L’importante è parcheggiare, quindi demolire e asfaltare

Pubblicato da Redazione il 15 marzo 2010 in Fidenza città, Urbanistica, Verde pubblico |

Torna lo spettro dell’asfaltatura del grande prato dietro la scuola media Zani, manovra già tentata da precedenti amministratori.

La possibilità di parcheggio è una delle carte migliori del pluricentro commerciale costruito a ridosso del casello autostradale. Al commercio del centro storico, che si dice di voler tutelare o rilanciare, questa opportunità è negata. Non si è infatti finora provveduto o cercato di provvedere concretamente a superare questo handicap. I progetti sventolati durante la campagna elettorale non sono usciti dai cassetti. D’altra parte, i cittadini non ci hanno creduto più di tanto. E poi come  potevano essere presi sul serio progetti superati e ormai impraticabili?

L’accesso alla Zani, in via XX Settembre.

Anche se un po’ datata, la mappa satellitare Google (vedi in basso) ci permette di esaminare la situazione dei parcheggi esistenti o probabili nella zona ovest del centro storico di Fidenza, attorno al Duomo. Per la presenza della cattedrale romanico-gotica questa è anche  l’unica zona interessata dal flusso turistico che abbisogna di un’area di sosta per pullman. Gli attuali parcheggi sono di modeste dimensioni, l’unico di un certo rilievo è in via  Campanini, ma non è regolamentato e attualmente viene utilizzato per soste prolungate. Quello nella più centrale via Mascagni è di fatto riservato ai residenti come alternativa al box condominiale e, malgrado si trovi in posizione molto comoda, non è regolamentato. Tralasciando l’area davanti alle Poste, resta quella regolamentata dello slargo prospiciente l’abside del Duomo, zona che peraltro dovrebbe essere interdetta alle auto.

Vogliono estirpare anche il giardinetto attrezzato di via Mascagni, dietro l’ex macello?

La riconversione del giardino dietro l’ex macello a parcheggio potrebbe migliorare la situazione anche se in modo non decisivo. Senza considerare che priverebbe il quartiere dell’unica modesta macchia di verde. Aree alternative per un impatto meno invasivo potevano venire dall’utilizzo dei vuoti urbani creati recentemente in via Ariosto e via Porro, per non parlare dell’area ex Panini destinata a restare inutilizzata ancora a lungo.

Di chi è la mano morta che stringe l’area dell’ex Galaxy?

Ci sono poi soluzioni datate e quasi storiche: l’area di via Mazzini ex-Galaxy e via XX Settembre, che sono ricorrenti promesse elettorali. Per l’area di via Mazzini poi il costo di acquisto potrebbe rivelarsi  proibitivo per un comune che, dopo gli anni dello spreco facile, si ritrova pesantemente indebitato. Alla carenza di una progettualità intelligente che si trascina da tempo, si aggiunge l’aggravante delle casse vuote.

C’è il timore che la soluzione adottata nel parco Guernica, trasformato in parcheggio, possa essere adottata anche altrove. Non è un mistero che gli occhi sono puntati sulla vasta area verde attorno alla scuola media Zana, nel lato su via XX Settembre, solo in parte vincolata. Un boccone ghiotto candidato alla ricopertura di un bel manto d’asfalto. A quando il primo sopralluogo ufficiale, sempre che non sia già avvenuto?

La presenza di auto in via don Minzoni, a ridosso dell’abside del Duomo, è un sacrilegio urbanistico.

A completare il quadro, non certo rassicurante, possiamo accennare a un possibile multipiano nell’ex parco Guernika.  Ormai in questa zona è tutto compromesso e lo sarà ancora di più dopo l’apertura del famigerato tunnel. Ormai non è rimasto più nulla da tutelare, se non la casa popolare al civico 28 di via Mazzini.

Se ci portiamo un po’ fuori zona, le proposte si fanno più impegnative ed entrano in gioco le aree del palazzetto di via Berzieri e dell’Istituto Paciolo. In entrambi i casi, si tratterebbe di demolire edifici la cui eliminazione innescherebbe effetti urbanisticamente rilevanti.

