Vecchio Cristallo e cristalli liquidi

Osservate bene. Al di sotto e dietro i cartelli dell’agenzia immobiliare Zani che annuncia i restauri conservativi e la vendita di appartamenti e uffici nell’ex oratorio don Bosco, ci sono ancora i resti delle bacheche del cinema Cristallo.
A proposito, quanto a lungo credete che possa resistere al restauro conservativo l’ultima sala in città? Chi ci va più al cinema?
Ora il cinema ce lo vediamo a casa, su schermi a cristalli liquidi vasti come pareti. Negli appartamenti di varie tipologie con ingressi indipendenti. Perché l’importante è essere indipendenti. Nei cinema c’è troppo dipendenza: dal vicino, dal protezionista, dalla maschera, dagli orari, dai gusti dei distributori, dal box office. Troppa compagnia. Troppo pubblico. Troppa promiscuità. Troppo prossimo tuo.














Ai tempi miei andare al cinema era un’azione rituale, un rito che si consumava insieme ad altri, spesso molti altri e ti capitava di stare in piedi. Le sale storiche erano tre Cinema Italia, Cinema Corso e Cinema dei preti, ora Cristallo. D’estate le sale all’aperto del Cinema Centrale e del Cinema Roma in Via dei Mille poi in Via Goito. Il cinematografo era una forma di cultura partecipata, ma in questi tempi di onamismo culturale le sale non servono più. Salviamo quest’ultima sala!
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D’accordissimo……..I dibattiti politici ad esempio, fatti al ridotto o nell’ex “palazzo delle orsoline” spesso le persone nonn ci stanno tutte e sono costrette ad andarsene in nome della partecipazione…… ovviamente.
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Sì salviamo assolutamente il Cristallo secondo me si puo’ e si deve fare, magari con una coraggiosa ristrutturazione che non lo trasformi pero’ in una simil multisala.
Comunque non e’ vero che la gente non va piu’ al cinema,anzi quest’anno c’e’ stata un inversione di tendenza grazie alle multisale che possono piacere o meno ma attirano a dei costi altissimi tante persone.
Ma che bello quando per vedere le prime dovevi andare a parma o aspettare che arrivassero poi ai mitici tre cinema borsani, magari con la nonna andare al corso alle 11 di mattina a vedere bruce lee……
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Salviamola, sì. Ma smettiamo di dire che oggi al cinema non ci si va più. Basta andare in una qualunque multisala, una qualsiasi sera della settimana, e si vedrà che è piena di gente. Perché? Non certo per la possibilità di mangiar bene, forse per le possibilità di svago (sala giochi, negozi…), ma sicuramente per la qualità superiore della sala e dei film trasmessi. Perché dovrei vedere e sentire male un film brutto, compresso in una seggiolina di legno, con le ginocchia piantate nello schienale della “poltrona” davanti, per poi alzarmi tutto dolorante e anchilosato, nonché assetato, non avendo trovato neanche uno straccio di distributore di bibite all’ingresso? Da questa frase, che riassume le critiche alle sale di una volta, possiamo anche derivare le soluzioni per salvarle. Il problema, diciamo, logistico, è facile da affrontare: si sostituiscono poltrone (tenendo conto che l’altezza media oggi è 180 cm per gli uomini, ma tra i giovani è più alta) e sistema audio-video, si “RINNOVA LA SALA”, e magari si mettono un paio di distributori, uno di bibite e uno di popcorn e snack, che garantiscono un introito extra. La seconda questione è più complicata: le pellicole di grido, oggi, costano uno sproposito (e non sarebbe così se il cinema fosse in crisi)e solo i multisala, che servono più sale con gli stessi servizi, possono permettersi di ammortizzare i costi. Ne consegue che una piccola sala non potrà mai trasmettere TUTTI i blockbuster. La soluzione potrebbe essere quella di trasmetterne solo alcuni, magari quelli più promettenti, per più tempo e, per il resto del tempo, dedicare la sala al cineforum o ad eventi teatrali, garantendo a Fidenza un secondo teatro, più moderno e meno impegnativo del Magnani, magari per ospitare spettacoli di giovani. Ripeto, tutto questo sarà possibile solo attraverso un ammodernamento della sala stile “Odeon” di Salso: magari si perderà il fascino retro che qualcuno sente (anche se parliamo di una sala degli anni ’60, non certo stile liberty), ma l’attrattiva verso il pubblico crescerà enormemente. Per fare questo, ovviamente, è necessario un impegno economico, che dovrà venire sia dalla Curia proprietaria, che dal Comune, che potrebbe, diciamo così, entrare nella proprietà con un aumento di capitale. Non ho idea di quale potrebbe essere l’entità di tale investimento, ma credo dovrebbe essere prioritario per l’effetto di riqualificazione del centro e di arricchimento del panorama culturale fidentino. Temo però che la giunta Tanzi abbia altre priorità, come si desume dal bilancio di previsione (-6% cultura. -12% attività giovanili) e dal piano triennaledella opere pubbliche.
Attendo, con ansia, di essere smentito.
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Mi sbaglierò ma la targa dell’agenzia Zani ha un’aria un po’ abusiva. Per essere regolare, un cartello visibile dalla strada non dovrebbe essere munito di una targhetta metallica che indica il luogo, la scadenza e il numero di concessione del comune?
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Mi rendo conto delle esigenze dell’uomo moderno e quindi non ho parlato di multisale e connessi pop-corn ed altro. La spinta decisiva dei multisale allo sviluppo quantitativo della offerta cinematografica ha definitivamente portato all’appiattimento qualitativo del prodotto.
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Proprio per l’Epifania mi sono recato, con consorte e sue amiche, al Cinecity di Parma, lottando non poco per vedere “Il riccio” al posto di scemenze, come il film di Verdone o Sherlock Holmes.C’era un bordello della malora, soprattutto di giovani; devo dire però che molti visitavano la libreria annessa e compravano anche ciò che vi è esposto. Io preferivo il povero Multiplex, deceduto, a Fraore, improvvisamente, l’estate scorsa, anche se tenevano, in sala, un volume abnominevole. Il Cinecity pare un’astronave di Star Trek, ma io,1,85 e gamba sinistra “sifolina”, ci sto da Dio nelle poltrone e non rompo le scatole con la mia enorme zucca a quelli dietro. Quello che non sopporto sono tutti gli sfigatelli che entrano in sala, a qualsiasi ora, con bidoni della spazzatura condominiali, stracolmi di pop-corn, un nutrimento per fauna avicunicola, nauseabondo, sormontato da blobs gelatinosi infami, annaffiati da damigiane di Coca-Cola -tu vuo’ fà l’ammericane, ‘mmericane, ma ssì nato in Italì…- o con mega-vassoi di patatine fritte a sfoglia, annegate in salsine innominabili dai colori abominevoli, mod. Mac Donald’s. Ma hai lì vicino un pezzo di gnocca che non finisce più, ma a che strac.. pensi, a mangiare? O tempora, o mores, o biondes, anche! Ecco perchè si vende tanto Viagra, anche, se non soprattutto, tra i giovani…
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