È morta la pioniera americana dei diritti dell’Uomo

Pubblicato da Redazione il 21 aprile 2010 in Personaggi, Storia |

Dorothy Height, la militante che negli anni Sessanta lottò a fianco di Martin Luther King, è deceduta ieri all’età di 98 anni. Per oltre quarant’anni era stata la presidente del National Council of Negro Women.

Dorothy Height il 28 agosto 1963 con Martin Luther King (primo a sinistra).


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1 Commento

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    Tra le numerose attività e battaglie sociali, politiche, civili per cui Dorothy combattè per tutta la sua lunga e gloriosa esistenza e per le quali meritò ben sei medaglie d’onore, ho conosciuto anche una vicenda che rimane come vergogna, onta e disdoro di una nazione, quale gli USA, che nel 1776 si gloriavano di aver dichiarato, in un ben noto documento, la Dichiarazione di Indipendenza, con frasi roboanti e scultoree, che tutti gli uomini nascono uguali e con il diritto alla vita, alla libertà ed al perseguimento della felicità. Già allora ciò non era valido per gli indigeni amerindi e per milioni di schiavi neri. Dorothy fece parte, dal 1974, del Consiglio nazionale per la protezione dei soggetti umani nella ricerca e sperimentazine medica, che portò poi alla promulgazione del famoso Rapporto Belmont. Ciò in seguito allo scoppio di uno scandalosa vicenda, durata dal ’32 al ’72, a Tuskegee, in Alabama, dove centinaia di poveri braccianti agricoli neri, malati di sifilide, vennero sottoposti ad un crudele trattamento, che consisteva nella somministrazione, per endovena, di placebo, onde studiare la progressione della sifilide in soggetti non curati da nessun farmaco. E ciò si perpetuò anche dopo l’introduzione della penicillna, nel ’40, per guarire la malattia, e dopo che nel ’47 quell’antibiotico venne introdotto come sicuro ed efficace nel trattamento della sifilide. La faccenda continuò per decenni, finchè non fu scoperta e non terminò, all’improvviso, nel giro di una giornata. Questo infame esperimento, simile alle imprese dei dottori criminali nazisti nei Lager, provocò centinaia di morti e numerosi casi di sifilide congenita nei nati dai soggetti sottoposti all’esperimento abominevole. Solo nel 1994 il Presidente Clinton ebbe il coraggio di chiedere scusa alla nazione per quel delitto.

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