La giunta comunale di Fidenza va a Fornio a spacciare come pulita la Solveko di Rimale

Pubblicato da Redazione il 14 aprile 2010 in Ambiente, Fidenza |

Il sindaco di Fidenza Mario Cantini (a sinistra) e l’assessore Giovanni Carancini.

«Li affrontiamo tutti i temi, non come qualcuno pensava. La campagna elettorale è finita ed adesso possiamo fare questa riunione. Abbiamo così lasciato liberi gli abitanti di Fornio e di Rimale di votare come hanno voluto. E come avete potuto vedere. Se volete, andate a vedere come hanno votato gli abitanti di Fornio e Rimale, andate a guardate il seggio ventiquattro».

Il sindaco Mario Cantini ha voluto aprire così la serata e giustificare così la lunga attesa che si era creata per questo incontro tra la giunta di Fidenza e gli abitanti di Fornio e Rimale sul parere positivo, espresso dalla stessa giunta e dalla maggioranza del consiglio comunale di centrodestra, all’aumento dei rifiuti pericolosi che la Solveko s.p.a. potrà trattare (da dieci a venti-trentamila tonnellate).

Eccoci qui, stretti stretti in questo locale, una bellissima ex stalla con le volte a vela e colonne in laterizio, di Fornio. Io sono tra i fortunati che hanno trovato un posto dentro. Gli altri, numerosi altri, si sono dovuti accontentare di origliare dal locale di fianco che dà sull’ingresso; altri ancora hanno resistito, fino a mezzanotte, in piedi nel campo di erba medica. Più comodi, dietro al tavolo dei relatori, il sindaco Mario Cantini, il vicesindaco Stefano Tanzi, l’assessore Giovanni Carancini, il capo dell’Ufficio tecnico comunale Alberto Gilioli, l’assessore provinciale all’ambiente Giancarlo Castellani, il dirigente di Fidenza dell’Arpa Angelo Pizzarotti e il dottor Vittorio Amadei del distretto sanitario di Fidenza.

Uno scorcio della platea. Sono riconoscibili volti noti dell’opposizione come quelli di Martina Canella e Roberto Bacchini. In primo piano, a destra, un esponente del movimento Cinque Stelle («i grillini»).

Siccome siamo tutti qui per un motivo solo, cioè per sapere perché la nuova giunta, dopo poco tempo dal suo insediamento, ha dato il parere positivo all’espansione di fatto della Solveko, ci appare irritante che l’assessore alla Sostenibilità ambientale eccetera Giovanni Carancini la tiri lunga con un «vogliamo informare i cittadini sulle criticità e su quanto questa amministrazione ha intenzione di fare per governarle»  e poi con la lettura delle note più che dettagliate su quanto sono bravi loro nella dismissione della Carbochimica, sul progetto «Fidenza a impatto zero», sulla raccolta differenziata dei rifiuti e nello «stimolare gli insediamenti produttivi nel rispetto delle regole».

Per noi, che siamo sempre qui solo per la Solveko, è ancora più irritante che l’architetto Alberto Gilioli tenga una vera e propria lezione, intesa nell’accezione non proprio benevola del termine, sulla raccolta differenziata dei rifiuti (ancora? ma non ne aveva appena parlato l’assessore Carancini?), sul fotovoltaico, sulla salvaguardia del territorio (come lo salvaguarda lui, il territorio, non lo fa quasi nessuno: chiedetelo alle decine e decine di alberi quasi secolari del centro storico sradicati per far posto al nulla). E lo fa come quel professore carogna che, nella prima ora del dopopranzo, citava tutte le leggi possibili, tutte le norme esistenti in un vortice di autoreferenzialità. E noi sempre qui per la Solveko.

Il primo a sinistra dietro il tavolo della presidenza, con la canottiera sotto la maglia bianca, è Vittorio Cavalli, stallone di razza della lista «civica» Cantini. In primo piano, di profilo, il segretario del Pd Davide Malvisi.

Stordito dall’Architetto con la A maiuscola, dell’intervento del sindaco Mario Cantini ricordo soltanto qualcosa che somiglia a questa dichiarazione: «Noi siamo in continuità con quello che era stato avviato da altri».

Spero che almeno l’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani parli subito di Solveko ma in un attimo capisco che mi sbaglio: si limita, anche lui, ad accennare quanto siano stati bravi, lui e l’amministrazione provinciale, a tutelare l’ambiente.

Valter Rovati, presidente e amministratore delegato della Solveko.

