare. Del ersto, sai, Elena, puoi anche tu constatare che mi dò da fare come posso, come ognuno, nel mio orticello privato, per lottare, anche se lo faccio con la tastiera di un PC, e l’ho fatto per decenni a scuola, con il mio bla bla professorale, con l’esempio, soprattutto, ed in pubblico od in privato, tra amici, conoscenti, parenti e sconosciuti. Di solito, Elena, il risultato era che il sottoscritto era “un tipo strano”, che voleva anche fare il conformista dell’anticonformismo, come sono stato definto anche qui sopra, di recente, e così via. Continuo imperterrito, che vuoi, a lottare, nel mio piccolo, nel mio deboluccio, nel mio striminzito; sono un povero alienato decerebrato, che non ha ancora capito che ha perso da decenni. Lasciami almeno l’illusione, dolce compagna dell’età mia novella, che ora novella non è più, nemmanco quella.
Ti piace questo commento?
1
2
Breve precisazione per F.b.
Meglio precisare che i citati S.Francesco, Gandhi,Martin Luther King e Gesù non hanno fatto resistenza fisica ma resistenza morale, quella si.Come ho già scritto in un post (Piccoli negazionisti…)sulla resistenza, la “resistenza” prima di tutto è quella morale per la quale cittadini italiani hanno perso la vita senza imbracciare il fucile.Sulla resistenza fisica, ovviamente legittima, è stata una poi impostata buona parte della retorica ricordata da F.B. stesso, in un post sempre nello stesso blog. La difesa della libertà è prima di tutto una questione morale poi volendo anche fisica.
Ti piace questo commento?
0
0