Lettera aperta di una mediocre peccatrice di provincia alla signora Donatella Papi in Izzo

Pubblicato da Redazione il 21 aprile 2010 in Cronaca nera, Riflessioni |

Donatella Papi. Questa e le foto che seguono sono state scattate il 10 marzo, giorno del suo matrimonio con Angelo Izzo nel carcere di Velletri.

Sconcertante Signora,

mi duole il piede dal giorno in cui sono inciampata nell’annuncio del suo fidanzamento con Angelo Izzo. È un dolore fastidioso, che non cessa e si è riacutizzato quando i giornali hanno riportato la notizia della tragica fine di suo figlio, il diciassettenne Jacopo Fanfani.

La sua storia mi ossessiona perché non è assimilabile alle tante di ordinaria follia cui ci hanno abituato i media. Non è quella di una ragazzina sentimentalmente disturbata che si innamora del serial killer in carcere e lo inonda di lettere di ammirazione a scopo matrimonio. Lei ha 53 anni, lei non è della stessa risma e della medesima generazione di Erika ed Omar e neppure di Pietro Maso, per non citare che gli autori di afferrati delitti affini a quelli del suo Angelo.

A beneficio dei curiosi, ricapitolerò i tanti punti oscuri che rendono la sua persona enigmatica e inquietante per noi vittime di una morale borghese da cui ci è impossibile evadere coniugandoci con il mostro di turno. Non per scarsità dei medesimi ma per mediocrità e viltà nostre.

Lei è una giornalista. Dunque, un’intellettuale. Ha scritto per Gioia, settimanale femminile della Rusconi, è stata inviata speciale del quotidiano Il Giornale, presumibilmente durante la direzione di Vittorio Feltri.

Poi ha fatto un passo (non so quanto lungo) a sinistra e ha curato l’ufficio stampa di Salvatore Cardinale, ministro delle Comunicazioni nel governo di Massimo D’Alema.

Ha sposato Giorgio Fanfani, figlio dell’indimenticato Amintore, succedendo a Laura Bernabei, figlia del grande Ettore e attuale moglie dello stilista francese Emanuel Ungaro, e gli ha dato Jacopo.

Infine, ha riesumato dalla sua giovinezza e dal suo quartiere Angelo Izzo e lo ha sposato. Dice di volersi battere per la sua innocenza. Sostiene che noi non sappiamo quanto sia nobile e sensibile suo marito, nonostante le avverse apparenze.

Il giorno in cui ha dato notizia del suo matrimonio lo ha fatto con un comunicato che mescolava poesia da settimanale femminile con prosa ministeriale: «Sposo con amore immenso e la più totale fiducia l’uomo che ho amato da tutta la vita e che mi ama da sempre, ma rivolgo lo stesso amore agli ergastolani d’Italia, per dare loro coraggio, affinché ci sia per tutti una occasione come quella che stiamo vivendo noi, che scaldi i loro cuori e illumini quelli di una società giusta e democratica, la quale riconosca a chi sconta pene tanto dure e afflittive, la giusta compassione, il rispetto dei diritti e un futuro di possibilità e speranza».

Passi per le giravolte precedenti, nei salotti politici romani si usa changer la femme e anche l’homme senza riguardi per la destra e per la sinistra, basta essere raccomandati da qualcuno e appartenere alla casta. È l’ultimo salto mortale a essere di difficile digeribilità (probabilmente sempre a causa del mio retrivo moralismo borghese).

Sia detto a beneficio dei curiosoni che sbirciano questa missiva, ma Angelo Izzo non è solo uno dei tre assassini  del Circeo, il coautore di un massacro che si concluse con una ragazza morta e l’altra ridotta in fin di vita, è colui che nel 2005 ha ucciso altre due donne, una quattordicenne e la madre.

Come si può invocare la redenzione per un uomo che, a distanza di trent’anni e nonostante il trattamento carcerario,  ha conservato questo vizietto di ammazzare le donne?

Ora, a parte che al suo posto mi preoccuperei per la mia pellaccia il giorno in cui Angelo dovesse avere la luna di traverso (sì, va bene, lui è in prigione e lei è fuori, ma al primo contatto ravvicinato, può anche darsi che un uomo con due ergastoli e la testa sfasata si lasci andare alla sua passione manesca e omicida), a parte ciò, dunque, resta la madre di tutte le domande: che cosa glielo ha fatto fare? Qual è il movente del suo gesto?

