Il tradimento dei chierici e il celibato dei preti

Pubblicato da Redazione il 16 gennaio 2010 in Chiesa, Dibattiti e Polemiche, Opinioni |

«Non penso di cedere il mio spazio aereo mentale a nessun esercito».

La trahison des clercs, il tradimento degli intellettuali, è un libro del 1927 di Julien Benda (1867-1956). In quest’opera, il filosofo e scrittore francese se la prende con i suoi colleghi, francesi e tedeschi, accusandoli di aver abdicato alla loro missione di ragionare attorno ai fini universali dell’uomo per abbandonarsi alle passioni politiche, con derive su opposte sponde, dalla lotta di classe al razzismo.

Mi viene in mente questo libro, o forse solo il titolo, ogni volta che un intellettuale, uno scrittore, una testa lucida, uno spirito libero, si tratti di Leonardo Sciascia come del magistrato Gerardo D’Ambrosio o del noto giornalista televisivo, ammainano la bandiera della loro indipendenza per assoggettarsi alla disciplina di un partito. Credono di mantenerla intatta, e sarà senz’altro così nell’intimo delle loro intenzioni, mentre la storia ci mostra, senza insegnarlo mai agli interessati, che le cose seguono tutt’altro corso. Bene che vada, se l’indipendenza permane, l’intellettuale viene dimenticato in un angolo, benché il contributo che avrebbe potuto dare fosse cospicuo.

È allora che penso al celibato dei preti come a antidoto alle pastoie della politica filtrata dai partiti. Niente mogli, né figli, né altri legami secolari che ti impediscano di svolgere nel più libero dei modi la tua missione da «intellettuale» al servizio del prossimo. Certo, non tutti i preti fanno lo stesso uso di questa opportunità, però la condizione di partenza, di cui tutti possono beneficiare, è ottimale. Don Camillo Mellini, per non dirne che uno, ha fatto ampio uso di questa indipendenza.

Dite che la Chiesa mozza la lingua a chi ne abusa nell’interpretazione del vangelo? Or non è più quel tempo e quell’età. Oggi gli esili di don Lorenzo Milani e di don Pino Setti non sarebbero più possibili. Come dimostrano le prediche e le attività non allineate del parroco di Santa Cristina che inorridisce i benpensanti di Parma o di quel don Giorgio con il cui sito siamo gemellati e che ci ha guadagnato una reprimenda di monsignor Carduccio Parizzi, noto prelato preconciliare affiliato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da Marcel Lefebvre, il vescovo tradizionalista sospeso a divinis da Paolo VI e scomunicato da Giovanni Paolo II.

(i. s.)

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1 Commento

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    Confesso di non aver mai letto questo saggio di Benda; so che era ebreo, e come tale lo ritengo, quindi, appartenente ad un popolo eletto, che ha riempito il mondo di scrittori, artisti e scienziati prodigiosi, di un acume intellettuale d’altissimo livello. E penso a quei luminosi esempi di rigore morale, culturale e politico, e di inimitabile pregio giornalistico, che sono Vespa, Belpietro, Feltri e Fede, da non confondere magari con certi strimpellatastiera come Montanelli e Biagi. Non potrei mai essere un buon prete, i.s., date anche solo le condizioni di partenza, te lo confesso e lo riconosco con grande modestia, umiltà e contrizione; lo spirito è forte, ma la carne tanto debole! O è forse il contrario? Ai posteri ecc…Ai tempi, ero un convinto ammiratore di don Milani, gli avevo anche spesso scritto e mi aveva risposto, erano gli anni dell’Università e dei miei primi passi nell’insegnamento. Quanto a don Luciano, leggo sempre le sue omelie, ogni settimana, su “La Voce di Parma”, ed in genere mi piacciono; ci sono però certe sue tirate e alcune sue iniziative che non approvo, perchè istigano chiaramente ad un odio di classe e di censo, cui un sacerdote non dovrebbe mai ricorrere ed abbandonarsi; e lo stesso vale per don Giorgio. Il Regno di Cristo non è di questo mondo e non bisogna mescolare il diavolo della politica con l’acqua santa e pura degli insegnamenti contenuti nei Vangeli,anche se le gerarchie ecclesiastiche vaticane sono le prime a tradirli. E’ vero che ci fu un sacerdote, talmente preso dallo sconforto e dalla frustrazione dell’inanità ed impossibilità di un rivolgimento pacifico, come il povero Camilo Torrès, che imbracciò le armi in difesa dei diseredati , che gli parevano dimenticati non solo dagli uomini, ma anche da Dio. Ma un non-cristiano, come Gandhi, non alzò mai nemmeno un fuscello contro l’avversario e lo sconfisse, così come M.L.King. Morirono, è vero, abbattuti dal nemico, ma il loro esempio rimane per l’eternità.

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