Il magistrato non è un cittadino qualsiasi

Pubblicato da Redazione il 31 gennaio 2010 in Giustizia, Riceviamo e Pubblichiamo |

Spettabile redazione,

da mani pulite dell’inizio degli anni 90 si parla dei magistrati. In questi giorni la diatriba si è profondamente acuita.

I magistrati, come la moglie di Cesare, non solo debbono essere imparziali, ma debbono inequivocabilmente anche apparire tali.

L’Anm non è altro che una corporazione sindacal-ideologica che suddivide i magistrati in varie correnti di diverso orientamento politico.

Immaginiamo un imputato per oltraggio ad un pubblico ufficiale durante una manifestazione del centro destra, che dovrà essere giudicato da un magistrato di Magistratura Democratica che scrive sull’Unita, va alle manifestazioni con le bandiere rosse e, intervistato in tv, critica il governo di centro destra in carica.

Questo magistrato sarà sicuramente imparziale, ma sarà molto difficile che possa apparire tale anche per l’imputato.

Il magistrato non è un qualsiasi cittadino. Una sua decisione può privare un altro cittadino della libertà, una volta anche della vita.

Il magistrato dovrebbe manifestare le sue idee politiche solo ed esclusivamente nel segreto dell’urna.

Gli dovrebbe essere vietata qualsiasi manifestazione pubblica che evidenzi le sue appartenenze politiche, ed anche nel privato dovrebbe essere oltremodo riservato.

Insomma non si dovrà poter dire: “ il tale magistrato è di destra e tal’altro è di sinistra”.

Questo è solo il mio pensiero, penso che tutti noi che seguiamo Nave Corsara saremmo molto interessati a conoscere il suo pensiero.

Nella speranza di due righe di riscontro, Vi rinnovo la mia stima e Vi porgo i miei migliori saluti.

Domenico Capussela


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33 Commenti

  • avatar sciacallo scrive:

    Ok, credo che comunque in genere siano i pubblici ministeri quelli che si “espongono” e non i giudici che giudicano. Il problema c’è, ma a ben vedere in qualunque decisione si è influenzati dalle proprie esperienze e idee. Pensiamo al potere che può avere un politico sulle persone, personalmente mi conforta il fatto che un giudice almeno avrà fatto un concorso e d avrà un titolo di studio, mica tutti gli onorevoli e senatori…… Poi, siamo in democrazia, come pensare che un giudice non possa avere delle idee (anche politiche) sapendo che è pur sempre un cittadino. Penso che la “moglie di cesare” debba essere giudicata sulle sentenze, e con tutti i gradi di giudizio che abbiamo…

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  • avatar marco del freo scrive:

    Diciamo una domanda.
    Poniamo che un cittadino abbia a chiedere giustizia. Egli chiede venga applicata a suo favore una legge varata dal Governo Berlusconi. La diatriba lo vede opposto a una proprietà riconducibile economicamente (e lecitamente) a un rappresentante della segreteria dell’attuale maggior partito di opposizione che si è apertamente e legittimamente schierata a fianco dell’ANM nella protesta all’apertura dell’anno giudiziario.
    Al momento dell’assegnazione del collegio giudicante il cittadino riconosce nel giudice assegnato al caso uno di coloro che ieri si sono allontanati al momento dell’intervento governativo.
    Potrà il cittadino chiedere la ricusazione di tale giudice?

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  • avatar Costantino V scrive:

    Assolutamente d’accordo. I magistrati hanno dimenticato il concetto di etica e della deontologia professionale se ne fanno un baffo.
    Io sarei drastico. Chi fa il magistrato non può apparire in televisione, rilasciare interviste e dichiarazioni di qualunque tipo, esprimere pubblicamente opinioni, bandito per sempre dalla vita politica ( o almeno per 15 anni dalle dimissioni), appartenere a sindacati e scioperare.
    Il giudice deve essere imparziale e per esserlo non può e non deve apparire.
    Per inciso i magistrati sono la categoria di lavoratori che guadagna di più in Italia, allo stesso livello dei politici, per cui avrebbero ben retribuito il loro silenzio.
    Trovo estremamente pericoloso, questo cercare da parte dei magistrati di condizionare il potere politico.
    Infine mi chiedo, ma chi giudica i magistrati ? Perché se un ingegnere sbaglia due conti e crolla una casa va in galera, ma se un magistrato mette in galera un innocente, sbagliando, cosa succede ? Non ho visto nessuno di questi bei signorini andare in galera per errori professionali.

