Sdm, per ora Adriano Fava e soci hanno ancora la testa sul collo

«Noi non siamo tagliatori di teste» ha assicurato il consigliere di maggioranza Vittorio Cavalli per discolpare la giunta dall’accusa di voler decapitare la San Donnino Multiservizi. (Nell’immagine, il santo patrono di Fidenza in un dipinto di Ettore Ponzi)
Nel corso del dibattito sulla San Donnino Multiservizi (da qui in avanti Sdm), che si è tenuto nel corso del consiglio comunale di venerdì 22 gennaio, ci sono stati diversi interventi che meritano di essere raccontati.
Formalmente il consiglio doveva dare mandato al sindaco, in qualità di legale rappresentante e socio unico della Sdm, di dimezzare i compensi dei componenti del consiglio di amministrazione. Di fatto, però, si è capito subito che si trattava di un escamotage per mandare a casa tutti. L’occasione veniva offerta dal decreto legge n. 78/2009 (convertito nella legge 102/2009) che detta, tra le altre cose, i provvedimenti da adottare per combattere la crisi economica.
Il vicesindaco Stefano Tanzi ha iniziato in un modo insolito. Lui, solitamente critico nei confronti della Sdm ha elogiato e ringraziato apertamente il presidente Adriano Fava e il suo cda. Il motivo è stato però presto chiarito.
L’articolo 17, comma 22-bis del sopracitato decreto dice testualmente: «Ai fini della riduzione del costo di funzionamento degli organi sociali delle società controllate, direttamente o indirettamente, da un singolo ente locale, affidatarie di servizi pubblici o di attività strumentali, può essere disposta, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la revoca anticipata degli organi amministrativi e di controllo e degli organismi di vigilanza in carica, a seguito dell’adozione di delibere assembleari finalizzate alla riduzione del numero dei componenti o dei loro emolumenti».
Articolo che calzava a pennello. Dal momento che Fava e il suo gruppo non hanno fatto nemmeno finta di dimettersi, a questo punto dovevano trovarlo loro il modo di liberarsi definitivamente del passato.
Perplessità più che legittime sono state espresse dall’ex sindaco Giuseppe Cerri, preoccupato per eventuali richieste di rimborso presentate dai membri del cda rimossi dall’incarico. E non si è nemmeno lasciato convincere dal segretario comunale Emilio Binini che gli ha letto il comma in questione.
A questo punto è intervenuto il capogruppo Federico Galvani che ha letto un documento (di Giovanni Capece?) in cui ha fornito la distinzione tra «lealtà» e «fedeltà». E qui Federico ha dato il meglio dicendo con serietà che «la fedeltà si esaurisce in una stupida obbedienza: è meglio un intelligente leale che uno stupido fedele». Dichiarazione che a chi ha una certa età avrà ricordato le ovvietà di Catalano di Quelli della notte.
«Per noi della Lista Cantini», ha aggiunto Galvani, «voltare pagina non significa cambiare le persone ma cambiare il sistema».
Ancora una volta si sono giustificati per non aver cambiato le persone ma nessuno aveva chiesto questo. Non sarà forse valido il detto «excusatio non petita, accusatio manifesta»?
Il consigliere Vittorio Cavalli, piuttosto infervorato ha rincarato la dose. «Abbiamo dimostrato che noi non siamo tagliatori di teste». Ma a chi vuol mandare questo messaggio? Nessuno dell’opposizione gliel’ha chiesto.
Cavalli racconta alcune scorrettezze compiute da operatori della Sdm: hanno impiegato quattro mesi per sostituire dei cestini per la raccolta dei rifiuti che si erano rotti, non hanno informato i cittadini delle riunioni programmate per spiegare le novità in merito alla raccolta porta a porta tanto che all’ex macello c’era un solo cittadino e a Castione Marchesi solo sette. Disastrosa è stata anche la riunione a Bastelli dove si sapeva da giorni che non c’era la sala disponibile ma gliel’hanno detto solo all’ultimo minuto e non ha potuto farci niente.
