Nel Pd si sta bene, vale la pena esserci

Pubblicato da Redazione il 17 gennaio 2010 in Politica, Riceviamo e Pubblichiamo |


Le persone che avvertono la responsabilità di un evento e se ne preoccupano, sono le persone cui chiederemmo un consiglio. Disinteressatamente. Ci rivolgeremmo loro come ad un libro che, prima di prendere una decisione, dev’essere ancora una volta consultato, ripassato.

Le persone che avvertono su di sé la responsabilità di un incarico sono persone vive, a volte sembrano un po’ infantili, sempre però sono attente. Certo infantilismo che le contraddistingue viene superato, a volte, sconfiggendo, se ci riescono, la paura che li assale. Guardare negli occhi l’inadeguatezza presunta, ti porta poi a convivere col coraggio. E si sta meglio.

Tali persone meritano rispetto. Tributo loro rispetto e, quando posso, le interpello poiché, a mio modo, sono uno di loro. Ci si sente in famiglia e ti puoi fidare.

Mercoledì 13 gennaio ho preso la tessera del Pd, alla sezione locale. Mercoledì 13 gennaio la sezione, ora circolo, era sotto i ferri della pulizia, strofinati e ripassati con pazienza e sapienza femminili, da una parte, e dall’altra tutelati dalla rappresentanza maschile che ha vergato il mio rinnovo.

Ci vediamo venerdì, ore 21, mi pare. Ti è arrivato l’invito? Si. Allora sai tutto.

Venerdì 15 gennaio parte la macchina politica. Sala piena. Saluto e vengo salutato da chi mi conosce. Sprezzante della mia sordità, mi siedo al centro, per avere una visione panoramica quanto basta degli umori. Fanno le cose in grande, mi dico, osservando Francesco che armeggia tra un videoproiettore ed il portatile, piegando a più miti consigli un cavo refrattario. Sbaglierò la previsione.

L’accavallatrice di gambe seducenti la sento indicare una sedia mentre si accomoda e sceglie il posto dietro a me. Una brutta sorpresa scoprire, nonostante l’ipoacusia, che farà parte del direttivo. Ma qualcuno mi ha detto che piace alla gente che piace. Non capisco il senso.

Senza tanti fronzoli, Adriano, testa bassa sollevata quando serve, spiega come si procederà, le modalità di svolgimento e l’interpretazione dei risultati futuri, con chiarezza e determinazione che lo contraddistinguono. Enrico farà osservare un momento di raccoglimento in onore della recente tragica scomparsa dei due operai fidentini.

Martina l’ascolto con attenzione. Snocciola ad uno ad uno tutti i temi scaturenti dalla freschezza della sua giovane età. Nel viso scorgo i tratti del padre e li intravedo nel suo periodare. Elegante nella sua compostezza, con stile dichiara battaglia politica all’attuale junta, corredata da tutti gli ideali che servono a superare le emergenza sociali del momento. E’ all’opposizione: una dura scuola perché dovrà trovare nei compagni ed in sè tutti quegli argomenti che serviranno tra poco più di quattro anni a riconquistare la città. Si impara da qui quando girare i cannoni verso l’obiettivo e quando rimandare il fuoco poichè occorre trattare. Lo si impara, soprattutto, stando coi compagni: ascolto, meditazione, qualche scottatura, riprendere. E’ una responsabilità, mi rispose, una volta. No, è una garanzia, ribattei io, un pensiero al padre.

Claudio ha l’aspetto di chi ne ha viste molte. Mi piace la sua giacca. Guarda la platea, è abituato a parlare alla gente. Invidio a queste persone il tener saldo il discorso senza perdere il filo: si rammentano ciò che devono dirti guardandoti negli occhi. Non ne sono capace. Dice una cosa che mi colpisce: occorre nutrire di senso politico il progetto delle verdiane terre. Lavoro, occupazione, progetti, ampi respiri. Realistici ed edificabili (non nel senso del mattone). Come a dire: meno sonni tranquilli, più insonnia febbrile: l’adrenalina che mira a superare l’ostacolo della sconfitta ed a sterrare il sentiero della rivincita. Ove gli ideali si mescolano col lavoro sostenuto. Mi è piaciuto. Dopo tutto, non la penso così diversamente da loro. Rimango della mia idea: un progetto, ampio e complesso e decennale quanto si vuole, ma che parta dal Nure ed arrivi al Taro. C’è posto, ne sono sempre più convinto, di una terza provincia fatta di luoghi ad identità culturale forte: Fiorenzuola e Fidenza. S’incazzino pure gli attuali presidenti provinciali: alla loro miopia possiamo ben sopperire noi.