Angelo Izzo: sta scontando due ergastoli nel carcere di Velletri.

Cerco di spiegarmi meglio, ponendole altre domande.

Come si può essere la moglie di un assassino di donne che non si è mai detto pentito, neppure formalmente?

Se lui fosse libero, lei dormirebbe tranquilla al suo fianco, uscirebbe con lui per andare a fare la spesa? Gli darebbe un figlio?

Come le è venuta questa idea di sposarlo? Che cosa stava facendo in quel momento? Stava affettando una carota? Si era appena svegliata? Stava salendo in ascensore e il portinaio era stato sgarbato con lei? Stava scrutando il baratro della sua esistenza?

Come ha accolto Jacopo la sua decisione di sposare Izzo?

Il giorno prima dell’incidente che è costato la vita a suo figlio, lei ha fatto una denuncia contro ignoti dicendosi bersaglio di minacce, ma è sicura di non essere lei, con il suo comportamento, la principale minaccia per se stessa e per quel che restava della sua famiglia?

Non crede che avvicinandosi al male si finisca per restarne scottati?

Se le rivolgo queste domande, da borghesuccia moralista e provinciale, è perché lei, che è una giornalista, e perciò un’intellettuale, ha gli strumenti per rispondermi, per scandagliare il suo animo e rivelarmi come funziona il suo modo di ragionare e di stare al mondo. Chi altri, se no? Non certo i soliti prezzemoli televisivi come lo psichiatra Vittorino Andreoli o il criminologo Francesco Bruno.

Dalla sua esperienza mi verrebbe da concludere che a chi ambisce a un posto nella storia, o quantomeno nella cronaca, conviene peccare forte e magari uccidere piuttosto che starsene con le mani in mano. Forse è così che ci si sente «realizzati», come si diceva negli ambienti cattolici un tempo a me familiari. D’altra parte la Chiesa perdona i grandi peccatori e stende ai loro piedi un tappeto rosso chiamato prima pentimento e poi redenzione. Chi spende una vita a lavorare per l’inferno può aspirare a un bel posticino in paradiso. Purché si penta a tempo debito.

Quelli come me, che hanno peccato in maniera irrilevante, avranno, se va bene, la redenzione sociale. Che è come la pensione minima. Quella che spetta ai mediocri, ai moralisti di provincia. Mentre voi vengono a prendervi in carrozza schiere di angeli e arcangeli, serafini e cherubini.

Mi spieghi, se può, quel che le frulla e che le è frullato in capo nel momento del grande passo, quando ha chiesto la mano di Angelo Izzo. Solo così potrà sedare i miei tormenti di povera provinciale inadeguata ai costumi dell’oggi.

Ma non mi faccio soverchie illusioni. Per spiegare certi misteri dell’animo umano bisognerebbe essere grandi scrittori. O Dio in persona.

Le auguro di non doversi mai pentire.

Barbara Lattes



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11 Commenti

  • avatar perlaprecisione scrive:

    O la menopausa con lo scombussolamento ormonale conseguente l’ha rincretinita del tutto o è di quelle donne che farebbero di tutto, letteralmente, per essere al centro dell’attenzione.
    Per me è una cretina.

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  • avatar fb scrive:

    Barbara Lattes, che io, sporco adulatore degli ebrei, come mi ha definito un parmigiano negazionista, leggo sempre molto volentieri, seppur splendidamente e nobilmente, sia nella forma che nei contenuti, ha erso del tempo prezioso nel redigere la sua lettera d’opinione. Una persona, chiamiamola così, solo per assonanza e somiglianza con le apparenze esteriori del genere Hmo Sapiens sapiens, come la giornalistoide in questione, non merita assolutamente l’interessamento di chicchessia, deve rimanere anonima, dimenticata, sepolta nell’oblio più assoluto, negli abissi più neri e profondi dell’indifferenza più totale. Il suo infame gesto e le sue parole, volutamente scandalose,scandalistiche e maligne, non devono appartenere alla lista dei ricordi dell’uman genere, radicalmente. Io le nego qualsiasi qualità positiva, peculiarità spirituale, proprietà etica, requisiti e prerogative assimilabili ad un essere senziente, intelligente e fornito di emotività e sentimenti. Si dovrebbe vergognare di esistere e di calpestare lo stesso suolo di una città per la quale avevano passeggiato, vissuto, gioito e sofferto la belluinità vile e ignobile di un gruppetto di giovinastri quelle due povere ragazze massacrate, nel fisico e nello spirito, al Circeo. E Ghira, dove mai starà passando la sua gradevole mezz’età? Chi crede veramente che sia morto? Fossi nel carabiniere che la regge nel discendere i gradini, mi laverei ogni giorno quella mano, come lady Macbeth.

