Attentati suicidi: prima le donne, poi i bambini

Un ragazzo ferito in un attentato.
Un iracheno di 10 anni, reclutato da al-Qaeda per portare a termine un attentato suicida, è stato bloccato dalla polizia a ovest di Bagdad poco prima che si facesse esplodere.
Il bambino, già utilizzato in passato per posare bombe, era scomparso da casa due giorni fa.
Tre uomini a bordo di un furgone l’hanno condotto in un villaggio isolato a 75 chilometri da Bagdad dove avrebbe dovuto mettere in atto la missione suicida.
Dopo avergli fatto indossare una lunga tunica per nascondere l’esplosivo, lo hanno accompagnato vicino a un posto di blocco della polizia all’ingresso di Amariyat al-Falluja e gli hanno ordinato di farsi saltare nell’ora di massima affluenza.
Il ragazzo ha seguito le direttive e si è avvicinato a una piccola folla, ma quando un poliziotto insospettito gli ha gridato di allontanarsi si è fatto prendere dal panico ed è scappato. Subito catturato, ha confessato i suoi propositi. Ha fornito indicazioni precise sia sul veicolo utilizzato dai membri di al-Qaeda e i tre sono stati arrestati.
I fatti si sono svolti nella regione sannita di al-Anbar, a lungo roccaforte dei ribelli prima che i capitribù riuscissero a cacciare i partigiani di Osama bin Laden.













Ogni religione coltiva premurosamente i suoi martiri; in silenzio, ma con botto finale, quella islamica talebana, in silenzio, senza botti finali, ma con insabbiamento e coperture varie, prima, dopo e durante, la nostra, di tipo cattolico, apostolico, romano e vaticano. Ciò usando ed abusando di bimbi della stessa età del candidato martire iraqeno, od anche più grandicelli. Tanto poi, ci si va a confessare dal collega, sempre molto compiacente, collaborativo e complice, tre Pater, Ave, Gloria e poi, via!, verso nuove avventure e nuovi incontri. Mal che ti vada, vieni trasferito a vita qua e là, di parrocchia in parrocchia, così le tue esperienze ravvicinate del IV tipo si fanno anche più variegate ed interessanti…
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