Quando tutti cominciano a rumoreggiare, ecco Valter Rovati, (Valter e non Walter, nonostante sia nato nel 1947) presidente e amministratore delegato della Solveko s.p.a., che coraggiosamente dichiara: «Sono sorpreso dell’accanimento contro di noi che abbiamo, da tanto tempo, lavorato qui con la massima correttezza e trasparenza». Lui è presidente ed amministratore delegato della Solveko dalla primavera del 2008 e, quindi, può fingere di non ricordare lo sversamento di veleni nei fossi di Rimale del 1999 da parte della stessa fabbrica, che allora aveva un nome diverso e altri amministratori.  Solo per gli obblighi di ospitalità, gli abitanti di Rimale presenti, non digrignano i denti.

Valter Rovati può quindi continuare: «Abbiamo installato molti accorgimenti perché nulla esca da Solveko se non è stato prima trattato. Noi siamo ISO 14000 (è poco? è tanto? è abbastanza?), abbiamo anche il certificato antincendio. Quello definitivo, non quello provvisorio. Noi vogliamo che la gente venga a vedere quello che facciamo; in passato abbiamo aperto le porte ma abbiamo ricevuto solo tre visite (li ha ricordati uno a uno i tre visitatori, che erano legati per parentela o per amicizia a chi in Solveko ci lavora); questa apertura verso il territorio l’abbiamo sempre avuta (che abbia voluto ricordare in questo modo lo sversamento di veleni nei fossi di Rimale, cioè «l’apertura verso il territorio» del 1999?). In Solveko abbiamo anche la presenza dei sindacati; e poi diamo lavoro a moltissime ditte locali. Anche il gas lo compriamo qui. Quando dobbiamo assumere qualcuno, poi, scegliamo i giovani locali». Quindi l’appello finale, quasi strappalacrime del Valter Rovati:«Come facciamo a continuare tutto questo se ci mettete il tappo delle dieci tonnellate? La nostra è un’attività di recupero, noi siamo i rutamat (ha detto proprio così, «robivecchi», in milanese) della chimica, come diceva mio padre. Chiedo scusa se in quello che ho detto ho messo un po’ troppa passione ma io non sono un presidente di quelli che non amano la propria azienda».

Valter Rovati si infervora.

Un abitante di Fornio, o Rimale, fa un intervento che, per la chiarezza, i nostri amministratori se lo sognano: «La bonifica della Cip e della Carbochimica ci sta costando ventidue milioni di euro. C’è una grande incongruenza tra quella bonifica e l’ampliamento della Solveko e tra questo ampliamento e le attività di tutela del territorio. Che convenienza abbiamo da questo ampliamento? Nessuna, non abbiamo nessuna convenienza, solo rischi. È inutile dire che questa non è una chimica pesante. Se non è una chimica pesante questa, spiegatemi allora perché occorrono così tante autorizzazioni».

L’assessore Giovanni Carancini tenta una risposta leggendo uno stralcio di un  documento dell’amministrazione regionale: «Solveko svolge un importante compito». Poi, a braccio, aggiunge: «Attualmente si tratta di autorizzare l’aumento della quantità dei materiali da trattare da dieci a venti-trentamila tonnellate.

Gli dà una mano il sindaco Mario Cantini: «Dopo tutta questa vicenda ci sono stati molti interventi. Io mi sono fatto una convinzione: il titolare (il presidente di Solveko Valter Rovati) fa bene a difendere il suo lavoro. Non è lui che produce rifiuti, lui li tratta soltanto». Lo stesso sindaco, con una certa arroganza non del tutto dissimulata, continua, forse leggendo: «Tutti vogliono i cellulari e le macchine ma nessuno vuole le antenne e le raffinerie. Il mondo gira così. Perché dobbiamo contrastare un’attività produttiva legittima? Il mondo senza rischi non esiste, siamo noi che dobbiamo tenere tutto sotto controllo».

Francesca Gambarini, presidente del consiglio comunale, e l’architetto Alberto Gilioli (in piedi).

Il consigliere comunale del Pd e già vicesindaco fino al 2004, Francesco Ghisoni, rivolto al sindaco sbotta: «Lasciaci spazio. Non crediamo a questo  quadretto idilliaco».

L’ex assessore Stefano Gandolfi (Città Aperta) interviene deciso: «Leggo anch’io un documento dell’amministrazione regionale: l’adeguamento  e ampliamento (della Solveko, ndr) si ritengono non compatibili con l’ambiente circostante». Poi lo stesso commenta: «La regione Emilia Romagna ha detto questo perché c’è stata un’azione molto forte dei cittadini». Quindi, rivolto alla giunta comunale lancia il suo appello: «Ritirate quella delibera di giunta dove date un parere positivo all’ampliamento e che contiene anche delle scorrettezze nel testo. Azzerate quella delibera e ripartiamo con un osservatorio».

