L’incremento di produzione della Solveko non giova a nessuno e preoccupa tutti
La calca all’ingresso della piccola sala del circolo folcloristico di Fornio.
La sera di lunedì 12 aprile, la tanto attesa assemblea pubblica per parlare di Solveko, la discussa azienda chimica di Rimale, ha attirato a Fornio moltissimi cittadini. Com’era prevedibile, la sede del circolo folcloristico locale si è mostrata da subito inadeguata. Più di cinquanta persone non sono nemmeno riuscite ad entrare nel salone letteralmente stipato e hanno assistito alla riunione rimanendo in piedi nel corridoio e addirittura nel prato circostante.
Il sindaco Mario Cantini è apparso a tutti un po’ nervoso. Probabilmente temeva pesanti reazioni dei cittadini per il fatto di aver disertato il precedente incontro. Davanti a un pubblico così imponente ha esclamato: «se stasera dovessimo discutere solo dei problemi di Fornio ci sarebbero solo dieci-quindici persone al massimo». Doveva aspettarselo visto che Solveko non è un problema solo di Fornio ma di tutta la città. Sapendo bene che la maggior parte era lì per questo, non ha comunque cambiato l’ordine dei temi da affrontare e ha lasciato in ultimo quello più atteso.
Si è persa quindi quasi un’ora per sentire la relazione dell’architetto comunale Alberto Gilioli che ha parlato di gestione dei rifiuti, di bonifiche ambientali e di produzione di energia da fonti rinnovabili. Ha però trascurato il fatto che le diapositive utilizzate risultavano visibili solo da pochi in quanto proiettate in una zona praticamente seminascosta.
Dopo un breve flash dell’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani si è finalmente passati a parlare di Solveko.
Il primo a parlare è stato il proprietario dello stabilimento, Valter Bovati, che ha così esordito: «Non capisco perché c’è tanto accanimento intorno alla Solveko». Ha difeso in modo accalorato la sua azienda che risulta a posto dal punto di vista della certificazione e della documentazione. Ha precisato che l’azienda intende agire con la massima trasparenza e ha invitato i cittadini ad andare a visitare lo stabilimento. Al proposito, ha ricordato che lo scorso anno sono state organizzato giornate aperte al pubblico ma solo tre persone si sono presentate. Ha poi precisato che l’azienda tende a far lavorare gli artigiani della zona perché, per usare le sue parole, «noi spendiamo dove mangiamo». A suo avviso, la Solveko non appartiene all’industria chimica pesante. «Noi – ha precisato – mettiamo le mani nei rifiuti e recuperiamo i solventi separando la parte buona dalla cattiva».
Il tavolo delle autorità. Da sinistra: Giancarlo Castellani, assessore all’Ambiente della Provincia; il vicesindaco Stefano Tanzi; il sindaco Mario Cantini; l’assessore Giovanni Carancini.
Il primo del pubblico a intervenire è stato Vittorio Molinari, un abitante di Fornio che ha richiamato l’attenzione sul rapporto costi-benefici. «Abbiamo appena sentito dall’architetto Gilioli che per bonificare e riportare in produzione l’area dell’ex Carbochimica sono stati spesi 22 milioni di euro. Stiamo uscendo da una situazione grave che è costata tanto anche in termini di salute dei cittadini. Che convenienza abbiamo ad accettare l’ampliamento della Solveko? Sapendo che queste aziende sono pericolose, non offrono alcun vantaggio per il nostro territorio, non aumenteranno il numero dei dipendenti ma aumenteranno i rischi dei lavoratori e dei cittadini a chi giova l’ampliamento?».
Questo è stato il quesito cruciale della serata ma nessuno ha dato una risposta.
Lo stesso Molinari ha poi formulato un’altra domanda importante. Dal momento che la Solveko è proprietaria anche dei terreni limitrofi allo stabilimento come si comporterà l’amministrazione comunale nel caso l’azienda chieda di cambiare la loro destinazione d’uso? Autorizzerà la trasformazione da terreno agricolo ad area di stoccaggio?
Sia l’assessore Giovanni Carancini che il sindaco hanno assicurato che non firmeranno nessuna concessione in tal senso. Si tratta di una dichiarazione importante perché in questo caso le aree di stoccaggio rimarranno invariate rispetto alle attuali. Ma questo non creerà difficoltà in caso di ampliamento della produzione? Una contraddizione su cui non si è soffermato nessuno.
Il sindaco, in apparenza molto documentato, ha voluto rispondere in prima persona a tutte le domande dei cittadini, togliendo in diverse occasioni la parola allo stesso assessore Carancini.
Per tutto il tempo ha governato l’assemblea con il collaudato metodo del «divide et impera». Più che a rassicurare le persone si impegnato a far emergere le contraddizioni interne al Pd, partito che, al governo in Provincia, ha approvato l’ampliamento mentre a Fidenza dov’è all’opposizione vorrebbe respingerlo.
