A come Andromeda, gli anni di piombo e i morti di sonno

Pubblicato da Redazione il 7 marzo 2010 in Scienze & tecnologie |

Il 4 gennaio 1972 nelle case degli italiani successe qualcosa di inaudito e mai visto. Da 17 milioni di piccoli schermi in bianco e nero cominciò a irradiarsi la serie di fantascienza più devastante dell’intera storia umana. Era come se Bergman, Tarkovskij e una telecamera fissa si fossero trovati insieme per giocare uno scherzo a un intero Paese. Era stato realizzato A come Andromeda, il telefilm più lento e ipnotico mai trasmesso. A partire dalla sigla (un Tavor tv: potete maneggiarla con cautela qui sotto).

Su una strada britannica (in realtà porta a Basiglio, in provincia di Milano) corre (si fa per dire) una spider. Oltre che la Lombardia, si userà la Gallura, per le location. La spider della sigla procede alla velocità di un’Ape. L’infinita maratona della fuoriserie si chiude con una scritta ricca di promesse: «Questa storia si svolge l’anno prossimo in Inghilterra». La trama è un Blade Runner pensato da qualcuno che ha preso più Lsd di Philip K. Dick (e ce ne vuole).

Si tratta di un romanzo di fantascienza scritto da un astronomo inglese e adattato da un italiano, il cui nome suggerisce quel che si vuole: Inisero Cremaschi. Per la Rai dei Settanta, A come Andromeda è una megaproduzione. Il cast è stellare, per i tempi. Viene assoldato il meglio del teatro di allora: Tino Carraro, Paola Pitagora, Luigi Vannucchi (tutta gente che pare inglese esattamente quanto Antonio Banderas sembra islandese). Dovrebbe esserci anche Patty Pravo, che poi però dà misteriosamente forfait. Azzardiamo che la biondina del Piper, stando ferma, era comunque più veloce delle inquadrature.
A un ritmo che pareva scientificamente studiato dai sovietici come rimedio all’insonnia, gli italiani si appassionarono alla leggenda di un telefilm in cui stenta ad accadere un delirio. Ecco cosa piacque al Belpaese, che poi ne fece un mito. In Inghilterra installano un radioscopio puntato verso la galassia Andromeda. Viene intercettato un messaggio, che nasconde istruzioni per costruire un supercomputer. Che viene assemblato, anche se nessuno sembra capire come funziona (una situazione comune a tutti gli uffici trent’anni dopo A come Andromeda). A questo punto, la scena madre (qui a sotto: firmate il consenso prima di fare partire il video).

Nicoletta Rizzi (sosia di Patty Pravo e recentemente scomparsa), come se fosse sotto incantesimo di Giucas Casella, impiega sette minuti netti ad avvicinarsi al processore, che la fulmina (verbo inadatto, perché nulla nel serial ha la velocità del fulmine). Poi il computer si pente e la fa risorgere, superando barriere bibliche – la sosia di Patty Pravo si rianima, diventando bionda ossigenata. Non è più quella di prima: si chiama Andromeda ed è un’aliena che si aggira per il mondo, intelligentissima, arrivando a condizionare scelte strategiche dell’umanità. Il tutto finirà in tragedia.
Le ricchissime scenografie (computer che sono fustini di cartone traforati con lampadine da 3 watt), la raffinata estetica del vestiario (scienziati in girocollo aderente, cattiva imitazione di modelli Facis), gli spettacolari interni (il mio sgabuzzino è più ampio) e i folgoranti dialoghi (interessanti come sette consecutivi discorsi di fine anno del presidente della Repubblica) fecero di questa serie un cult: e ciò già diceva che l’Italia viveva anni di piombo. Non fate però gli esterofili. Spazio 1999, pur essendo una produzione Usa, esibiva costumi molto peggiori e dialoghi più surreali. E comunque è arrivato dopo.

Nel 1972, con A come Andromeda, l’Italia fu all’avanguardia televisiva mondiale, quasi superando Star Trek. Non è mai più successo. E meno male.

Mega World News Facebook Twitter Myspace Friendfeed Technorati del.icio.us Digg Google Yahoo Buzz StumbleUpon Weekend Joy

Tag:,

5 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Un dubbio mi sporge spontaneo: ma non è che Andromeda, immortal ad vitam, come il titolo di quel film stralunato, è poi qui ancora qui tra di noi, con il nome di Maria Stella Gelmini, visti e dati come assodati i disastri che combinò dal ’72 in avanti e che, proterva, prosegue ancora, hic et nunc,dopo quattro decenni quasi? No, perchè allora, sulla scia di qualcun altro dei tempi che furono, saremmo tenuti ad urlare anche noi: “Con Andromeda -now Gelmini- abbiamo pazientato quarant’anni, ora basta!”.

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 1

  • avatar francis 38 scrive:

    La risatina di Tino Carraro, inconfondibile!
    Grande attore.
    Luigi Vannucchi! Paola Pitagora!
    Però che attori “lavoravano” allora in RAI.
    Ho anche il libro da qualche parte.

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

  • avatar Lemon juice Puke 58 scrive:

    Allora adolescente trovai Andromeda ipnotico e da questo nacque in me una curiosita’ verso la nuova frontiera informatica , gli attori erano allora al top della tradizione teatrale italiana , e Vannucchi credo fini suicida dopo qualche anno .

    Rivisto oggi credo farebbe sorridere per tante ingenuita’ ma col senno di poi…

    Ti piace questo commento? Thumb up 3 Thumb down 0

  • avatar jackbacc scrive:

    a me è piaciuto di più Mork e Mindy.
    nanunanu ;-)

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

  • avatar fb scrive:

    Ho letto che alla serie,perlomeno in GB, aveva collaborato lo scienziato astrofisico Fred Hoyle, l’inventore dell’espressione “Big Bang” e che i computers di allora erano stati disegnati dalla Honeywell; io non ricordo affatto di aver mai seguito un solo episodio della serie, mentre mi ricordo bene di quelli di “Ai confini della realtà”, alcuni dei quali erano veramente intriganti ed originali. Per me la vera SF rimane sempre quella degli anni ’50, con capolavori come “La guerra dei mondi”, “Il pianeta proibito”, “Cittadino dello spazio”; i remakes di alcuni non valgono gli originali, pieni solo di effettacci speciali roboanti e ridondanti. La SF non è un genere che si confà al cinema italiano, più portato alla commedia. Ricordo un solo racconto del genere, scritto da un autore italiano, veramente interessante.

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Copyright © 2007-2012 Nave Corsara All rights reserved.
Desk Mess Mirrored v1.8.1 theme from BuyNowShop.com.