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  • avatar fb scrive:

    Sei stato troppo clemente, Domenico! Per iniziare ad esprimere il mio pensiero,in genere, sui giudici ed i magistrati, posso citare, da “I fratelli Karamazov”: “Se il giudice fosse giusto, forse il criminale non sarebbe colpevole”, così come il Metastasio, ne “La clemenza di Tito”, scriveva: “Credimi, è raro un giudice innocente dell’errore che punisce,”. E nel Discorso delle Beatitudini Cristo diceva che sarà dei perseguitati a causa della giustizia il Regno dei Cieli, e che gli affamati ed assetati di giustizia saranno, un giorno, saziati. Non certo qui da noi , in Italia, dove creperanno, consunti dalla fame e rinsecchiti per la disidratazione prolungata; il Regno dei Cieli, poi, deve essere stracolmo, fino a scoppiare, di poveracci nostrani, tartassati, in vita, da magistrati e da giudici. “Dov’è un tribunale, ivi è iniquità”- affermava Platon Karataev in Guerra e Pace. Un quadro della perversione e della malignità della cosiddetta giustizia umana, manovrata da certuni giudici e magistrati, è tristemente ritratto ne “Il processo” di Kafka, opera agghiacciante, nella sua nuda e lucida denuncia di come un poveraccio, in mano a chi si pone al di sopra e al di fuori delle Leggi, in quanto membro della magistratura, possa venire stritolato negli ingranaggi perversi dei tribunali. “Come un cane!”- rantola il protagonista innocente, quando viene “giustiziato” a pugnalate da due sicarii, emissarii della Legge. E mi corre la memoria a quel film con Sordi, “Detenuto in attesa di giudizio”, esemplarmente paradigmatico della miopìa e del burosaurismo della nostra magistratura borbonica. Quando, come di recente, vedo quella massa di vecchioni barbogi ed occhialuti, rivestiti di toghe sussiegose, semiassopiti, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, mi ritorna in mente come, anche se a distanza di un secolo e mezzo, sia attuale il terrore che provavano i poveracci del racconto “La libertà”, di Verga, quando ascoltavano la sentenza finale di quei giudici, impassibili dietro i vetri algidi dei loro occhiali, che comminavano, senza misericordia, condanne esemplari a chi aveva osato ribellarsi, dopo millenni di angherie ed ingiustizie, alle classi dominanti. Summum ius, summa iniuria; non vi è nulla di peggio,al mondo, che la giustizia separata dalla misericordia. Il Belli sapeva bene che i miseri sono solo “carne da bboja” e Carlo Porta, in un suo sonetto in milanese, paragonava la giustizia dei tribunali alle ragnatele delle cantine; i moscerini che vi bazzicano da vicino ci finiscono sempre dentro e pagano subito il loro errore, i calabroni, invece,grandi grossi, bucano la tela e volano dall’altra parte, indisturbati. E il tacco dello scarpone del contadino tocca sempre e solo al ragno.

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  • avatar Filippo Fritelli scrive:

    Problema numero 1: durante Tangentopoli c’erano ladri e corrotti. Il sistema stava implodendo da solo. I Magistrati hanno applicato la legge. Mi si deve rispondere: perchè Berlinguer, Fini o Almirante, tanto per usare una parola che odio, “bipartisan”, tanto per essere, come si dice sempre inutilmente (perchè non ha senso) imparziali, non sono stati condannati? E perchè Craxi si?
    Problema numero 2: i Magistrati che devono tacere sono una strana concezione della democrazia. Praticamente loro devono subìre delle leggi, quindi vedono interventi nel loro lavoro, ma non devono parlare. Muti. Del tipo: zitto, subisci e taci! Parliamo magari della legge sul processo breve no? No perchè se nessuno accenna alla causa di una protesta, se nessuno ne analizza le ragioni, e guarda solo alla protesta come fenomeno in sè, ne ricava ovviamente (e banalmente) che i Magistrati sono dei confusionari. Gente sfaticata (Come dice sempre il buon cane da guardia Maurizio Belpietro), che protesta per tutelarsi. Buffoni. Geneticamente diversi.
    Guardate alla legge oscena, devastante, vergognosa, patetica, incostituzionale e vomitevole sul processo breve. Oppure al legittimo impedimento. Al Lodo Alfano costituzionale, mototizzato e rinforzato. Dopo che la Corte Costituzionale, bocciando anni fa il Lodo Schifani e ora quello Alfano ordinario, ha già dato pareri chiari a riguardo. Pensate allo sfregio che si sta facendo degli equilibri democratici. Agli effetti di questa amnistia strisciante. Vi scandalizzavate tanto per l’indulto (giustamente, aggiungo io) e ora per un’amnistia non dite niente? Pure ipocriti sono: fanno un’amnistia e non hanno neanche il coraggio di chiamarla col suo nome.
    I magistrati fanno errori come tutti gli altri: è la situazione generale del sistema Giustizia però, con queste leggi – vergogna a governarla, che deve far pensare.
    E’ il Parlamento italiano, unico in Europa in questo momento, che durante il dramma della crisi non trova altro di meglio che fare leggi per la casta. La gente è disoccupata, ci sono situazioni drammatiche, e questi qui si fanno il Lodo Alfano costituzionale. Ecco qui i Magistrati, neanche a volerlo, non c’entrano più: c’è qualcun altro che desta il mio personale schifo!

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    • avatar domenico capussela scrive:

      questo è un pistolotto comiziale, tra l’altro di bassa e trita ritrita argomentazione, contro il governo incarica.
      L’argomento era l’imparzialità dei magistrati. Ti è sfuggito!
      Per inciso sono un vecchio socialista antiberlusconiano e voto, sia pur obtorto collo, PD.

      domenico capussela

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      • avatar Filippo Fritelli scrive:

        E quindi? La risposta è poco interessante. Lei voti per chi crede.
        Il punto centrale è questo secondo me, provo a ripetermi: nel momento di maggiore attacco alla Magistratura, dove uno dei poteri dello Stato è messo sotto accusa con tutti i mezzi di cui dispone il Padrone, occorrerebbe un di più di solidarietà. Aprire fessure a favore del Potere Dominante significa, seppure indirettamente, favorirlo.
        Ciò che Egli cerca è di dividere i gruppi, di farli a pezzi, di spaccare la Magistratura (che, amico mio, su questi problemi la pensa tutta allo stesso modo come dimostrato dalle dichiarazioni dei suoi rappresentanti).
        Ora la priorità è unire le forze per difenderla se pensiamo che lo Stato di Diritto è un punto non negoziabile. Se un giorno l’attacco finirà si potrà parlare con più serenità non trova? Alcuni punti fermi però: i Magistrati possono difendersi per salvare il loro lavoro e trovo inaccattabile che questo sia contestato. Quindi possono manifestare proteste o dissensi nei limiti della legalità, come del resto hanno fatto.
        L’imparzialità dev’essere nei processi, e ci mancherebbe. L’imparzialità (e vi prego di credermi) sta scritta nel sistema procedurale e processuale: parte nella Costituzione e si dirama tra la legge sull’ordinamento giudiziario e i due codici procedurali. Ci sono più gradi di giudizio, i Magistrati si possono ricusare…e via discorrendo.
        Manifestano un’idea ma nei fatti un sistema di poteri e contropoteri fa in modo che le sentenze possano uscire equilibrate.
        Non è un sistema perfetto, ma è una buona base che ci garantisce, direi, abbastanza imparzialità

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  • avatar marco del freo scrive:

    Un ripassino magari aiuta…

    Costituzione della Repubblica Italiana

    Parte Prima

    Art. 28.

    I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

    Parte Seconda

    TITOLO I
    IL PARLAMENTO

    Sezione II
    La formazione delle leggi

    Art. 71.

    L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

    Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

    Art. 72.

    Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

    Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

    Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

    La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

    Art. 73.

    Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione.

    Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

    Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

    Art. 74.

    Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

    Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

    Art. 75.

    È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

    Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

    Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

    La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

    TITOLO IV
    LA MAGISTRATURA

    Sezione I
    Ordinamento giurisdizionale

    Art. 101.

    La giustizia è amministrata in nome del popolo.

    I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

    Art. 102.

    La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

    Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

    La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

    Art. 108.

    Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

    La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

    Art. 111.

