Al volante, è meglio euforici o sbronzi?

Nella sua rubrica di ieri, 4 dicembre 2009, Piero Ottone parla del problema della guida in stato di ebbrezza e/o ubriachezza, addentrandosi in particolare sul tema delle conseguenti sanzioni, che sarebbero vessatorie nei confronti di chi si concede il piacere di «un paio di bicchieri a tavola». Sostiene che privare del piacere di una cena (ovviamente fuori casa) con vino è una sorta di delitto, non si può mangiare questo o quello senza questo o quel vino. Dovendo scartare l’ipotesi che un giornalista come lui, abbondantemente corredato di una storia professionale autorevolissima, possa essere in malafede, restano due ipotesi; o è uscito dal seminato (non mi pare sia un medico e neppure un esperto statistico), oppure ha scritto dopo cena.
A me risulta che gli esperti del settore siano concordi sul fatto che chi è in stato di ebbrezza si senta (lo dice la parola stessa) particolarmente euforico, con freni inibitori non funzionanti (e senza freni sappiamo dove si va a finire).
Invece chi è ubriaco sa di esserlo, è più consapevole, quindi meno pericoloso, vede doppio e va piano. Poi magari l’ubriaco è altrettanto pericoloso perché si addormenta, non siamo qui certo a dire «andate e ubriacatevi» e neppure «ubriacatevi e andate». Tra l’altro mi dicono che si stanno diffondendo in Italia pratiche virtuose del tipo: si va ai matrimoni in pullman, chi deve guidare non beve, ecc. Mi risulta che in diversi stati europei il tasso alcolico tollerato sia zero, e non mi pare che i cittadini di quei paesi si sentano particolarmente perseguitati.
Insomma, invece di tifare per la modica quantità usiamo un «secco» raziocinio, per dirlo con il compianto De André: «Non c’è nessun bisogno di reggerle la falce».
Mario Mantovani

«Attenzione, attraversamento beoni». Sì, chi beve è pericoloso anche a piedi.













Mario, un sono un sano e convinto assertore della degustazione di birre e vini, italiani, comunque. Mi è capitato di prendere due ciucchettine nella mia vita, ma di quelle da rivedereil pasto, più che altro; non guidavo, non avevo ancora la patente. Però mi potrai confermare anche tu che, se uscissi da un bar dopo una birra da 33cl. a 5 gradi, da una cena innocente tra amici, dopo una libagione di qualche bicchiere di Lambrusco e Fortana, e mi fermassero degli agenti, mi ritirerebbero la patente o mi legnerebbero con multe fotoniche e detrazioni di punti , mentre sono lucididissimo, ma sto ancora metabolizzando birra o vino in quantità modica, legittima e decente.
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Assolutamente d’accordo che se uno guida non debba toccare alcolici e penso che aumentare i controlli sia estremamente utile.
In ogni caso rimango allibito che si consideri ubriaco una persona che è poco sopra 0.5 mg di etanolo nel sangue. Si dovrebbe più correttamente dire fuori legge, ma farlo passare per ubriaco è ridicolo.
Senza modificare la legge, sarebbe sufficiente considerare ubriaco, con tutte le conseguenze del caso, chi è sopra 1.5 mg.
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Costantino; il codice della strada non parla di ubriachezza, ma semmai di ebbrezza e guida sotto l’influenza dell’alcool. Non vorrei ci confondessimo con la norma (in parte depenalizzata, ovvero declassificata a infrazione amministrativa) del codice penale che non fa riferimento specifico a chi guida ma a chi è “molesto”. Premesso questo, e lo dico anche per FB, intanto beati voi che fate tutte ste cene fuori casa (perchè se siamo a casa non dobbiamo guidare), e poi non posso che ripetermi; se i tecnici (quindi dicamo i medici) mi dicono che l’ebberezza è pericolosa perchè mina la prontezza dei riflessi, non vedo in base a cosa, io che ho studiato agraria, possa confutare. Tenete presente che si può bere “di più” ma aspettare prima di guidare, quindi avere metabolizzato. E, lo dico sapendo di dare un dispiacere a Piero Ottone, un etilometro portatile costa poche decine di euro; portarlo appresso può giovare. In una cosa ha ragione Ottone (che fa pure rima); poichè l’effetto del famoso bicchiere di questo e quello cambia da persona a persona, a secondo di quanto mangiato, ecc. Azzeccare il giusto limite non è facile. Olè!
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