Italian grafite

Pubblicato da Redazione il 31 marzo 2010 in Arte, Foto |

Un’opera dell’artista Paola Pezzi esposta all’ultimo Miart, la Fiera di arte moderna e contemporanea che si svolge ogni anno a Milano.

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4 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Mah, sarà che io sono rimasto ancora ai macchiaioli, puntinisti, impressionisti e compagnie affini; anche di Kandinsky e di Picasso preferisco le opere degli inizii, immediatamente decifrabili, che non le altre, in cui non ci capisco un’acca stracca, come penso altri milioni di milioni di poveri ignoranti contemplatori delle loro opere posteriori. Ho visto qualche coaa di questa Pezzi, solo qui sul web, cose carine, ma penso che qualche allievo\a del Toschi, di Parma o del Parmense, solo un tantino più geniale del solito, possa ideare e portare a termine le stesse,identiche realizzazioni.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    L’arte oggi è quel che è: praticamente niente. Esiste tuttavia un mercato.
    Suggerisco comunque questo articolo http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/21/Contro_arte_feticcio_nuovi_mercanti_co_9_090621043.shtml
    Nel caso sopra possiamo chiamarla arte se vogliamo, denota una certa inventiva associata al buon gusto, è piacevole. Mi permetto di dire questo da ex allievo privatista del Toschi anni 1954 e 55.

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    • avatar fb scrive:

      Ottimo articolo, Ambrogio; scommetto che tu, quale ex-allievo del Toschi, sapresti eguagliare l’arte sublime della Pezzi. Sarebbe come se l’autore della “Vispa Teresa” pretendesse di essere apprezzato alla pari di un sonetto del Foscolo, con quest’arte stranuccia, fredda, glaciale, che ti lascia perplesso e con la testa adorna di punti interrogativi. Fra l’altro, non so se ti ricordi, un precursore antico della Pezzi deve essere stato quello che aveva disegnato il simbolo delle matite colorate Presbitero, che giravano negli anni ’50, quando ero alle Elementari, che erano pastelli colorati dai prezzi abbastanza proibitivi. Ti ricordi, quella testa la cui chioma era costituita da una selva di matite multicolori, che si stagliava sulla scatole metalliche dei medesimi?

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Roberto Aloi firmo nel 1924 un Manifesto per le matite Presbitero con l’immagine delle matite conficcate nel cranio. Tuttavia rimase un pittore realista, concedendo qualcosa al futurismo nella grafica.
    Attenzione, senza offesa, ma il dire “potrei farlo anch’io” è proprio di chi ha una infima comprensione del fatto artistico. Probabilmente oggi siamo condizionati nei nostri giudizi da un invasione di produzione artistica che non fa che copiare se stessa, leggi Andy Warhol, per non far nomi.

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