Siamo fidentini nostalgici o borghigiani del futuro?

Pubblicato da Redazione il 9 gennaio 2010 in Cultura, Fidenza città, Foto |

Testo e foto di Edoardo Fornaciari

Nella noia disattenta della via Emilia a cinquanta all’ora, improvvisamente riappare Borgo San Donnino. Subito ci si domanda se quel cartello sia un fantasma del passato oppure il frutto di un ripensamento recente  oppure solo il dignitoso riconoscimento di un’identità storica mai del tutto dimenticata.

Poco dopo una sfilza di cartelli ammiccanti  che dirottano i viaggiatori-di-piacere verso le Terre Verdiane, Fidenza si presenta in modo quasi dimesso, periferico.

Nelle bissaboghe della viabilità, il cartello potrebbe anche sfuggire se non riportasse due nomi, una scritta lunga, se non presentasse i due volti asimmetrici della stessa città, se non raccogliesse in sé la sintesi di una storia vecchia di duemila anni.

Fidentia, città romana, sulla via Emilia e sullo Stirone è cosa certa, certificata da testimonianze storiche e dal ritrovamento dei ruderi di un ponte e di un mosaico databili intorno al I secolo.

Borgo San Donnino luogo di culto, meta di pellegrinaggio, villaggio medievale e poi paesotto moderno e sede episcopale è realtà altrettanto certa, comprovata, ricordata e anche amata, molto. Ancora non si sa se persona nata a Fidenza sia «fidentina» o «borghigiana» e, se qualcuno solleva il dilemma, c’è ancora un sacco di gente pronta a parlarne.

Per molti «fidentino è brutto, borghigiano è bello». I maiali di questa zona sono di «razza borghigiana». In un salotto della Fidenza-bene qualcuno sussurra che «molte città ambirebbero avere la storia di Fidenza e di avere così nobili origini, addirittura preromane; macché borgo, una città non può essere borgo che, anche sul dizionario, vuol dire grosso villaggio, paese».

Ma con le invasioni barbariche Fidentia si è dissolta nel nulla e al suo posto, per centinaia d’anni non è rimasto che un gruppo di capanne, baracche lungo il torrente. Ha ragione don Amos Aimi quando dice che il martirio di san Donnino è stato l’avvenimento più importante della storia della città  e anche che «San Donnino è il nostro Colosseo, e guai a chi ce lo tocca».


Donnino era un cubiculario romano, un funzionario di rango, segretamente cristiano, dell’imperatore Massimiliano. Fu ucciso sulla sponda dello Stirone. La tradizione vuole che, decapitato, abbia attraversato il torrente tenendo ben stretta tra le mani la propria testa.  Per tutto il medioevo lungo la via Francigena c’è stato un gran traffico e i pellegrini preferivano sostare dove ne valeva la pena, dove si rischiava di rimediare se non  una grazia almeno una benedizione. Già allora si ragionava in termini di costi e di benefici.

San Donnino ha sempre protetto dal mal di testa, dai morsi dei cani rabbiosi e delle vipere e dagli incidenti stradali, un pronto soccorso mistico, un moderno programma di prevenzione, gratuito. I risultati sono tangibili. Il basso-rilievo in alto, a destra della porta principale del duomo racconta, leggibile come un fatto di cronaca sulla nostra Gazzetta di Parma, del crollo del ponte sullo Stirone e della miracolosa incolumità di una donna gravida caduta nel torrente in piena. La grazia.

I vecchi del paese dicevano «lo Stirone ogni anno ne vuole uno» e il santo, per farsi voler bene, si dava un gran daffare. «L’anima della città è San Donnino, ma questo posto si chiama Fidenza, nasce Fidentia, non è mica colpa mia» dice, sinceramente dispiaciuto Umberto Battini sacrista del Duomo e aggiunge: «Voglio che quelli che vengono qui nella cripta mostrino devozione al santo e tocchino l’urna, oltre la grata».

Il fascismo, però, «soprattutto i fascisti di qui non accettavano il borgo medievale, le devozioni, e hanno raddrizzato via Cavour (allora via Corsica, ndr) perché immaginavano e desideravano una Fidenza squadrata, come un castro romano e così facendo hanno messo da parte il Duomo». Don Aimi dice che il borgo «borghigiano» si è sviluppato intorno alla chiesa, il castro romano, invece, l’antica Fidentia era più in là, oltre la piazza, verso la chiesa di Santa Maria. La vicenda del cambiamento del nome è lunga e complessa.

