L’accorato e doloroso invito di un padre al proprio figlio

Pubblicato da Redazione il 1 dicembre 2009 in Lavoro, Riceviamo e Pubblichiamo, Società |

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Quante volte a giovani artisti o critici che mi interpellavano sul loro possibile futuro nell’arte, consigliavo di studiare o trasferirsi a lavorare all’estero?E quante lettere denigratorie o di insulti ho ricevuto da interlocutori poco accorti e soprattutto per nulla informati, che mi accusavano di essere filo americano o filo anglosassone e comunque un anti italiano?
Questa accorata e commovente lettera di un padre, che per l’occasione è anche un importante manager e intellettuale, Pier Luigi Celli, pubblicata da la Repubblica.it è purtroppo la conferma di quello che da anni e anni (quasi trenta, credo) vado scrivendo: e cioè che l’Italia è un paese con le istituzioni alla deriva, in cui solo la mediocrità, il nepotismo e la corruzione vengono premiati. E dove la qualità, l’impegno, la serietà (in tutti i campi e settori della vita pubblica e privata) vengono penalizzati.
Mi conforta ahimé non essere il solo a condividere queste convinzioni: e soprattutto che a lanciare questo grido di allarme e di dolore sia un manager e un intellettuale illuminato come Pier Luigi Celli, che oltre ad essere uno scrittore raffinato è anche amante dell’arte e amico di artisti.
Quella che segue è anche la lettera che avrei voluto scrivere io a mia figlia e a tutti i giovani come lei, ma non ne ho mai avuto il coraggio.

Giancarlo Politi

giancarlo.politi@tin.it

Il direttore generale della Luiss

«Avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito»

«Figlio mio, lascia questo Paese»

di PIER LUIGI CELLI

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. È anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so , credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,

tuo padre

Pier Luigi Celli

(30 novembre 2009)

L’autore  è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

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34 Commenti

  • avatar fb scrive:

    Non sono d’accordo assolutamente con inviti di questo genere alla gioventù italica, che sono una capitolazione ed un’alzata di mano per soccombere, ancora di più ed ancora una volta, alla maligna e perversa abitudine di far carriera, a qualsiasi livello, tramite raccomandazioni ed ammanigliamenti con potenti locali o nazionali. Capisco che la lettera vuole essere un paradosso, una voluta iperbole, volta a dare l’effetto di una frustata o di una doccia fredda a chi dorme e riposa da secoli su miseri giacigli, materassi sporchi, cuscini bisunti, protetto da copertacce maleodoranti. Ma, che sia fatto in seguito a deprimenti, quanto reali constatazioni od anche solo per denunciare, ad alto livello, una malefica pratica prettamente italiota, non approvo una siffatta manovra, nememno se costruita ad arte per scopi umanitari positivi. Preferirei che si cominciasse davvero a fare in modo che chi propone, accetta e fa prosperare il metodo della raccomandazione, perversa ed ingiusta, venga finalmente punito in modo esemplare e severo. Ma, in fondo, siamo tuti colpevoli, come diceva il Principe scaligero, al termine del dramma shakespeariano di Giulietta e Romeo. E’ un ricorso truffaldino ormai penetrato nel DNA nazionale; chi non vi ha mai fatto ricorso, almeno una volta nella sua vita, per sè o per i famigliari, scagli la prima pietra!

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  • avatar giuliana scrive:

    In questa lettera traspare una grande meschinità di fondo. L’autore mostra di aver vissuto esclusivamente in funzione del proprio lauto stipendio e che ora la sua principale preoccupazione sia che il figlio non possa godere degli stessi privilegi. Come se il titolo di studio raggiunto, pur studiando tanto come altri studenti, fosse il passaporto per accedere automaticamente ad un posto di lavoro, magari in qualità di responsabile o di dirigente. Avrebbe dovuto insegnare a suo figlio un po’ di quell’umiltà che nasce dalla consapevolezza che, pur laureati, si hanno ancora tante cose da imparare, magari proprio da quelle persone che non occupano posti di comando, ma hanno acquisito, con l’esperienza, l’insieme di quelle conoscenze che costituiscono la vera ricchezza di un paese. In pratica avrebbe dovuto spronarlo a rimboccarsi le maniche, ad imparare ad ascoltare, a lottare per la giustizia e non solo per il denaro. Non avrebbe dovuto tarpare le ali all’entusiasmo con la quale tanti giovani sperano di poter essere loro stessi protagonisti di un cambiamento. Ma in questo modo avrebbe dovuto riconoscere, prima di tutto, il vuoto di una vita come la sua improntata principalmente sull’avere.
    Sarebbe interessante sapere in quale altro paese gli avrebbe consigliato di trasferirsi.

