Anche a Fidenza si farà vivo il redivivo?

Pubblicato da Redazione il 17 gennaio 2010 in Dibattiti e Polemiche, Fidenza città, Società |

Fuor di retorica, che cosa vuol dire questa epigrafe? Se la mettete in prosa, significa: «Nella mia vita ho fatto sempre quel che ho voluto». Congratulazioni. Ma a spese di chi o di che cosa?

Giorgio La Pira, padre costituente, sindaco santo di Firenze, causa di beatificazione in corso.

Ernesto Rossi, europeista della prima ora, azionista e radicale.

Alessandro Galante Garrone, magistrato, partigiano nel movimento Giustizia e Libertà.

Aldo Capitini, filosofo, pedagogista, maestro e bandiera del pacifismo italiano.

Danilo Dolci, poeta, sociologo e attivista del movimento non violento.

Altiero Spinelli, padre fondatore del movimento federalista che porterà all’Unione europea.

Giuseppe Dossetti, politico e monaco, leader della Dc negli anni Cinquanta, difensore della Costituzione negli anni Novanta.

Chi sono costoro? E chi se li fila? Nessuno. Per loro, che non hanno mai rubato e non sono mai stati latitanti, che al confino e in galera ci sono stati solo per reato  di antifascismo, nessun amministratore fidentino, neppure civico, che proponga uno straccio di via o di piazza. Tutti finiti nel vicolo cieco della storia. E solo perché alle loro spalle non hanno una lobby che ne sostenga la candidatura. Scomparsi i partiti di cui alcuni di loro sono stati leader scomodi e coscienze critiche (La Pira e Dossetti nella Dc, Rossi nel Partito d’azione) sono stati cancellati dalla storia patria e dagli album di famiglia. Figli di nessuno. Sconosciuti e rinnegati.

Neppure il Psi di Bettino Craxi esiste più, sento già obiettare, e allora com’è che tutta l’Italia è percorsa da un fremito toponomastico che inneggia al suo nome? Il Psi non esiste più per modo di dire. I suoi allievi, da Fabrizio Cicchitto a Maurizio Sacconi fino all’incredibile Renato Brunetta, siedono al governo. Ex socialisti sono tanto nel centro-destra quanto nel centro sinistra (uno per tutti: Ottaviano Del Turco). Quella degli ex Psi non è una diaspora, è un fiume carsico che appare, scompare e riappare, un po’ come la lobby dei reduci di Lotta Continua. E come gli ex militanti di Lotta continua è ancora più potente oggi di quanto faceva casa per sé.

Ma l’intitolazione di vie e piazze a Bettino Craxi è una carta vincente perché si basa sull’immortalità dei valori e dei metodi della politica italiana.

Valore numero uno: tutto si vende, tutto si compra.

Metodo numero uno: i morti devono essere lottizzati come i vivi, come i terreni e come  le imprese che ci costruiscono sopra. È la spartizione postuma dei simboli e della memoria. Da farsi con il collaudato metodo Cencelli, l’ultima spiaggia del proporzionale.

I nomi di persone perbene incisi nella pietra accanto ai nomi di personaggi discutibili. Tant’è che se ne discute, e fin che il giudizio della storia non è stato emesso sarebbe bene astenersi dal volerlo condizionare.

Al cimitero, come insegna ‘A livella di Totò, tutti i defunti sono uguali. Sulle lapidi delle nostre vie e piazze qualcuno sarà invece meno defunto di altri. Credevamo di vivere in una città di vivi, mentre viviamo in una città di redivivi.

(i. s.)