L’idea tardo risorgimentale del garibaldino e deputato Luigi Musini (Samboseto 1843-Parma 1903) viene presa sul serio cinquant’anni dopo, con foga, dai fascisti della prima ora che desiderano rinnovare ogni cosa ad ogni costo. Il 12 giugno del 1927, anno V dell’era fascista, «Per Decreto di Sua Maestà il Re, auspice S. E. Benito Mussolini, Borgo nostro assume da oggi l’antico suo nome romano: Fidenza. Iscriviamo questa data fra le più fauste per il nostro Comune: è il segno di un’Epoca». Così inizia il discorso del podestà Nino Censi ai suoi concittadini. Così si cambia un abito, forse solo un po’ liso, ma di ottimo taglio, in cui la comunità stava  da secoli perfettamente a proprio agio, per una camicia nera. Può ben essere che già da tempo immemorabile la diocesi, per questioni di dignità formale, fosse «di Fidenza», ma l’abitato era Borgo, anche per gli eruditi. Lo testimonia una delle carte geografiche della biblioteca del convento di San Giovanni a Parma, dipinta ad affresco nel 1575, che riporta la dicitura «Borgo S. Donino».

I borghigiani da sempre sono gente allegra, ospitale, generosa, chiacchierona. Del  periodo fascista sono i grandi eroismi locali. Al cimitero, in fondo a sinistra, una lapide ricorda il «sottotenente pilota Antonio Panini, dottore in Legge, laurea ad honorem in Scienze Politiche, tre volte volontario di guerra 18.3.1914 – 30.6.1942».    L’entusiasmo e l’esuberanza sono sempre alle stelle. Nel 1934 «alcuni fidentini mangiarono del leone», un leone. «Il fatto ebbe subito una risonanza nazionale».

L’onorevole Remo Ranieri qualche volta portava la camicia nera, di seta nera.

Il canonico Bianchi, irriso perchè, soffiandosi il naso, immergeva tutta la testa dentro un enorme fazzoletto bianco, nel commissionare la nuova sede della Banca Cattolica in piazza Garibaldi, aveva raccomandato al progettista di erigere un palazzo in cui fossero evidenti, molto visibili, teste di leone, colonne, ricchi capitelli e finestre bifore.

Il palazzo è ancora lì, ricco, da vedere. È la casa in cui hanno sempre abitato i Campanini, famiglia storica di Borgo. Nel 1853, Luigi e Fernando scoprirono i resti mortali di san Donnino. I fratelli Gino, Pippo e Vincenzo nati tra il 1898 e il 1913 erano molto simpatici, quello serio e compassato era Gino. Pippo è nella mitologia, Vincenzo, «Cenzino» per gli intimi, in famiglia, dai nipoti, era chiamato affettuosamente «lo zio bestia». Con la fionda era un asso, prendeva il sedere di un barboncino a venti metri di distanza da una macchina in movimento. Quelli di Salso, a passeggio con la padrona in viale Romagnosi alle sette di sera, erano tutti suoi. Mio padre me lo raccontava sempre.

Pippo aveva molti amici di fuori, gente nota, intellettuali, giornalisti, musicisti, scrittori come Indro Montanelli, Attilio Bertolucci, Mario Soldati. «Gli amici di Pippo», scrive don Aimi nella prefazione di Lettere a Pippo carteggi di Giuseppe Campanini (dal 1943 al 1980), «sono diventati dei patiti borghigiani che arrivano perfino a rifiutare nell’indirizzo il nome romano di Fidenza».

Mega World News Facebook Twitter Myspace Friendfeed Technorati del.icio.us Digg Google Yahoo Buzz StumbleUpon Weekend Joy

Tag:, ,

19 Commenti

  • avatar Joseph scrive:

    È anche da nobili avere il doppio nome, perchè non possiamo anche Noi. Credo che entrambi siano giusti, azzeccati. Infatti per l’importanza strategica di Fidenza, dopo tanti combattimenti per possederla da parte dei Piacentini e dei Parmigiani, siamo stati ridotti a Borgo, perchè tutti ci hanno saccheggiati. Anche perchè la natura ci ha sommersi tra il 650 ed il 700, come confermano le capanne giunte sino a Noi salvate da uno strato di “limo” di oltre 70 cm. compressi. Leggendo la Sua ricostruzione Le pongo il “dilemma” che da anni persiste: è proprio sicuro che il definito “ponte romano” (dal Pigorini) sia veramente Romano? Io penso proprio di no perchè: come Lei stesso indica, il miracolo della donna “gravida” è su travature in legno, non su archi in muratura e quando fu scolpita era il 1210 . Nella piantina ricalcata del 1100 conservata nell’archivio storico del Duomo, è evidente che l’ngresso ovest a Borgo era dalla “Salsediana” a metà tra S. Pietro ed la torre. La stessa quota dell’alveo è ben superiore alla pavimentazione originaria della Cripta. Forse quel ponte dobbiamo ancora trovarlo, come il nome se è meglio Fidenza o Borgo S. Donnino. Sono belli e giuti entrambi, sicuramente meglio di quelle indicazioni in dialetto lungo sempre la Via Emilia in direzione Piacenza.

