Quanto costa la cultura? E quanto rende?

Pubblicato da Redazione il 16 gennaio 2010 in Fidenza territorio comunale, Speculazione edilizia, Urbanistica |
FOTO DI RENZO BELLINI
Elena’s restaurant. Ogni commensale ha pagato di tasca propria.

Tre biglietti da cinque e tre monete: una da due euro, una 50 centesimi e una da 20. Totale: 17 e 70.

Avevamo discusso animatamente sull’opportunità o meno di chiedere un obolo quale contributo alle spese sostenute per la conferenza del professor Flavio Caroli, e l’opinione era stata quasi unanime: lascia perdere, non è elegante, ci fai la figura del frate questuante, anzi del morto di fame, del pezzente e via discorrendo.

Ma la minoranza avida (nella quale milito) ha disobbedito, piazzando una scatola da scarpe marca Camper con fessura intagliata da coltellino svizzero marca Victorinox su di un banchetto all’ingresso della sala multimediale del centro interparrocchiale eccetera. E accanto, a beneficio di chi ignorasse o fingesse di non ricordare le fattezze ancorché rudimentali di una cassetta per le offerte, ha messo un foglio ironico-lacrimevole implorante il versamento di una moneta. Spiccioli che avrebbero potuto bucare tasche o perdersi nelle borsette. Elemosina differenziata.

Durante la proiezione, per quanto l’avvincente tema e la loquela del professor Caroli ancorassero gli astanti alle meraviglie del paesaggio trasfigurato da artisti di ogni tempo e luogo, il pensiero dei disobbedienti si involava inesorabilmente oltre gli alti fusti della Foresta imbalsamata di Max Ernst e sorvolava i punti di fuga degli artisti rinascimentali per macerarsi con una tormentosa domanda, torva e incombente come i corvi di Van Gogh sul celebre campo di grano del Midi: «Quanto avremo incassato?». Ora ne siete al corrente pure voi.

Troppo?

Troppo poco?

Il giusto?

Il giusto, se considerate che per far parlare Caroli all’asciutto, al caldo e al coperto abbiamo sborsato 100 euro. Ne avevamo 85 sul fondo del barile dei nostri risparmi; ne abbiamo aggiunti 15, tratti dai provvidenziali 17,70; ne sono avanzati 2,70.

Ma 2,70 non sono che una goccia dei 102 (60 di tipografia più 42 di spese postali) sborsati per la stampa di locandine e cartoline e la spedizione delle seconde.

Far sapere a 120 persone, in un’ora, come si sono evoluti il volto e l’anima della natura attraverso duemila anni di storia ci è costato dunque 202 euro in tutto. Circa 10 euro a secolo, meno di due euro a spettatore. Non è tanto in assoluto, ma è pur sempre una bella cifra per Italia Nostra di Fidenza, onlus che nell’ultimo anno non ha goduto di pubbliche sovvenzioni né di private sponsorizzazioni.

Caroli, da amico qual è (viene a trovarci volentieri una volta l’anno) non ha preteso alcunché e la cena gli è stata offerta con spontaneo moto del cuore dai fratelli Andrea ed Elena Ghiozzi della trattoria al Duomo, dove abbiamo tirato le ventitrè in piacevoli conversari. Salvo accapigliarci non appena il professore e la moglie hanno puntato il navigatore sulla strada di casa. Aizzati  da lambrusco e malvasia, nocino e bargnolino, grappe e caffè più o meno corretti che avevano innaffiato lasagne, tortelli con le erbette, trippa, brasato con polenta e cotechino con puré, siamo venuti metaforicamente alle mani per futili motivi, tipo la responsabilità della speculazione edilizia di Fidenza.

Se il sanguigno storico ravennate, docente al Politecnico di Milano, avesse immaginato che avremmo tirato tardi accalorandoci su destra e sinistra, su Psc e su Villa Ferro, su Villa Panini e sui Nuovi Terragli, non c’è dubbio che pure lui si sarebbe attardato con noi almeno un altro paio d’ore o avrebbe alloggiato al piano superiore in una camera della locanda Pizzati. Durante la cena non aveva infatti lesinato moti di disgusto nei riguardi della «riqualificazione» borghigiana. E dire che ne aveva vista molto poco. Ma quel poco che, pur sfavorito dalle tenebre, aveva intravisto nel tragitto dal casello autostradale al centro città e poi nel tratto di strada tra San Michele e la trattoria, gli era bastato per farsi più di un’idea. Figuratevi se gli avessimo mostrate tutte le cementizie periferie e gli avessimo rivelato che gli artefici di tanto scempio hanno studiato e si sono laureati nel «suo» Politecnico. Architetti che, da studenti, non hanno probabilmente frequentato le sue lezioni. E che non abbiamo visto nella sala multimediale eccetera.