    La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

    Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

    (omissis)

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Il magistrato non è un comune cittadino, ma non per questo non dovrebbe avere idee. L’importante è che, quando giudica, si attenga al diritto vigente, ma non per questo non può criticarlo. Il giudice è imparziale in quanto giudica secondo una legge generale e stratta, dunque imparziale, non perché è apolitico. Solo se la legge è imparziale, il magistrato che la applica sarà imparziale. I nazisti hanno sterminato milioni di persone nella piena legalità. Gesetz ist gesetz, la legge è legge, dicevano. Forse qualcuno di noi potrebbe dire che i giudici che l’applicavano erano imparziali?
    Criticare una legge parziale, affermando che va contro il bene comune, è sintomo di parzialità? Affermare che prevedere un limite di prescrizione di tre anni per il primo grado dei processi futuri e di due per quelli in corso è palesemente incostituzionale e profondamente imparziale, è forse essere parziali? Chiedere una riforma strutturale del processo, che significa aumentare le risorse umane e materiali, ridistribuire le sedi, intervenire sul diritto sia processuale che sostanziale, di fronte a una situazione intollerabile di sistematica denegata giustizia è forse essere parziali? Denunciare che il processo breve sta alla giustizia come i tagli della Gelmini all’istruzione, che è un dato di fatto, una verità logica, è forse essere parziali?
    La risposta è no. Qui si denuncia come parziale chi descrive la realtà e si vende per imparziale una legge fatta per uno solo e che farà danni a molti, moltissimi, che ogni giorno chiedono giustizia a un sistema che, applicando la legge, non gliela può dare.
    E perché si grida tanto alla parzialità di chi la legge la applica e non ci si indigna per la parzialità di chi la legge la fa? Perché in questo Paese si dà per scontato che chi gestisce il potere lo faccia per il proprio comodo? Si parla tanto del paradosso del magistrato di sinistra che giudica il politico di destra, ma non si vuol vedere il vero problema.
    Perché a un inquisito si dà la possibilità di fare la legge secondo cui è giudicato? Sarebbe come permettere a una squadra di calcio di decidere le regole del gioco. Quella che ha tanti giocatori fallosi indebolirà l’arbitro, abolendo i cartellini, per esempio.
    Portando all’eccesso, potremmo far fare la legislazione sulla pedofilia ai pedofili, sulla mafia ai mafiosi, sull’omicidio agli assassini, sul furto ai ladri…quella sulla corruzione la stiamo già facendo scrivere ai corrotti e ai corruttori.
    Un giudice parziale, con una condanna ingiusta (che ha effetto solo tra le parti) all’avversario politico, ci guadagna un po’ di malvagia soddisfazione e danneggia una persona.
    Un politico criminale, facendo una legge ingiusta (che vale per tutti) per salvarsi dalla condanna, ci guadagna la libertà e danneggia tutti.
    Secondo voi, chi ha più interesse ad agire con imparzialità? Chi dunque più probabilmente lo farà?
    E chi fa più danni con la sua imparzialità? Chi dunque va fermato per primo?

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  • avatar Costantino V scrive:

    Un giudice può avere idee ma non le deve manifestare pubblicamente. Nel momento in cui le manifesta non è più giudice imparziale.
    Se le vuole manifestare pubblicamente cambia lavoro.
    Io sono d’accordo che le leggi proposte da questo governo siano sbagliate e da cambiare, ma mi sembra assai improprio che i magistrati siano promotori di ciò. E’ compito del parlamento o della società civile, non certo della magistratura stessa.

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  • avatar Joseph scrive:

    Alessandro, vedo nuovamente che hai preso molto bene lo shampoo dai tuoi insegnanti . Io mi sono posto spesso delle domende, vivendo l’ambiente come consulente:
    A)possibile che i processi durino spesso oltre i dieci anni?
    B) possibile che abbiamo il triplo o dieci volte gli avvocati e del numero di leggi che ci sono in paesi come la Francia o la Germania?
    C) possibile che gli Arbitrati (spesso contro lo stesso stato) vengano assegnati a dei magistrati e spesso esentasse le parcelle?
    D) possibile che tutti i “delinquenti” siano nell’area di Milano, Napoli e Potenza ? nelle altre sedi, tutto tranquillo , nessuno delinque? Prendi l’esempio di Parma con i relativi scandali, o di Bologna nessuna Cooperativa indagata sino alla soluzione finale perchè??? A milano, solo perchè vi erano le stesse Imprese negli appalti le hanno indagate, e quì non è uguale? Vedi i cartelloni da Noi , il nome è sempre lo stesso! Perchè?
    E) Non viene scritta una sentenza dopo oltre sette otto anni e i mafiosi escono tranquilli. E’ normale? Se un Tecncio sbaglia, finisce in galera e loro perchè vengono solo spostati?
    Quando avrai una risposta “logica” a questi interrogativi, credo che qualsiasi legge venga fatta di nuovo annullando un 30%-40% delle vecchie è un risultato positivo. Ora è il caos senza fine!

