I benpensanti, i malevoli e la casa di don Camillo

Pubblicato da Redazione il 22 marzo 2010 in Opinioni, Riceviamo e Pubblichiamo, Riflessioni |
FOTO DI MARCO GUALAZZINI

Don Camillo Mellini e «le sue donne».

«Ma lo sa caro Paolo, che la vedo spesso ondeggiare tra il massimo della tolleranza e la più brutale insofferenza per le idee altrui. Non trova? Per il futuro le consiglio di seguire la regola: capo, cuore (palpitante) e coda».

Ciò che avete appena letto è una frase che Mara Meo mi scrive.

A proposito della casa di accoglienza fondata sul nome di Don Camillo Mellini.

Riaperta.

Mara ha ragione. E cercherò di spiegarle il perché.

Ondeggio. È vero. Anzi, lo sapevo già. È vero: temevo che qualcuno lo scrivesse. È successo.

Ma come si fa a non ondeggiare se le cose le senti col cuore?

E come si fa a diminuire il beccheggio se, dopo averle sentite col cuore, le ragioni colla tua mente col risultato di pacificare solo un poco il cuore?

Giovanna Galli, allarmata da un mio commento sulla casa riaperta, replica con la frase seguente: «Cerco di spiegare un po’ meglio quello che la Caritas intende fare nella casa perché non vorrei passasse il messaggio opposto a quello reale».

Prima del mio intervento, lei conclude il suo articolo affermando: «Insieme a loro, un mare di persone semplici, di volontari, di immigrati, di parrocchiani e di tanti amici di don Camillo che non hanno voluto mancare all’appuntamento. Il “don” sarebbe stato certamente contento di vedere tutti insieme».

Io, invece, mi posi una quistione alla quale è difficile dare una risposta.

E ne scrissi sulla Nave.

Supponiamo che una di queste ragazze, dopo un anno di permanenza nella casa, abbia trovato un lavoro. Poniamo, per semplicità, un impiego come badante a circa 1.000 euro mensili, più vitto ed alloggio nella casa del «badato».

Tutti diremo: «Ce la può fare». Sì, forse ce la fa.

Parimenti, poniamo che un’altra ragazza, magari con bambino a carico, dopo un anno di permanenza nella casa abbia trovato un lavoro a 400 euro mensili.

Che famo?

Gli affitti, a Phidenza, girano attorno ai 400 euro mensili e c’è un bambino da accudire.

Che famo? La invitiamo ad andarsene?

Poiché è chiaro: se ho letto e compreso bene, il tempo di permanenza nella casa è di 12 mesi e, diciamolo pure, con una certa indulgenza nell’applicare le regole.

Ho riflettuto e mi sono detto: se fossi un volontario della Caritas, direi a tutte che la permanenza nella casa è provvisoria e che dipende da loro «attivarsi col nostro aiuto» per raggiungere una dignitosa et decorosa vita indipendente. Per dar modo ad altre che arrivano di poter usufruire del medesimo aiuto.

Questo direi.

Ma alla ragazza che mi guarderà dalle scale allontanandosi dalla casa poiché sono scaduti i 12 mesi, magari col bambino in braccio, a 400 euro mensili di reddito (non) sufficiente e (non) sostenibile, quale sguardo le riserverò?

Mi viene in mente, è chiaro, la mamma di Cecilia dei Promessi Sposi.

Sto esagerando? Vedete voi.

Ma per la miseria di quella peste che infuriava a Milano, come si fa, ripeto come si fa a scrivere «Il “don” sarebbe stato certamente contento di vedere tutti insieme», dal sapore benpensante oppure scagliarsi verso un Manfredo Pedroni poiché cita la riapertura della casa nella sua campagna elettorale, davanti e solamente davanti al caso della ragazza madre a 400 euro mensili che se ne va?

Una provocazione? Ma certo che la è! E smettetela di scoprire l’acqua calda ad ogni occasione. E smettetela di insaponare la gente colle vostre sentenze passate per giudizi personali in nome della libertà di espressione.

Quello che cito, nei miei ragionamenti, scalcagnati quanto volete, è un caso.

Può succedere? C’è la soluzione? Ci potranno essere altri casi simili a questo? Ci avete pensato?

Uno, tra noi, risolveva. Andava pure contro le leggi e le regole ma nessuna istituzione osò intralciarlo. La casa riaperta ne porta il nome.

Ora, dopo lo sfogo, è altrettanto chiaro che la casa riaperta è un fatto che premia gli sforzi di molti e va nella direzione dell’attenzione alla persona, in questo caso di donne in difficoltà.