Francesco esibisce i fuochi d’artificio. Serviva al suo intervento la truppa informatica in dotazione. Paziente ma determinato, chiaro e coerente, spiega agli astanti il contenuto della sua ricerca. Microsoft Power Point, credo, obbedisce ad ogni click del mouse. C’è un partito vecchio e c’è un partito nuovo. Siamo rappresentati o rappresentiamo di più il vecchio e meno il nuovo. I vecchi tengono saldi il timone della loro esperienza e dei loro mezzi politici, coi quali sono cresciuti. I giovani vanno a briglia sciolta:  tentano, sperimentano, si costruiscono una cultura su misura. Crescere nella diversità, capire la diversità, altrimenti si perde. Utilizzare tutte le nuove tecnologie mantenendo vive le tradizionali. C’è del Pci in Francesco, un Pci organizzativo ed organizzante, una metodologia che dà i suoi frutti poiché si interroga, analizza, cerca e si dà delle risposte. Francesco, credo, lo sa. Si sta avvicinando alla sua seconda laurea. Non dev’essere facile, lavorando ed avendo famiglia. Ma è la voglia di capire. Sapere di non sapere.

Roberto rappresenta l’unità del partito. Vuole il partito unito. Unità non significa conformismo ma armonia, forza, proposte. Il partito a Parma non si è più ricomposto compiutamente da quando Ubaldi conquistò il municipio. Noi invece siamo qui, piccoli rispetto a Parma e trattati con sufficienza ma con noi qui, ora, vi sono i tre compagni ex assessori  ed io li ringrazio. Non ricordo se partì un applauso. Se partì fu bene. Non risparmia nessuno Roberto. Assieme alla mia silente approvazione, indica ad uno ad uno i responsabili della sconfitta E si arriva al regionale, passando per la provincia e partendo dal circolo locale. È un accorato appello. Sento i piedi dell’accavallatrice di gambe seducenti che si muovono sotto la mia sedia. Fu responsabile? Ma ha un posto nel direttivo. Quanti come lei?

Lo stacco che dà l’impronta all’assise, il momento di attenzione fecondo, secondo me, arriva col dirigente in pectore. Con lui si si passa allo studio impegnato. Seguendo lui si va all’esame, preparati. Composto il tono della voce. Nessuna inquietudine. Indicazioni cementanti, osservazioni rassicuranti. Inizia salutando tutti ed osservando che porta bene vedere facce nuove. Occorre guardare al di là dell’ostacolo. Accuse discreditanti alla junta: parla di irreperibilità del primo cittadino; peggio: di latitanza. Richiama ai valori e invita all’attenzione dei segnali: Hammamet si sta creando un varco. Ammonisce a tenere la guardia alta: è ritornato lo spettro del sito nucleare tra il Taro ed il Po e Fidenza è vicina. Argomenta inflessibile Francesco, non stacca gli occhi dalla scrivania presidenziale. Il suo è un intervento profondo, non ammette incertezze, esige silenzio partecipante. Il messaggio deve passare liscio, piano ed indelebile. Poi, l’intuizione che solo un leader ha: istruisce sul principio e sul valore della partecipazione alle sedute del consiglio comunale. Lì, si capiscono molte cose. Lì, si coglie il rumore della macchina organizzativa del comune. Lì, si colgono le sfumature. La sa lunga Francesco. La ricerca istologica e biochimica associata al permanere sulla trincea scavata dal dolore umano lo portano ad essere eloquente. Occorrerà passare da lui, Solveko sì o Solveko no, per sapere il futuro del PD locale. Ne sono certo.

Paolo Sirocchi

PS. Le operazioni di voto si sono svolte durante gli interventi. Verso la fine, vergai il mio voto: un sì ed un no. Sono stato contento di esserci. Non mi importano, per un momento, i risultati degli scrutini. Nel Pd si sta bene. Vale la pena esserci.

