I marines ad Haiti: aiuti umanitari od occupazione militare?

Pubblicato da Redazione il 22 gennaio 2010 in Foto |

Cinquanta marines americani hanno compiuto un atterraggio spettacolare martedì davanti al palazzo presidenziale di Port-au-Prince, a bordo di almeno quattro elicotteri, per mettere in sicurezza i dintorni.

Nuovi rinforzi militari americani sono arrivati dopo lunedì ad haiti. Devono garantire l’ordine a Port-au-Prince e partecipare alla distribuzione degli aiuti umanitari. In tutto, sono sul posto quasi 7.500 GI, secondo il Pentagono.

Marines installano il loro campo nei pressi di Cité Soleil, un’immensa bidonville di Port-au-Prince. Appena arrivati, 2.200 si sono immediatamente occupati dell’inoltro dei viveri.

Lunedì, l’aviazione americana ha proceduto al lancio con paracadute di 14.500 razioni alimentari e 15 mila litri d’acqua su un’area tenuta sotto controllo, vicino all’aeroporto della capitale haitiana.

La sicurezza resta una preoccupazione permanente a Port-au-Prince, dove i tremila detenuti del carcare centrale sono evasi, favoriti dal terremoto. Avrebbero raggiunto la bidonville di Cité-Soleil, già quartier generale delle gang più violente.

La polizia, decimata dal sisma, rischia di essere sopraffatta da una popolazione che manca di tutto. Il governo ha decretato domenica loi stato di emergenza fino alla fine del mese.

Nelle strade di Port-au-Prince, l’apparizione di un cartone contenente viveri suscita tumulti. Secondo la Croce Rossa, «gli incidenti violenti e i saccheggi aumentano a mano a mano che cresce la disperazione».

Le forze dell’Onu hanno subito delle gravi perdite durante il sisma. Il segretario generale, Ban Ki-moon, ha chiesto lunedì al Consiglio di sicurezza l’invio di 1.500 poliziotti e di  2 mila soldati al fine di rinforzare la Missione dell’Onu ad Haiti (Minustah), che già dispone di 11 mila uomini.

I soccortrtori si spostano in continuazione per cercare sopravvissuti tra le macerie. L’Onu ha affermato che «la speranza persiste» precisando però che la fase della ricerca dei sopravvissuti stava «molto presto» per concludersi.   Da una settimana, almeno 90 scampati sono stati estratti dalle rovine.

I feriti continuano ad affluire verso i centri di cura improvvisati, dove le amputazioni si succedono a ritmo continuo. Nella foto, il centro ospedaliero della Renaissance a Port-au-Prince.

Le navi militari americane si trovano ad Haiti unicamente per assicurare l’ordine e prestare soccorso. La portaerei Uss Carl Vinson dispone infatti di un’unità medica all’avanguardia e produce acqua potabile, dissalata a bordo, per essere distribuita ai sinistrati.

Qualcuno, come il presidente del Venezuela Hugo Chavez, ritiene che l’imponente dispiegamento americano occulti un’«occupazione». Ma il segretario americano alla Difesa, Robert Gates, assicura che il comando delle operazioni è nelle mani dell’Onu e del Minustah.

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4 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Probabilmente gli USA prenderanno due piccioni con una fava; senz’altro il loro intervento è stato rapidissimo ed utile, data la contiguità geografica con l’isola e l’imponenza dei mezzi dispiegati da un colosso economico qual è il loro. Dopodichè, i marines non se ne andranno tutti e il governo haitiano dovrà sicuramente saldare il debito di riconoscenza con favori politici ed economici. Penso che sorgeranno basi militari aeree e navali per tenere a bada anche Chavez e non solo. Haiti possiede piantagioni di piante tropicali come caffè, cacao, cotone,tabacco e canna da zucchero e dal punto di vista turistico ha molto da offrire, soprattutto un mare ancora incontaminato, mancando qualsiasi infrastruttura industriale ad inquinarlo. Vedremo quanto potrà mantenersi pulito, se arrivano ad occupare l’isola i boss dell’industria yankee; basterebbe considerare come erano le Hawaii un secolo fa e come sono invece ridotte da decenni: un cumulo di edifici osceni a ridosso della costa, un ecosistema naturale distrutto ed una cultura umana completamente americanizzata, stravolta ed omologata alle idiozie comportamentali e sociali più deleterie della civiltà della Coca-Cola e di McDonald’s.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Allo stato attuale delle cose direi che Chavez ha perso u’occasione per stare zitto, e non fare come spesso fanno i politici, il processo alle intenzioni. Altre considerazioni, invece, potevano essere fatte sull’organizazzione e sull’efficienza del primo intervento degli U.S. al di là della buona volontà. Le fotografie satellitari potevano già dare la situazione e la possibile dislocazionasul territorio degli aiuti militari ed evitare il lancio aereo che certamente non è stato un bel vedere e un bel fare. O no ?

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  • avatar fb scrive:

    Ad Haiti, quando parlano del sisma e delle sue catastrofiche conseguenze, usano il vocabolo “les évènements”, quasi fossero eventi di tutti i giorni. Accettano tutto con rassgnazione, fatalismo, senso disoerato della fragilità umana. Sulle insegne dei negozi, sulle fiancate di bus e camions, è un continuo leggere scritte di ringraziamento a Dieu, a Jèsus e alla Providence. Davanti a quel che resta di negozi, magazzini e supermarkets, file di sfollati rubano in fila, in silenzio, tutto quanto trovano; arrivano gli agenti della PNH, li legano e li portano via su dei pick-ups;o li ammazzano a botte o gli sparano un colpo in testa. Parecchi giornalisti ed addetti di ONG testimoniano che arrivano quantità enormi di medicinali ed alimentari, ma in giro si distribuisce solo acqua e la gente compra pasta,riso e banane per la strada. Il più frequentato è un baracchino di lamiere ed assi di legno, dove funziona un generatore che per mezzo dollaro riesce a ricaricare le batterie dei cellulari.Quella povera gente è inerte, incapace di organizzarsi, non è abituata a prendere decisioni autonome. A Nazon, dei disperati hanno scritto su un muro: Welcome to US Marine, we need some help, dead bodies inside; non riscivanmo nemmeno a liberarsi di una montagna di cadaveri, indicati con una freccia, ammucchiati nel cortile di un condominio. Un funzionario governativo, alla maliziosa domanda di un giornalista, che gli diceva che ora avrebbero dovuto scegliere tra Chavez, Castro e gli USA, ha risposto, strizzandogli l’occhio: “Non faremo una scelta, opereremo un’aggiunta!”.

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  • avatar berdino scrive:

    ….beh,…dopo l’insediamento ci sara’ anche la ricostruzione,…o mi sbaglio?..

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