Ed è lampante che, un tale fatto, va nella direzione del comportamento di Gesù con l’adultera.

«Donna, nessuno ti ha accusata?».

«No, Signore, nessuno».

«Nemmeno io ti giudico. Và e cerca di non (peccare) metterti più in difficoltà».

Ed è altrettanto evidente che c’è chi si lascia prendere più dalla mente che dal cuore, più dal cuore che dalla mente.

La coda non mi interessa.

Paolo Sirocchi

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5 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Paolo-Cecilio, mentre reggoti tra le brachia,inverso lo carretto de li monatti,e considero meco lo tuo pondo considerevole, dovuto a controdiete sconsiderate e screanzate da emiliano D.O.C., io, matre fb, cerco ignorare li sberleffi e li pernacchi de’ vili monatti NC, che fannomi ampi gesti de l’ombrello, dal carro, ridendo del fatto che trasporto uno grande homo rivestito de’ bianchi veli della Prima Communione. Essi hanno infatti iscorto,a lo tuo collo delicato, una catenina avente, quali pendants, una parvula crocettina, ma anco una medaglietta su cui sono impresssi falce et martello; et intra le manine, diafane e cereee, stringi pure una rosa purpurea, non del Cairo, ma simbolo di mai sopite sympathie socialisteggianti. Ahi, Paolo, vituperio dei destrorsi! A che continui tu a citare la casa del don quale casa “riaperta”, come se prima fosse solo una magione chiusa, il che darebbe adito a battute equivoche? Tu ‘l festi adunque a posta o fue parabula dal sen fuggita per disgratia? A che tu dunque citi ne lo finale femina peccatrice et adultera, la quale poterìa essere, con malevola mente, iscambiata con alcuna de le desgratiate femine ne la casa del don hospitate? Certo, sarìa molto miglior cosa ch’elle ben più lungo tempore fussero ivi a dimorare, ma ogni bona actione, anco caritatevole, have uno costo notevole, hic et nunc, intra li homini pur di bona voluntate forniti ed intra l’Ecclesia militans et non ancor triumphans. La charitate nullo doverebbe colore havere, anco se poi fino a la hora presente sempre ella ne ebbe, or bianca como la neve et lo vexillo vaticano, ora rossa come la rosa aulentissima, or rosea, come frate garofano, casto et pretioso et forte, cum maximo dispiacere per li pauperelli che di nullo colore le vestimenta habeano. Ave et salve, cin-cin e prosit, Paule, magna cum salutatione et affectione de FB .

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  • avatar Manzoniano Paolo Sirocchi scrive:

    Caro Franco, apprezzo il tuo sermonar de lu Fratre Francesco, anno domini tra il 1.100 et il 1.200 o poco più in là.
    Ma dimmi una cosa.
    Ho sempre sostenuto parlando dei Promessi Sposi ai miei figli che, lui, nell’episodio di Cecilia, inventa ante litteram la “zoommata” cinematografica.
    E’ lecito interpretarlo anche in questo modo l’episodio?
    Ciao. E con affetto, s’intende.

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    • avatar fb scrive:

      Sono d’accordo con questa tua interpretazione cinefila dell’episodio, che vedrei volentieri girato dal Pasolini de “Il Vangelo secondo Matteo” ed interpretato da attori non professionisti, come P.P.P. usava nei suoi films. Manzoni ha anche inventato le panoramiche, come l’incipit del romanzone suo, con quella descrizione a volo d’elicottero del ramo ovest del Lario. La sequenza notturna della resipiscenza dell’Innominato è degna del miglior Ingmar Bergman, mentre la scena del tradimento del Griso contro Don Rodrigo appestato sarebbe ottima per Dario Argento e quelle della visita di Fra’ Cristoforo al medesimo Rodrigo, con la scena del “Verrà un giorno…”, col dito alzato alla Bin Laden, poteva poi essere girata da Luchino Visconti.

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  • avatar Cinematografando Paolo Sirocchi scrive:

    COMPLIMENTI!!!

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    • avatar fb scrive:

      Not at all, il n’y a pas de quoi, modestamente, con tanta, tanta, ma tanta umiltà! Lei, don Pablito, sta sul podio dei Geni dell’Umanità, sullo stesso predellino del mio. Non facci il modesto, sii sincero, non mi venghi a fare dei complimenti che non mi merito, c’è chi può, e noi due potiamo!.

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