Per quanto il bilancio di Italia Nostra indichi rosso stabile, la nostra associazione se ne infischia dei costi della cultura. O meglio, se ne infischierebbe se le spese producessero un utile sociale e investimenti del tipo indignazione, articoli furenti ed esposti alla Procura della Repubblica, cose così.

Noi abbiamo pagato la miserevole cifra di 202 euro per bearci di paesaggi ormai inesistenti in natura proiettati al buio su di uno schermo bianco. Paga molto di più, e quotidianamente, chi vede Fidenza sconvolta alla luce del giorno. Una città disfatta e rifatta dalla superbia di chi al Politecnico di Milano ha studiato e si è laureato, per tornarsene poi a casa dove, con paroloni ingombranti e incomprensibili come i Nuovi Terragli, ci fatto digerire le solite speculazioni mascherate da riqualificazioni.

Gli abbiamo fatto i nomi, al professor Caroli, di questi professionisti senza rivelargliene i misfatti, ma lui ha scosso la testa e piegato le labbra per dire: mai visti né sentiti. Si ricordava però di tanti altri suoi allievi fidentini. Ci ha chiesto che fine avessero fatto. Ce lo chiediamo anche noi. Tra tanti architetti, possibile che non esista in tutta Fidenza un urbanista che ha studiato a Milano e ha frequentato le lezioni del professor Caroli?

Un iscritto a Italia Nostra


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7 Commenti

  • avatar marco del freo scrive:

    Grazie agli amici di Italia Nostra da tutti noi della Biblioteca del Viaggiatore Sergio Stocchi.
    Grazie perchè viaggiare con la mente come con il corpo porta sempre in luoghi in cui imparare qualcosa. Che magari si sapeva già, ma non allo stesso modo.
    Chi fa paura è chi rimane sempre allo stesso posto, anche quando lo cambia, facendo sempre gli stessi errori, anche se diversi.
    Grazie ancora.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Mi è stato spiegato che per aver indicato sulla carta d’indentità il titolo di studio occorre produrre il certificato di laurea. Giusto, ma meglio lasciar perdere, nel caso degli architetti basta produrre la tessera.

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  • avatar marco del freo scrive:

    Dimenticavo, a onor del Politecnico, che, sollecitati dal nostro amico professor Pileri, alcuni studenti stanno invero lavorando a una tesi sulla Valle di Contignaco: può questa, nella sua attuale configurazione, essere portata a esempio di valle pedemontana con corretto sviluppo urbanistico?
    Si tratta di una delle ricerche connesse ai tre premi di laurea che la Biblioteca ha messo a disposizione degli atenei i cui professori stanno collaborando con Bellalavalle.
    Non al Politecnico, ma all’Università di Parma studiano per esempio altri futuri architetti che, sollecitati invece dal professor Zazzi, stanno già lavorando al progetto di salvaguardia e sviluppo di Contignaco.
    Per dire, ricollegandomi a un altro post sulla nave, che ci sono anche giovani di giovane età in circolazione. Per fortuna.

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  • avatar Luca P. scrive:

    Le monete da 20 e da 50 centesimi, lo confesso, le ho messe io. Ma mentre mi accingevo a devolvere l’obolo ho notato dietro di me confabulare i due preziosi assessori in merito alle quote da versare. Prezzemolina Callegari diceva che 5 euro erano troppe per le esigue casse comunali, Prezzemolone Parizzi invece, sosteneva che questi sporchi bolscevichi avrebbero potuto attingere a chissà quali governi amici e quindi niente gli era dovuto. Fatto sta che bisogna ringraziare lautamente i nostri prodi assessori per la loro presenza e in particolare al loro impegno che ha permesso una bellissima serata di cultura. L’assesora prezzemolina dopo aver intrattenuto (intortato?) il Prof. Caroli per svariati minuti, è riuscita ad ottenere l’encomio dal professore, insomma non si è fatta mancare niente. Come si suol dire ha fatto la sua porca figura. Per non parlare del prezzemolone Parizzi che ha pure portato a casa la foto ricordo che ha provveduto immediatamente a porre sul suo bellissimo blog.
    Come diceva il compagno Himmler: “… quando sento parlare di cultura la mano scivola verso la fondina” e noi che pensavamo scivolasse verso il portafogli.

