Haiti, la macchina dei soccorsi

Pubblicato da Redazione il 19 gennaio 2010 in Foto |

Aiuti sotto scorta armata. Le distribuzioni dei viveri, che a volte si trasformano in tumulti, sono effettuate sotto sorveglianza militare. In certi casi si sono registrati saccheggi, puniti con il linciaggio dalla folla esasperata.

Aiuto Usa 1. Elicotteri in partenza da una base in Florida. Alcuni Paesi e organizzazioni umanitarie hanno rinfacciato agli Stati Uniti di aver monopolizzato la macchina dei soccorsi.

Aiuto Usa 2. Il contributo dei pompieri di Los Angeles. Come al solito, i vigili del fuoco si sono prodigati generosamente inviando uomini, derrate alimentari e attrezzature di soccorso. Silvio Berlusconi ha criticato il dispiegamento della macchina internazionale dei soccorsi, quindi ha mandato sul posto il capo della Protezione civile Guido Bertolaso «per garantire la necessaria efficacia alle diverse iniziative di assistenza da parte dell’Italia». Ma la portaerei Cavour parte o non parte?

Caschi rossi. Cinque giorni dopo il sisma che ha devastato Haiti, i soccorritori sperano ancora di trovare sopravvissuti sotto le macerie. Sono 43 le squadre di diversa nazionalità, composte da 1.739 soccorritori, che si alternano giorno e notte nella corsa contro la morte. Lunedì scorso sono stati ritrovati settanta sopravvissuti.

Nata una seconda volta. Nel dramma haitiano, qualche miracolo incoraggia i soccorritori. Venerdì, una squadra della televisione australiana è riuscita a salvare una bambina di 18 mesi, rimasta sepolta tutta sola sotto le macerie per tre giorni.

Un esercito di mutilati. Ospedali di fortuna funzionano in condizioni precarie: le squadre di Medici del mondo sono testimoni di una situazione sanitaria «catastrofica» e sono dispiaciuti di dover amputare circa 400 vittime nei giorni a venire.

Senza benzina. Dopo gli inizi caotici, dovuti alla distruzione di gran parte delle infrastrutture,  i soccorsi cominciano a organizzarsi e gli aiuti arrivano. I trasporti e le comunicazioni sono migliorati ma le difficoltà logistiche restano, come il rischio della penuria di carburante.

Senza strade. A Port-au-Prince, gran parte della popolazione sinistrata non ha di che nutrirsi né il modo per rifornirsi di acqua potabile. La distribuzione degli aiuti umanitari internazionali è resa più difficile dall’interruzione delle principali vie di comunicazione.

Tendopoli di fortuna. Nelle vie della capitale, gli scampati al terremoto dormono sempre in strada, a fianco di migliaia di corpi in decomposizione. Nelle giornate di sole, il calore è opprimente e l’odore dei cadaveri in putrefazione si mescola a quello degli escrementi.

Il sacrificio dei caschi blu. L’Onu ha pagato un pesante tributo alla catastrofe, con 36 morti accertati e circa 200 dispersi. Il suo segretario generale, Ban ki-Moon, in visita sul posto questo weekend, ha confermato la morte del capo della missione, Hedi Annabi.

Tragedia incalcolabile. Haiti rappresenta «la più grave crisi umanitaria da molti decenni a questa parte», ha dichiarato Ban ki-Moon. Si presme che il numero dei morti oscilli da 150 a 200 mila. I corpi già sepolti sono 70 mila. Gli haitiani senza casa un milione e mezzo.

L’impegno dell’Europa. I Paesi dell’Unione europea contano di annunciare lunedì  25 gennaio l’entità degli impegni finanziari per contribuire alla ricostruzione di Haiti. In quell’occasione proporranno una conferenza internazionale sotto la direzione dell’Onu e della banca mondiale.

Lieto fine. Questa bambina di 11 anni si chiama Senvilo Ovri e la foto del suo salvataggio da parte di un soccorritore russo ha fatto il giro del mondo.

Brutta fine. Il cadavere di uno sciacallo linciato dalla folla viene trascinato per le vie di Port-au-Prince. Era stato sorpreso mentre rubava ai morti.

Un pessimo segnale. Il grafico della paura, la registrazione del sisma.

Un mestolo di speranza. Bambini in fila per un pasto caldo.

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1 Commento

  • avatar fb scrive:

    Ho visto gente, soprattutto bambini, che hanno ancora la forza di ridere, ballare e cantare, anche se sul viso rimane sempre una nota indelebile di grande tristezza. Ho sentito parole di grande speranza, da quella gente,di una forza d’animo immensa, di un coraggio ammirevole; vogliono andare avanti, non cedono. Fra l’altro, ho notato che è gente molto bella, in genere, anche fisicamente, oltre che dentro, nello spirito. La Cavour, che è una nave stupenda, come sempre quelle che escono dai nostri cantieri navali, i migliori del mondo, arriverà arrancando ad Haiti quando non ce ne sarà più bisogno. Ma costituirà uno spot insuperabile per dimostrare, a tutto l’orbe terracqueo, la potenza della Marina Militare italica, di un popolo di navigatori, esploratori e condottieri. La Russa avrà così il suo contentino, sprizzerà umori bellici da tutti i pori e dardeggerà, dai begli occhi neri, lampi e tuoni militaristi.

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