Il consigliere Luigi Toscani (Pd) sollecitato da questo clima un po’ particolare è intervenuto citando alcuni film. «Questa situazione in cui tutto dipende dal comma 22 mi ha portato alla mente il paradosso del film omonimo. Articolo 12, comma 1: “L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia”; articolo 12, comma 22: “Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo“».
Toscani accusa l’amministrazione di usare le leggi in modo strumentale. «Ricorrere alla riduzione dei costi per cambiare il cda richiama anche altri provvedimenti contemplati nella legge quali per esempio la soppressione del direttore generale e del difensore civico oltre alla riduzione degli assessori da sette a cinque. Il direttore generale che non conosco percepisce 93.983 euro l’anno ed eliminare questa figura farebbe risparmiare una bella cifra».
Per quanto riguarda la riconferma dei dirigenti in carica precisa che non sono mai arrivate critiche da parte della minoranza che non è mai nemmeno entrata nel merito di questo argomento.
Il sindaco Mario Cantini, evidentemente stizzito dalle parole di Toscani lo accusa di aver toccato un argomento irriguardoso e singolare. «Enrico Pigorini», dice, «percepisce molto meno di quello che prendeva l’ex direttore generale Tantini e questo è un gesto che concorre alla riduzione dei costi». E aggiunge: «Noi non ci siamo nemmeno avvalsi della figura del dottor Cavalli che ricopriva il ruolo di segretario del sindaco qui a Fidenza e di vicesindaco a Salsomaggiore. Cantini ha inoltre precisato che il provvedimento non riguardava Fidenza ma solo i comuni in cui in primavera si andrà al voto. E conclude: «Andremo avanti così step by step».
Il vicesindaco Stefano Tanzi, riprendendo in mano la questione, precisa che il sindaco dovrà nominare quattro rappresentanti della maggioranza e uno della minoranza oltre a due revisori per la maggioranza e uno per la minoranza.
Poi, con un sorriso più eloquente di tante parole, aggiunge: «Le dimissioni più di chiederle vanno accolte».
Cerri, tornato sulla dubbia legalità della delibera, si astiene, così come Enrico Montanari che concorda sul fatto di valutare attentamente alcuni aspetti tecnico-giuridici. È soddisfatto del giudizio positivo del vicesindaco sull’operato della Sdm. Critica gli interventi di Cavalli e di Galvani che non hanno saputo cogliere la disponibilità della minoranza. Si dice favorevole a un avvicendamento che, a suo avviso, andava comunque fatto appena dopo le votazioni.
Giovanna Galli
Sdm, Chi e Quanto
Presidente: Adriano Fava; vice: Amedeo Tosi; amministratore delegato: Dino Pietralunga; consiglieri: Adriano Fratta, Gianpiero Rossi; revisori dei conti: Giovanna Massera, Claudio Martignoli, Paolo Venturini, Roberto Gaibazzi, Paolo Mordenti.
Non li decapitano ma vogliono dimezzargli la congrua.
Compensi. Presidente: 22 mila euro lordi (alternativa proposta: 11 mila euro). Vice: 2 mila euro lordi (invariato). Altri: 400 euro a seduta (alternativa: 200 euro)













Penso che l’unico che costi sia l’amministratore delegato (di cui manca la retribuzione), perchè gli altri percepiscono compensi veramente irrisori, a fronte dell’impegno e per il presidente dei rischi.
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Il “consigliere” cavalli dimostra che non taglia teste ma si autodecapita tutte le volte che apre bocca.Quello che dice non è mai farina del suo sacco.A proposito del detto “è meglio un’intelligente leale ecc ecc “Non avete ancora capito chi vi siete tirati in casa.Cerchiamo di ripristinare le diseguaglianze no?
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La domanda sorge spontanea….ma perchè si doveva continuare a sovvenzionare il pd cittadino con il controllo della sdm?
l’idea del sindaco e della giunta,secondo me è di creare una squadra vincente e trovo giusto che la si crea con i propri uomini di fiducia.
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