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Joseph, sto cominciando a vivere il diritto, a conoscerlo, e già ora riesco a individuarne le storture. Non sono gli insegnanti politici che me le mostrano, ma quelli universitari. L’impressione generale è che chi scrive il diritto, chi fa le leggi, non abbia idea di quello di cui si sta occupando. Il risultato sono leggi contraddittorie o del tutto prive di significato. In ogni caso, mi preoccupa di più chi, più che ignorante, agisce in mala fede, scrivendo leggi sbagliate al solo scopo di farla franca. Venendo alle tue domande, non mi pare che le cooperative emiliane detengano questo potere, quindi almeno possiamo dar per certo che, se non sono state condannate a nulla, non è perché si sono fatte leggi “ad cooperativam”.
    Sulle sedi, mi sa che hai preso un bel granchio, perché non mi pare che Parma (col caso Parmalat, che in effetti cooperativa non è) e Bologna, con Unipol, siano rimaste con le mani in mano. Mi piace poi ricordare il caso di Lino Gilioli, additato spesso come uno dei manovratori della politica locale, messo sotto processo per lungo tempo in Romagna (a Rimini?) e poi assolto. Ciononostante, dal processo ha ovviamente subito danni d’immagine e morali, e probabilmente anche patrimoniali. Dobbiamo pensare che i giudici di là siano tutti iscritti a Forza Italia? L’impressione è che a Milano, Napoli e Potenza, ma ci metto anche Roma e Palermo, ci siano le inchieste che fanno più notizia, o, meglio, i cui imputati tendono a rendere più spesso pubbliche dichiarazioni sulla loro storia processuale, a volte professando la propria innocenza, molto più di frequente cercando di delegittimare gli inquirenti, anche dal punto di vista personale, specie se possiedono mezzi d’informazione (ricordi i calzini turchesi?)
    Se col nome ricorrente sui cartelloni ti riferisci alla Unieco, considerando che gli appalti (o almeno le offerte) sono pubblici, sarebbe bello verificare se ci siano margini per ciò che lasci intendere. Ti dirò che questa storia l’ho sentita tante volte, ma nessuno è mai riuscito a portare uno straccio di prova. Nell’edilizia, normalmente può fare le offerte migliori chi ha a disposizione il maggior numero di risorse, dunque l’impresa più grande che realizza economie di scala. E questo è il caso dell’Unieco. E poi non mi sembra che i lavori siano mal realizzati. Casomai ci sarebbero da rivedere i progetti.
    Le domande A e B forse rispondono l’una all’altra. Non credo infatti che l’eccessiva durata dei processi sia ascrivibile ai magistrati, quanto alle leggi e agli avvocati, per i quali è molto più facile trascinare la causa del proprio assistito verso la prescrizione, piuttosto che smontare le accuse. Il nostro diritto processuale penale è il più garantista del modo, coi suoi tre gradi di giudizio e tutte le sue formalità. Esempio lampante è la tattica processuale adottata dall’avvocato Ghedini o da Pecorella nel difendere Berlusconi. Ormai non si prendono nemmeno più la briga di professare l’innocenza del proprio assistito: il loro unico rapporto col tribunale sta nell’inviare lettere per manifestare il legittimo impedimento loro o del premier. E dire che, se le accuse fossero così pretestuose come dicono, avrebbero ogni mezzo per smontarle in breve tempo. Invece no: approfittando di una legislazione sbagliata, fanno durare il processo anni in più pur di raggiungere la prescrizione. Permettimi che qualche sospetto viene anche a me!
    Alla domanda C che posso rispondere se non: vallo a chiedere agli avvocati che questi arbitri li nominano o al legislatore che lo permette. In ogni caso, usando una metafora calcistica, se tu organizzasi una partitella e ti servisse l’arbitro, non chiameresti un iscritto AIA che conosci e che arbitra tutte le domeniche?
    Infine, una considerazione che ci dimentichiamo sempre di fare: in Italia i magistrati sono poco più di quelli francesi, ma le cause sono parecchie volte di più. Sarà colpa dei magistrati, delle migliaia di leggi o degli avvocati?

