Due lezioni dalla natura, quella di Caroli e quella di Haiti

Pubblicato da Redazione il 16 gennaio 2010 in Arte, Cultura |
FOTO DI RENZO BELLINI

Sciarpe rosse. Mino Ponzi mostra a Ivano Sartori il pacchetto dei tesserati a Italia Nostra, mentre Flavio Caroli, a causa del diverso design scozzese del suo maglione, non si sente intonato.

Ivano ha organizzato l’incontro con Caroli (errore: è stato organizzato dall’intera compagine di Italia Nostra, ndr), mi voleva lì e ci sono andato, in fondo siamo sulla stessa Nave (che però si legge barca).  Altrimenti mi sarei  vestito e avrei cavalcato la «semovente» per andare a Fidenza  a vedere dei quadri?  Improbabile.

Ho seri problemi col «visivo», per tutto il periodo adolescenziale ho vissuto senza televisione e senza accusare danni, votato alla parola scritta con tutta l’anima.  Invece in quella sala eravamo in tanti, verosimilmente mossi da passione e interessamento; non certo per  secondi e terzi fini.  Buona acustica e non eccezionale la nitidezza delle diapositive proiettate.  Come mai tanta gente?

Certo questo professor Caroli è conosciuto in Tv ed avrà messo a frutto la sua popolarità, collabora alla trasmissione di Fazio.  Trasmissione che inspiegabilmente ha dei nemici, seppure a me pare assolutamente sobria, squisitamente seria, umanamente discreta (nel senso della discrezione). Certo la Littizzetto è «volgare, ripetitiva e monotematica».  Eppure, eppure diverte, e se vi par poco…  Poi questo professore ci ha affascinato, ha trasmesso passione.

Per  me che spesso intravedo documentari in Tv e rimango stupito a sentire cose «inaudite» sugli insetti o sui ragni, il fatto che la natura si possa difendere anche con la conoscenza di come gli uomini l’abbiano vista, descritta e rappresentata nei secoli (con la pittura) è stata una rivelazione; l’altra faccia del rispetto e dell’amore per il creato, l’altra faccia di Italia Nostra.

Presentandoci il libro omonimo Caroli ci ha spiegato «il volto e l’anima della natura».  Personalmente qui ho imparato che il mondo orientale ha sempre raffigurato la natura con l’Uomo che ne fa parte e che, invece, nel mondo occidentale per una decina di secoli, a partire da poco prima della nascita di Cristo, si rappresentava soprattutto l’Uomo mentre la natura faceva casomai da sfondo, comunque centralità dell’Uomo con una natura spesso nemica.

Poi via via seguendo in qualche modo i cambiamenti culturali e di costume la natura ha riacquistato valore anche nell’arte della pittura.  In sostanza, il titolo del libro spiega come il «modo di sentire» la natura nel tempo, ha influenzato la sua stessa rappresentazione, il legame quindi tra i vari momenti storici e il modo di rappresentare l’ambiente in cui viviamo.

Io personalmente, e non solo ora nel momento in cui la tragedia di Haiti entra nelle nostre case, penso che la natura ci mandi segnali importanti e ci infligga sonore lezioni di umiltà.

Mario Mantovani



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