    Ti piace questo commento? Thumb up 2 Thumb down 1

  • avatar Nullatenente scrive:

    Perspicace Joseph,

    non so se tua sia adi Fidenza-Borgo San Donnino e se tu sia consapevole della fondatezza della tua affermazione iniziale, immagino ironica, fatto sta che hai colto nel segno: Fidenza è un paesone ex agricolo ed ex industriale fondato sull’aristocrazia. Nell’arco di un’ottantina d’anni diversi strati nobiliari si sono depositati l’uno sull’altro, dal nonno al nipotino, mantenendo ognuno di essi la propria impermeabilità all’altro.
    Ci sono i baroni del fascismo (ex gerarchi, ex podestà, ex amici di bravate), ormai del tutto scomparsi.
    Ci sono i marchesi della lotta partigiana che li hanno in parte combattuti e in parte amnistiati. Ormai estinti anche loro.
    Ci sono i duchi e i ducetti del ’68, dispersi in mille rivoli. Dalla Chiesa all’ente locale al fancazzimo assoluto.
    Ci sono i goliardi del liceo classico, ma quello di una volta con tutte le materie all’esame di maturità.
    Ci sono quelli che si sono comprati due quarti d nobiltà iscrivendosi a un circolo esclusivo.
    Ci sono i ricchi veri che non li vedi mai in uno dei tanti bar del centro, neanche in torrefazione.
    Ci sono le famiglie che si sono arricchite con la Democrazia cristiana nonostante comandassero i rossi da loro tanto deprecati.
    Ci sono quelli che hanno fatto carriera con il Pci come una volta la si faceva entrando in seminario o con il mestiere delle armi.
    Ci sono i visconti delle botteghe del centro, in decadenza come gli Usher.
    Ci sono i Budbenbrock nostrani che possedevano ferriere e fonderie, cui è rimasto solo il nome sempre meno memorabile.
    Ci sono quelli che svendono la terra a lotti e quelli che gliela lottizzano e trasformano in appartamenti. Sono ricchi, non diventeranno mai nobili. Neppure abbattendo una villa del decumano per costruirvi la propria. Sono i nouveaux riches. Feccia.
    C’erano le caste sacerdotali degli insegnanti la cui nobiltà si misurava con il numero delle ore delle lezioni private impartite a domicilio.
    C’erano, un po’ ci sono, in gran parte non ci sono più. Più che altro si tratta di cascami, brandelli, refusi demografici.
    Tutto il resto è proletariato. Sia che lavorasse alla Fidenza Vetraria, sia che avesse una bottega in periferia o una cattedra in una scuola media di Milano.
    D’altra parte, rubata la terra ai grandi proprietari terrieri con le autostrade e le ferrovie, che altro poteva alimentare l’aristocrazia fidentina? Non certo i signori della politica. Shogun sempre in guerra tra loro per un potere sempre più virtuale. Che dura fin che dura la carica. Perché anche mettere via i soldi con la politica è sempre più rischioso. È l’ultimo che l’ha fatto, dicono un socialista, è morto prima di goderseli.

    Ti piace questo commento? Thumb up 9 Thumb down 2

    • avatar joseph scrive:

      Concittadino Nullatenente, la mia era un semplice commento e riflessione storica. Possibile che si provi a buttare tutto in politica. Ci sono altri siti che non respirano senza polemica politica. La mia riflessione era solamente per confermare che entrambi i nomi hanno una forte base storica. Io da fidentino da diverse generazioni, sono fiero ed orgoglioso. Tutto ciò che ho affermato, sono riflessioni storiche che più volte ho confrontato con Don Aimi (vedi Storia di Fidenza edito da Battei che ha scritto con Capelli). Le uniche diversità storiche non fatte dai soliti libri copia-incolla, sono le “diversità” storiche sull’affermazione di “Ponte Romano”, che confermo non è quello scolpito dall’Antelami, che tutta la zona del Duomo, in epoca Romana era sicuramente acquitrinosa e non abitata. La zona romana era dalla piazza fino all’attuale S. Michele. ecc. Quindi semplice orgoglio “fidentino”-”Borghigiano”, senza deformazioni mentali di politichese. Si respira meglio così.

      Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 1

    • avatar Capitano Achab scrive:

      Bellissimo commento! Analisi lucidissima, complimenti

      Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  • avatar fb scrive:

    La faccenda del riportare, sotto alla denominazione ufficiale toponomastica, un secondo riferimento, magari in dialetto, tipo, se si va verso Piacenza, Funtana Frada, La Cadè e via discorrendo, mi fa venire veramente la mossa di corpo. Quanto a Fidenza ed ai fidentini, io a Fidenza o Borgo che dir si voglia, ci sono venuto ad abitare dall’87, dopo una vita a Salso, dove ho insegnato fino al 2003. Ho notato subito che i fidentini o borgsàni erano molto più concreti dei salsesi, privi di puzze al naso e di sciocchi e ridicioli snobismi, sani ex-agricoli pieni di voglia di lavorare, ed anche di sapere e di studiare. tant’è che a Salso, ancor oggi, l’unico Istituto superiore, sempre alloggiato in edifici fatiscenti, è l’Alberghiero, a Fidenza è presente invece l’intera gamma, o quasi, di scuole superiori. Ho anche notato che i fidentini, o meglio le fidentine, specie se anzianotte e dalle chiome con improbabili tinte azzurognole o color mandarino, possiedono una lingua tagliente, capace di tagliare panni addosso alla prossimo, con sforbiciate maligne e calunniose spietate. I fidentini sono molto sul cattocomunista, molto più bigotti e pinzocheri dei salsesi, forse per il fatto di ospitare vescovadi da lunga pezza: all’ombra del campanile, non manca mai né il pane né il vino! L’analisi socio-politica di Nullatenente è splendida, un capolavoro, di una finezza e di una “cattiveria” sana e verace, da far invidia a Montanelli ed all’aretin poeta tosco.

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

  • avatar Ape Maya scrive:

    ma quanti anni ha la foto del cartello che avete messo? A Coduro il semaforo manca da anni, e al suo posto è sorta la rotatoria del Conad – lo sapete bene – non capisco se l’articolo è nuovo o l’avete rispolverato perchè mancano notizie, come fa la Gazzetta.

    Ti piace questo commento? Thumb up 2 Thumb down 3

    • avatar Editore scrive:

      L’articolo e le foto risalgono al 2005. Li abbiamo rispolverati perché sono un bellissimo articolo e bellissime foto. Semafori e rotonde non tolgono nulla alla sostanza dello scritto.

      Ti piace questo commento? Thumb up 4 Thumb down 3

  • avatar giovanna galli scrive:

    Ringrazio l’editore per aver tirato fuori dall’archivio questo pezzo che a mio avviso è molto bello. Mi è piaciuto il testo (mi ha confuso a tal punto le idee che nata a Fidenza 56 anni fa non riesco a scegliere quale delle due definizioni più mi si addice) ma ho trovato splendide le foto e ringrazio Edoardo Fornaciari per avercele regalate.

    Ti piace questo commento? Thumb up 3 Thumb down 1

  • avatar fb scrive:

    Giovanna, Le suggerisco di scegliere la denominazione di “cittadina del mondo”, Le si addice molto meglio che non solo “fidentina” o “borgzàna”, è meno riduttiva, intellettualmente e culturalmente. Se potessi, io vorrei essere addirittura ricordato come “cittadino del Cosmo”, pensi Lei che razza di immodesto e superbioso che sono mai io.

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 1

  • avatar fb scrive:

    Ma allora siamo fratelli in ispirito, se non uterini, Achab, ecco che mi si spiega ora quella innata simpatia che ho sempre nutrito nei tuoi confronti, fin dal tuo primo apparire sulla tolda della Nave!! Io non sono né salsese, né fidentino, né terronico, né meneghino, ma un misto di tutti e quattro, un bastardino,insomma;però dicono che sono i cagnolini più intelligenti…

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 1

    • avatar Capitano Achab scrive:

      Caro fb, pur essendo Borghigiano d.o.c. da secoli, mi sono sempre considerato un apolide o come hai detto tu un figlio del mondo.
      Non ho nazionalità, non ho una religione, non ho la mentalità stanziale, mi considero uno zingaro.
      ..E certo che siamo fratelli in spirito…lo hai capito adesso?

      Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

  • avatar fb scrive:

    Fratello Achab, tue so’ le laude, la gloria e l’honore e ad te solo se konfano; eo te laudo et benedico et rengratio et sèrvoti cum grande humilitate. Io sono nato a Salso, sono transumato poi a Fidenza, ivi ho residenza da 22 anni. Ma non avendo, da almeno otto generazioni, sangue puro salsese o fidentino o borgzàno che dir si voglia, come giustamente si richiedeva nel Terzo Reich per essere considerati puri ariani, sono un bastardino metà campano e metà valtellinese-comasco-milanese, con ascendenti della Svizzera italica e, pare, albanesi. Peggio di così si muore, eh, Achab? Se ancora vuoi meco dialogare, pulisci lo schermo dopo che ti ho risposto e non parlare con alcuno della Lega della mia metà sudista ed epirota.