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  • avatar sciacallo scrive:

    Ho visto in questi gg. un manifesto elettorale della Lega che dice di avere abolito (mi pare) 16.000 leggi, comunque un numero spaventoso. Mi sono sentito ignorantissimo; 1) non me ne sono accorto e mi pare strano, quali hanno abolito, magari la 833 del ’78 che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale (non mi stupirebbe)?. 2) speriamo non le abbiano incorporate in una sola legge con qualche miliardo di commi (anche questo non mi stupirebbe affatto; la pubblicità detta legge da noi). Siccome parliamo di un manifesto, manifesto i mieie dubbi. E dato che Stefanini parlava del numero di magistrati italiani; osservo, dati non alla mano, che sicuramente siamo imbattibili per numero di avvocati. E non me ne voglia il mio avvocato (chè mi aumenterebbe la parcella) ma ho anche forgiato il seguente aforisma: “l’avvocato vien mangiando”. Per caso tra i deputati (e senaatori) del grande Silvio ce n’è qualcuno che non è avvocato??

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  • avatar shoeless scrive:

    Vorrei svegliarmi in un paese dove il governo si occupi dei problemi della gente, dove l’opposizione controlli il governo, dove il parlamento promulghi le leggi, e dove la magistratura le applichi senza commenti e spettacolo inutile, in un paese dove il valore dell’uomo non sia messo in dubbio dal denaro, in un paese che abbia la forza di integrare chi viene a lavorare, e che respinga chi viene a deliquere, in un paese in cui chi sbaglia debba pagare (magistrati compresi), e che aiuti chi ha bisogno…

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  • avatar marco del freo scrive:

    Senza scarpe, ma con cuore e cervello…

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  • avatar fb scrive:

    Shoeless, pur apprezzando la tua generosa risposta, nobilmente utopica, ti confermo che il paese che tu sogni non è di questo mondo, ma appartiene al Regno dei Cieli. Qui giù da noi,umanità militante e non trionfante, sono perlomeno 5 milioni di anni che andiamo avanti comportandoci nell’esatto modo contrario a quello che tu auspichi, con tanta dolente ragione. Se si dovesse realizzare quanto tu desideri ardentemente, per altri 5 milioni di anni saremmo in grande difficoltà nel tentativo di abituarci a queste nuove regole d’amore e misericordia per il prossimo; sarebbe un shock culturale insopportabile, devastante.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Annotazioni varie.
    Premesso che il principio di responsabilità ci deve essere anche per i magistrati,una patente a punti con declassamento o miglioramento di carriera a seconda dei casi(tanto per fare un esempio)
    Premesso che un magistrato non deve criticare un governo o fare campagna politica su argomenti che esulano dal contesto delle leggi.
    Per quale motivo un giudice non deve dirlo, pur applicandoli,come suo dovere, se pensa che l’ordinamento giudiziario non funziona o una legge è sbagliata od ingiusta( cioè imparziale come giustamente ricorda Stefanini) visto che è il suo mestiere?SE una legge è ingiusta o per caso anticostituzionale chi me lo deve spiegare se non un magistrato che ogni giorno, per tutto il giorno, non fa altro che occuparsi di leggi? Chi dovrebbe spiegarmi il diritto, quella categoria di parlamentari di sinistra di destra e di centro, eletti ma non scelti dalla gente,nominati,ingaggiati,dipendenti,condizionati,radiocomandati, yesmen per professione” nei secoli fedeli” che bivaccano nelle nostre sedi legislative?
    Ricordo ,alcuni anni fa quando ai festival di Lilliput venivano politici e magistrati a confrontarsi con la gente.Certo il difetto di quelle assemblee era il fatto che venivano quasi sempre gente per così dire di “centrosinistra”, ma perlomeno qualche domanda pubblica ai politici che poi non rispondevano l’abbiamo fatta.Parlarsi e confrontarsi è fondamentale per far camminare le idee,non tappando la bocca alla gente.
    Gli Art 72 e 75 sono anticostituzionali perchè antidemocratici.
    Sul n° delle leggi, se non ricordo male, un articolo su Repubblica denunciava il fatto che abbiamo fatto più leggi noi in Italia ,circa “250000″ che tutta l’Europa messa assieme,
    quindi alltro che 16000 da annullare,hai voglia….
    A Shoeless vorrei ricordare che in democrazia ,il governo(potere esecutivo) esegue ciò che decide il parlamento e che il cotrollo dell’esecuzione delle leggi spetta al parlamento ed alla magistratura non all’opposizione che è un’invenzione della partitocrazia.Come mai in USA il governo non ha bisogno della maggioranza e quindi dell’opposizione?Prova a leggerti quello che ho scritto nel blog sottostante con il mio nome,poi per chi voglia, continuiamo il discorso.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Stefanini
    Per favore vuoi spiegarmi,in concreto, perchè la legge sul processo breve, a parte la finalità evidente, è anticostituzionale ?
    grazie

