Destra pasticciona, chi è causa del suo mal pianga se stesso

Quello che è successo in questi giorni a proposito delle firme alle liste elettorali è, a dir poco, paradossale.
Fino a questo momento la lista del Pdl a Roma e il listino di Roberto Formigoni in Lombardia saranno, salvo diversi pronunciamenti dei Tar di competenza, esclusi dalle prossime votazioni regionali. Consegnata oltre i termini di scadenza la prima e con irregolarità delle firme il secondo.
Sembra incredibile che il partito di maggioranza, che governa con ampio margine il paese sia inciampato su cose così semplici.
Per legge le liste andavano presentate entro le 12 di sabato 27 febbraio ma in quel momento Alfredo Milioni, il delegato del Pdl a consegnare le firme a Roma, non era in Tribunale ma era fuori, fotografato mentre mangiava un panino al bar.
Per quanto riguarda la firme la legge richiede che il firmatario sia residente in quel comune, che presenti la carta d’identità e che voti per una e una sola lista. Le liste dovranno poi essere firmate e timbrate. Un pasticcio simile, nel partito di Berlusconi , nelle due principali città d’Italia è a dir poco imbarazzante.
La prima cosa che mi verrebbe da dire è che la legge è uguale per tutti.
Che la burocrazia abbia i suoi obblighi e le sue regole non lo scopriamo adesso. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Lo sanno bene tutti quelli che si rivolgono alla pubblica amministrazione. Se uno partecipa ad una gara deve rispettare le regole stabilite nel bando: se si scorda dei timbri o si presenta dopo la scadenza viene escluso. Se uno partecipa ad un concorso non può presentare la domanda oltre i termini di scadenza, pena l’esclusione.
Per non parlare poi della patente, delle tasse …
Insomma se difendiamo il principio che la legge è uguale per tutti non ne usciamo e le liste devono rimanere escluse.
Dall’altra parte, però, c’è il popolo degli elettori che hanno il sacrosanto diritto di votare per i loro partiti e non hanno alcuna colpa dell’incapacità organizzativa dei loro rappresentanti.
Mi auguro sinceramente che si trovi il modo di uscire da questa triste situazione nella legalità e che tutti abbiano la possibilità di esprimere il loro voto.
Ritengo, comunque, gravi e inopportune le dichiarazioni del ministro della Difesa Ignazio la Russa che è sortito con l’affermazione «Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto» così come giudico altrettanto gravi le parole di Renata Spolverini laddove dice «Vogliono la prova di forza della piazza e domani gliela daremo» invitando i suoi sostenitori in piazza Farnese a Roma. Non possono far ricadere sugli altri i loro errori. È più che mai valido il detto «chi è causa del suo mal pianga se stesso».













Il fatto è chiaro. Come possiamo pensare di affidare ad una banda di incapaci la Regione della Capitale d’Italia? Renata Polverini, di cui ho sempre avuto una buona considerazione (una finiana responsabile, sindacalista comunque dalla parte dei lavoratori che all’inizio non piaceva soltanto a Littorio Feltri, come lo chiama Travaglio), è caduta negli errori comuni della casta rivelandosi anche lei della stessa pasta dei suoi “compagni” di lotta.
Peccato, e dico per davvero, che la Regione sia stata governata da un poveraccio come Piero Marrazzo altrimenti non ci sarebbe stata storia. Ora c’è Emma Bonino, di cui personalmente ho grandissima considerazione, che sta cercando di ridare fiato alle ragioni della buona politica, contro questa casta arrogante e autoreferenziale, all’insegna delle sue battaglie di trasparenza e legalità. Speriamo ci pensi la nostra buona Emma e che sappia, da politica valida quale è, di trascinare con sè i Partiti azzoppati del Centrosinistra e di respingere gli assalti del camerata Storace, delle clientele vaticane e dello schifo che è la Sanità privata nella Regione, quella targata Angelucci.
