Ecco come hanno distrutto la piazza della stazione
Piazza della Repubblica: com’era…

… com’è.
Una città che oggi ricopre una superficie dieci volte maggiore di quella occupata dal vecchio borgo ha mantenuto intatto lo spazio frequentato e vissuto collettivamente.n pratica, la vasca o lo shopping si limitano a brevi tratti di via Cavour e via Berenini, dall’incrocio di via Vito Aimi all’ex-cinema Corso trasformanto in sala bingo. L’importanza dalla stazione ferroviaria, la presenza di uno sfogo di verde facevano del piazzale della stazione e del primo tratto di via Gramsci un luogo alternativo, particolarmente apprezzato nei mesi estivi. La costruzione dei Nuovi Terragli e i connessi lavori hanno praticamente cancellato ogni attività in quest’area diventata unicamente un percorso verso la stazione e come tale è destinata a rimanere non presentando che forme in cemento di varia volumetria ma costante freddezza.
Il declino della stazione di Fidenza nell’era dell’alta velocità sarà un ulteriore fattore che concorrerà a rendere periferica questa zona della città. Proprio il contrario delle aspettative degli estensori dei piani comunali e dei tromboni politici, tromboni nel senso di amplificatori sonori dei dettami dei costruttori. A questo punto la città ha perso un «Luogo», un luogo dove andare, un luogo collettivo, e le torri sono destinate a rappresentare nient’altro che la «proiezione di un vuoto nello spazio». Certamente ci sarà chi, per qualche anno ancora, spiegherà che è una contingenza dovuta al protrarsi dei lavori di sistemazione e che alla fine tutti saremo felici e contenti di questo spazio lunare, che ricorda certi dipinti «metafisici» di De Chirico. Nel frattempo un’intera generazione di fidentini, quelli nati negli anni Novanta, non legherà certamente alcun ricordo a questa parte della città, che dieci anni di lavori, demolizioni, polemiche e promesse hanno definitivamente cancellato. Peggio di quanto avvenne per la mia generazione in rapporto alla demolizione della rocca, ma almeno noi tra quelle progressive macerie ci giocavamo.
Alla fine, questo spazio, con i suoi labirintici percorsi pedonali presenterà solo problemi di sicurezza non facilmente risolvibili con una grida municipale. Nel frattempo, ci godiamo il degrado connesso alla provvisorietà ed all’abbandono delle iniziative commerciali che hanno lasciato questa zona e duramente colpito il tratto di via Gramsci dalla chiesa di Santa Maria all’incrocio di via Cornini Malpeli.
È una lezione molto pesante per tutti, dobbiamo comunque tenerne conto visto che siamo per porre mano alla nuovo Piano di sviluppo comunale (così si chiama ora il Prg). La formazione questo importante strumento va tolta di mano a chi finora se ne è occupato: costruttori e loro vassalli e valvassori, architetti imposti dai loro referenti politici come costantemente avvenuto in passato. Se l’etica urbanistica deve cambiare gli attori vanno cambiati.
Negozi e altri esercizi commerciali chiusi e abbandonati nel tratto di via Gramsci che va dalla chiesa di Santa Maria alla stazione




















Sarà forse perchè appartengo alla generazione che ha un po’ vissuto la piazzetta della stazione ma quel passaggio dalla prima foto , solare, verde , evocativa , all’opprimente immagine alla De Chirico è proprio un pugno nello stomaco.
Fidenza è una città di per sè bruttarella , ma la pochezza dei suoi amministratori e l’hanno resa in certi luoghi orribile.
I Fidentini devono predersela anche con sè stessi per averlo permesso.
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Spero che la nuova zona urbana e periurbana presa di mira dal genio creativo a Fidenza fulgidamente espressosi, Salsomaggiore, faccia tesoro di queste immagini e che nei singoli come nelle associazioni di qualunque genere e tipo si risvegli fattivamente per bloccare gli scempi in atto e in progetto in una cittadina già malmessa di suo.
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…..LA Pagina girata è esattamente sovrapponibile a quella precedente. Praticamente è una fotocopia…
..I miei complimenti….
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E’ un iperplasia tumorale maligna.
Ma ora Fidenza può essere identificata da molto lontano. Sarà forse questo lo scopo e il pregio.
Fidenza è contenta, ha anche lei le sue “Vele”.
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