Di rischi se n’è parlato in modo superficiale e questo ha fatto aumentare il senso di frustrazione e di paura dei presenti. Le rassicurazioni, se vogliamo chiamarle così, hanno sconfinato spesso nella battuta sarcastica e di gusto discutibile. «Un mondo senza rischi – ha detto Cantini – non esiste. Basta pensare a quanta gente muore in ospedale per le infezioni ospedaliere» oppure «Solveko i rifiuti tossici non li produce, è solo la ditta che li lavora». Per finire con l’affermazione del consigliere comunale delegato alle frazioni Vittorio Cavalli che convinto ha dichiarato: «Il rischio c’è ormai dappertutto, c’è anche all’outlet che è tutto in aria condizionata».
Abbiamo assistito in pratica a un continuo rimpallo di responsabilità e Cantini è riuscito a far passare l’idea che le responsabilità sono di tutti.
Sono della precedente amministrazione che ha rilasciato l’autorizzazione alla Solveko la prima volta, quando era evidente che sostituiva di fatto la Vda (di cui lo stesso Bovati era stato addirittura membro del consiglio di amministrazione) ma sono anche della Provincia che attraverso la Conferenza dei servizi ha espresso un parere tecnico favorevole.
L’amministrazione attuale avrebbe come unica colpa quella di aver dato un parere di massima favorevole all’ampliamento, ma solo dopo che le era stata spianata la strada. È stato più volte ripetuto che, pur aumentando la produzione, il rischio resterebbe praticamente lo stesso.
A nulla è valso l’intervento di Stefano Gandolfi che ha cercato di rimarcare l’assoluta non continuità tra la vecchia e la nuova amministrazione.
Angelo Pizzarotti, direttore della sezione Arpa di Fidenza ha garantito che la situazione sarà monitorata continuamente, giorno per giorno e i dati saranno visibili online da tutti.
L’assessore Carancini ha assicurato che l’osservatorio sull’ambiente si farà presto, ma il sindaco ha subito precisato di non essere ancora in grado di stabilirne la data d’inizio.
Underwear in stile Bossi-Craxi. Il consigliere comunale Cavalli (lista Cantini) si è fatto notare soprattutto per la maglia trasparente che lasciava intravedere la canottiera.
Quando una cittadina di Rimale ha chiesto quali garanzie le verranno assicurate oggi, ecco come le ha risposto Bovati: «Le garanzie le vengono dalla serietà e dall’impegno con cui mi sono messo nella nuova azienda. Rappresentano una garanzia i dieci anni di attività senza che vi siano stati incidenti o inconvenienti».
Non vi sembrano garanzie del tutto insufficienti? Anche a Chernobyl o a Bophal per tanti anni non era successo niente, il giorno in cui successe qualcosa sappiamo bene tutti com’è andata.
Giovanna Galli













Giovanna descrive con la chiarezza che la contraddistingue una penosa situazione.
E, noi, stiamo qui a mangiarci le palle l’un l’altro perché 2 su 15 non concordano con Gino Strada.
Osservate i passaggi.
1) “ha ricordato che lo scorso anno sono state organizzate giornate aperte al pubblico ma solo tre persone si sono presentate.”;
2) “Questo è stato il quesito cruciale della serata ma nessuno ha dato una risposta.”;
3) “Più che a rassicurare le persone si è impegnato a far emergere le contraddizioni interne al Pd, partito che, al governo in Provincia, ha approvato l’ampliamento mentre a Fidenza dov’è all’opposizione vorrebbe respingerlo.” e, aggiungo io, v’era un assessore provinciale di chiara appartenenza.
E così via.
Da notare che una parte è stata sconfitta mentre l’altra è risultata vincitrice.
Ma di che?
Se dovesse ripetersi un altro diluvio universale, vuoi nucleare, vuoi bellico, vuoi climatico, uno solo è il mio desiderio: sperare di essere chiamato come Noè fu chiamato ed andarmene per 40 dì e notti su di un’arca.
Della salvezza.
Certo, come no?, un mondo di derivazione sirocchiana fa schifo a molti.
Non per questo potrebbe rivelarsi, comunque, un sole nuovo.
A risentirci.
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Verissimo tutto quello che ha descritto Giovanna!
Spiace molto avere visto un PD alle corde, ammutolito e senza argomenti, compreso il paladino Ghisoni, ma non poteva che finire così!!
Non può il PD in Provincia votare a favore dell’ ampliamento Solveko a Fidenza e poi cercare di convincere, come PD locale, di essere contrario alla stessa cosa. Ne è uscita una posizione NON credibile e questa palese contraddizione è apparsa più che chiara a tutti i presenti.
In questo caso sono stati più coerenti i nuovi amministratori, i quali, erano favorevoli prima quando erano in minoranza e ora che governano hanno legittimamente mantenuto la stessa posizione.