Un intervento interessante è quello di Barbera, il rappresentante sindacale dei lavoratori della Solveko: «Rappresento la totalità dei lavoratori.  Da quando si è aperta la discussione (sull’ampliamento della quantità di rifiuti da trattare, ndr) la Cgil non sostiene che la Solveko sia una fabbrica che inquina, anche se tratta solventi. Sosteniamo invece che quotidianamente è soggetta a incidenti e ha quindi quotidianamente bisogno di vigilanza; c’è bisogno di governare il rischio, che esiste anche se trattiamo solo diecimila tonnellate e non venti o trentamila. Create questo osservatorio con tutti quelli che poi sul territorio ci stanno veramente. La Solveko non ha la capacità di trattare trentamila tonnellate: potrà arrivare  al massimo a quindicimila, che è una capacità produttiva adeguata. Andare oltre metterà in moto una serie di problemi». Poi, forse rispondendo ad una voce che si era levata dal pubblico, fa una comunicazione piuttosto inquietante: «Su quattordici lavoratori della Solveko, tre hanno avuto una patologia oncologica direttamente conducibile alla lavorazione. Certo, non è più l’azienda di dieci anni fa ma alcune sostanze hanno ancora la loro pericolosità con le loro molecole cancerogene».

L’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani segue una sua strada parallela: ha l’urgenza di giustificare il voto favorevole all’ampliamento della Solveko: «La Provincia non dà le autorizzazioni all’ampliamento, le dà la conferenza dei servizi. È stata la nuova giunta comunale di Fidenza che ha aperto le porte all’autorizzazione con la sua delibera. La precedente giunta comunale, invece, l’autorizzazione non l’aveva data».

Angelo Pizzarotti, funzionario dell’Arpa.

Il dirigente di Fidenza dell’Arpa, Angelo Pizzarotti, è molto rassicurante: «Dopo il 1999 alla Solveko sono stati fatti molti interventi; solo dopo quegli interventi è stata richiesta l’autorizzazione all’aumento della lavorazione a trentamila tonnellate. Le strutture attuali ne possono già trattare ventimila ma siamo in attesa che il ministero si pronunci su alcune cose che l’azienda aveva richiesto in eccedenza. Si potrà allora partire e trattare ventimila tonnellate per diciotto mesi e si potranno fare simulazioni fino a trentamila tonnellate. I dati sui controlli effettuati verranno continuamente pubblicati».

Lia Bergamaschi, bancaria di Soragna (il nome, il cognome e la professione le sono stati richiesti dal sindaco Mario Cantini con molta decisione), una signora del pubblico, fa una bella ed intelligente domanda: «Voi siete stati eletti nel giugno del 2009: che cosa è successo di nuovo perché dopo dieci anni di no (da parte delle precedenti amministrazioni comunali, ndr) avete dato parere positivo?».

Fugace apparizione. Nella foto, oltre al crocifisso, sono riconoscibili l’assessore defenestrato Carduccio Parizzi (con i baffi); l’ex presidente del consiglio comunale Luigi Toscani (alla sua destra, seminascosto dallo stipite della porta) e il consigliere Pd Francesco Ghisoni (alla sua sinistra). Il giovane in piedi con la giacca di pelle è il pidiellino dissidente Massimo Leonardi.

Ma Tonino Di Taranto (Sinistra e Libertà) non aspetta che qualcuno della giunta provi a rispondere e, con foga e con passione, manifesta la sua totale contrarietà all’ampliamento della Solveko e fa notare tra l’altro che «la politica, a Fidenza, ha sempre detto di no (all’ampliamento della Solveko, ndr). Se aumenta la produzione si hanno poi i soldi per i sistemi di protezione?».

Alla bionda signora di Soragna, cioè a Lia Bergamaschi, risponde il vicesindaco Stefano Tanzi: «Io ero già favorevole nel 2005–2006, quando c’erano stati una richiesta ed un parere contrario. È cambiato questo rispetto ai dieci anni precedenti: il 15 aprile ed il 9 luglio 2009 ci sono state due conferenze dei servizi che hanno sciolto tutti i dubbi sulla ditta SolveKo».

A mezzanotte questo povero cronista si è trasformato in zucca. Quello che è successo dopo fatevelo raccontare da chi è rimasto sveglio.

George Clifford


In piedi, addossato a una colonna, Tonino Di Taranto.

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1 Commento

  • avatar Sem 82 scrive:

    sempre bello vedere che esistono ancora valori di fedeltà, indipendentemente dalle defenestrazioni! Carduccio viaggia sempre con un fido vassallo, Leonardi o Aiello…. ragazzi che dimostrano che il detto: morto un Papa se ne fa un altro, per loro non vale…. o forse no…Villani sei avvisato!

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