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29 Commenti

  • avatar sciacallo scrive:

    Grazie Ivano, io in genere uso parole meno forti, ma la sostanza è la stessa. Ho letto su “la Casta” che A. De Gasperi viveva a Roma in un a camera con altri deputati e nelle grandi occasioni si faceva prestare il cappotto. Questi cambiano giacca ma sono propietari di ognuna delle giacche che mettono.
    MArio Mantovani

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A I.S.
    Prova rileggerti il pezzo e ti sarà più chiaro, per l’intevallo storico che hai riesumato, che i capeli bianchi (quelli che sono rimasti a te e agli altri) servono e come alla politica. I greci antichi, che di democrazia qualcosa avevano capito, visto che la democrazia diretta l’hanno inventata loro, gli anziani avevano un ruolo primario specialmente nel ruolo della parola.
    Il bianco e questa può essere una metafora della politica è il colore che somma tutti i colori…

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  • avatar fb scrive:

    A Santa Letizia Moratti da Milano non poteva venire in mente, magari, invece di ipotizzare l’intitolazione di piazze o vie meneghine a Craxi, di dedicarne una alla poetessa Ada Merini? Non se ne può più con ‘sta polemica artefatta su Craxi &Co., costruita appositamente per distrarre e deviare l’opinione pubblica da problemi insoluti e,forse, insolubili , del paese da Quinto Mondo in cui viviamo! Ma che deve pensare chi ci osserva da fuori, specie i lavoratori italiani all’estero, sottoposti al fuoco di fila di critiche feroci, ma giuste, quando si vedono dei ministri della Repubblica che si recano, in mesta fila, a rendere omaggio a Bettino? Ma persino un bigottone nevrotico come Manzoni aveva dato l’avviso, 150 anni fa: “Ai posteri l’ardua sentenza…”

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Mi astengo dalla polemica su Via Craxi. Dico solo che, in caso di decisioni favorevoli da parte dell’amministrazione, proporrò a mia volta di dedicare la toponomastica di un intero quartiere, di cui Via Craxi sia l’asse principale, ad importanti latitanti quali Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Totò Riina (anche se gli ultimi due, essendosi fatti prendere, non so se sono degni di essere traverse del “grande statista” che, prima di andare a svernare in Tunisia, ha raddoppiato il nostro debito pubblico – i giovani ringraziano! Cesare Battisti, invece, sarebbe un candidato perfetto, ma a Borgo creerebbe problemi di omonimia.
    Infine, faccio notare che a Fidenza, a Villa Ferro se non sbaglio, esiste Piazza Giorgio La Pira.

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    • avatar doctorenry scrive:

      Mi dicono che il giovine Stefanini Alessandro sia una delle menti piu’ lucide e promettenti del PD fidentino.
      Se il tono e la sostanza dei suoi interventi sono tutti affini a questo, beh…credo che Cantini e la propria raffazzonata maggioranza non avranno problema alcuno ad essere riconfermati per i prossimi 64 anni!

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  • avatar Luciano scrive:

    Di Craxi vorrei ricordare che è quello che di fatto ha affosato l’italia.
    Guardatevi due tre dati macroeconomici…
    Craxi ha tolto ogni possibilità di crescita a questo paese creando il più grosso debito pubblico del mondo.
    Questo è il vero delitto.

    Poi possiamo discutere se era da solo, se anche altri, se tutti o se nessun altro.
    Lui era il rappresentate di tutto questo.

    Altri in quegli anni hanno subito indagini a volte anche non giuste. Ma si sono fatti processare.

    lui è SCAPPATO.

    evitiamoci l’ipocrisia di questi giorni… grande statista… nel bene e nel male…

    perchè allora se dobbiam parlare di statisti e di bene e male ci starebbero tanti altri personaggi storici del 900 su cui nessuno penserebbe mai di intitolargli piazze.

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  • avatar Paolo Sirocchi scrive:

    Il primo ad essere contrario sono io.
    Eppure non la penso come voi.
    Potete sempre farvi battezzare non da Giovanni il Battista, che non vi meriterebbe, ma da Francesco Saverio Borrelli.
    Dopodiché, puri e lucenti, potreste sostituire con la vostra immobile presenza, ed inutile, qualche lampione cittadino.
    Saluti cordiali.