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La mia impressione è che la protesta dei cittadini delle frazioni, quella di settembre ottobre dell’anno scorso, sia riuscita a rimescolare le carte dei politici, minoranza e maggioranza attuali e passate. L’altra sera a Fornio la maggioranza ha dato l’impressione di essersi resa conto di aver adottato una procedura troppo affrettata e, tutto sommato, inutile. La minoranza si era preparata ad una opposizione di maniera per salvare la faccia su una faccenda che nel tempo aveva sostenuto, non traggano in inganno dichiarazioni quali “non abbiamo mai autorizzato” senza poi rispondere alla domanda dei residenti così ben espresso da Vittorio Molinari circa il perché, dopo Carbochimica e CIP, abbiamo creato un caso VDA o Solveko sul territorio. Da quanto ho capito gli obiettivi reali erano diversi da quel che poteva sembrare alcuni mesi fa. Alla fine è bastato dire che “non verranno classificati industriali i terreni attorno allo stabilimento” e questo in qualche modo ha chiuso il discorso, bruciando tutto il compitino che i politici d’opposizione avevano preparato.
Il resto della seduta non ha aggiunto nulla se non questioni di principio dette tanto per dire anche se talvolta con enfasi, segno di intima convinzione.
Condivido con Giovanna che sulla capacità produttiva di 16.000 o 20.000 o 30.000 e gli impianti di stoccaggio non si è in realtà capito niente e permane pertanto il dubbio che più che i politici e i sindacati chi deciderà sarà l’azienda.
Ultima annotazione per l’amico Gandolfi: non si può usare un’assemblea per sparare bordate all’amico Cerri (e company) per esaltare la propria verginità (politica).
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Se effettivamente i terreni intorno all’azienda non cambieranno destinazione d’uso, l’ampliamento rimarrà solo sulla carta, e quindi penso, che questo sia il successo dell’azione dei cittadini di Rimale e Fornio.
Il problema che rimane e rimarrà, è la valutazione dell’esposizione dei lavoratori e dei residenti, che nessuno ha mai detto come verrà monitorato.
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Ambrogio, e’ possibile documentarsi sulle lavorazioni della Solveko con una graduatoria di rischio sui prodotti coinvolti?
Thanks.
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Guarda, a me mi sembra di non capire.
Dunque, qualcuno mi corregga:
-La Solveko ha iniziato la produzione con la scorsa amministrazione, ma ora agli stessi non piace più.
-L’aumento di produzione è approvato dalla Provincia, presente l’Assessore, ma a livello locale la contestano.
-La produzione della Solveko è pericolosa, ma l’ARPA dice che è tutto a posto e che controlla tutti i giorni.
-I cittadini di Fornio non si sono interessati all’attività della fabbrica ma ora si interessano
-Il comune dà l’ok all’aumento della produzione ma non al cambio di destinazione dei terreni, così di fatto non può aumentare la produzione.
-Dulcis in fundo l’Assessore alla trasparenza della scorsa amministrazione accusa Cerri per la Solveko ma ce lo dice solo adesso.
PRECISO CHE non dò giudizi per manifesta ignoranza in materia, ma anzi ho molti dubbi e ALCUNE DOMANDE.
-Come funziona il protocollo per autorizzare un aumento di produzione di una ditta chimica come la Solveko (dipende da comune, provincia, organi di controllo, USL, altri ?)
-Quanti abitanti del territorio lavorano allaa Solveko (rischi e benefici)
-Quali sono i rischi reali di un incidente e quali le eventuali conseguenze (c’è il rischio di diossina o di altre sostanze velenose per l’ambiente e per le perssone?)
-Quali sono le possibilità di scelta del Comune di Fidenza (la chiusura? il ridimensionamento ? l’espansione? gli accertamenti del rischio? quali altre ?)
RINGRAZIO SENTITAMENTE CHI CI AVESSE ALCUNE RISPOSTE.
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CHINA65 è vero quanto dici ed il contrario, le imprecisioni sono dettagli. In definitiva resta la promessa del Sindaco di non classificare altre aree, attorno alla Solveko, per un uso industriale. La Solveko a questo punto dovrà risolvere il problema di come produrre 30.000 tonn. ammesso che non le possa già fare. Il sindacalista all’interno dell’azienda dice di no ed indica un massimo di 16.000 tonn. trattabili, l’azienda invece afferma che è possibile, ma è ormai una scommessa tra di loro.
Quindi il problema è quello dei rischi sulla popolazione e sull’ambiente delle lavorazioni, cosa su cui giustamente si focalizza Green Puke58. Visto che personalmente, pur avendo fatto inalazioni di dicloroetano ed evitato il fosgene, non ho molto dimestichezza con la chimica, prego a chi è in grado di dare indicazioni a Green Puke58 di darle.
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Nel verbale della conferenza dei servizi (organo tecnico a sentire l’assessore provinciale Castellani ma a cui ha partecipato l’assessore comunale Carancini, chissa perché…) convocata per la decisione dell’impianto si parla espressamente di 20.000 tonnellate e simulazione per quanto riguarda le 30.000.
L’elenco dei prodotti coinvolti, se non ricordo male, si trova su un verbale di un altra conferenza di servizi, sempre dedicata a Solveko, facilmente rintracciabile in rete.
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Lavorando la Solveko solventi residui non è facile fare una lista di tutte le sostanze, ma la principale è acetone. In ogni caso ARPA ha una lista completa.
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