I destini quasi paralleli di Bettino e Amanda

Ancor prima che s’iniziasse a discutere animatamente dell’opportunità di intitolare una via o una piazza all’ex presidente del consiglio Bettino Craxi, dagli Stai Uniti è giunta una notizia che per certi versi somiglia al nostro modo di usare i morti per dividere i vivi e scambiare le città concrete per il mondo delle polemiche futili e inconsistenti.
Succede che, da quando un tribunale ha condannato la studentessa americana Amanda Knox (foto sopra), avendola giudicata colpevole dell’uccisione di Meredith Kercher con la complicità del suo partner italiano, Seattle, sua città d’origine, non voglia più saperne di intitolare un parco a Perugia.
Dopo l’interesse manifestato dalla vicepresidente Hilary Rodham Clinton, ora è l’amministrazione della pacifica metropoli dello Stato di Washington, peraltro gemellata con Perugia, a invocare la legittima suspicione sulla sentenza.
Spiace che a farsi irretire da simili preconcetti, e cioè che in Italia si celebrino processi farsa di stampo nordcoreano, siano gli amministratori di una città che ha dato al mondo la moda grunge, il primo corteo dei No Global e i Nirvana di Kurt Cobain. Nessuno è all’avanguardia per sempre.

Seattle offesa per Amanda, no a Parco Perugia
New York. Niente “Parco Perugia” a Seattle: dopo aver deciso all’unanimità di battezzare un nuovo giardino comunale col nome del capoluogo umbro, il comune di Seattle ha fatto marcia indietro con la motivazione che Perugia è la città in cui Amanda Knox è stata condannata. «La decisione di battezzare un parco con il nome di Perugia ha provocato proteste nella comunità cittadina sulla scia della condanna ad Amanda», che ha preso 26 anni per avere ucciso la studentessa Meredith Kercher. «Cosi il progetto è stato temporaneamente archiviato», ha detto il sovrintendente ai parchi Tim Gallagher. Perugia e Seattle sono città gemellate dal 1992. E il capoluogo umbro ha già un parco intitolato a Seattle. La proposta di chiamare Perugia un giardino nella città statunitense è arrivata in Comune un mese fa ed è stata approvata all’unanimità da una commissione, rispetto a un’ altra ventina di proposte concorrenti. «Serviva per avviare un processo di riconciliazione, un nuovo inizio nelle relazioni con la città italiana. Ma evidentemente per molta gente la ferita è troppo aperta», ha detto la portavoce del Seattle Parks Department, Joelle Hammerstead. «Così abbiamo sospeso la decisione e riprenderemo in esame il caso più tardi». Il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, scriverà al suo collega di Seattle auspicando che le relazioni tra le due città «non siano compromesse da una vicenda che è e deve restare soltanto giudiziaria». La sua amministrazione non ha ancora avuto alcuna notizia ufficiale sulla vicenda del parco. «L’ultimo, tra i tanti, episodi dell’amicizia tra le nostre due città – ricorda il sindaco – è Sister Orca, un’opera di un artista di Seattle di origini indiane donata a Perugia». E adesso esposta nella città umbra. (Repubblica, 2 gennaio 2010)

Beh, se un’intera popolazione e le sue istituzioni si inalberano per la condanna di un’assassina (salvo ribaltamento del verdetto in appello), allora è pure legittimo che i fan della toponomastica craxiana alzino la voce e la cresta. Là, un organismo amministrativo che punisce gli autori dello sgarbo verso gli americani ritenuti per principio al di sopra di ogni sospetto. Qui, pubblici amministratori che risciacquano le colpe del politico con i presunti meriti dello statista. In entrambi i casi, gli scopi delle due operazioni sono i medesimi: accattivarsi le simpatie degli elettori, mantenere e allargare il consenso. Poi, può darsi che qualcuno sbagli i conti, in Italia, ma questo è un altro paio di maniche.
Ci consola, come capita sempre più spesso, il lucido commento di Dacia Maraini, che meriterebbe la prima pagina del Corriere, anziché quella un po’ nascosta delle opinioni.

