Stefano Benni & Paolo Fresu & Nessuno del Comune

«Su mari è altu e contene muntagne e nimbi e barrancos ca la terra nun tiene
Su mari è mannu, doppu nu mari altro mari e mas altro mari appari
Su mari cagna culuri pote essere nigro come sangue rapprisu, o trasparente come il cielo, su mari cagna umori pote ridere o minacciare su mari cagna palabras e soni, pote parlari co murmuriu amicu o sciacca de ninna nenna, chiano chiano o con gridu barrosu irosu zrasos zalatta pelagos che calma e inquieta, che culla e schianta
Su mari è matre, su mari è bestia manna, su mari è padroni».
Cosi comincia Sagrademari (Leggende di mare e di città), scritto da Stefano Beni, un italiano di grande successo, uno degli scrittori che da oltre vent’anni vende molti libri, uno di quelli che ha resistito alla moda del momento, che ha saputo indirizzare i gusti de lettori e non subirli.
Accanto a lui Paolo Fresu, un trombettista, un grande del jazz attuale, e non solo, qui in Italia, a Parigi, eccetera.
I due sbucano dalla porticina che arriva direttamente dal teatro. Qui, al Ridotto del Magnani, sono le diciassette e un po’ di domenica sette febbraio. Tutte le poltrone sono occupate.
Stefano Benni si guarda intorno e poi non sa trattenersi: «Mi avevano detto che sarebbero stati presenti gli esperti di musica del Comune con tante domande, ma qui non vedo nessuno del Comune. Fatele voi le domande. Avete delle domande?».
I ragazzi presenti non si fanno pregare. Una di loro si alza subito e, con una simpatia non costruita diverte tutti con un semplice: «Io non ho domande pronte. Io ho solo organizzato il pullman. Veniamo da Traversetolo. No, non siamo musicisti ma siamo un gruppo di appassionati di teatro».
Tra molte domande non banali, simpatiche risposte ed altrettanto interessanti considerazioni tecniche sul lavoro teatrale che sarebbe stato poi rappresentato nella serata al Magnani, un’ora abbondante scivola via che è un piacere. Poi i due, Stefano Benni e Paolo Fresu, si infilano nella stessa porticina dalla quale erano arrivati in sala e scompaiono.
Un incontro divertente e interessante. Un’ottima opportunità per incontrare persone che non si vedranno tanto facilmente fare marchette in televisione. Possibile che né l’assessore alla Cultura, né un qualsiasi altro rappresentante della giunta o del consiglio comunale abbia avvertito l’eccezionalità, per Fidenza, dell’evento? Abbia sentito la curiosità di partecipare all’iniziativa? La stessa considerazione vale per i fidentini non presenti: se il pullman che è arrivato da Traversetolo avesse bucato una gomma dalle parti di Parola, chi riempiva tutte le poltrone del Ridotto del Magnani? L’amministrazione comunale ha fatto di tutto per far conoscere l’evento?
Celestino Stella













Gentile signor Celestino,
possa assicurarle che l’assessore alla cultura non era neppure a conoscenza dell’evento, si immagini l’amministrazione!
Ma lei come lo ha saputo?
Per le spiegazioni mi rifaccio al mio commento all’articolo più sopra.
ah! dimenticavo!
sono l’assessore alla cultura
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Ahi Giunta, vituperio de le genti
del bel paese là dove l’erre s’arrota,
poi che Parola e Fornio a te punir son lenti
muovansi la Rovaccchia e lo Stirone,
e faccian siepe al Taro in su la foce,
sì ch’elli annieghi in te ogni assessore!
Chè se Benni e Fresu avevan voce
d’aver tradito te ne l’elezioni
non dovei tu i borghigiani porre a tal croce.
Innocenti facea l’età novella,
novella Tebe, Celestino e l’Elisa, ed fb,
e tutti l’altri che l’evento han perso.
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Dico, ma stiamo scherzando?
Dico, ma sapete cosa vuol dire far cultura?
Significa curiosità, preparazione, gusto per il nuovo e valido, ascoltare le tendenze, domandare, interrogarsi, consultare, crearsi una rete di riferimenti, leggere, studiare, sbirciare, appuntarsi una sensazione, un “questo lo devo vedere”, un’informazione volante, domandarsi “a che punto siamo”, riunirsi, picchiare qualche pugno sul tavolo delle riunioni (quando si crede che serva) e tante altre cose.
Ma noi, cittadini e cittadine, siamo e dobbiam sempre essere figli della serva?
Io proporrei la gogna.
Vale a dire: due giorni di otto ore coi responsabili alla gogna, difesi e tutelati dalle forze dell’ordine, assistiti da personale medico, sganciati dalla gogna il tempo necessario per pulizie et bisogni corporali et rifornimenti interiori di cibarie e bevande.
Non ditemi che è roba da medio Evo.
Se, dopo la gogna, vai in depressione, sia chiaro che lo psicologo te lo paghi tu!!!
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Scusate, ma perchè tanto clamore per un dibattito che non era previsto dal programma ufficiale?
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