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  • avatar Giovanni Capece scrive:

    Non condivido il tenore del post di Alessandro Stefanini poichè credo che un giudizio obiettivo sulla prima repubblica – e pertanto anche su Bettino Craxi -potrà essere fatto solo quando i protagonisti della scena politica avranno smesso di farne oggetto di scontro politico.
    In questo senso penso che la vicenda di Craxi potrà essere confrontata con quella di altri politici della seconda metà del ‘900 e con i chiaroscuro che li hanno caratterizzati, metto tra questi anche quelli a me più cari quali Alcide De Gasperi la cui vicenda con Giovannino Guareschi resta, ai miei occhi, un punto interrogativo da sciogliere. Non mi dilungo ovviamente su Togliatti ed il suo ruolo di vicesegretario dell’internazionale Comunista perchè, ripeto, sono vicende da affidare alla lettura di storici sgombri da pregiudizi ritenendo come tali i giudizi preventivi.
    è per questo che ritengo inaccettabile l’accostamento della figura di Craxi – di cui non sono mai stato estimatore – a quella di criminali mafiosi quali Messina Denaro, Provenzano e Riina.
    Per quanto riguarda le strade posso assicurare che non è all’ordine del giorno di questa amministrazione fare della toponomastica uno strumento di scontro politico. Sono questioni che a noi del movimento civico per Fidenza non appartengono, così come non appartengono a gran parte dei fidentini.

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  • avatar Filippo Fritelli scrive:

    Io invece mi associo al mio amico Stefo per dire quanto schifoso sia questo tentativo di revisionismo storico.
    Alessandro cita dei mafiosi certo…terribili quanto spietati distruttori di una fetta importante di questo Paese. Ma nel post si parla di un ladro, un ladro riconosciuto da almeno due sentenze penali passate in giudicato, un latitante che pensandosi figlio di un privilegio di casta già all’epoca, si riteneva al di sopra della legge. Un ladro che merita di essere chiamato col proprio nome.
    Il sistema Craxi, distintosi per ingordigia smodata in un Paese che già aveva “buoni mangiatori”, ha portato la Nazione sull’orlo di una bancarotta storica, quella del 1992, e ha contribuito ad ammazzare parte del nostro futuro coi suoi costi illegali e l’indebitamento creato (come hanno già detto molti di voi).
    Si diceva in un documentario dell’altra sera che tra Craxi e Berlinguer esisteva una differenza antropologica. Bene: io sto con la seconda parte, che non è quella di un comunista sovietico brezneviano, complice dei gulag, ma è quello di un uomo perbene che ha dedicato la sua vita alla lotta per le sue idee.
    Per me i politici devono avere, su tutti, due requisiti: il primo è l’intelligenza. Il secondo, senza dubbio, è l’onestà. Se hanno questi due e riescono a fare qualcosa per il loro Paese magari, post mortem, si possono pure meritare una Via. In caso contrario è meglio che con loro se ne vada anche il loro ricordo.

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  • avatar marco del freo scrive:

    Leggere il Presidente della Repubblica, per esempio, no?

    http://www.repubblica.it/politica/2010/01/18/news/lettera_napolitano-1997032/

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Sono ,d’accordo con le cose dette da Capece soprattutto con l’affermazione ,alla quale aggiungo “purtroppo”,”potrà essere fatto solo quando i protagonisti della scena politica avranno smesso di farne oggetto di scontro politico”.Domanda chi sono i prottagonisti della scena politica? Sono ,soprattutto gli individui o le “famiglie”cioè sono le persone o i partiti?La vicenda di Craxi non ha riguardato chi piu chi meno tutti i partiti per quanto concerne il finanziamento occulto?Chi vuol rispondere all’accusa che Martelli ha fatto domenica notte,nello speciale TG1,secondo la quale Craxi è stato condannato in base ad un teorema, non dimostrato,per cui egli in quanto segretario del partito non poteva conoscere anche gli aspetti di corruzione correlati?Non esiste la possibilità ,ed io mi sto convincedo come molto probabile, che in fondo Craxi, per dirla alla Borghigiana, su quell’ aspetto si è dimostrato “grand,gros e cuion” cioè grande ,grosso e stupido? Io so per esperienza che chi è corruttore non ama la politica, ma le testimonianze da Hammamet non ci danno la figura di Craxi impegnato ed appassionato di politica?
    Possibile che il “tesoretto” di Craxi frutto della corruzione sia sparito al punto che neanche la famiglia non ne sappia niente? Cioè i conti sul Craxi corruttore,che è la vera accusa, poichè sul finanziamento occulto Craxi a differenza di altri ha ammesso le sue responsabilità, non mi tornano.Mi sembra che dietro la personalizazzione del problema ci sia, soprattutto, il tentativo di nasondere le responsabilità,sia ben chiaro anche a livello internazionale, del sistema vale a dire la partitocrazia.O no?