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  • avatar giovanna galli scrive:

    Cara Giuliana che tristezza mi fa la tua lettera. Sei talmente armata a voler difendere questo tipo di società che non riesci nemmeno a capire la differenza di valori in chi contesta il clientelismo, il velinismo con un attaccamento ai soldi. Non so proprio dove tu possa aver capito quello che ti ha portato a scrivere “L’autore mostra di aver vissuto esclusivamente in funzione del proprio lauto stipendio e che ora la sua principale preoccupazione sia che il figlio non possa godere degli stessi privilegi”. Perchè covi dentro di te tanto disprezzo e odio per chi crede nella meritocrazia, nell’importanza del sapere rispetto a quello dell’apparire, della conoscenza rispetto all’ignoranza. Io condivido lo sfogo di questo padre, che credo non avrebbe nessun problema a trovare per il figlio un posto danaroso ma intuisce lo sconforto del figlio che sa essere amante dello studio e della conoscenza e l’esperienza lo porta a pensare che tutto questo non verrà riconosciuto. Non è per te una vergogna che una velina o presunta tale guadagni cifre che un bravo studioso non potrà mai ricevere. Ma lo sai che ci sono bravi ricercatori che lavorano, quando va bene, per 500 euro al mese? Alle volte il tuo modo di affrontare le cose mi spaventa

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  • avatar fb scrive:

    Giovanna, non è però arrendendosi ad un malefico sistema, quale Lei denuncia, che si mette fine e si pone rimedio ad una inveterata e perversa abitudine; se tutti i migliori cervelli d’Italia se ne emigrassero, che so, in Francia, in Germania, in Gran Bretagna o negli USA, rimarrebbero qui da noi solo gli imbecilli raccomandati, a trionfare su di noi, con la loro ignoranza, incompetenza e disonestà. Non ci si ribella ad un totalitarismo andandosene in esilio o cedendo le armi, vedi l’esempio dell’Aventino, ai tempi del Duce, che ha facilitato l’instaurarsi del fascismo, tanto per farLe n esempio di tipo storico-politico.

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  • avatar elena scrive:

    E’ vero chi resta deve combattere ma ricordiamoci che ci stanno sottraendo ogni strumento di dissenso democratico a partire dalla possibilità di scegliere liberamente le persone che dovrebbero rappresentarci in Parlamento. Ormai l’imborghesimento mentale è talmente generalizzato che nessuno è più disposto a fare battaglie, nè virtuali nè concrete. Da brava Cassandra vedo delinearsi all’orizzonte schiere di giovani incapaci di un pensiero proprio, di ideali da perseguire e per i quali lottare. Le sole possibilità sono le audizioni da veline, tronisti, grandifratelli, amici & co. Alla faccia di chi si è sacrificato per lasciarci un Paese libero e democratico; égalité e fraternité sono estinte da un pezzo….la liberté è in corso di smantellamento.
    E scusate se oggi vi sembro un pò depressa.

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  • avatar fb scrive:

    Elena, siamo retrocessi, soprattutto -cessi, ma anche retro, in senso callipigio, o progrediti -ai posteri l’ardua sentenza!- ad un livello civile, etico e culturale, che speriamo sia solo di crisi transitoria verso un aggiustamento positivo, come tante ce ne furono dai tempi degli Australopitechi ad oggi, nella quale si è malignamente instaurato un senso dell’estetica fisica a base di culi, tette, cosce ed altro che non nomino, per le femminucce, di altri glutei marmorei, toraci tartarugati, pettorali eminenti, bicipiti, tricipiti e quadricipiti scultorei, più altro che ancora evito di nominare, per i maschietti. Per farsi largo, e non solo in senso traslato, ma anche, se non soprattutto, prorprio, contano proprio gli attributi da me non esplicitati. Essi rappresentno i beni mobili ed immobili da utilizzare per scendere e salire le altrui scale, che ai tempi odierni non sanno più di sale e che non hannno nulla più di pariniano, mancando assolutamente di vergogna, pudore ed amor sui. “Et Verbum caro factum est”, si potrebbe applicare al modus vivendi ed all’abito mentale -se di mente si può ancora discutere!- della gioventà odierna, fatte salve le rare eccezioni, che, per fortuna, ci sono. Ma esse vivono nascostamente, quasi obbedendo a quel detto di Epicure, làthe biòsas, e spandono attorno a sè luci il cui spettro non è di questo mondo e appartiene a lunghezze d’onda percettibili solo ai nervi ottici di rare e squisite persone, una minoranza sparuta nel gregge e nella mandria ovina e bovina globale.

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  • avatar giuliana scrive:

    Giovanna- non so come e dove tu abbia potuto leggere e quindi attribuirmi pensieri che non sono miei. Io avrei capito di più un discorso che richiamasse l’importanza, oltre che dei meriti, che dò per scontata (e non è vero che sottovaluto), anche quella della responsabilità individuale. Questo discorso, in realtà, scarica tutta la responsabilità sulla società in genere, come se lui non ne facesse parte da una posizione privilegiata, e quindi potenzialmente con più possibilità di agire o di rappresentare un esempio rispetto ad altri. E questo non lo puoi negare. Non ha fatto alcun cenno a ciò che lui stesso, di concreto, ha fatto per migliorare o per opporsi alle situazioni che lamenta. E poiché il figlio non trova la pappa pronta, anziché spronarlo a continuare la sua lotta contro ogni forma di ingiustiza -è a questo punto che dubito che lui stesso ne abbia mai condotta una- e non arrendersi, gli consiglia di dichiararsi sconfitto e di andarsene.
    Guarda, Giovanna, che la possibilità di fare un lavoro che piace e magari trovarlo dietro casa è il sogno di tutti. Alcuni lottano e si allontanano dalla famiglia per inseguire i loro sogni, altri, magari per necessità, sono costretti ad arrendersi e svolgere lavori che non avrebbero mai voluto fare. Ma questi sono gli stessi problemi che devono affrontare tutti i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. E non solo in Italia.

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  • avatar Mariapia scrive:

    Questa giuliana che pontifica su tutto e ha un giudizio per tutti, ultimamente anche sul rapporto padre-figli-lavoro-emigrazione-aventino eccetera, è mamma? Abbiamo piene le orecchie delle sue prediche, ma sappiamo poco del suo pulpito. Perché non ci ragguaglia?

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  • avatar elena scrive:

    LETTERA AI BAMBINI

    È difficile fare
    le cose difficili:
    parlare al sordo,
    mostrare la rosa al cieco.
    Bambini, imparate
    a fare le cose difficili:
    a dare la mano al cieco,
    cantare per il sordo,
    liberare gli schiavi
    che si credono liberi.

    Gianni Rodari

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  • avatar Ambrogio scrive:

    La differenza che noto tra la mia generazione, quella che si è diplomata o laureata tra gli anni cinquanta e sessanta, e la generazione che si presenta ora sul mercato del lavoro è notevole, parlo di persone residenti in provincia, a Fidenza o altro. La prima generazione, la mia, si preparava già pensando di dover lasciare questa città povera di opportunità, aveva la valigia pronta. Certo c’era chi la pensava diversamente e finiva ad esempio a far il tronista in banca.
    Le ultime generazioni propendono al tutto facile, comodo e vicino. Ho avuto modo di assodarlo nei colloqui con aspiranti impiegati a Parma, il quartiere di kavoro poteva fare difetto. Abbiamo anche oggi numerose eccezioni, nel campo della ricerca ad esempio, ma il complesso di Peter Pan ha preso il sopravvento.
    Scusate l’intromissione visto che i nicknames sono al femminile.