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6 Commenti

  • avatar Luciano scrive:

    io al PD concedo ancora un ultima possibilità.
    Credo che i danni più grossi siano dovuti al caos nazionale.
    Ma altre strade per me non ne vedo.
    in sintesi.
    La lega sono più di 15 anni che c’è ma cosa abbia concluso io non l’ho ancora capito
    la destra pura non esiste
    la sinistra pura è sparita
    il centro è quel luogo dove credo vadano quelli che non sanno bene cosa fare e dire
    rimane Berlusconi
    Rimane Fini
    Rimane il PD
    Berlusconi è uno tenace ma che non arriva mai a nulla. Le tasse… l’occupazione sono parole promesse parole promesse. Se uno si ferma e pensa a cosa ha fatto mai Berlusconi per l’Italia…
    Fini mi piacerebbe ma è uno che non ha il coraggio di andare fino in fondo.
    Al PD concedo l’ultima possibiltà.

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  • avatar Paolo Sirocchi scrive:

    Sì, concedigliela che fai bene.
    Dici anche bene:”Credo che i danni più grossi siano dovuti al caos nazionale”. Francesco disse che molta confusione proviene dal nazionale ma rassicurò tutti invitando a partecipare alle assise consiliari.
    E’ un invito al compattamento con uno scopo: ripartire con un progetto, riconquistare la città.
    Sempre la sinistra è ripartita.
    Non ho ancora capito bene perché non persegua.

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  • avatar Autobannato/puke58 scrive:

    Che il caos venga dal nazionale e’ evidente nella candidatura della Bonino per il Lazio.

    Ma dopo quello che e’ successo li , manco la candidatura di Ghandi potrebbe fare vincere le elezioni.

    Quello che non capisco e’ perche’ farsi ancor piu’ , male con la Bonino ……..Tafazzi docet.

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  • avatar domenico capussela scrive:

    voto pd ma non sto affatto bene. Franceschini:”lasciare l’idv sarebbe una sciagura” Enrico Letta:” con l’idv ci teniamo berlusconi per altri 20 anni e precipitiamo il PD nell’abisso”. Emiliano per paura di perdere la poltroncina di sindaco di bari non si candida alle regionali della Puglia, poverino non gli hanno fatto la sua leggina ad personam che gli avrebbe consentito di non dimettersi da sindaco. Zingaretti terrorizzato dalla maestosa ed imponente statura politica della polverinetta si tiene stretta la poltroncina in provincia e non si candida alle regionali del Lazio.
    Due esempi di coraggioso e fulgido spirito di partito. Risultato: in Puglia o vince Vendola o vince il PDL comunque perdiamo noi. Nel Lazio idem, o vince la Bonino (difficile senza i cattolici) o vince la Polverini comunque perdiamo noi. Potrei continuare per l’Umbria, la Calabria etc, ma non voglio annoiarvi.
    Sempre con la mia stima i miei migliori saluti.

    domenico capussela

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  • avatar Capitano Achab scrive:

    MORALE DELLA FAVOLA: NON IMPORTA DOVE SI VOTA O PER CHI SI VOTA: “LORO” VINCONO E “NOI” PERDIAMO.
    Ma sarà vero poi che “vincono”?
    Ma sarà vero poi che “perdiamo”?

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Paolo
    Hai voluto la bicicletta…,adesso pedala!In altre parole come new entry noto affermazioni che essendo più vecchio (diciamo meno giovane )di te, mi lasciano, come minimo, scettico.”La sa lunga Francesco” (che essendo biochimico ed istologico immagino essere Ghisoni) è una affermazione che non sta in piedi perchè per esperienza diretta ( poi ti spiego) Francesco non la sa lunga in fatto di democrazia e di Costituzione.Forse per te sono optional ma per me politicamente sono tutto.”"C’è del Pci in Francesco, un Pci organizzativo ed organizzante, una metodologia che dà i suoi frutti poiché si interroga, analizza, cerca e si dà delle risposte”.Interrogarsi è utile ma non sufficiente,perchè bisogna interrogare anche gli altri se vuoi capire.E cercare non basta se tu indirizzi le ricerche dove più ti fa comodo.Devi cercare a 360° e confrontarti
    con la realtà,a volte anche brutta, che trovi.E dove non c’è confronto non c’è razionalità e se non c’è razionalità tutte le cose che hai scritto e pensato non portano da nessuna parte.Se vuoi capire il partito (qualsiasi partito) guarda in quella direzione, non dire che non te l’ho detto.
    Alcune delle cose che non ha capito Ghisoni(e non solo lui) sono state scritte sui muri di Fidenza,sono state scritte in Consiglio Comunale, sono state scritte nei post che ho scritto a Davide Malvisi,sono ancora ovviamente senza risposta da oltre 9 anni.Rimango in attesa……

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