Haiti, senza parole

Ancora una volta non abbiamo nulla da aggiungere a immagini già di per sé eloquenti. Le parole, ancorché sincere, suonerebbero retoriche, come quelle dei telegiornali, degli appelli, delle eterne domande sul senso della vita, sulla direzione del creato e sugli scopi dei creatore. Ma se voi avete parole che ritenete utili, inviatecele. Le pubblicheremo senza indugi. Lo spazio non manca. Meglio ancora, inviate aiuti a chi li sta chiedendo. Sono ancora più utili delle parole.



































Come tanti altri, per l’occasione, temo fortemente per i bambini di Haiti. La popolazione è poverissima, ora sono ridotti allo stremo per fame, sete, mancanza del minimo necessario a sopravvivere. Come è successo abbondantemente in Malesia, quei bambini orfani ritroveranno veramente i genitori, saranno accolti da parenti, verranno ospitati come si deve ad esseri umani diseredati da Dio e dall’umanità ricca, saranno magari adottati da famiglie caritatevoli, o non verranno piuttosto venduti, come cuccioli di animali, ad orchi paurosi per sollazzare pedofili o anche solo ceduti per pochi dollari a persone desiderose di prole, ma d cui non si conosce nulla riguardo al grado di affidabilità, di onorabilità, di vero affetto e trasporto per dei minuscoli scampoli di umanità dolente? Ieri ho visto in TV il recupero di quella stupenda bambolina di 18 mesi, che da sola, “gattonando” verso la luce, si è portata verso i suoi soccorritori. Poco dopo si è presentato un tipo, a portarsela via, asserendo che era suo zio; nessuno lo ha minimamente controllato. Speriamo che sia vero che era un suo parente; ma se non lo fosse, quella piccina sarebbe caduta dalla padella nella brace.
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