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  • avatar fb scrive:

    Io,Ambrogio,ti assicuro che sono maschio; fb sono le iniziali del mio nome e cognome, non di “fenotipo bisessuale”. Non sono sicuro, nemmeno ora,di essere maschio al 100%, non lo è nessuno. Però, alla mia età, sarebbe tardi ricorrere ad operazioni che mi trasformino in trans. Se non altro, avrei potuto arrotondare, in tal modo, la mia miserrima pensioncina di statale… Ambrogio, anche se esco dall’argomento, l’editore mi perdoni, ti posso confessare che non ne posso più di ‘ste storie zozze di trans, esternazioni a microfoni ancora aperti e congressi carnali, virtuali o meno, tra “onorevoli” varii, omo, etero, gay o trans che siano poi? Alla fine di ogni TG, disinfetto con un panno intriso di Amuchina o Betadine lo schermo del televisore; cola sporcizia pure lui, a furia di mandare in onda certe porcate!

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  • Chi opera nella scuola italiana, che continua ad essere uno dei luoghi in cui funziona ancora un po’ di meritocrazia, che presto sarà spazzata via dal quintetto Papi, Tremonti, Brunetta, Gelmini, Aprea, sa che i giovani d’oggi non sono ancora stati tutti contagiati dal rimbambimento Mediaset-Berlusconi e non condividono il modello di società che piace a giuliana solo perché è governata da Papi. Alcuni di noi insegnano in un linguistico in cui si sperimenta l’ESABAC, cioè l’Esame di Stato italiano unito al Baccalauréat francese. In parole povere questi ragazzi (ce ne sono tre di scuole in Emilia-Romagna che danno loro questa opportunità, Bologna, Parma e Piacenza) avranno il diploma sia francese che italiano. Questi ragazzi di 16 anni, che iniziano il percorso in terza, sanno benissimo che se vogliono realizzare le proprie autentiche opportunità potranno farlo solo fuori dall’Italia, fuori da questo regno “balcanico”, in spaventoso declino, peggio dell’Impero Ottomano del 700/800, senza offesa per i Balcani. Perciò questi ragazzi si preparano e docenti responsabili, democratici, di qualità, fuori posto in questo Paese indegno di loro, li preparano ad andarsene, se vorranno. Non tutti i ragazzi vogliono fare calciatori e veline, nani e ballerine come piacerebbe a Papi.
    Prima di pontificare sui blog, spesso replica telematica delle vane chiacchiere Tv, bisognerebbe conoscere la realtà. Pier Luigi Celli la conosce bene e perciò ragiona su elementi concreti e dice bene: da noi prevale la logica del clan, della famiglia, della tribù, e la mediocrità impera sovrana. Oltretutto Celli si autoaccusa. Dice esplicitamente: abbiamo fallito, abbiano costruito una società sbagliata. Chi accusa moralisticamente Celli di ipocrisia non vede la trave nel proprio occhio, una trave immensa che si chiama Papi B., la rovina d’Italia, al potere occulto da oltre vent’anni con leggi ad personam fin dal 1984 (decreto Craxi-Berlusconi) per imporre il suo pensiero unico: il modello fondato solo sull’avere e sull’immagine, quel modello che giuliana fa finta di stigmatizzare ma che difende totalmente.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Dipingere il berlusconismo come l’origine di tutto il malessere della società italiana è comunque ridurre il problema. Ci sono anche altre e più lontane responsabilità. La scuola dalle mille mezze riforme non è mai stata dagli anni settanta protagonista ed è arrivata decotta agli anni novanta, l’università non si è mai liberata dalle baronie e dal corporativismo. La scuola così come la giustizia così come la politica si sono presentate tutto sommato deboli e necessariamente riformabili. Questo non vuol dire che gli attuali tentativi di riforma vadano nel senso giusto, vuol dire che la debolezza di queste istituzioni è tale che qualsiasi decisione, avventata, ad personam od altro può passare per riforma. La situazione che vedo è forse peggiore del quadro che troviamo nel commento di Scuola Democratica che potrebbe anche suonare come resa.
    Sull’argomento iniziale del post occorre comunque sempre tener presente l’importanza che ha la famiglia nella trasmissione dei valori, sulla banalizzazione di questo concetto la sinistra ha delle responsabilità.

