Pedofilia, vai con il gossip
La fede, ha detto Benedetto XVI, consente di non «essere intimiditi dal basso pettegolezzo dell’opinione dominante» (petty gossip of dominant opinion).
Un sacerdote quarantenne di origini indiane è stato arrestato nel Teramano per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. L’episodio – secondo quanto si è appreso – sarebbe avvenuto nell’abitazione della bambina nei giorni di Natale 2009. Alle indagini ha collaborato la Curia di Teramo. A denunciare la violenza erano stati gli stessi genitori della bambina i quali avevano raccolto una confidenza della figlia. Dalle indagini dei carabinieri sarebbero emersi elementi tali da indurre la procura della Repubblica a chiedere l’arresto che è stato ordinato dal Gip. Sull’episodio non sono emersi altri particolari.













Ieri mi sono assoggettato a bermi le quasi 3 ore di “L’Infedele”, sul tema della pedofilia. Se qualcuno ha seguito la trasmissione, mi dica se e dove sbaglio, esprimendo quanto segue. Ho avuto la netta impressione che tutti i partecipanti alla discussione, forse eccettuate le due giovani vittime di infami sedicenti sacerdoti, esprimessero le loro opinioni, tremebondi e pavidi, come scolaretti delle Elementari di fronte ad un arcigno Direttore, quasi alla presenza invisibile, ma opprimente e schiacciante, di un giudice severissimo ed implacabile, inviato dalla centrale vaticana, ad ammonire ed ammansire. Anche Lerner si dava da fare nel gioco dei quattro cantoni, saltando, a mo’ di quaglia, da un angolo all’altro,al momento opportuno, secondo collaudati metodi cerchiobottisti; era anche molto impegnato nel tentativo di far dimenticare le sua appartenenza alla fede ebraica. I due personaggi più aggiaccianti sono stati Sallusti, che io detesto, sia dal punto di vista etico che professionale, e la Scaraffia, clone culturale, spirituale e moralistico della Binetti, la quale si permetteva, con aria di sufficienza e palesemente molto scocciata, di dare dell’asino a chiunque non si conformasse al suo pensiero pro-Vaticano, sottilmente ed abilmente espresso in forme gesuitiche. Ho invece molto apprezzato la filosofa Marzano ed il giornalista di “Il Manifesto”, D’Eramo, molto meno Prodi e Magister,attentissimi a quel che dicevano, nel timore di anatemi, scomuniche e penitenze da parte del Torquemada invisibile in studio. La sublime, glaciale e spettinata Scaraffia non sapeva far altro che costruire assurdi paralleli tra pedofilia laca ed ecclesiale, fingendo di ignorarne le chiare e palesi difformità, continuando a citare il caso di Polanski; Sallusti vomitava, dalla bocca torta, solo statistiche infami, a dimostrazione di quanto siano infinitesimali i casi di pedofilia sacerdotale, globalmente intesa, e sottolineava che essa è presente in tutte le religioni; insomma, mal comune, mezzo gaudio! Dimenticava che solo i cattolici hanno istituito l’Ordine come sacramento. Giustamente, invece, Prodi faceva rilevare che un conto è il peccato, come offesa a Dio ed al prossimo, rimesso e rimosso dalla confessione, che deve però essere accompagnata da una riparazione, che invece manca sempre, non esauribile in tre Pater, Ave, Gloria, specie per la pedofilia, ed un altro è il reato. Esso deve essere punito dalla giustizia umana, come offesa alla comunità civile intiera. Comodo confessarsi e poi continuare per la stessa medesima strada, a vita! Inoltre la Marzano faceva rilevare che la castità e l’astinenza non sono coniugabili con l’imposizione del celibato, ma sono faccende ben diverse. Si faceva inoltre notare che, specie dopo il Concilio tridentino, la Chiesa si è sempre più arroccata su posizioni di Stato a sè stante, ben separato da quello laico, ad esso infinitamente superiore spiritualmente ed eticamente, e spesso con il medesimo in conflitto e nel rifiuto, totale o parziale, delle leggi che lo regolano. Le attenzioni rivolte ai due giovani, sottoposti a molestie e violenze sessuali dai sacerdoti loro padri spirituali, sono comunque state minime, se non nulle, specie da parte dei filo-vaticani Scaraffia e Sallusti.
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