Don Camillo e i krapfen (per i cannoncini chiedere a Luca)

Ci saranno le «sue» donne venerdì sera?
Usciamo dal caveau del cinema alle 6 del mattino. Meta: i krapfen e le brioche del Baren bar. «Li fa lui», mi assicura Luca. Non ne sono tanto convinto.
Nevica come nevicava solo nei film di Frank Capra la notte di Natale e nei racconti dei vecchi. Chiusi là dentro a montare il film su don Camillo, non ce ne eravamo accorti. La neve e un silenzio ancora rispettato. È l’ultima notte alla moviola (anche se adesso non si chiama più così) e il dvd è quasi pronto. Una piallatina domani e poi via ad affrontare il giudizio di Dio, degli uomini e delle donne che hanno camminato al suo fianco e anche i mugugni dei soliti scontenti Speriamo che in sala ci sia il solito Giovanni Guareschi (solo un omonimo) a dire: «alura fal te, sa‘t si bon».
Speriamo di essere stati buoni a farcela. Un riscontro ci conforta e ci incoraggia. Anche se abbiamo visto l’opera a brandelli come un corpo sul tavolo dell’anatomopatologo, all’ultima scena, vista e stravista una decina di volte, ci siamo commossi anche la decima. Non perché siamo bravi a raccontarla e anche un po’ carogne, ma perché l’uomo che abbiamo raccontato ha questo strano potere di farti sentire la sua mancanza con la stessa forza con cui ti faceva sentire la sua presenza quand’era vivo. Qualcuno chiama questa sua qualità «carisma». Qualcun altro parla più sobriamente di una inesauribile capacità di ascoltare e di farsi ascoltare. Come questa neve che ci zittisce con il suo mistico silenzio.
Confermo che li fa effettivamente lui, i krapfen. Per i cannoncini chiedere a Luca.