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  • avatar fb scrive:

    Ma infatti, trovare in Silvietto&Co. le cause prime ed uniche e la radice malefica che sugge da terreni avvelenati una linfa malata da ridistribuire a tutto il glorioso italico popolo, è la scusa troppo facile ed ovvia per giocare a scaricabarile e per trovare un capro espiatorio buono e valido per tutti i tempi e tutti i luoghi. La scuola italiana ha iniziato il suo declino ben prima dell’avvento del Cavaliere. La gang di Silvio ha trovato nei diplomati e laureati di qualche tempo fa, e non solo tra quelli dei tempi più recenti, il suo vivaio e semenzaio, di parvenus cafoni, neoricchi ignoranti e vetero-idioti insipienti cui aggrada vivere al basto ed al giogo di qualcuno, servi nati , gregge senza ovile, mandrie senza stalle, cani peduti senza collare. L’attaccarsi al carro di un padrone è abitudine inveterata di noi italioti. Così come è abitudine di una certa sinistra snob, radical-chic, schifiltosa e di trend gauchista e di nicchia, offendere l’avversario,quando non hanno più risposte valide da cavare dalla scarsa scarsella delle idee, come continuano a fare gli scolastici democratici(?) nei miei confronti, dato che gli bruciano e gli danno fastidio le verità che ho scritto. Trovo assolutamente assurdo che dei docenti preparino degli allievi ad abbandonare il loro Paese per recarsi in presunti Paesi dei Balocchi dove i loro meriti sarebbero riconosciuti meglio che non in Italia. E’ allo stesso livello di chi recluta futuri contractors per servire altre potenze straniere come mercenari. Se conoscere la realtà pura e vera, adamantina, cristallina e trasparente, è quanto asserite voi, creature iperuraniche, libere e monde dalle chiacchiere telematiche e televisive, preferisco rimanere nel mio quadratino di pianeta da poverello ignorante, come mi avete elegantemente definito, da arroganti quali siete.

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  • avatar giuliana scrive:

    Più leggo i commenti di scuola democratica, più mi convinco che il fumo è tanto quanto l’arroganza. Vorrei capire come mai la riforma Gelmini, che mette in primo piano la meritocrazia (sia per studenti che per insegnanti) sia così ostacolata. Quale sarebbe la proposta alternativa di scuola democratica, a parte le solite richieste di maggiori finanziamenti da far ricadere a pioggia indipendentemente dai meriti? Sembra che quelli di scuola democratica stiano lottando solo per il proprio orticello e soprattutto perché nulla cambi.
    Proprio perché sappiamo che esistono anche bravi e bravissimi insegnanti (e i ragazzi sanno riconoscerli molto bene)è giusto che il maggior impegno venga riconosciuto e maggiormente retribuito. Ma è anche questo lo scopo della riforma: premiare chi si impegna di più. E’ questo che li spaventa? Non vedo differenze con le loro richieste.
    P.S. Ogni volta che qualcuno parla del desiderio di andarsene via dall’Italia non specifica mai verso quale paese. E’ possibile colmare la lacuna o è chiedere troppo?

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  • Non c’è commento possibile a quanto scrive fb che imperversa su questo blog: siamo al nazionalismo? forse all’autarchia? E’ assurdo preparare gli studenti ad avere più opportunità. Ecco quel che scrive Chiara Saraceno, sicuramente più autorevole di fb, chiunque egli sia: “La prima cosa che sperimenta un giovane italiano laureato che cerca e trova lavoro all’ estero è un senso di liberazione. Pur nelle difficoltà quotidiane della lingua, della mancanza di reti sociali di sostegno (almeno agli inizi), della perdita delle abitudini e contesti più noti e vicini, ciò che colpisce favorevolmente è l’ esistenza di regole trasparenti, di meccanismi di selezione espliciti. Si percepisce di essere valutati e pesati per quanto si sa dimostrare di valere e sapere, non innanzittutto per le filiere cui si appartiene. Queste contano anche fuori Italia, si badi bene. Ma difficilmente possono prevalere del tutto sul merito e la competenza”. Ma certo, è La Repubblica, un quotidiano radical-chic!