Tutto all’insegna della legalità ovviamente: quella che a questi signori “disposti a tutto” è sempre mancata.
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Tralasciando ovvie considerazioni politiche, sul che fare rimane l’esempio di ciò che accadde con i referendum presentati dai radicali nel 1994. A fronte di problemi con i tempi di presentazione delle liste e conseguente “blocco” degli stessi e inseguito alle proteste di Bonino e dei radicali, il Governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi emise un decreto di proroga.
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Al momento nel quale scrivo, pare che il listino della Polverini sia stato riammesso alle Elecciones Regionales (un pò di cileno, ogni tanto, non fa male).
Il mio parere è che Bersy si è accordato con Emma.
Eh, sì.
La solita storia.
Perché?
Perché è meglio “trombare” l’avversario tirandogli pagliuzze negli occhi che estrarre la tua trave dal tuo (lo disse una volta anche Massimo).
Le regole ci sono pertanto devono essere rispettate.
I Radicales hanno osservato il comportamento della macchina elettorale PDL e, da piccolo partitino che se lo può permettere, ha giocato d’astuzia.
Ma il “grande”, che stava dietro Emma e Marco, occorreva facesse bene a rifletterci.
Una cosa è sgambettare l’avversario sapendo di sapere convincere i suoi elettori a cambiare simbolo ove apporre la croce, sulla scheda.
Un’altra, golpista, fascista e comunque di un qualunquismo che tende a Cile ’73 o Italia ’22, è sgambettare l’avversario per metterlo solo e solamente in difficultate ma senza curarsi ove andranno a phinire quei voti.
Così come il PCI-PDS fece, vile, coi socialisti.
Poiché, anche se vinci, come puoi sapere che l’avversario, così come è caduto nel tranello che gli hai teso adesso, non te ne tenda uno più oscuro quando sarai al potere?
Ho fatto un sogno.
Correvo, correvo all’impazzata. Cuore in tumulto e le gambe che iniziavano a rallentare, nonostante la mia disperazione di fuggire.
Dietro a me, un nugolo di persone, molto simile al famoso quadro del Quarto Stato, tutti neri, in viso e vestiti. Una moltitudine enorme.
Dietro a loro bandiere svolazzanti, rosse.
Ancor più indietro un canto, sommesso, via via più acceso.
“…bandiera…..rossa….la trionferà…” poi ancor più nitido “evviva il com…nismo e la libertà”.
Inciampai in una buca. Fui preso. Catturato. Pugni, calci e sghignazzi piovvero su di me. Sentendo la phine, volsi lo sguardo al cielo, come un definitivo addio. Il diploma magistrale non usato per insegnare, intimò l’ordine di cessare il pestaggio.
Poi mi svegliai.
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Le regole vanno rispettate ,sempre, perchè senza regole la democrazia non sta in piedi. Le regole non sono solo forma sono anche sostanza, una sostanza della democrazia l’altra ovviamente è la libertà.Gli elettori sono (dovrebbero essere che è meglio) persone libere che non appartengono a nessun schieramento fino a quando non hanno votato anche per il semplicissimo motivo per cui fino all’ultimo uno ha il diritto di cambiare idea.O no?Quindi è una assurda pretesa di qualsiasi partito ochiunque altro farsi padrone di voti che non ha ricevuto.Questa semplice considerazione ci può aiutare a capire l’errore di Napolitano(“occorreva far votare il partito del PDL” per cui il fine buono ha giustificato il mezzo),l’errore”interessato” di Belusconi e l’errore fatto da Ciampi e ricordato da Marco del Freo.Che poi i partiti che dovevano essere beneficiati da questo harakiri della PDL siano campioni di rispetto delle regole beh,francamente non è il caso proprio di proporlo.Se qualcuno vuole farlo si accomodi…….
A Paolo vorrei fa presente che il PDL ,da come risulta dai fatti a verbale dei carabinieri,lo sgambetto se l’è fatto da solo ,come tu quando sei inciampato nella buca.Dormivi tu come ha dormito il PDL,tutto qui……
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