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  • avatar Filippo Fritelli scrive:

    Io invece riuscirò a parlarne ancora meglio e con più equilibrio quando i suoi eredi la smetteranno ad ogni giorno e ad ogni ora, su ogni canale e in ogni telegiornale, di parlare di lui costruendo sul nulla dibattiti e tentativi di rivalutazione. (come stiamo vedendo con ritmi frenetici in questi giorni)
    Dario Fo, con cui tante volte non sono in accordo, l’ha detta giusta stavolta: “Rivalutano Craxi per rivalutare loro stessi”. Il sistema di potere dominante si autolegittima, deciso a riconfermarsi. Il Centrodestra quasi tutto e parte del Centrosinistra “che lo fa gratis”, come ha detto Travaglio. D’Alema, Fassino, Amato e Casini, se ce lo vogliamo comprendere. Io sto con un’altra tradizione. Lo ripeto: si chiamava Enrico Berlinguer. 1981: intervista sulla questione morale.
    Io sono pronto anche a smetterne di parlarne immediatamente di Craxi, purtroppo ci sono tanti che continuano e mi portano a rispondere….
    E sul Presidente della Repubblica che dire: fa il suo ruolo, prova come può a stare sopra le dispute riuscendo, in un lungo elenco, a dire qualcosa di buono sul leader socialista. Però uno può anche essere in disaccordo con lui, no? Ho trovato questo suo intervento insoddisfacente, ma, per carità, a ognuno il suo ruolo. Le cose non cambiano e i fatti sono grossi come una casa.
    Per me le sentenze passate in giudicato contano, come ci insegna la nostra Costituzione. Tutto qui. Nè più nè meno applico il principio costituzionale del 1948. Contano i fatti, non le parole dei suoi famigliari che possono dire quello che vogliono. I processi si fanno in Tribunale, non a Speciale Tg1 di Augusto Minzolini servo del potere.
    Potrei fare almeno cento domande ma sarebbero dispersive. Dico solo questa, per dirne una: perchè a Milano un chilometro di metropolitana costava più del doppio che ad Amburgo?

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  • avatar marco del freo scrive:

    Sempre e solo per informazione.
    Governo Craxi 1: 4/8/83- 1/8/86
    Governo Craxi 2: 1/8/86- 17/4/87
    Fonte: Camera dei Deputati
    Secondo Banca d’Italia proprio durante i governi Craxi comincia la discesa del debito in percentuale del PIL: da circa il 14 a circa l’11 (Fonte: Il Debito Pubblico Italiano dall’Unità a oggi. Una ricostruzione della serie storica, pagina 25). Stesso trend discendente per il fabbisogno delle Pubbliche Amministrazioni.

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  • avatar marco del freo scrive:

    Per essere chiari sul dato. Si tratta della percentuale annuale del rapporto debito/PIL, che dal 1985 (circa il 14) ha iniziato un trend discendente fino al 1999 (sotto il 2 per cento, governo D’alema).

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Mi sa che ti confondi col deficit/PIL, marco

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Il rapporto debito/PIL è passato dal 72,0% del 1983 al 92,5% del 1987.

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  • avatar marco del freo scrive:

    Alla pagina 25 del rapporto Bankitalia, la figura 9 descrive l’andamento riportato come “debito in percentuale del PIL”. Il mio secondo post voleva, evidentemente senza riuscire, chiarire di che si stava parlando, ovvero del rapporto tra ciò che l’Italia guadagna e ciò che spende ogni anno (se mi si perdona la semplificazione). L’indicatore mi pareva infatti più interessante di quello indicante il rapporto tra l’ammontare totale del debito e il PIL di un anno in particolare (quello citato da Stefanini, che ringrazio per la precisazione). Nello stesso grafico Bankitalia, non per nulla, si riporta a confronto il fabbisogno delle amministrazioni pubblico. Anche in questo caso, l’avvio di un trend di discesa (virtuoso, ma evidentemente non sufficiente) coincide con i governi Craxi.
    Il rapporto tra il totale del debito pubblico e il PIL dell’anno non fornisce da solo un’idea dell’andamento dell’economia di un paese: non per nulla, nonostante l’enormità del nostro debito siamo ancora una delle più importanti economie del mondo.