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    • avatar Alessandro Stefanini scrive:

      A mio parere, che ovviamente conta fino a là, il processo breve, per come è stato presentato, viola gli articoli 3 e 24 della Costituzione. Innanzitutto, attribuendo tempi diversi per la prescrizione tra il primo grado dei processi penali in corso (2 anni) e quello dei processi futuri(3), introduce una disparità inconciliabile col principio dell’eguaglianza sancito dall’art.3 (Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge…). Prevedere poi tempi di prescrizione non compatibili con l’effettiva durata dei processi, quella resa tale dalle leggi e leggine in materia, è contrario all’articolo 24, non permettendo l’esercizio della difesa. Chi oggi si appella all’art.111, che fra le altre cose, parla della ragionevole durata del processo, dimentica che lo stesso articolo parla di parità tra le parti (e in questo caso, dov’è la parità?) e di “tempo e condizioni necessarie per preparare la difesa”, cosa che il processo breve non consente, a meno che non vogliamo considerare difesa mirare alla prescrizione.
      Per dirla tutta, si potrebbe parlare lato sensu di incostituzionalità, proprio perché in violazione del principio di ragionevole durata del processo, per molte leggi e articoli dei codici di procedura che, presi nel loro complesso (e abilmente sfruttati dagli avvocati) causano i tempi biblici dei processi italiani.
      Spero di esserti stato utile.

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  • avatar marco del freo scrive:

    Magari è sfuggito…

    Costituzione Italiana
    Art. 111.
    La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
    Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
    (omissis)

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  • avatar shoeless scrive:

    … grazie Marco… onorato del commento

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  • avatar Joseph scrive:

    Ad Alessandro, se stai cominciando a vivere il diritto, essendo tu giovane, vedrai (guardalo da tutti due gli occhi non con il virus antiBerlusconiano) che qualcosa non va? Te ne sarai accorto : troppe leggi, troppi avvocati, consegue troppe cause e quindi spesso non si giunge al processo in tempi brevi. E’ chiaro che quindi ci dovrà pur essere una soluzione. Credo che se ti guardi attorno, anche in paesi che consideriamo del terzo mondo , tipo Argentina, una buona soluzione la stanno utilizzando e sai qual’è? Si chiama CONCILIAZIONE. Quindi tutte le cause al di sotto dei 50.000 euro, vengono assegnate per la conciliazione ed entro sei mesi i giovani neo leaureati, debbono cercare tra le parti la Conciliazione. Ogni istanza a buon fine, significa un punto. Tanti punti derivati da bravura di conciliazione entro sei mesi, i neolaureati potranno svolgere la professione di Avvocati. Sai cosa significa? Che sarebbero finite in Italia, tutte quelle iscrizioni falsate da compiti copiati e di comodo, all’Ordine degli Avvocati , ma iscritti solo per merito. Ma di più, ben il 90 % delle cause entro sei mesi sarebbero risolte. Così, i magistrati e meno avvocati, avrebbero il tempo per un processo giusto ed utile in un tempo decente, non di lustri. Inoltre i Magistrati dovrebbero solo fare i Magistrati, ed in caso di errore pagare come tutti gli esseri umani, SENZA PRIVILEGI!

