La Chimica? A noi! La vernice sempre fresca dell’antisemitismo
Sono belli i manifesti pubblicitari degli anni Venti, Trenta e Quaranta. Non inferiori a quella della contemporanea grafica americana. Negli Stati Uniti, inneggiavano alla Coca Cola, da noi al chinotto Neri. Oltre oceano, la libertà a stelle e strisce. In Italia, il fascismo e l’autarchia, su cui fu avvitata la vergogna del razzismo antisemita. Ogni tanto ce ne scordiamo, ogni tanto ci distraiamo.
Come si sono distratti, probabilmente, gli organizzatori della mostra parmigiana «La Chimica… siamo noi», allestita al convitto Maria Luigia.
Fedele ai canoni del pregiudizio e del razzismo nazifascista, uno dei poster esposti (vedi sopra) propone il clichè dell’ebreo con il naso adunco, lo sguardo avido e la papalina in testa, intento a lustrare il bottino estorto al popolo e alle nazioni con lo strozzinaggio.
Non abbiamo visitato la mostra, magari i curatori su depliant, catalogo e striscioni hanno spiegato il contesto in cui la produzione artistica in questione è nata e reso edotti i visitatori su certe derive pubblicitarie di quei tempi cupi. Se hanno preso queste precauzioni, ce ne scusiamo con chi ha organizzato il comunque encomiabile evento, cioè con l’Ordine dei chimici di Parma.
Non bisogna certo tirare mani di vernici sul passato che non passa. Basta mettere un cartello, ben leggibile, con l’avvertimento: «Attenzione: antisemitismo, vernice sempre fresca».













Quando ci davano, in parrocchia, fine anni ’40, primi nni ’50, i libriccini del catechismo per prepararci lla Prima Comunione e poi alla Cresima mi ricordo che gli ebrei, tutti, tranne i discepoli di Cristo -che parevano, di solito, dei puri ariani scelti per l’Operazione Lebensborn, tranne Giuda- erano rappresentati come il giudeo dell’icona Augea, con visi grifagni,nasoni adunchi ed aquilini, occhi dallo sguardo mefistofelico. In special modo Caifa ed Hanna; e ci specificavano che i giudei erano una razza maledetta perchè rei di deicidio. L’onda lunga di Assalonne Mordivò colpiva ancora. Ciò per confermare quanto il Santo Pade di allora, Pio XII amasse gli ebrei.
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premesso che l’antisemitismo è da aborrire, come ogni altra forma di razzismo bla bla bla (metto le mani avanti, prima di sentirmi dare dal nazifasciorazziantisemita), ma quanto scritto sopra mi sembrano più parole in libertà che altro. non me ne voglia l’Autore, ma stigmatizzare la manifestazione a causa di un manifesto pubblicitario che è esistito ed è tuttora conservato presso l’Archivio di Stato mi da l’idea di un voler comunque scrivere “contro”, poco importa se a torto o a ragione.
Trovo anche abbastanza insensato criticare senza aver visitato la mostra, come, sempre a mio modesto e opinabile parere, non trovo il senso della frase: “hanno spiegato il contesto in cui la produzione artistica in questione è nata e reso edotti i visitatori su certe derive pubblicitarie di quei tempi cupi”.
E una rapida lettura al link postato dall’Autore avrebbe, forse, chiarito che trattasi, comunque, di un pezzo di storia d’Italia, esecrabile quanto si vuole ma sempre storia
[quote] Realizzata grazie alla collaborazione dell’Archivio di Stato dei beni culturali di Roma, permette di ammirare 100 manifesti d’epoca e 180 marchi di fabbrica. Una lunga carellata storica della pubblicità italiana, un piccolo racconto del Paese attraverso gli slogan che hanno fatto un’epoca. Ma anche un modo per illustrare l’evoluzione tecnica ed economica dell’industria chimica di casa nostra. [/quote]
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Acc,
non ho tolto il tag “bold” ed è venuto fuori tutto in grassetto, inoltre il post non è editabile (sembra), le parole in grassetto sarebbero dovute essere solo “è esistito”.
Me ne scuso
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Credo che vedere e sapere, che la verità esposta sia sempre preferibile alla censura, e a maggio ragione all’ autocensura. Ora, però, attenzione: è un manifesto stampato da Maga/Paris (Paris, tra poco ballerà Josephine Baker, arriva Man Ray, poi Louis Armstrong…) 1923, in piena Belle Epoque, l’ autore, Achille Mauzan, è francesissimo, innamorato dell’ Italia dove si è trasferito e fa manifesti per il cinema di Gaumont e per Ricordi. Siamo ben prima delle leggi razziali italiote, molto prima della notte dei cristalli. La caricatura, la macchietta, nutrono certo un immaginario antisemita e l’ antisemitismo non è una follia o allucinazione collettiva che esplode con il fascismo e il nazismo. E Ebeneziel Scrooge/Paperone di Dickens/Disney? Credo sia giusto esporre quel manifesto, giusto indignarsi per il contenuto che vi si legge a posteriori, giusto riflettere su cosa si fonda la nostra indignazione o il nostro divertimento, perchè è anche divertente. E poi, in fondo, mi inquieta un po’ quando l’ indignazione, lo scandalo, cancellano tutto il resto, accecano e azzerano ogni possibilità di ironia. E i talebani che censurano a coltellate le vignette antislamiche?
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