Volevano solo essere libere

Pubblicato da Redazione il 26 febbraio 2010 in Diritti civili, Diritti umani, Foto |

Donne cambogiane sfigurate dall’acido gettato loro in faccia da uomini gelosi o respinti. Atti che fanno risorgere la voglia della legge del taglione.

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1 Commento

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    Sì, io per l’8 marzo, Festa della donna, agli autori infami, perfidi e pervertiti di tali gesti vigliacchi, applicherei la legge del taglione,da eseguire sul loro abbietto organetto di riproduzione, che è poi anche il motore unico ed esclusivo con cui questi baldi maschioni ragionano e conducono, quotidianamente,la loro miserabile esistenza umanoide. Il risultato della raccolta potrebbe poi essere inviato ai varii punti di ristoro della catena McDonald’s, per farne hamburgers da servire nei paesi islamici. Questi laidi rappresentanti della mascolinità umana mi fanno schifo, sono pesi inutili sulla massa planetaria; se non ci fossero nemmeno, la Terra girerebbe con maggior scioltezza nei suoi movimenti di rotazione e rivoluzione e ci sentiremmo tutti molto meglio. Certo che i fabbricanti ed i rivenditori di vetriolo laggù fanno affaroni d’oro! Sono però convinto che anche qui da noi, certo, senza ricorrere alla troppa visibilità di applicazioni di acidi varii sul viso delle consorti o morose, esistano parecchi maschiottoni, che si credono civili e civilizzati, capaci di sfregiare e deturpare non tanto il fisico, a base di botte, ma soprattutto lo spirito delle donne. Le umiliazioni, l’emarginazione, le discriminazioni, oggi denominate anche mobbing o stalking -che fanno più fine ed acculturato-, sono all’ordine del giorno e non indignano più che pochi ed eroici eletti. E’ anche perciò che la cosiddetta Festa della donna, in un certo senso, mi è sempre parsa una grande ipocrisia; una donna non si tocca nemmeno con un fiore, si dice; però a bastonate,calci e pugni sì, e che diamine! Mi ricordo di una volta che, tra una folla di mariti e morosi, in un negozio di fiorista, qui a Borgo, attendevo il mio turno per acquistare le solite mimose per le femmine di famiglia; dopo che se ne uscì un tipo grande e grosso, con una bracciata di fiori, ho notato che la fiorista e gli altri avventori ridacchiavano sotto i baffetti. A domanda mia, rispondono in coro tutti: ” Ma cul lè a lè von cal na fa etar, a so mujera e ai so du fioli, che dag di sarùcc, di durdòn, di platòn e di psèdi in t’ai ren, da la matèina a la sira! E pò al ga porta i mimùs, mo nienta!” Misteri della fede!

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