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    L’importanza del debito totale ha importanza perché è su di esso che sono calcolati gli interessi debitori dovuti dall’Italia ai suoi creditori, a vario titolo. L’ammontare di questi interessi, da pagare ogni anno, è tanto più alto quanto è più basso il rating (valutazione) che importanti agenzie quali Moody’s danno della solvibilità del debitore Italia. In poche parole, forniscono agli investitori valutazioni su quanto è probabile che n Paese paghi il suo debito e, quindi, di quale rischio ci si prende a finanziare quel debito. Se l’investimento è rischioso, si potranno attrarre investitori solo se l’interesse è alto. Nel caso dell’Italia, la valutazione è più bassa degli altri grandi Paesi europei, a causa di vari fattori, primo fra tutti l’elevato rapporto col PIL, quindi sul debito (BOT & co.) paghiamo interessi più alti di loro. L’ammontare di questi interessi, nonostante sia oggi tenuto basso dal costo del denaro, collegato alla crisi (ma qui il discorso diventa più complicato), ammontano a circa 8 miliardi di euro l’anno, sottratti alle entrate del Paese e quindi ai cittadini. Appena la crisi sarà finita, è previsto che questi interessi cresceranno insieme al c.d. costo del denaro.

    P.S.: potete mettere tutti i pollici versi che volete, ma questi sono dati matematici

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  • avatar Guido Giombi scrive:

    Volendo essere precisi, e limitando la considerazione agli anni in cui Craxi fu presidente del consiglio, il debito pubblico italiano raddoppiò: da 235.520 milioni di euro del 1983 ai 460.418 milioni di euro del 1987.
    Il rapporto debito/PIL passò dal 70,3% del 1983 all’88,6% del 1987.
    Anno/Governi/Debito/Rapporto debito/Pil (milioni di euro)
    1983 Fanfani, Craxi 235.520 70,3%
    1984 Craxi 284.825 74,4%
    1985 Craxi 346.005 80,5%
    1986 Craxi 401.499 84,5%
    1987 Craxi, Fanfani, Goria 460.418 88,6%
    Se poi vogliamo guardare anche gli anni successivi, quelli in cui il CAF spadroneggiava (la C sta per Craxi, la A per Andreotti, la F per Forlani) il dato si fa ancora più drammatico:
    1988 Goria, De Mita 522.732 90,5%
    1989 De Mita, Andreotti 589.995 93,1%
    1990 Andreotti 663.831 94,7%
    1991 Andreotti 750.798 98,0%
    1992 Andreotti, Amato 5,4% 847.596 105,2%
    In 10 anni questi governi hanno quadruplicato il debito pubblico.
    Gli interessi sul debito ci costano oggi 80 miliardi di euro l’anno, miliardi buttati che non vanno all’istruzione, alla ricerca, al sociale, alle infrastrutture, al lavoro ecc.
    Il giudizio lo lascio ai giovani d’oggi che vivono un presente di precariato anche a causa di chi ha bruciato ogni risorsa in passato.
    Ah, dimenticavo: le fonti dei dati che ho riportato sono Banca Italia/Istat.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Ora siccome a me interessano i fatti ti ricordo:
    IL sistema del finanziamento occulto dei partiti ha interessato tutti i partiti compreso il PCI di Berlinguer.Non a caso questo partito ha dovuto cambiare nome,perchè si sono vergognati di quello che erano stati,tanto per parlare di questioni morali.Con questo non ti contesto l’onestà di Berlinguer solo la sua capacità politica e di capire il mondo in cui viveva.
    Anche per me le sentenze passate in giudicato contano,ma ti ricordo che casi rari purtroppo successi,cioè persone che sono state scarcerate dopo trent’anni di galera in quanto innocenti.Non dico che sia il caso di Craxi ed è per questo che ho posto il quesito di Martelli al quale tu non hai risposto.Proprio ieri Scalfari su repubblica ha invece ricordato che Craxi “non si limitò a fruire delle dazioni,ma intervenne sulle singole imprese e sulle singole loro azioni tassandole o facendole escludere dalle gare”Se ha ragione Scalfari c’è corruzzione e quindi la sentenza è giusta,se ha ragione Martelli invece la sentenza è sbagliata perchè siamo di fronte “solo”a finanziamento occulto di cui tutti i partiti hanno usufruito e pertanto vale un giudizio politico dei partiti,cioè tutti.Tengo a precisare che considero Martelli uno molto preparato in fatto di diritto ed uno che si è assunto tutte le sue responsabilità( a mia conoscenza)su tangentopoli.Per questo l’ho preso in considerazione.Indagheremo.
    Questione Minzolini.A parte il fatto che a moderare c’era una giornalista che è da tempo nel TG1,cioè prima di Minzolini,a parte il fatto che anch’io non ho un buon giudizio sul sopraddetto, ma i ragionamenti li si giudica soprattutto per se stessi non per chi li dice.Con i pregiudizi non si va da nessuna parte.
    Sulla Metropolitana ti ricordo che Craxi ha ammesso, anche in tribunale, di aver preso le tangenti e quindi la tua domanda non più senso.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Chiedo scusa,ho dimenticato l’indirizzo del post che è ovviamente Filippo Fritelli

