Don Camillo parla ai sindaci, anche a quelli del futuro

Sembrano molto attenti, ma anche un po’ diffidenti, questi signori che ascoltano don Camillo Mellini. Siamo nella seconda metà degli anni Settanta, loro sono quasi tutti comunisti, lui è un prete, e la dottrina del compromesso storico non ha ancora fatto breccia in provincia e sviluppato anche lì tutti i suoi benefici effetti.
L’assistente ecclesiastico degli scout tiene le mani congiunte in una delle sue più tipiche maniere, l’espressione è ispirata, le labbra sono serrate ma si capisce bene che è nel pieno di uno dei suoi scomodi discorsi che piacciono a tutti e disturbano tanti.
La perplessità aleggia sui volti di tutta la prima fila, così composta (da sinistra a destra): il signore in maniche di camicia è Umberto Fancelli, sindaco rosso di Santa Maria Tiberina, cittadina in provincia di Perugia gemellata con Fidenza grazie a don Camillo che da quelle parti organizzò il campo estivo degli scout nel 1976; l’allora barbuto sindaco di Fidenza Giovanni Mora (Pci); l’allora baffuto consigliere democristiano Giuseppe Cerri; l’allora assessore alla Cultura Ida Rizzi.
Che cosa è rimasto di quell’epoca? Preciso: delle parole di quel giorno, che abbiamo ascoltato con il berretto da lupetti in testa? Nulla.
Umberto Fancelli è scomparso a 77 anni nel 2003. Tra lui e don Camillo si era sviluppata un’intensa amicizia che aveva, di fatto, divelto i cardini delle serrande ideologiche.














…Ehm..Ehm..Ehm..ho provato a zoomare la c.d.” bottega ” ( meglio la “pippa”dei pantaloni dell’allora ” barbudos” Giovanni mora e risulta “aperta” nella parte superiore…)…
..Giuàn, serà la pippà!….
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