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  • avatar Angelo Conforti scrive:

    VIsto che sono uno dei fondatori di Scuola Democratica, credo di dover intervenire a sostegno dei miei colleghi vituperati da dei blogger sconsiderati. Sono stato lontano da casa e anche dal pc per un po’ di giorni e vedo che fb nel frattempo ha alzato il tiro contro l’associazione di cui faccio parte. Mi sembra di essermi già scontrato su queste pagine con questo sapientone, tuttologo, che possiede VERITA’ ASSOLUTE che non danno fastidio ad alcuno, contrariamente a quel che crede lui, che dispensa a piene mani la sua saggezza paesana travestita da sommo e indiscutibile sapere. Si permette di trovare “assolutamente assurdo” un progetto innovativo come l’ESABAC, che fornisce più opportunità agli studenti italiani conferendo loro un doppio diploma. Secondo questa autorità in materia di scuola, che peraltro ha già dimostrato ampiamente di conoscere solo dal suo ristretto angolo visuale, questo progetto non fornisce maggiori conoscenze e quindi anche più libertà di scelta, ma è semplicemente ASSOLUTAMENTE ASSURDO. Beh, adesso che l’ha detto lui, ci sentiamo tutti pieni di dubbi, davvero, pronti a cambiare idea, a prendere fb come consulente, a proporlo e sostenerlo magari per un incarico nella pubblica istruzione. Questo carneade che parla perchè ha la bocca dovrebbe imparare a discutere solo di ciò che sa e non permettersi di dire cose simili, insultando chi si dà quotidianamente da fare per migliorare la società italiana con una scuola innovativa. Crede che la democrazia consista nel dare a tutti la parola. Chissà magari vorrebbe si eleggessero anche i medici, gli ingegneri, gli idraulici. E’ vero non è tutta colpa di Berlusconi se l’Italia è derisa da tutto il mondo. E’ colpa soprattutto di gente come fb che dà la colpa di tutto a tutti e si lava le mani dello schifo generale, senza muovere un dito, chiuso nel suo “quadratino di pianeta” da cui suppone di poter giudicare il mondo intero. Quanto a Giuliana, da quel che ho letto velocemente qua e là, credo di aver capito che di scuola non sa assolutamente nulla, troppo impegnata com’è a inseguire la favola bella di un’oligarchia che si spaccia per meritocratica. Se si documentasse e leggesse quel che abbiamo scritto anche su questo blog non scriverebbe quel che scrive. Noi coltiviamo il nostro orticello? Giuliana parla di noi ma pensa a se stessa. Lei si convince che siamo fumo e anche arroganti? Noi ci facciamo giudicare dai nostri studenti e dai loro genitori oltre che, com’è ovvio, dai nostri superiori, e tutti costoro, purtroppo per Giuliana, non la pensano affatto così. Noi sappiamo come funzionerà la presunta meritocrazia di Gelmini, Brunetta, Aprea perché ci sono stati già dei tentativi di attuarla. Si tratta semplicemente di premiare i parenti, gli amici e i servi. La meritocrazia c’è adesso, ancora un po’, e bisogna salvarla. Se Giuliana si documentasse, e anche fb, saprebbe che la riforma della scuola è stata già attuata dal basso da chi opera nella scuola, innovando la didattica nei metodi, negli strumenti e nei contenuti, avviando 396 sperimentazioni e formando gli studenti alla ricerca, per quanto possibile. Quel che vogliono fare gli idoli di Giuliana è togliere di mezzo tutto questo. Però per discutere dei problemi bisogna conoscerli, bisogna informarsi, documentarsi, non basta guardare la Tv di Papi o leggere Il Giornale, che se non si chiamasse così verrebbe scambiato per qualcos’altro. La democrazia è sostanziale quando le opinioni si formano sulla base delle conoscenze, non dei dogmi ricavati dal proprio ristretto punto di osservazione. Documentatevi, per favore, su quel che sta succedendo nella scuola italiana anche in questi giorni, cercate di assumervi le vostre responsabilità di cittadini. Anche quel che scrive Ambrogio è profondamente errato. Un’eventuale riforma della scuola deve limitarsi ad istituzionalizzare in parte la riforma di fatto che è stata già attuata dal basso, senza chiudere lo spazio delle sperimentazioni: una didattica che non sperimenta è morta o è di regime. Dare poi la colpa a tutti e a nessuno è sempre molto facile, perché fa sempre chic dire che il problema è sempre altrove, più a fondo, più complesso. Berlusconi non è solo una causa è anche un effetto, ma la società italiana è cambiata in peggio soprattutto in nome suo. Le leggi ad personam sono iniziate già nel 1984 con il decreto Craxi-Berlusconi che ha creato un monopolio Tv privato anti-liberale, che è riuscito a diventare il più potente sistema di trasmissione di valori, modelli di comportamento, schemi mentali, quanto più è riuscito ad inglobare anche la Tv pubblica. Questo è il problema. Questa è la deriva da arrestare. Questo è il berlusconismo, qualcosa di più del suo governo. Non si può continuare a stare nel mezzo. Bisogna scegliere e schierarsi. Solo fermando le riforme berlusconiane si può salvare l’Italia.