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  • avatar polipoassonnato scrive:

    potevi evitare di scrivere 20 righe se non ne vale la pena.

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  • avatar giovanna d'arco scrive:

    Una lettera interessante quella di Barbara, che molto garbatamente conduce tutti noi a fare attribuire colpe metafisiche – come nei desueti processi pubblici di stregoneria – a una donna intellettuale e di fede come la Papi, una donna la Papi che da parecchi anni si occupa del suo prossimo con carità negli ospedali, nei campi dei Rom, sino nelle carceri.

    Ma tanto questo i giornali nostrani non lo dicono.

    Cara Barbara si rilegga nei “Promessi Sposi” il capitolo legato alla conversione dell’”Innominato” e di quanto pote’ nel bene, una volta sanato, il cuore di un ex criminale, di un brigante,
    e di quanto altro seppe fare in seguito nel resto della sua vita il leggendario “Innominato” quando illuminato dalla grazia di Dio, che è per tutti – perchè democratica e non destinata solamente ai piccoli peccatori di provincia – e quindi persino per i piu’ crudeli assassini esistenti tra noi, uomini come noi: “Homo sum et nihil humani a me alienum puto.”

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    • avatar fb scrive:

      Mi faccia capire, Jeanne d’Arc, a parte che constato che pure Ella sente le voci, ma provenienti da chissà quale malefica e maligna zona della Forza Oscura; Ella vorrebbe darci ad intendere, a noi poveri comuni mortali, sciapi ed insipidi, che la serva di Dio, o già beata, Donatella Papi, intellettuale di vaglio e munita, gratia dei Omniootentis, di grande, ferma e salda fede(?), quale poi non si sa bene, dopo essersi, quale novella Madre Teresa de noantri, dedicata, anima e corpo,ai diseredati da Dio e dagli uomini di cattiva volontà, quali noi siamo, ebbene,a si sarebbe rivolta, in seguito, a divina vocazione, alla redenzione del beato Angelo Izzo, tra pianti, piagnistei, lacrime, smoccolamneti e battti di pugni sul petto del pariolino? Oh, vedo che Ella, Jeannine, ha compreso non solo nell’apparenza, ma anche nello spirito e nella sostanza, il messaggio del Manzoni ed ha elucubrato una Sua bizzarra e perversa interpretazione dell’episodio dell’Innominato. Suvvia, giovani nubili pulzelle italiche, come la pucelle d’Orlèans Jeanne d’Arc. convoliamo a nozze ed a redenzione dei peggiori criminali, degli abominii, degli stupri, delle sevizie, delle infamità più diaboliche ed animalesche;Jenne d’Arc le veult! Prossimamente su questo schermo, coming soon, assisteremo alle leggendarie, agiografiche, pie e mirabolanti avventure del novello convertito Angelo Izzo e della di lui sposina, Donatella Papi Izzo, nouvelle Marianne, con il paladino Rolando dei Parioli, a medicare e guarire le ferite degli ultimi della Terra; non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo, ecc… Ed ecco si spalancarono i Cieli ed apparve una nube nera come la pece, si vide un avvoltoio discendere da essa e si udì una vociaccia catarrosa: “Questi sono i due bastardi miei prediletti, accoglieteli nel mio nome e presto ci conosceremo di persona nell’Aldilà!”

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  • avatar Claudio Benedetti scrive:

    Io rimango basito quando leggo queste sue parole cara Lattes, parole che lei rivolge alla Papi : “Il giorno prima dell’incidente che è costato la vita a suo figlio, lei ha fatto una denuncia contro ignoti dicendosi bersaglio di minacce, ma è sicura di non essere lei, con il suo comportamento, la principale minaccia per se stessa e per quel che restava della sua famiglia?”