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  • avatar Capitano Achab scrive:

    Ahahaha sei forte fb.
    Se dovessi fare il “razzista” io, a Borgo San Donnino resterebbero ben poche persone, ci sarebbe un ripulisti tipo “pulizia etnica”.
    Resterebbero le 3/4 famiglie dell’Oriola, 3/4 Sgarblòn ad San Michel, 2/3 ad San Pedar.
    Poi finito.
    Cavalli di frisia lungo il perimetro delle vecchie mura farnesiane ed il resto tutti a casa loro!…
    Minimo 100 anni di Borghigianità da esibire su apposita Carta d’Identità Borsana.
    Sarei la felicità della ” Pura Razza Autoctona Borghigiana”….
    ..Questa è la parte delle “stronzate da bar”…la parte seria è che Fidenza, da sempre, è storicamente stretta tra Parma e Piacenza, troppo vicina ad entrambe le città dove vi è la presenza delle Università, strutture necessarie per poter effettuare il salto del c.d. ” secondo livello”…
    Mi capisci?
    Temporibus illis si sarebbe potuto fare un Unico Polo Sanitario con Fiorenzuola

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

  • avatar Puke58 scrive:

    Qualcuno sa dirmi qualcosa di piu’ sul Pilota Antonio Panini senza dovere chiedere ai nipoti che raramente tornano a Fidenza.

    Mi interessa la carriera militare e le vicende che ne hanno portato alla morte.

    In internet non sono stato in grado di trovare nulla.

    Thanks.

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

  • avatar CHINA65 scrive:

    Ora, apolidi o Avellinesi, stanziali o girovaghi, chi è borghigiano si porta dietro un carattere da borghigiano, con quella satira sottile ma tagliente che gli è nata nelle generazioni prima come luogo di stanza delle guarnigioni di quella gran ….. dama della Maria Luigia, poi come città ragno all’epoca del fascismo. Quando era pericoloso criticare, la capacità di satira “borghigiana” è cresciuta ed accompagna le generazioni. Il “taia e cusa”, arte non solo femminile, vede in Negrotti un grande artista, con il crocchio che staziona, disamina, squarcia e ricompone le realtà del paese per racchiuderle poi in una battuta al vetriolo. Studiate, gente, studiate, anche se son convinto che senza il gene (quello borghigiano e non il Gnocchi) sia impossibile diventar maestri.

    Ti piace questo commento? Thumb up 3 Thumb down 0

  • avatar Ambrogio scrive:

    Tornando all’articolo di Fornaciari non siamo ……… non sono stati i fascisti a raddrizzare Via Cavour, hanno “solo” sfondato sull’Oriola e creato Via Corsica. Il raddrizzamento è opera successiva complici le bombe, solo complici, gli autori sono l’ex ferroviere romagnolo e il suo architetto milanese Chiodi. Da qui il detto “robe da chiodi”. Per precisione senza null’altro togliere al testo di Fornaciari.

    Ti piace questo commento? Thumb up 1 Thumb down 0

  • avatar fb scrive:

    Ma Negrotti è quello che vende biscottini britannici da 20€ l’uno, caramelle anglosassoni da 10€ cadauna, lattine di English tea da 40€ la tazza e whiskey scozzese a 120€ la bottiglia? Non sapevo che fosse anche un borghigian poeta parmense, dall’ironia fine e tagliente! Mette all’asta anche le sua battute o sono gratuite?

    Ti piace questo commento? Thumb up 3 Thumb down 1

  • avatar CHINA65 scrive:

    Ahinoi, come è difficile riconoscere la sagacia e l’arguzia in un umile bottegaio.
    Quanta cultura sprecata senza spirito … quanta saggezza nel villico e nella lavandaia e quanta poca in certi ingegneri …. ma io vò a conoscer le genti e mi nutro di un puro spirito istrione e popolano, quando terra – terra la sostanza delle cose si conclama. Lasciatemi pure nella mia ignoranza senza citazioni dotte, io citerò i Negrotti, i Cini e i Mancini. Da loro ho imparato umiltà e sostanza, una scuola che amo.

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Copyright © 2007-2012 Nave Corsara All rights reserved.
Desk Mess Mirrored v1.8.1 theme from BuyNowShop.com.