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    • avatar Filippo Fritelli scrive:

      Non ho capito a che indirizzo si riferisce…
      Comunque mi pare di capire che non ci sia così tanto disaccordo. Tangenti (a valanga) ammesse, sentenze penali passate in giudicato…Allora di che parliamo?
      Di un ladro. Nulla quaestio. Uno che non ha fatto un solo giorno di galera e non ha pagato nulla, ma proprio nulla, delle infamità che ha commesso.
      La presunzione secondo Martelli? Io non lo so: ci sono delle sentenze. Ma di cosa parla Martelli? Le sentenze (2) hanno dichiarato questo, giudici di diversi gradi si sono pronunciati. I processi non si fanno in televisione. Io ascolto i Tribunali, facendomi un’opinione tra le idee messe in campo. Ma è semplicissimo. Nessuno viene condannato sulla base di presunzioni semplici, mi dispiace per Martelli.
      Su Minzolini: no comment. Se una persona, e ci scommetto quello che vuole, avesse fatto l’ultima settimana a guardare la sola televisione e l’avesse usata come unica fonte di informazione concluderebbe che Craxi, in fondo, era un buon Primo Ministro, mal che vada, colpevole come gli altri. Si dice di Santoro…ma uno come questo qui? Conduce il primo telegiornale italiano…Qualcuno proponeva lo sciopero del canone perchè c’era Santoro che prendeva i soldi della gente, anche da quelli che non la pensavano come lui (tra l’altro Annozero si finanzia coi soli soldi della pubblicità, ma questo si fa finta di non vederlo). E io cosa dovrei dire di Minzolini?
      Riprendo il punto centrale sulla questione colpevolezza o meno: io pretendo dalla parte politica che voto una totale trasparenza. Chi sbaglia va a casa. Marrazzo per me deve sparire dalla vita pubblica, tanto per fare un esempio. Vanno candidate persone pulite, non pregiudicate, non condannate. Chiaro?
      Su Berlinguer dice il giusto, Sign. Fetonti: un uomo onesto. Mai condannato. Un uomo perbene, tra l’altro, a proposito di finanziamenti dall’Urss, il primo a distaccarsene. Dire che non capiva niente è un grave errore: le potrei elencare una lunga lista di fatti sulla quale aveva visto giusto.
      Non si giustifica nessuno dicendo che “tanto facevano tutti così”. E’ un’aggravante, non una scusante.
      Ps: ricordo, siccome è questo che ogni tanto si ventila, che il Pci milanese fu distrutto dalle inchieste di Mani pulite. Per non ricordare del caso di Primo Greganti. O no?
      Ps2: i magistrati sbagliano perchè a volte hanno condannato innocenti. ahimè, sono essere umani….citare degli errori di una categoria è un’operazione troppo facile. é chiaro che esistono. Il caso Enzo Tortora, tanto per dirne uno…