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  • avatar fb scrive:

    Vedete, Giuliana ed Ambrogio,, anche se da posizioni opposte, dobbiamo rassegnarci al fatto che, dinnanzi alla tanto attesa, ed infine avvenuta, teofanìa ed epifanìa del chiarissimo docente di Storia e Filosofia, dott. prof. Angelo Conforti -mi scuso se pronuncio il Suo nome invano!- a noi, poveri servi della gleba della culturetta italiota, miseri saprofiti e parassiti di quanto rimane del convivium dell’Unica, Vera ed Autentica CULTURA a livello non tanto nazionale, quanto globale, ebbene, terminato il magro pasto delle briciole di quello lauto ed epulonico di cui si pascono il Docente e gli Accademici Suoi convitati e che solum è loro, a noi, dicevo, non resta che chinare il capo, cosparso di cenere, batterci il petto e recitare Miserere all’infinito, ben consapevoli che mai e poi mai potremmo entrare nelle antique corti delli antiqui huomini con i quali costoro conversano e dividono la loro alma quotidianità. Confortisi definisce, nel suo sito, anche “collaboratore di Navecorsara”, mentre noi non ne costituiamo che l’infima ciurma (ciurma è la redazione, non chi posta un commento o collabora, nde). Tutto quanto scrive, sui blog e sul cartaceo, il misero volgo plebeo è errato, le mie opinioni, quelle di Giuliana, di Ambrogio e così via; che volete, ragazzi, “Humiles laborant, dum potentes dissident”. Solo chi si china prostrato dinnanzi alle meraviglie del Creata di Scuola “Democratica” è degno di entrare nel regno dei Cieli dell’Educazione, Informazione e Formazione. Non sapendo come confutarmi, astioso e rancoroso, Conforti offende, insieme ai suoi augusti collaboratori, ma ricordo che ha preso bastonate sonore, un tempo, sulla Nave. Misurando il resto dell’umanità con il metro Suo personale, misero e scarso, mi giudica sapientone, onnisciente, tuttologo -Lui no, invece!-, topo di campagna al Suo confronto di topo di città, dalle larghe visuali in confronto alle mie ristrette, paesane e miopi, Egli, che esala e diffonde il Verbo scolastico, condendolo con offese gratuite, cui hanno dato il via ed il La i DS,”democratici scolastici”, non certo il sottoscritto. Mi ricorda quel tipo, nei Vangeli, che si metteva, tronfio, a gambe larghe, nel mezzo del Tempio, a pregare Dio a voce alta, lodandosi ed imbrodandosi, mentre l’altro fedele, umile e modesto, se ne stava invece nel fondo, a dichiararsi peccatore e colpevole. Mia nonna, classe 1880, mi ripeteva spesso, in meneghino: “La superbia la partiss a cavàl, ma la turna a cà a pè!”.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Ci siamo come al solito allontanati dal problema per “dircele di salta ragione”, non ne vedo il motivo se non il solito italiano personalismo. Il mio intervento precedente abbastanza esplicitamente cercava di non limitare il discorso alla scuola. Non sono insegnante, la mia conoscenza professionale era piuttosto quella di valutarne il “prodotto” per un possibile inserimento nel sistema produttivo. Comunque per chiudere ripropongo la seguente frase: “Un’eventuale riforma della scuola deve limitarsi ad istituzionalizzare in parte la riforma di fatto che è stata già attuata dal basso”. Se le cose stanno così io sono fuori tema ma altri è fuori dalla realtà.

