Ci scappa di chiamarlo ancora sindaco, chissà perché
FOTO DI MARCO GAMBAZZA
Allora andiamo a intervistare il sindaco, dice uno. Che sindaco, chiede l’altro, Cantini? Macchè, Cerri. È strano, ma se siamo soprappensiero continuiamo a chiamare Cerri «il sindaco», anche se non lo è più da sei mesi. Sarà la forza dell’abitudine? Vallo a sapere.
Ci riceve in un ufficio che non è il suo. Grandissimo. Mobili design, parquet di gran pregio a doghe lunghe, distributore dell’acqua, fredda e naturale, alle pareti foto di una Borgo San Donnino difficile da riconoscere: via Corsica, via Roma, il caffè Commercio, tutta roba vecchia scomparsa in un dopoguerra lungo più di sessant’anni. Dalla rocca a villa Panini il piccone demolitore ha picchiato duro. Subito lo chiamavano risanamento, oggi riqualificazione. E non è finita. Il nuovo sindaco ha chiamato «pisciatoio» l’ex liceo classico, già Casa del Popolo e prima ancora Palazzo Littorio. Vuol dire che sono maturi i tempi della sua demolizione-resurrezione «più bello che pria», previa vendita ed emancipazione dai lacci e lacciuoli della Soprintendenza.
Ma torniamo al nostro uomo nell’ufficio che non è il suo, ma dell’agenzia immobiliare Zani. Che rapporto hai con l’agenzia immobiliare Zani? Primo sorriso: «Collaboro». Ma perché l’agenzia Zani si chiama così anche se si trova in via Gramsci anziché in via Abate Zani? Secondo sorriso: «Zani è il nome del proprietario, uno di Soragna». A guardare sempre al passato viene il torcicollo e si fanno di questi errori.
Sono passati sei mesi e Giuseppe Cerri non ha perso la voglia di sorridere, non ha perso un filo di grasso («sono persino aumentato un po’»), non ha perso la voglia di farsi intervistare da Nave Corsara e di farsi fotografare. Estate o inverno viene giù sempre uguale e noi solo all’uscita, quando ci guardiamo negli occhi e chi chiediamo che cosa siamo riusciti a carpirgli, ci accorgiamo di essere stati abilmente abbindolati. Ci riceve per compagnia. Sempre che, Giovanna Galli e Bruno Pichelli con le loro domande e Marco Gambazza con la sua macchina fotografica, non siano riusciti a capire qualcosa di più.
Però te ne vai via con una sensazione netta che sconfina nella convinzione: era lui che doveva continuare a fare il sindaco. Ne ha l’aplomb, che non è propriamente una somma di sorrisi ma tutto un comportamento fatto di forme e contenuti.
In questa Fidenza che ha detto chiaro e netto di non voler essere amministrata come la Cementirossi, che non è una caserma né un asilo infantile, che non abbisogna di manager pubblici e neppure di manager privati riciclati, che non è un’azienda e mai potrà esserlo, c’era bisogno di un sindaco e non l’abbiamo avuto (perlomeno fino a oggi).
C’era bisogno di un moderato al comando, di un primo cittadino che rappresentasse tutti e fosse al servizio di tutti e non l’abbiamo avuto (perlomeno fino a oggi).
C’era bisogno di qualcuno che non avesse dietro di sé codazzi di imprenditori (soprattutto ramo edilizia) e non l’abbiamo avuto (perlomeno fino a oggi).
Non aver candidato Cerri è stata la prima sconfitta del Pd. Da quel momento tutto è andato male. E se avessero candidato Paolo Antonini incoronato dalle primarie? Sarebbe andato anche peggio. A Parma e a Bologna, dove governano teste politicamente più fini, come quella di Vincenzo Bernazzoli e Vasco Errani, l’avevano già capita. Non l’hanno capita a Fidenza. La provincia spesso è solo un fatto mentale e qualche volta si vede.
Ma Giuseppe Cerri se la ride. Se la gode a fare l’oppositore a metà. Il suo tempo non è ancora venuto. Si è iscritto al movimento (o è un partito?) di Elvio Ubaldi che un bel giorno confluirà nel partito (o è un movimento?) di Francesco Rutelli e tutti insieme rifaranno la Democrazia cristiana. E allora Pier Luigi Bersani chissà dove sarà. Sarà perché continua a comportarsi da sindaco a futura memoria che il subconscio della nostra lingua continua a chiamare Giuseppe Cerri «il sindaco»? Vallo a sapere.
Rileggo e mi viene un dubbio: a parlare con i democristiani, si scrive da democristiani? (i. s.)














Si all’ultima domanda.
Ti piace questo commento?
6
0