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  • avatar Costantino V scrive:

    Craxi e gli altri hanno ridotto il rapporto deficit/PIL che è uno dei parametri per entrare nell’euro giocando sulla crescita. Ma non guardando più in la del loro naso non hanno fatto nulla per ridurre il debito. E giustamente come hanno rimarcato altri (Stefanini e Giombi per esempio) è il debito il vero termometro di una nazione, come d’altronde di una famiglia.
    La colpa più grave di Craxi è stata quella di non aver saputo approffitare della congiuntura favorevole per intervenire sul debito che già all’epoca era alto, contribuendo a costruire le fondamenta del disastro attuale, per il quale stiamo smantellando il nostro welfare e soprattutto contribuendo al peggiore disastro della storia italiana firmato Dini e sinistra, che è stata la conversione del sistema pensionistico da retributivo a contributivo.
    Penso che Craxi possa essere ricordato per il referendum sull’abolizione della scala mobile, come Berlusconi verrà ricordato per il divieto di fumo nei locali pubblici.

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  • avatar marco del freo scrive:

    Al solito, per informazione.

    Rapporto Eurispes Italia 2003 introduzione.

    “… Circa quattro milioni sono il numero delle persone coinvolte per errore, dall’inizio della Repubblica, nel vortice della giustizia. È di 630 giorni la durata media di un processo per sfratto. Di 1.867 giorni è la durata media di attesa per il risarcimento di un incidente stradale. E così via…
    … Non c’è giustizia, si può aggiungere, se nel 2001 erano 503 i ricorsi pendenti davanti alla Corte di giustizia europea in gran parte provocati dalla lentezza dei processi contro ogni “ragionevole durata”…”
    ” Nel duemila in Italia sono state autorizzate 1263 domande di risarcimento per ingiusta detenzione…
    A marzo 2001 i ricorsi pendenti davanti alla Corte di Strasburgo contro l’Italia erano quasi 16 mila. Di questi, la stragrande maggioranza rappresentata da fascicoli provvisori (13.804), cioè ancora non esaminati dai giudici italiani 878 in fase di istruttoria e 573 all’esame dei magistrati (dichiarati ricevibili)… ”
    Fonte Italia Oggi da Eurispes 2003.

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  • avatar Alessandro Stefanini scrive:

    Marco, e tutto questo cosa c’entra? I processi contro Craxi mi sembra siano andati tutti in porto in tempi relativamente brevi. E poi quella era giustizia penale, mentre tu ci porti dati del civile. Se però vogliamo parlare della giustizia di oggi e del processo breve, io ci sto…

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  • avatar elena scrive:

    NELLA STORIA D’ITALIA C’E’ SPAZIO SIA PER CHI E’ MORTO PER IL SOCIALISMO CHE PER CHI HA UCCISO IL SOCIALISMO. L’IMPORTANTE E’ SAPERE RICONOSCERE IN PRIMIS COSA SIA IL SOCIALISMO, A SEGUIRE GLI ATTORI CHE NEI DUE SECOLI PASSATI SI SONO ALTERNATI AD INTERPRETARE I DUE RUOLI, DI VITTIMA E DI CARNEFICE.
    CONSIDERANDO CHE L’ULTIMA CAMPAGNA ELETTORALE DEL PARTITO SOCIALISTA DI BOSELLI SI E’ BASATA SULLO SLOGAN “GESU’ FU IL PRIMO SOCIALISTA DELLA STORIA”, ORA MI SEMBRA UN PO’ BLASFEMO ASSURGERE CRAXI AL RUOLO DI SAN PIETRO.
    ELENA

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  • avatar Editore scrive:

    Cogliamo l’occasione per pregare i nostri gentili commentatori di fare un uso parsimonioso e appropriato delle maiuscole, ossia quando si tratti di nomi propri e dopo il punto. Il maiuscolo è il corrispettivo grafico della voce gridata. Non è bello gridare, neppure quando si scrive. Scusate se abbiamo di queste manie stilistiche, ma cerchiamo di dire cose anche importanti, radicali e profonde, usando le minuscole. Grazie.