Questo, a mio avviso, è lo spettro delle soluzioni praticabili e di quelle considerate impraticabili, di quelle condivisibili e di quelle opinabili. La ricerca di una soluzione soddisfacente nel lungo periodo dovrà costituire un punto di attenzione del nuovo Psc cui si deve porre mano senza ulteriori esitazioni.

Ambrogio Ponzi

Area tra via Porro e via Ariosto: fino a quando resterà abbandonata e inutilizzata?


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14 Commenti

  • avatar Joseph scrive:

    Non comprendo l’insinuazione tra le righe in relazione all’eventuale parcheggio di via XX settembre, oltre ad altri segnalati. A parte che deve essere evidente a tutti che per i parcheggi a Fidenza ci sono da sempre grossi problemi. Le elezioni le ha vinte Cantini , nel Suo programma, era indicato questo parcheggio. Ha 5 anni di tempo per dimostrare che lui è diverso da chi l’ha preceduto. C’ è da sperare, che tratti questa parte di città in modo diverso da quello che ha fatto l’UTC nel Parco Ghernica. Infatti, se i parcheggi, vengono realizzati per due piani entro terra, la parte superiore, può essere completata o con servizi alla Scuola, o con area verde ed una “zona” dedicata espressamente come “mercato rionale” con “banchi” fissi come in Ghiaia a Parma o come avevamo in Piazza Verdi nel passato. Non comprendo se tale soluzione possa essere negativa come l’hai affrontato in testa ed in coda all’articolo .

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  • avatar fb scrive:

    Ambrogio, se mi sbaglio, chiedo preventivamente venia; ma io ho frequentato dal ’58 al ’60, l’allora neonato Ginnasio di Fidenza, ospitato in due aule, al pianterreno, sottratte alle Scuole Medie Carducci, sotto la direzione della preside Adriana Grigato Bernazzoli, grande amica di mia madre. Eravamo in cinque in IV e in sette in V. Ogni giorno un’interrogazione, in qualche materia, con insegnanti severissimi, provenienti da Milano e da Torino; l’unica fidentina mi pare che fosse la prof. Trivelloni di Francese. Mi ricordo che, verso l’estate, andavamo, per l’intervallo, a divorare, in quel prato, panini al lardo pesto o con la cicciolata, confezionati da un salumiere che stava in via Gramsci, dove si trova ora il bar Moana. Per me e per i miei scarsi compagni di classe, era una specie di Eden, pieno di di peschi e di ciliegi; se non sbaglio era il il luogo delle esercitazioni sul campo dell’Istituto Agrario di allora, che sorgeva da qualche parte dell’edificio delle Medie di allora. Passato il Parco delle Rimembranze, appena più in là della ViaEmilia, allora finiva Fidenza, o quasi; tant’è che qualche fogone lo si faceva andando a rifugiarci in quel bar-baracchino, che ancora esiste, molto migliorato e rimodernato esteticamente, in fondo a via Gramsci, alla confluenza tra la via Emilia e la strada per Salso. Se cementano anche quel prato, è una vile e bieca operazione. Possiedo ancora una foto di classe, di fine IV Ginnasio, scattata in quel prato, pieno di alberi in fiore; io portavo ancora le braghe corte, senza ombra di peluria sulle zampe, ed ero alto un metro e una s-ciùfla.

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    • avatar Editore scrive:

      La ricostruzione e’ quasi perfetta. Il salumaio era vicino al Moana, non al posto di, dove penso oggi ci sia il venditore di kebab o qualcosa del genere.
      La Grigato Bernazzoli, espressione sempre accigliata e grembiule nero, pensavo si chiamasse Anna. Scherzi della memoria. La foto sul prato, dove si esercitavano a zappare gli allievi dell’avviamento professionale, addestrati dal professor Scazzina, sarebbe graditissima a scopo pubblicazione. Grazie

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      • avatar fb scrive:

        Editore, hai quasi ragione; nghe zenzo? come diceva Verdone, nei panni del tontolone de borgata. Il salumiere era dove dici tu, ma la Grigato l’as ciamèva propia Adriana, tant’è che io ed il mio inseparabile frate Alberto, eravamo convinti che facesse, di cognome, Agrigato, perchè si firmava, sui documenti, A.Grigato Bernazzoli. Eravamo da màtema trascinati a Borgo a trovarla, alle Medie, ed eravamo intimiditi da quel suo fare accigliato, che nascondeva poi un animo buonissimo, e dal suo vocione baritonale. Poi dovevamo acconciarci a giocare con le sue due figlie, noi che eravamo, a Salso, “i figli della Preside meleducati”, non so se ti ricordi, e le due sisters erano allibite dalle nostre sassaiole contro tutto e tutti, dal prato in questione verso i passanti di via Gramsci. Allora ci rifugiavamo dalla custode, una donnona enorme, che era poi la mamma di quello, non ricordo più il nome, Lucio, forse, grande e grosso anche lui, che mi pare poi che è stato presidente della sezione fidentina della CRI; lo incontro sempre, mi chiama ancora adesso Francone. Con lui ci trovavamo meglio,anche perchè sua madre ci preparava delle merende a base di fette di pane di pastadura, larghe come il ponte di una portaerei nucleare, con sopra due dita di marmellata. E mi ricordo ancora che di fronte al bar Diana, c’era un bar, forse omonimo, con juke-boxe, che a tutta manetta suonava “The lion sleeps tonight” e la “Ballata di Cerutti Gino”. Non c’erano ancora i Terragli, la fontana-abbeveratoio per bovini in Piazza Garibaldi, l’Outlet, ma una bella piazza della Stazione, con alberi, aiuole e vasca dei pesci rossi. Erano già presenti, dal Quaternario Wurm, Negrotti, Magnani e la mitica Confetteria. Com’era semplicemente e gradevolemente bella, allora, Fidenza, così quieta, gentile, laboriosa, silenziosa e riposante, forse un po’ rètrò, rispetto a Salso, ma a me piaceva tanto! E gli incontri galanti festivi avvenivano ancora nel megasalone del Moderno, saturo di olezzi corporali di ogni genere, densità e gradazione igrometrica; quando ci sono entrato, un paio di volte, mi si appannavano subito le lenti degli occhiali e mi si arricciavano le narici, in una reazione pavloviana. Per distinguere tra ragazze e maschietti, potevi anche essere cieco, ti bastava l’olfatto, andavi sul sicuro, anche come età, e non si capiva se puzzavi più tu o chi ti stava vicino, data l’igiene vigente allora. Adèsa pò dopa a vag a vèdar sa cat fora cla foto; me pò a sum ‘na bestia cunt el cumpùter, an so mia me fer a fart aver ‘sta bagaja, dìmal pò te.

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      • avatar Editore scrive:

        Dal 1962/63 in avanti non mi risulta che davanti al bar Diana ci fosse un altro bar. Prima, non so.

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      • avatar Ambrogio scrive:

        Non risulta nemmeno dal ’46, c’era un cinema all’aperto sino ai primi anni cinquanta.

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      • avatar fb scrive:

        Hai ragione nel senso che non era prorpprio di fronte, ma dall’altro lato della strada, angolo fine via dei Mille e via Gamsci, dove poi, per secoli, c’è stata una tabaccheria\ricevitoria, ora mi pare che ci sia un negozio di abbigliamento, appena prima che si arrivi poi alla Cassa di Risparmio, in direzione Stazione. Non mi ricordo neanche che ci fossse al posto dell’odierno bar Diana; ora che arrivavi dalla Station alle Medie c’erano solo casette base, a due piani, in viaa Gramsci, come quelle di vecchia data di viale Berenini. Devi tener conto che mi riferisco ad un’epoca in cui, forse, nel cielo, volava ancora qualche pterodattilo ed in viale Caduti di Cefalonia e Corfù si rintanavano gli ultimi dinosauri supestiti di fine Terziario. Mi ricordo che, dopo un fogoncello, io, Gino Simoni, quello alto, biondo della profumeria Lanzoni, Carletto Davighi, detto Fis-cèn, e Nullo Ricotti, aspettavamo la littorina per Salso, seduti su una panchina, in piazzale Stazione; lì accanto c’erano due clochards, da cui abbiamo saputo dell’elezione del neo-Papa Giovanni XXIII. “Guèrda, puvrèt, lur, dopa ch’ian magnè e bivì, c’me di gozèn, par di giùran, il brudèn ad pulàstar, di bistechi ad filèt, sampàgn, pan bianc, cafè e masacafè a camiunèdi, adèsa ian mitì su il nuovo capo; e nuètar ch’ium magnè, incò, n’et e mès ad ciciulèda in dù! As magna poc, ma as rida pò tant, eh, in tla vita?”- diceva l’uno all’altro. e noi quattro, da 14 enni imbecillotti, che ridevamo a pancia all’aria come dei dementi!