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    • avatar Filippo Fritelli scrive:

      Posso farti i complimenti per i commenti? No, sono serio…come già era capitato qualche giorno fa per le cose che avevi scritto sulla Lega Nord. Ottima ironia devo dire. Non ti conosco però apprezzo molto questo stile. Un pò alla Travaglio, se me lo concedi.
      Ottima la citazione di Himmler e il “bellissimo Blog”.
      Keep in touch…siamo ancora pochi, però dobbiamo provare a sopravvivere.
      Un saluto
      Filippo

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  • avatar fb scrive:

    Voglio sottolineare che Lina mi ha dedicato, personalmente, almeno 5 minuti 5 di orologio, in cui le ho snocciolato tutti più preziosi, leziosi, facondi e colti complimenti della letteratura encomiastica, dagli Elleni ai giorni nostri, in onore della sua muliebre, statuaria beltà, di stampo rinascimentale, rivestita, per l’occasione, di un abbigliamento contro i rigori invernali, quale io non ho mai avuto il privilegio di contemplare, nella sua squisita ed elegante fattura. Parizzi non potevo notarlo, dopo essere stato abbagliato da Lina sulla via del ritorno alla mia modesta magione. Ho tenuto premuta con la sinistra la mano destra ch’Ella mi aveva riscaldato con una fugace stretta di mano, accompagnata da uno smagliante sorriso e, una volta giunto a casa, l’ho infilata in una busta di plastica, ho fatto sì che quel calore venisse rilasciato ed ho poi riposto in secreti lochi la busta, con tanto di etichetta-ricordo. Il candore del suo sorriso invece mi è sceso, come gli spiritelli del Dolce Stil Novo, fin nei precordii, facendomi battere, all’impazzata, ventricoli,orecchiette ed atrii cardiaci, Non sapevo che avrei potuto rilasciare un’offerta, veramente; avrei coperto, con piacere, quanto rimaneva da colmare, in onore del prof. Caroli. E mi spiace anche di non aver potuto partecipare ad una cena con lui ed altri della Nave, dato che, a proposito di chiaroscuri, di cui il docente aveva trattato, avevo, ai tempi, redatto una ricerca sui dipinti del caravaggesco Schedoni, presenti alla Palatina di Parma. E il mio prof di Storia dell’Arte, Gian Alberto Dell’Acqua, che Caroli senz’altro conosce bene, mi aveva onorato della pubblicazione della mia tesina sulla rivista della Facoltà. A proposito di luci ed ombre, avevo anche notato un aumento magico della luminosità dell’ambiente della sala della conferenza, quasi vi fosse calato un angelo, all’apparire di una giovine pulzella, dalla fluente chioma solare, color del miele d’acacia, accanto a Rita C., abbigliata con un’eleganza sobria e raffinata, in armonia e in sintonia iconica con il nobile portamento della persona. Credo che si tratti della medesima ragazza che sta dirimpetto al prof.Caroli, nella foto della lettera. Tutto era arte, grazia e raffinatezza, squisitezza e garbo, in quella sala e per quella serata,anche solo per poco più di un’ora, almeno per me, grazie alla magìa della parola di Caroli. Et Verbum Caroli factum est et habitavit in nobis, veramente. Vivere non est necesse, in quei casi, basta l’Arte.

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  • avatar marco del freo scrive:

    Così, per informazione.
    La frase su pistola e cultura è normalmente attribuita a Goebbels, ministro della propaganda di Hitler: poche volte a Goering, quasi mai a Himmler.
    Il fatto è che l’autore della frase è nessuno di loro. A pronunciarla per la prima volta è stato l’attore Viet Harlan in una recita del 1933 per il compleanno di Hitler. A scriverla fu Hanns Johst nel suo “Schlageter”.
    Ricordavo la cosa, ho trovato conferme un po’ ovunque da fonti valide. Riporto di seguito quanto scritto da Susan Sontag sulla New York Review of Books http://www.nybooks.com/articles/6830.
    “… The author of the famous boast—often attributed to Goering or Goebbels—about reaching for the revolver at the mention of culture is Hanns Johst (not Jolst), the Nazis’ leading playwright (not Hitler’s minister, of culture), who became the president of the Reichsschrifttumskammer, the Reich Chamber of Writers.
    It occurs in Johst’s most famous play, Schlageter (first performed in April 1933, for Hitler’s birthday), the story of Albert Leo Schlageter (1894-1923), along with Horst Wessel a star of the Nazi martyrology. Schlageter—hailed in Johst’s play as “the first soldier of the Third Reich”—was a demobilized army officer who joined the Party in 1922, and the following year took part in armed resistance to the French forces still occupying the Ruhr, was caught sabotaging a railway line, tried (by a French military court), and executed.
    The line belongs to a character in the play named Thiemann (the actor was Viet Harlan, later the lead in Jew Süss): “Wenn ich ‘Kultur’ höre, entsichere ich meinen Browning!”
    Susan Sontag

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