    E molto vigliaccamente cara Lattes Lei conclude rivolgendosi a questa donna :” Non crede che avvicinandosi al male si finisca per restarne scottati?”.

    Ebbene Lei non è affatto una persona onesta perché avrebbe dovuto scrivere altre parole anzichè beffeggiare – come una liceale invidiosa della sua ex compagna di banco prodigio – il dolorisissimo dramma altrui .

    Provi a rettificare con questo cara Lattes: “Se qualcuno ha visto qualcosa che non andava Bene, nella tragica notte compresa tra il 10 e l’11 di Aprile scorso si rechi immediatamente alla Polizia e faccia il suo dovere di cittadino onesto. “

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    • avatar fb scrive:

      Lei sì che è una persona dalla sensibilità squisita, signor Claudio, ha proprio ragione, la Barbara Lattes, quella brutta ebreaccia cattiva, è una persona disonesta, laida, gelosa ed invidiosa della povera signora Papi Izzo. Ma ora la coppia santa di Donnie and Angel, si è avviata,mano nella mano, per le strade e le vie del mondo, a portare, lungo il luminoso sentiero dell’Amore, Sendero Luminoso, io lo chiamerei quasi, il calore e la luce della nuova vita e della nuova missione di cui qualcuno li ha caricati ed incaricati. Io gli consiglierei, quasi quasi, di iscriversi al Partito dell’Amore, gli infonderebbero nuova linfa vitale e, nel giro di breve tempo, potrebbero anche divenire ministri, uno dei Servizi cimiteriali e l’altra della Sanità mentale.

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  • avatar Montalbano commissario Paolo Sirocchi scrive:

    Mmmm.
    Mi pare che qualche argomento si stia facendo insidioso per la Nave.
    Mi pare che da antri oscuri e profondi riemerga qualcuno che la pensa diversamente.
    Troppo.
    Diversamente dal filo conduttore e dai blogghisti condotti.
    Mmmm.
    Interessante.
    Stimolante.
    Proprio su argomenti forti e delicati insieme.
    Forti: il recidivo Izzo.
    Delicati: il dolore personale ed il rispetto che esso impone.
    Mmmm.
    Decisamente è una svolta.
    Che il duello Silvio-Gianfranco si stia insinuando come un trojan?
    Fazio!
    Agli ordini dottore.
    Indaga su questa Giovanna d’Arco e su questo Claudio Benedetti ma non portarmi i dati anagrafici.
    Vado.
    Mmmm.
    Staremo a vedere come andrà a finire.

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  • avatar Cesare Beccaria scrive:

    Barbara Lattes carissima a me sembra piuttosto che la signora Papi stia cercando di lottare, con il pretesto di queste pubbliche e scandalistiche nozze, contro l ‘articolo 41-bis della legge del 26 luglio 1975, n. 354, la legge sull’ordinamento penitenziario, sul carcere durro, la conoscono molto bene i vari pluri-ergastolani come René Vallanzasca, e i boss mafiosi, non l’hanno conosciuta invece alcuni degli ex brigatisti italiani che grazie a un repentino pentimento, nonostante fossero rei-confessi, oggi godono di un regime di semi-libertà e vivono nella società civile, in mezzo a noi.
    Eppure impavidi costoro nel passato spararono in faccia e, anche alle spalle, a molte persone, tra le vittime ricordo l’ottimo Vittorio Bachelet.
    Quindi io penso, ma è solo la mia opinione, che la signora Papi stia promuovendo una vera e propria battaglia civile in questo momento.
    Non dimentichiamoci il suo passato al fianco del grande Indro Montanelli, come inviato speciale, e mi sembra che i suoi allievi se li sapesse scegliere molto bene il grande maestro fiorentino.
    Cara Lattes esistono nel nostro Paese diverse categorie di rei confessi, di pentiti, e diversissimi trattamenti.
    Negli Stati Uniti il trattamento contro i terroristi, come lei cara Lattes saprà, va ben oltre il regime del carcere duro del 41.bis.
    Non si capisce comunque, e non lo capiscono neppure i familiari delle vittime di molti uccisi dai brigatisti, perché ad esempio un Marco Barbone vivi e vegeti nella società civile da anni, mentre la sua compagna storica Barbara Balzareni abbia dovuto attendere così a lungo per essere riabilitata.
    Infine Le ricordo che per Renato Vallanzasca, e per tutti quelli come lui la grazia non è contemplata dal nostro sistema.

