Pd, si odiano e ci tengono a farcelo sapere

Per tamponare la crisi del Pd a Romano Prodi è venuto in mente di proporre l’abrogazione delle primarie e il radicamento nel territorio affidando più potere ai segretari regionali, incaricandoli anche di eleggere il segretario nazionale del Pd. Una sorta di partito federale sulla falsariga di una proposta avanzata a suo tempo, e oggi riconfermata, dal sindaco Pd di Torino Sergio Chiamparino
Pierluigi Bersani ha risposto urbanamente a Prodi dicendogli che «non è il momento». Meno composte le reazioni dei già democristiani Franco Marini, ex numero uno della Cisl ed ex presidente del Senato, e di Giuseppe Fioroni, ex boy scout ed ex ministro dell’Istruzione del secondo governo Prodi. Il primo ha definito quella di Prodi una «proposta folle». L’altro ha detto che il suo ex premier nutre rancore, dimenticandosi di specificare verso chi.
Forse il cambiamento più urgente cui dovrebbe sottoporsi il Pd sarebbe quello di imporre un linguaggio più moderato ai propri dirigenti. Queste frustate inferte con lingue velenose sono sintomo di divisioni tanto gravi da sembrare insanabili.
Non è ammissibile che l’ex seconda carica dello Stato e l’attempato giovane esploratore si esprimano come i facinorosi del Pdl. Con la differenza che quelli riservano le coltellate agli avversari, mentre questi praticano l’antico vizio delle coltellate in famiglia, ma con ostentazione pubblica.
Mara Meo












