Ecco perché vorrei essere uno dei collant di Concita De Gregorio

di Paolo Sirocchi
Da perfetto suino etico qual sono, una volta che parlavamo di politica confessai ad un amico mio di fantasticare di essere, per un giorno, uno dei collant che probabilmente Concita De Gregorio calza ogni mattina.
Lo ammetto, Concita mi intriga.
Ma, al di là degli idioti «cazzeggi», sentite cosa dice oggi (sull’Unità, di cui è direttore, ndr), un giorno prima di apporre le vostre croci sulla scheda.
Mi ci ritrovo perfettamente.
Se, poi, Massimo, PierLuigi, Livia, Anna, Romano, Vincenzo e Vasco si facessero da parte, mi ci ritroverei ancor più a mio agio.
Non so se la Nave potrà pubblicare poiché mi è sorto un dubbio: ciò può implicare un’accusa di plagio o di violazione di copyright?
Io tento lo stesso.
Vai con Dio, Concita.
Scatta l’ora legale, speriamo che sia vero. Giochiamo con le parole, fa bene alla testa, occupiamoci della loro manutenzione, oliamole come si fa con le biciclette e sentiamole suonare distinguendole una per una come i vecchi sapevano fare col canto degli uccelli quando ancora l’unico suono che tutti ci ipnotizza non era quello della tv.
L’ora legale scatta stanotte, bisogna rimettere a posto l’orologio e il destino che ci aspetta: dipende da noi, da noi che andiamo a votare. Ostinatamente, con rabbia e con pazienza, con la certezza che sono le piccole azioni quotidiane quelle che cambiano il mondo, le azioni e le parole insieme, il loro senso. Legalità, onestà, democrazia, libertà. Le sentite suonare? Riuscite a ricordarne il senso? C’è bisogno di questo. Di restituire un senso a quel che abbiamo ereditato dalla fatica dei padri per consegnarlo intatto ai figli: quando ci diranno, fra molti anni, «dov’eravate mentre accadeva tutto questo?» noi dovremo poter dire eravamo lì, è stato difficile e faticosissimo, sembrava una fatica inutile a volte, ci dicevano che stavamo perdendo ma non ci siamo lasciati incantare, non li abbiamo ascoltati ed è stato così, come in certe favole, è stato non ascoltando e andando diritti lungo quella strada lastricata di nomi che hanno fatto la storia che abbiamo, invece, alla fine, vinto quel maleficio che stava per portarci in rovina.
Sarà un bel racconto. Non importa quanto tempo ci vorrà. Si vince poco per volta, certe volte. E comunque sempre si vince quando non ci si arrende. Servono i simboli, anche. Certo. Serve un dito che indichi lontano e la capacità di chi guarda di non fissare il dito. Pazienza se c’è un po’ di nebbia, se non è proprio tutto chiaro all’orizzonte. Importante è tenere il passo e conoscere la meta. Uscire di qui. Andarsene via da questo posto dove Kim Il Sung in versione catodica compare come in un videogioco impazzito da tutti gli schermi ogni minuto, guarda in favore di telecamera e ti dice come devi votare, basta un croce, mi raccomando, fate i bravi e con le candidate ricordatevi che ho lo jus primae noctis.
Ha paura, i suoi sondaggi questa volta gli dicono che ha commesso molt errori, persino chiudere gli odiati programmi di giornalismo in tv si è rivelato un boomerang.
Così si trasformano i nemici in eroi, possibile che non abbia nessuno tra i suo vassalli che glielo spieghi? Sì, glielo spiegano. Ma non resiste. Non sopporta altre voci che non siano la sua. Altri specchi che i suoi.
Fini se ne andrà. La Lega potrebbe facilmente superarlo. La sua stagione è finita. Bisogna fare molta attenzione: è nella coda il veleno, certe code di dinosauro sono lunghissime. Bisogna anche pensare presto il dopo, che non è detto che sia migliore di questo: non basterà che Berlusconi tramonti perché il paese abbia indietro quello che in vent’anni ha perduto. Ce ne vorranno altrettanti, ci vorrà molto lavoro da fare insieme, con le teste con il cuore e con le mani. Bisogna cominciare subito. Dai cancelli delle fabbriche al primo turno: quello è un bel simbolo. Dal lavoro. Dalla scuola. Dalla cultura. Dall’esempio. Da una cosa semplice come dare il buon esempio: è rivoluzionario.
Concita De Gregorio













Che ti devo dire Concita sei molto brava ad abbinare le parole e farne delle storie a se, ma forse è troppo tardi abbiamo ormai perso tutto per vent’anni abbiamo dormito abbiamo fatto i benefattori del mondo difendendo le cause degli altri e ci hanno soffocato le nostre, risultato? 10 mil di italani in meno in compenso 10 mil di emmigrati in più molto proliferi persone che non hanno mai combattuto per i loro diritti gente che ha sempre abbassato la testa e se appena l’alzavano glie la mozzavano, noi a differenza siamo sempre andati a testa alta abbiamo combattuto per questo e molti sono rimasti sul terreno, oggi abbiamo 10 mil di italianizzati pronti ad abbassare la testa sempre perche è nella loro indole, questi patrioti stranieri si adattano ad ogni tipo governo, ad ogni tipo di lavoro ed a ogni tipo inquisizione pur di sfamare i loro figli, per carità nulla di più lodevole, ma 10 ml sono tanti e tutti nel mondo del lavoro, sono tanti.
Ogni governo avrebbe bisogno di loro per cambiare la storia nel mondo del lavoro, mi dispiace ma i nostri figli dovranno scendere in piazza per riconquistare la dignità dei lavoratorei di 30 anni fa, e nel frattempo chiedersi ma i nostri genitori dove cazzo erano, sai dove eravamo Concita a fare benificenza a regalare le nostre risorse, la nostra dignità, il nostro lavoro la nostra italia. svegliamoci perché fra 100 anni di italiani non ce ne saranno più. ciao
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”Raccatteremo le pietre e ricominceremo”cosi scrisse il poeta,così dobbiamo fare per sconfiggere la temperie culturale che ha contaminato la metà degli italiani negli ultimi vent’anni:la paura del diverso,dell’altro,dei sei miliardi di altri che ci assediano….
I nostri figli sono minacciati non dagli stranieri ma da coloro che tagliano il sapere e la preparazione ,i figli di… che scavalcano i nostri figli plurulaureati costretti ad emigrare e/o a pietire un posto precario,le cricche che truccano gli appalti,evasori totali o parziali che rubano il futuro ai nostri nipoti.
IL 12 E 13 GIUGNO TUTTI A VOTARE 4 SONORI SI AI REFERENDUM.
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