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  • avatar Max scrive:

    Non ritengo che un atto cosi assurdo possa nascondere buoni propositi cristiani, visto che in auto la croce la mette in evidenza, e che questo essere infelice possa trovare soddisfazione nell’assurdità delle sue scelte.
    Il pluriomicida invece accetta di buon grado quell’assurdità che per lui è convenzionale alla morte piu’ barbara per il solo gusto di sentir soffocare dentro l’amore che non ha mai conosciuto.
    Ritengo invece diverso il destino che ora ella soffre dentro con la morte del proprio unico figliolo e credo che stia ora scoprendo la vera faccia di una realtà a lei sconosciuta.
    Spero che Jacopo da lassu’ possa scrivergli il miglior articolo della sua vita, lei possa da un figlio scomparso ricevere quell’amore che solo un figlio puo’ dare.

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  • avatar Editore scrive:

    DAL CORRIERE DELLA SERA DELL’11 APRILE 2011
    ROMA – Da primavera a primavera. È durato un annetto appena il discusso matrimonio tra Angelo Izzo, «il mostro del Circeo» e la giornalista Donatella Papi. La signora, che subito dopo le nozze, il 10 marzo dello scorso anno, nel carcere di Velletri (Roma), aveva annunciato raggiante di aver finalmente coronato un sogno d’amore lungo decenni e di voler trascorrere accanto al pluriomicida il resto della sua vita, oggi pare aver cambiato idea.
    LA FINE DEL MATRIMONIO – Il perché lo ha spiegato lei stessa. «Izzo non è colpevole dei reati che gli sono stati attribuiti, ma di altri fatti gravissimi per la nostra Repubblica. Penso che Angelo debba chiarire alla giustizia quello che ha detto a me, sulla sua posizione. Deve prima chiarire i fatti di Ferrazzano e del Circeo. Se non fa chiarezza su questi fatti come fa a essere collaboratore di giustizia in altri processi? Lui non porta avanti i suoi processi personali, dove potrebbe dimostrare la sua posizione. Credo che Izzo non sia responsabile dei delitti per i quali è stato condannato – ha insistito la Papi – ma io mi fermo qui, perché non mi voglio fare complice di cose che non condivido». Una spiegazione un po’ ermetica dove non compare più la parola «amore» con la quale, il giorno delle nozze, Donatella Papi aveva sfidato tutti quelli – prima fra tutti la sorella di Rosaria Lopez, vittima del massacro compiuto a metà degli anni Settanta – a cui pareva assurda la sua scelta. «Sono una sposa serena. Ho sposato l’uomo che amo. È quello che volevamo entrambi. Non abbiamo paura, non abbiamo fatto nulla di male» aveva dichiarato assicurando che l’uomo conosciuto 35 anni prima, era portatore di «un enorme patrimonio spirituale, dotato di un autentico codice sentimentale».
    LE NOZZE IN ROSA – Per il bramato sì aveva indossato un abito di seta rosa cipria con un soprabito bianco. Alla cerimonia, c’erano solo i due sposi, i 4 testimoni (due amiche carissime della Papi), un pubblico ufficiale dell’Ufficio Stato Civile, il Direttore Generale del Comune di Velletri e il Direttore del Carcere. Ma lo scambio delle fedi, aveva raccontato la sposa ai giornalisti, era stato molto toccante, così come il bacio tradizionale. Una felicità turbata, appena un mese dopo, dalla tragica scomparsa dell’unico figlio 17enne della giornalista, nipote di Amintore Fanfani, morto in un incidente con la sua minicar. Una fatalità dietro la quale la donna aveva visto oscure trame tanto da dichiarare che la morte del ragazzo era stata «un sacrificio per la patria» e da pretendere autopsia e indagini rigorose. Oggi un altro «addio» nella vita di Donatella Papi. (fonte Ansa).

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