Italian grafite

Un’opera dell’artista Paola Pezzi esposta all’ultimo Miart, la Fiera di arte moderna e contemporanea che si svolge ogni anno a Milano.
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Mah, sarà che io sono rimasto ancora ai macchiaioli, puntinisti, impressionisti e compagnie affini; anche di Kandinsky e di Picasso preferisco le opere degli inizii, immediatamente decifrabili, che non le altre, in cui non ci capisco un’acca stracca, come penso altri milioni di milioni di poveri ignoranti contemplatori delle loro opere posteriori. Ho visto qualche coaa di questa Pezzi, solo qui sul web, cose carine, ma penso che qualche allievo\a del Toschi, di Parma o del Parmense, solo un tantino più geniale del solito, possa ideare e portare a termine le stesse,identiche realizzazioni.
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L’arte oggi è quel che è: praticamente niente. Esiste tuttavia un mercato.
Suggerisco comunque questo articolo http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/21/Contro_arte_feticcio_nuovi_mercanti_co_9_090621043.shtml
Nel caso sopra possiamo chiamarla arte se vogliamo, denota una certa inventiva associata al buon gusto, è piacevole. Mi permetto di dire questo da ex allievo privatista del Toschi anni 1954 e 55.
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Ottimo articolo, Ambrogio; scommetto che tu, quale ex-allievo del Toschi, sapresti eguagliare l’arte sublime della Pezzi. Sarebbe come se l’autore della “Vispa Teresa” pretendesse di essere apprezzato alla pari di un sonetto del Foscolo, con quest’arte stranuccia, fredda, glaciale, che ti lascia perplesso e con la testa adorna di punti interrogativi. Fra l’altro, non so se ti ricordi, un precursore antico della Pezzi deve essere stato quello che aveva disegnato il simbolo delle matite colorate Presbitero, che giravano negli anni ’50, quando ero alle Elementari, che erano pastelli colorati dai prezzi abbastanza proibitivi. Ti ricordi, quella testa la cui chioma era costituita da una selva di matite multicolori, che si stagliava sulla scatole metalliche dei medesimi?
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Roberto Aloi firmo nel 1924 un Manifesto per le matite Presbitero con l’immagine delle matite conficcate nel cranio. Tuttavia rimase un pittore realista, concedendo qualcosa al futurismo nella grafica.
Attenzione, senza offesa, ma il dire “potrei farlo anch’io” è proprio di chi ha una infima comprensione del fatto artistico. Probabilmente oggi siamo condizionati nei nostri giudizi da un invasione di produzione artistica che non fa che copiare se stessa, leggi Andy Warhol, per non far nomi.
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