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      • avatar Editore scrive:

        Un bar al posto della tabaccheria delle Oche? Boh! Chiedo soccorso ad Ambrogio.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Certamente era un’altra epoca, questa zona di via Felice Cavallotti scuola compresa, era quanto di meglio il fascismo ci aveva lasciato urbanisticamente parlando. I tigli erano tigli, la scuola era scuola e Fidenza non era un Comune Sfiorito, pensavamo di esserci lasciati indietro la barbarie e non era vero.

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Vi ricordate quando scrivevo che a Villa Panini non avevo mai fatto caso, perché ero un ragazzotto delle medie che pensava a tutt’altro? Ecco, invece il parco dietro alla Zani l’ho vissuto eccome. Quando c’era bel tempo, si andava lì per fare ginnastica e ci si godeva quel piccolo pezzo di natura in mezzo alla città. E prima del rientro pomeridiano, era bello fare una passeggiata digestiva intorno alla scuola e vedere quel bel giardino., i cui profumi ci arrivavano dai finestroni spalancati durante le ore di primavera, per rendere un po’ più sopportabili certe lezioni che non finivano più (non me ne voglia nessuna insegnante con un arma bianca per cognome).
    Vi dirò che, se mi limitassi a un’analisi superficiale, trarrei solo vantaggio da un bel parcheggio vicino alla sede del partito. Ma non mi interessa nulla: il Comune non deve asfaltare il giardino delle medie, anzi si deve impegnare a renderlo il più possibile fruibile per gli studenti.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Non credo proprio, ricordo solo le Oche. Da quelle parti (Via Cavallotti poi Via Roma poi Via Gramsci poi Chissachecosa) storicamente troviamo il Caffé del Manganello, ma siamo in altra epoca. Dove ora c’è il Bar Diana c’era il Bar Turini in un edificio basso ed arrotondato. Questo è tutto, fonti Temistocle Corradi e Nino Denti rispettivamente in “4 passi per Fidenza” e “Osterie di casa mia”.

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  • avatar fb scrive:

    Editore e Ambrogio, lo so che mi volete far passare per demente senile incipiente e sulla via non di Damasco, ma dell’Alzheimer; io di 52 anni fa, ho quei ricordi; se mi sbaglio sulla dislocazione del bar,a murirà mia ansòn, no? Credo che sia più importante che un personaggio della mia stazza abbia dato lustro ai primi passi del Ginnasio fidentino, accompagnato da altri baby-VIP della cultura salsese e fidentina, divenuti poi, tutti tranne me, illustri personaggi della società italica. Sono poeticamenet d’accordo con i ricordi di Alessandro Stefanini, vissuti anche da mia figlia Marta, tra l’88 ed il ’91, nella sezione D della Zani, tempo prolungato, guidata dal colonnello dei Marines Genzia Boni. Anch’io ed i miei vecchi compagni di Ginnasio andavamo a fare ginnastica fuori, dalla primavera in poi, correndo per quei prati, come la vispa Teresa, e, dalle finestre del piantererno, in primavera, avevamo la visione bucolico-georgica di rami in fiore, rosati e candidi, di un profumo inebriante: “Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi…” C’era fors’anche una certa Amarillide, bruna e sottile, tra le compagne di classe o nell’aula accanto?…My God, women!

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  • avatar Guardiamarina Puke58 scrive:

    Editore ,era la tabaccheria delle sorelle Occhi, se le chiamavi ” agl’ ochi” si incazzavano come bisce.
    Sei fortunato che ormai non leggono piu’. :-)

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