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  • avatar elena scrive:

    Mi scuso per la fretta con cui ho postato l’intervento. Non ho badato al carattere ma solo al messaggio. Comprendo che possa essere stato inteso come un urlo e non essendo mia abitudine urlare con i miei interlocutori me ne dolgo.
    Cordialmente

    Elena

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  • avatar Celestino Stella scrive:

    Leggendo l’Espresso del 29 gennaio, ho trovato questo articolo che mi sembra pertinente con quel che si sta qui discutendo. Grazie per la pubblicazione.
    Celestino Stella

    Ambrogio Mauri una vittima vera
    di Marco Travaglio
    La prossima volta che Renato Schifani cercherà una “vittima sacrificale di Tangentopoli” da beatificare in Senato, potrebbe raccontare la storia dell’imprenditore brianzolo

    La prossima volta che i presidenti della Repubblica, del Senato e del Consiglio vorranno ricordare una vittima di Tangentopoli, si spera che ne ricordino una vera. Non un politico corrotto e latitante, ma un imprenditore onesto che veniva escluso dagli appalti pubblici perché non pagava mazzette nella Milano da bere e da mangiare. Si chiamava Ambrogio Mauri, abitava a Desio, in Brianza. Nell’aprile del 1997 si uccise con un colpo di pistola al cuore per protestare contro il sistema delle tangenti, a cui si era sempre ribellato. Aveva 66 anni. Lasciò la moglie, tre figli e un’azienda che da mezzo secolo costruiva autobus e tram esportandoli in tutto il mondo, ma a Milano era regolarmente esclusa dalle gare dell’Atm. Aveva il brutto vizio di non ungere i partiti. Quando partì l’inchiesta Mani Pulite, che falcidiò anche i vertici dell’Atm, Mauri andò a testimoniare davanti al pm Antonio Di Pietro. Il quale poi, quando lesse della sua morte, si ricordò di lui e partecipò al suo funerale, disertato da tutte le autorità. “I dirigenti corrotti dell’Atm”, ricorderà Di Pietro, “gli avevano fatto una serie di soprusi.
    Era una vittima del sistema e fu uno dei primi e dei pochissimi a collaborare spontaneamente. La testimonianza andò benissimo. Col tempo si creò un rapporto di stima e amicizia. Ci veniva a trovare in Procura, ci incoraggiava ad andare avanti. Ci diceva: meno male che c’è Mani Pulite, grazie al vostro pool sono tornato a credere nella giustizia. Si era illuso che potessimo ripulire l’Italia. Invece, dopo Tangentopoli, è scattata la vendetta”. Nel 1996 Mauri fu escluso anche dalla gara bandita dall’Atm per la fornitura di cento autobus. Pochi mesi dopo scrisse poche parole su un biglietto: “Dopo Tangentopoli tutto è tornato come prima”. E una lettera alla moglie Costanza: “Tu sei il mio primo e ultimo bene. Forse, se fossi stato più malleabile, le cose sarebbero andate diversamente e non ti avrei dato tutti questi problemi. Il mio suicidio è l’atto finale del mio amore”. E si sparò. Anziché inviare un messaggio di cordoglio alla famiglia o partecipare ai funerali, durante le esequie i vertici dell’Atm convocarono una conferenza stampa per rivendicare l’”assoluta trasparenza” dell’ultima gara. I figli, che non avevano mai collegato il gesto paterno a quell’appalto, parlarono di “excusatio non petita”.
    Ecco, la prossima volta che le verrà il trip di cambiare nome a un parco di Milano, la sindaca Letizia Moratti potrebbe dedicarlo ad Ambrogio Mauri. La prossima volta che Renato Schifani cercherà una “vittima sacrificale di Tangentopoli” da beatificare in Senato, potrebbe raccontare la storia di Ambrogio Mauri. La prossima volta che a Giorgio Napolitano scapperà la voglia scrivere alla vedova di un uomo trattato con “una durezza senza eguali”, Giorgio Napolitano potrebbe rivolgerla a Costanza Mauri. Risparmierebbe pure sull’affrancatura: la signora non abita ad Hammamet, ma a Desio (Brianza, Italia).
    (29 gennaio 2010)

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