Renzo e Nicole, due modelli da imitare
Nicole Minetti: sederà così anche in consiglio regionale?
di Mara Meo
Non ci scandalizza l’elezione di Nicole Minetti, l’igienista dentale (che il fazioso correttore automatico si diverte a correggere mettendo la «m» al posto della «d») di Silvio Berlusconi al consiglio regionale della Lombardia. È una delle tante scodinzoline e non sarà l’ultima fin che il capo gode di salute e vento in poppa. Le giovani italiane hanno capito come ci si fa strada e ne approfittano. Fin che dura il santo protettore, petto e coscia lunga per tutti. I bassi imperi funzionano così. Quelle del petto in fuori e pancia in dentro erano un esercito quando facevano ressa per avere un posto a No non è la Rai di Gianni Boncompagni, ora sono una lobby politica. Prego tenerne conto.
Non ci scandalizza neppure che il candidato più votato della Lega nella laboriosa provincia di Brescia sia quel fanigottone di Renzo «Trota» Bossi, il figlio di mezzo del Senatur, lil pluribocciato all’esame di maturità. Quelli che escono dalle scuole e dalle università italiane con il massimo dei voti sono costretti ad andare a lavorare all’estero. Gli zucconi, i ripetenti, quelli diplomati con una pedata nel culo scelgono la politica e, se godono di un padre potente, bruciano le tappe. Ma essere figli di papà non è condizione sufficiente. Gli elettori che sbavano per il genitore ne eleggono il figlio perché lo stesso loro leader, prima di diventare il rinomato condottiero padano, pure lui non ha fatto un beato nulla fino a quarant’anni, millantava titoli di studio che non aveva e l’unico posseduto era quello della Scuola Radio Elettra di Torino. Cianciare al bar paga e allora facciamo uguale.
Non ci scandalizziamo perché sospettiamo che gran parte dei frequentatori delle scuole italiane siano più simili a Renzino Bossi che ai bravi ragazzi e di cui favoleggiano gli apologeti di un sistema scolastico che esiste solo nelle loro teste o nei loro interessi di parti in causa. La scuola italiana non è più quella radicalmente criticata da don Lorenzo Milani ma non è neppure diventata quella che lui, e i contestatori più seri del 1968, auspicavano.
Dei tipi come Renzino Bossi si sarebbe detto un tempo che erano braccia strappate all’agricoltura. Oggi non si può più dire perché non sarebbe politically correct, perché l’agricoltura intesa come forza manuale non esiste più e perché l’agricoltura è una cosa troppo seria per lasciarla agli incapaci.
In un Paese normale, la trota che sta trasformandosi in delfino sotto i nostri allibiti occhi farebbe il badante. Ma dato che gli emigranti, come dice la Lega, vengono a portarci via il lavoro, non può. E allora, poverino, fa un mestiere molto più facile e umiliante. Fa l’apprendista politico. Questo sì che è cominciare dalla gavetta.
Renzo Bossi: il consigliere della Lega, quando dovrà prendere la parola aprirà la bocca o si esprimerà a gesti?
Tag:Consiglio regionale della Lombardia, Elezioni regionali 2010, Nicole Minetti, Renzo Bossi
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CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
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«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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ciao. la maglia indossata da Renzo Bossi è più che mai fuori luogo dato che al governo di Roma ci sono anche loro e non hanno fatto niente per migliorare ne l’Italia ne il nord.
sicuramente la lega delle origini a favore della trasparenza e della legalità non c’è più.
si sono adagiati sulla linea di governo con una nota di xenofobia in più che secondo me è deleteria per il paese.
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Ma che cosa ci fa sulla T-shirt, in su la majèta del fiò del Senatùr, quella foglia d’acero simil-canadese? Io pensavo che l’unico rampollo dell’Umberto fosse Renzino, invece ne ha procreati ben tre; questo ha l’espressione del viso un tantino più viva di quella del fratellone. Quest’ultimo, l’ho sentito parlare non ricordo più su quale canale TV; sono rimasto meravigliato del fatto che riuscisse a pronunciare in italiano, non in lumbàrd, un discorso filato. Su 8 e Mezzo, tra una Bindi toscaneggiante ed altri fini dicitori, quelli della Lega hanno voluto presentare a parlare il povero Bossi, che fatica in modo penoso ad esprimersi. La stessa Gruber e gli altri partecipanti al breve dibattito erano imbarazzati; non riesce ad esprimersi con chiarezza, anche perchè si copre di cotinuo la bocca con una mano. Ma non potrebbero evitare, i leghisti, di esporre al pubblico ludibrio il loro capo storico? Che bisogno c’è di incaricarlo di compiti che non riesce più ad espletare decentemente?
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