Ha riaperto le porte la Casa di don Camillo

Pubblicato da Redazione il 10 marzo 2010 in Fidenza città, Società |

La Casa di accoglienza di don Camillo è ripartita. Grazie all’impegno di un gruppo di volontari sono stati risolti i problemi strutturali dell’immobile che è stato completamente messo a norma. Chi l’aveva visto prima del restyling faticava a riconoscerlo.La riapertura è stata fatta ufficialmente  lunedì 8 marzo, alle sei di sera alla presenza di tante persone. La scelta della data non è stata di certo casuale. La casa è destinata all’accoglienza di donne immigrate e la data scelta dalla comunità internazionale per ricordare le donne è risultata certamente azzeccata.

Il vescovo della diocesi di Fidenza, monsignor Carlo Mazza, ha celebrato la messa nella chiesa di San Pietro poi seguito da un corteo di persone è entrato in casa dove ha benedetto i locali.

L’assessore ai servizi sociali Marilena Pinazzini ha espresso soddisfazione per l’apertura della casa di accoglienza «vero simbolo della solidarietà della città».

Visibilmente commosso era l’assessore provinciale Giancarlo Castellani, ex scout molto legato a don Camillo.  «Ci sono momenti – ha detto Castellani – in cui si fa fatica a separare il ruolo istituzionale da quello personale. Questo per me è uno di quelli».

Silvano PIetralunga, presidente della Caritas ha spiegato che la Casa sarà un punto di prima accoglienza e non di tipo residenziale. Potranno essere ospitate al massimo 14 persone per un periodo non superiore ad un anno. L’sssociazione si impegnerà ad aiutarle a trovare un lavoro e un’abitazione. «La realizzazione di questi  progetti sarà una sfida per l’intera comunità locale. Se non dovessimo riuscire saremo costretti a rimandare a casa le nostre ospiti».

La testimonianza finale è stata portata dal fratello di don Camillo, Andrea Mellini, presidente dell’associazione intitolata a don Camillo. All’inaugurazione, oltre alle persone citate erano presenti anche i consiglieri provinciale Manfredo Pedroni (Pdl), Amedeo Tosi (Pd),  la vicepresidente del consiglio comunale Rita Sartori e i consiglieri comunale del Pd Francesco Ghisoni e Martina Canella.

Insieme a loro, un mare di persone semplici, di volontari, di immigrati, di parrocchiani e di tanti amici di don Camillo che non hanno voluto mancare all’appuntamento. Il «don» sarebbe stato certamente contento di vedere tutti insieme.

Giovanna Galli

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5 Commenti

  • avatar Armiamoci e Partite Paolo Sirocchi scrive:

    Non mi è piaciuto il seguente periodo :
    ” L’Associazione si impegnerà ad aiutarle a trovare un lavoro e un’abitazione. “La realizzazione di questi progetti sarà una sfida per l’intera comunità locale. Se non dovessimo riuscire saremo costretti a rimandare a casa le nostre ospiti”.”
    Non si può trovare chi può ospitare ?
    In tutta la comunità phidentina non ci sarà nessuno che potrà ospitare ?
    O ci limiteremo all’imbecille :”Fal tè! Fal tè c’at perli sempar par prim” ?
    Staremo a vedere.

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    • avatar fb scrive:

      Me a gò voeuda e libra la camra ‘d me fiola, la picèina, cula ca desa la sta sempar su a Milan; se propia as cata mia quel ca vaga ben, me a sum dispunibil; e desa stè mia a pensèr che me al farìs sulamènt s’am capita vùna ad 20 o 30 an, brut disgrasiè c’an sif mia ètar! Ah, sla fìs però ‘na musulmana, an gò mia di tapitèn par dir i urasiòn ad Allah, a gò sulamènt di cuertèn e di plè ‘d pail! Se pò dopa la fìs na cumunista, me in cà ‘d garsòn picèn da insubirg da magnèr, am dispièsa a bòta, ma ag n’ho pù d’un quai, an par cà.

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  • avatar giovanna galli scrive:

    Cerco di spiegare un po’ meglio quello che la Caritas intende fare nella casa perchè non vorrei passasse il messaggio opposto a quello reale. La casa di Don Camillo sarà una casa di prima accoglienza dove cioè verranno ospitate donne straniere con eventualmente i figli che appena arrivate, senza un benchè minimo lavoro non sapranno dove poter andare. L’associazione le prenderà in carico insegnando loro la nostra lingua, cercando un’occupazione per loro e aiutandole verso un’autentica integrazione. Mi sembra un modo autentico per accogliere queste persone e non certo uno scaricare il problema. Se qualcuno vorrà offrire a queste persone un tetto potrà parlarne con la Caritas e credo non ci potranno essere problemi. Mi auguro di aver chiarito le cose.

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    • avatar fb scrive:

      Giovanna, io, come Lei saprà, hsemprinsegnato Lettere, dai 19 anni fino ai 58, prima con supplenze frequentissime, poi di ruolo; potrei essere utile per l’insegnamento della lingua a qualche immigrata o è necessaria una specializzazione particolare? Le sto facendo una domanda seria, a parte quel post in dialetto, che voleva essere, comunque, scherzoso fin lì, dato che fin dai tempi della faccenda di Chernobyl, mi ero offerto di ospitare uno di quei bimbi bielorussi nella mia casa. Scherzo coi fanti, ma lascio stare i santi, ossia le cose serie!

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  • avatar fb scrive:

    Giovanna, io ho insegnato Lettere dal primo anno di Università fino ai 58 anni di età; potrei essere utile nell’insegnamento della nostra lingua ad un’immigrata o serve una particolare specializzazione? Da quando non posso più donare sangue all’AVIS, due anni fa, mi sento un po’ tagliato fuori dall’essere socialmente utile. Se potesse servire la mia opera, lo farei molto volentieri.

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