Pubblico/Privato. Al San Camillo di Roma il sistema sanitario nazionale ci fa un figurone

Pubblicato da Redazione il 29 dicembre 2009 in Sanità, Servizi pubblici, Società |

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L’ingresso dell’ospedale San Camillo di Roma.

È di moda, da qualche anno in qua, sparare a palle incatenate contro tutto ciò che è pubblico, dai comuni agli ospedali, in nome di Sua Maestà l’Efficienza che sarebbe rappresentata da tutto ciò che è privato. Un’opera di apostolato che ha coinvolto e convinto gli stessi massimi dirigenti del Pd, diventati a loro volta missionari di questa grande verità. Che è invece solo una moda, un’idea corrente, spesso una bufala gonfiata dall’ideologia.

Da oggi, pubblicheremo stralci di articoli di diversi autori, italiani e stranieri, che smentiscono questa tesi preconcetta con la forza della testimonianza. Nell’illusione che possano servire da antidoti all’offensiva in atto, argomenti efficaci contro la dilagante propaganda di coloro che vedono nella privatizzazione la cura di ogni male pubblico.

«L’eccellenza sanitaria è ormai radicata e nettamente superiore nelle strutture pubbliche che in quelle private. Solo il Ssn (sistema sanitario nazionale, ndr) può oggi fruire dei mezzi diagnostici e terapeutici più avanzati, con medici e tecnici che le sappiano usare. I privati non possono competere semplicemente perché i costi sarebbero troppo alti. La malasanità alligna ancora ma non dà il segno al sistema, tranne che nelle regioni della malavita organizzata e del clientelismo politico-mafioso. Issarla ad icona del Ssn è un ignobile falso mediatico».

(da «Il dr. House a Roma» di Mario Pirani su Repubblica del 28 dicembre 2009)

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4 Commenti

  • avatar sciacallo scrive:

    Pubblico e privato. Mi viene in mente in parallelo un discorso semplice semplice fatto in Tv da un addetto ai lavori a proposito di petrolio e affini. Ha detto che, in Africa, la Cina e gli USA si contendono il petrolio ma che la Cina è in vantaggio perchè usando denaro pubblico può fare investimenti a lungo termine (parlava di oleodotti, forse raffinerie) che le ditte private USA non si possono permettere in quanto queste ultime devono distribuire utili e dividenti in tempi brevi. Insomma sì, spesso “privato è bello” ha a che fare con qualcosa di ideologico e “di moda” più che con scelte davvero ottimali.

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  • avatar giovanna galli scrive:

    Era ora che qualcuno parlasse in questi termini. Io lavoro nel pubblico e per molti versi ne sono orgogliosa. Poter lavorare facendo del bene agli altri senza pensare al tornaconto non è cosa da poco. Il pubblico non ha bisogno di operare gente anche se non ne ha bisogno per dimostrare di lavorare. Le tecnologie hanno dei costi così elevati che solo il pubblico può decidere di acquistarle (nel privato difficilmente si ammortizzerebbero). Pensate al costo di una Tac, di una risonanza magnetica, di un reparto di rianimazione … Con questo però non voglio dire che nel pubblico tutto va bene. Sarei un’idiota. Sono molte le cose che non vanno, gente che lavora poco ce n’è ancora tanta, ma questa c’è anche nel privato. Occorre essere attenti, chiedere sempre il meglio e vigilare. Si può essere essere efficienti anche nel pubblico. Ma non con Brunetta che non serve a niente, se mai peggiora la situazione. Lui è partito a fare le regole dal basso mentre era dall’alto che doveva partire.

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  • avatar Costantino V scrive:

    Personalmente ritengo che solo il pubblico in determinati settori dia garanzia di qualità e li elenco: energia, telefonia, trasporti, banche.
    Dove è entrato il privato si è sempre peggiorato.
    Mi risulta strano il concetto che se il pubblico non riesce a fare un servizio, il privato lo farà allo stesso prezzo e meglio. Una vera fandonia.
    Basta vedere cosa fanno i privati quando si impossessano di qualcosa di pubblico. Prima cosa tagliano la manutenzione, così guadagnano senza investire e senza spendere. Poi quando le cose vanno male vendono e scappano.
    Mi sono sempre stupito di come mai la sinistra sia favorevole a ciò, un vero suicidio politico, per favorire gli interessi di pochi (di uno cito pure il nome De Benedetti, l’uomo più amato di Ivrea).

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  • avatar fb scrive:

    Io sono stato curato, per una frattura alla tibia stramaledetta, nel ’64, da Lunardi senior, Bacchini, Cantoni e Benassi:tutto ok! Ho visitato Vaio due anni fa, ottimo! Per un altro fracassamento di ossa, sono stato prima ingessato in modo superlativo da ortopedici comunisti sovietici, benissimo! Ma trasportato poi in aereo al Rizzoli, a.D. 1969, ho sperimentato il peggio del peggio del più famoso Istituto ortopedico italico. C’erano malati di serie A, B, C. Io ero tra quelli intermedi, ma, siccome l’allora ENPAS non pagava le anestesie per le riduzioni di fratture, mi hanno torturato per 2 ore di seguito, paralizzandomi per una giornata le gambe. Il tutto evitabile chiedendomi la corresponsione di 60mila £ del tempo per l’anestesia in questione. L’unica persona medico umano e vicino ai malati, era il dott. Trabucchi, che allora lavorava al Rizzoli, e che mi veniva spesso a trovare e con il quale facevo chiacchierate simpaticissime, anche con espressioni dialettali nostrane.

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