IL SALE SULLA CODA
Troppe chiacchiere su Amanda
di Dacia Maraini
Ero in Inghilterra quando i giornali parlavano del processo di Perugia aspettando la sentenza. Le televisioni trasmettevano le immagini degli imputati e della vittima: Meredith Kercher magra, pallida e sorridente. Accanto a lei la madre ammutolita per il dolore, il fratello serio e dignitoso. Nessuno invocava vendetta. Il tono generale dei commenti era: aspettiamo la sentenza con fiducia. Premendo un tasto però era facile passare al canale americano della Cnn, ed ecco le stesse immagini ma viste da una ottica completamente diversa: la bella giovane Amanda viene proposta come vittima del sistema giuridico italiano. In Europa ma soprattutto in Italia, dicono voci prestigiose, regna una atmosfera antiamericana che non garantisce giustizia serena. Le prove poi sono tutte discutibili. Ma allora chi è il colpevole? Nessuno lo dichiara apertamente per non passare da razzista, ma la risposta è: il nero Rudy Guede, il solo che ha ammesso di essere sulla scena del delitto quella sera. Tutto ciò che dice Guede è menzognero: lui era in quella casa con la studentessa inglese, lui l’ ha violentata e l’ ha ammazzata. Chiaro come la luce. Gli altri due, Sollecito e la Knox sono stati messi in mezzo per sbaglio, o per trovare forzatamente un colpevole. Condannate il nero e lasciate andare gli altri due! Come può avere usato il coltello una ragazzina americana candida e soave come Amanda? I nove mesi di istruttoria, i tanti testimoni ascoltati, gli esperti consultati, contano ben poco. Il fatto che la «dolce innocente americana» abbia incolpato del delitto un innocente, Patrick Lumumba, senza battere ciglio, non conta nemmeno. Non c’ è dubbio che in tutti i Paesi del mondo, quando i processi si fanno mediatici, si tenta di proteggere l’ accusato, quasi che il sospetto di colpevolezza potesse ricadere automaticamente sull’ intero Paese. Gli americani si sono dimostrati particolarmente determinati nel difendere i loro cittadini all’ estero. Basti pensare a quei piloti che hanno trinciato il cordone della funivia del Cermis con un volo illecito a bassa quota facendo 19 morti. Il processo è stato celebrato in Carolina ed è finito con l’ assoluzione dei piloti. Il colonnello Ashby sostenne che l’ altimetro non funzionava. Non si sarebbe trattato comunque di un caso di omicidio colposo? Curioso poi che uno dei piloti sia stato condannato a sei mesi per avere distrutto il nastro che conteneva le notizie del volo. Ma perché l’ aveva distrutto? Sempre più spesso poi si tende ad allestire tribunali-salotto che sostituiscono con disinvoltura esperti e giudici. Prima si invocano gli specialisti con i loro sofisticati strumenti di analisi e poi li si denigrano. I vivi purtroppo hanno la tendenza a solidarizzare coi vivi, dimenticando le ragioni dei morti, che pure sono così importanti per la memoria e per il sentimento di giustizia. Se soltanto lasciassimo che i magistrati facessero il loro lavoro con serenità, staremmo certo tutti meglio. È vero, si può sbagliare, ma con due gradi di giudizio e la Cassazione, come succede da noi, le possibilità di errore sono ridotte al minimo. (Corriere della Sera, 15 dicembre 2009)













Ha ragione la Maraini, per gli yankees i loro concittadini sono degli “untouchables”, al di sopra di ogni sospetto e di ogni legge; guai a chi tocca un cittadino degli States! Essi hanno sempre ragione; in God we trust, essi si e ci ripetono da decenni, specie quello stampato sul bigliettone verde, noi esportiamo democrazia come il Brasile il caffè e la Cina il tè, abbiamo pure fondato l’immonda abitudine dei McDonald’s, abbiamo inventato il chewing-gum, i jeans, la Coca-Cola, i pop-corns, lo sciroppo d’acero, la torta e la salsina di mirtilli, il burro di arachidi, le frittelle di mele, il tacchino ripieno, le bombe A ed H, i preservativi al sapore di frutta. Abbiamo tenuto, my God, il comunismo lontano da mezzo mondo, mediante iniezioni massicce di bombardamenti a tappeto di defolianti, diserbanti, bombe al napalm ed al fosforo. Usiamo volentieri le bombe ed i missili intelligenti come noi, i droni, very cool, guidati dal solito my God. Amanda è una figura femminile perfettamente integrata nell’ universo nordamericano, astruso e fittizio, convinto di essere, come diceva Pangloss, il migliore dei mondi possibili, tale da non poter ragionevolmente patire un rifiuto da chicchessia. Quando la povera inglesina, intrappolata dai due maschietti infoiati bicolori, Guede e Raffaelluccio, per un’orgia infame a quattro, ha opposto il gran rifiuto, Amanda l’ha, correttamente, eliminata, my God! Il negretto era stato adescato, penso io, solo per la pigmentazione scura e le leggendarie misure del suo gioellino; Sollecito è un bamboccione smidollato, senza spina dorsale, stregato da quel serpente a sonagli della biondina di Seattle, dal falso sorriso candido ed innocente da Gerione dantesco. L’operazione di ritorsione della cittadina americana verso il paese patria del diritto romano è abominevole e denota e connota la superbia, l’arroganza, la protervia e l’orgoglio luciferini di un paese che crede di condurre e risolvere i destini dell’umanità a proprio piacere, uniformando il mondo a sua immagine e somiglianza, quella di my God. Come difficilemente dimenticheranno i poveri dispersi, infelici superstiti delle fiere tribù di amerindi, decimate da alcool, malattie e schioppettate ed i ben più numerosi discendenti degli schiavi neri, ancora oggi cittadini di serie B, negli USA, a dispetto di quanto enunciato solennemente, più di due secoli fa, nella loro tronfia “Dichiarazione d’indipendenza”. Mi permetto di far notare a Dacia, se non c’è stato errore di trascrizione, che si dice “tranciare” un cordone della funivia del Cermis, non “trinciare”, riferibile invece al tabacco da pipa -il trinciato forte, ad es.-, al pollo arrosto o al fendere l’aria con ampi ed inconsulti gesti.
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Potrei anche aggiungere che mi sembrerebbe più consono parlare di “cavi” di una funivia, più che di “cordoni”, ma non vorrei essere tacciato di eccessiva puntigliosità; sono solo un nano fb dinnanzi ad un gigante del giornalismo e della scrittura, come la Maraini, ma insomma, anch’io, nel mio piccolo…Del resto, Ercole e Morgante morirono punti da un granchiolino e gli elefanti sono terrorizzati da un topolino..
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