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Joseph
    D’accordo,sul principio di responsabilità,l’ho scritto sopra, sulla Conciliazione,come su altri meccanismi che alleviano la magistratura da sovraffollamento di processi di scarsa rilevanza civile. Non ho capito bene cosa vuoi dire quando affermi che i magistrati devono fare solo i magistrati.Tanto per parlarci chiaro,vorresti forse dirmi che un magistrato non può venire in teatro a Fidenza a spiegarmi perchè una certa legge è imparziale o perchè la macchina giudiziaria non funziona ,magari scrivendoci su un libro ?

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Joseph, hai pienamente ragione. La conciliazione, ma anche l’arbitrato, dovrebbero essere utilizzati molto di più nel sistema di composizione delle controversie di minor valore. E’ più che evidente che i giudici di pace non sono sufficienti. Di più: secondo te sarebbe possibile e auspicabile rendere obbligatorio il ricorso alla conciliazione preventiva nelle materie più diffuse (liti di condominio, contratti in genere…)? Secondo me sì. In questo Paese credo che gli interessi a favore del continuo ricorso al tribunale siano troppo forti per essere vinti dalla buona volontà. In più, si dovrebbe a mio parere provvedere a una revisione, oltre che del diritto processuale, anche di quello sostanziale, nel senso della semplificazione e dell’organicità delle discipline. Per il civile, immagino un codice civile ridotto all’essenziale (persone, ma non famiglia; diritti reali; obbligazioni e contratto in generale; tutela dei diritti in generale) affiancato da una serie di codici per materia. Oppure un codice civile il più possibile comprensivo di tutto il diritto privato, quindi inserendo le discipline delle leggi civili. Per il penale, fare come in Spagna: ridurre l’ambito di applicazione e mettere TUTTO nel codice penale. Che ne dici?

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  • avatar joseph scrive:

    Vedo , Alessandro che condividi il fatto che con la Conciliazione e/o arbitrato , si eliminerebbero il 90% delle cause in corso, dati conosciuti proprio in Corsi che erano tenuti dal padre della Bernini che spesso appare in Tv. E’ che , purtroppo in questo modo si vanno a colpire un sacco di interessi sia di avvocati, sia di Magistrati. Per questo, gli arbitrati vengono utilizzati solo per grossi casi (es: Cir-Mondadori) o in tutte quelle cause pubbliche-privati degli appalti (es: alta velocità )e quindi sempre con dei Maistrati molto interessati. Per Noi comuni cittadini, non viene pubblicizzata la possibilità di poter ricorrere all’Arbitrato, perchè verrebbe tolto un sacco di lavoro agli Avvocati. Inoltre, pensa quanta possibilità di occupazione se la Presidenza degli Arbitrati fosse assegnata ai giovani come prima fase di esperienza , prima di iscriversi all’Albo degli Avvocati. Di sicuro, la volontà di Conciliare sarebbe superiore alla volontà di contrapporre le Parti .

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  • avatar joseph scrive:

    A Carlo Fetonti:
    affermare che il Magistrato, deve far solo il Magistrato, è nel SUO LAVORO. Perchè, oggi il Magistrato, spesso, al mattino fa il Magistrato, al pomeriggio, fa l’ARBITRO nelle diatribe Pubbico-privato degli Appalti pubblici e/o le Consulenze per le clausole Arbitrali. Spesso inoltre, fuori dallla Sua dichiarazioni dei redditi, in assenza di Iva perchè sono prestazioni saltuarie e non continuative. Quindi, imparano e fanno esperienza presso la PP.AA., poi si mettono al servizio dell’Impresa che deve risolvere una clausola arbitrale nel proprio contratto con l’ente appaltatore-Stato, e come ha scritto più volte Di Pietro, lo stato perde l’86% dei ricorsi all’Arbitrato . E sempre per grosse cifre. Quindi può scrivere, libri, fare raccolte di francobolli , andare alla prima della Scala, come ha sempre fatto. Ma se nella professione opera da una parte, poi non può andare a giocare contro quella parte ove aha lavorato al mattino o prima. E’ una scelta di campo, non a tutto campo.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Joseph
    Ovviamente su questo pienamente d’accordo.Mi era parso di capire da interventi non tuoi che l’argomento in questione fossero anche le idee dei magistrati.Ecco perchè ho voluto essere molto chiaro in proposito.

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