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  • avatar fb scrive:

    Ai componenti di Scuola democraticafaccio notare come abbiano peccato di pre-sunzione e di pre-giudizio, per ben quattro volte: primo, definendo la mia presenza assidua su questo blog come frutto di un un’ostinazione imperversante, che procura loro evidenti ed acuti bruciori di stomaco. Orbene, se trovo chi, cortesemente, mi pubblica e mi rende tale onore di ospitalità, che fastidio vi procura, a parte i bruciori suddetti e pruriti epidermici? Non leggetemi o transitate ad altro blog! Io, quando mi avvedo che, sulla mia strada, si appropinquano e mi attendono escrementi canini, li evito, non li calpesto, per poi maledire l’escremento e chi l’ha depositato. Secondo: subdolamente, si è ricaduti nel tentativo di darmi del fascista, travestito dai sostantivi “nazionalismo” ed “autarchia”; ci risiamo con il trito e ritrito ricorso al fantasma fascista per denigrare l’avversario. Terzo: Chiara Saraceno è più autorevole di me -ed anche di loro, aggiungo allora io-, anche se loro conoscono, forse, la Saraceno, ma non me. Quarto: siccome Repubblica è quotidiano di sinistra, lo disprezzerei, in quanto radical-chic; l’equazione è chiaramente univoca, un’interpretazione arbitraria sui generis dei maestri democratici, loro, forse sì, radical-chic. Avevo conosciuto a Milano, nel ’70 o giù di lì, la Saraceno, non mi è mai sembrata appartenente a nicchie radicali o sciccose. Se poi il Padre Fondatore di Scuola Accademica -per cui auspico, scolpita nella roccia del Monte Ardone,in un futuro prossimo venturo, come sul Rushmore, una testa colossale, honoris et memoriae causa- fosse in grado di interpretare correttamente quanto ho scritto, si avvedrebbe, chiaramente, che il mio disprezzo è rivolto SOLO a chi usa ed abusa della professione di docente, come metodo per passare la mattinata in modi seriosi, ma non serii; e sono migliaia, lo sa bene anche lui. E non mi pare di aver nominato nessuno degli esimii docenti facenti parte della cerchia di Scuola Democratica, che, fra l’altro, non si sa nemmeno chi siano. Sul sito di Angelo Conforti, in compenso, sono subito, con grande modestia ed umiltà, sciorinati, al popolo ed al Comune, tutti i meriti del dott prof, come, un tempo, le schiere di patacche, medaglie, lustrini e nastrini sui petti dei generaloni imbalsamati dell’Armata Sovietica, durante le parate militari sulla Piazza Rossa.

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  • avatar giovanna galli scrive:

    A me dispiace che un’opportunità come quella di un blog venga continuamente annullata da polemiche che nulla o quasi c’entrano con il tema proposto. Si era partiti da una lettera scritta dal direttore di un’ Università privata al proprio figlio per suggerirgli dopo la laurea – in modo provocatorio perchè il senso è un altro – di andare a lavorare all’estero. Sono stata accusata da Giuliana di aver male interpretato le sue parole ma onestamente, anche rileggendo il suo scritto, mi sembrano critiche gratuite, soprattutto là dove scrive “In questa lettera traspare una grande meschinità di fondo. L’autore mostra di aver vissuto esclusivamente in funzione del proprio lauto stipendio e che ora la sua principale preoccupazione sia che il figlio non possa godere degli stessi privilegi.”. Ma un po’ tutto il suo intervento è astioso. Non mi pare che il padre dicendo al figlio di andare all’estero tiri fuori discorsi economici. Dice “Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”. Io credo che se aprissimo un dibattito al nostro interno, tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato, potremmo trovarne tanti che la pensano come questo padre. Io ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace ma non posso certo dire di veder riconosciuti i miei meriti e i risultati che ottengo nè moralmente nè economicamente. Poi mi guardo attorno e vedo chi è messo peggio. La risorsa umana in un’azienda è una parte importante del capitale e se non ci investi sei perdente da subito. Interroghiamoci su questo e non perdiamoci in cose che non hanno alcun conto.
    Prof. Bifani perchè tirar fuori una polemica strumentale su Navecorsara dicendo che Conforti sta nella redazione e lei no. Lei scrive almeno 5 o 6 volte al giorno, nessuno le dice niente cosa cambia? Invece di essere contento che nessuno la censuri adesso tira fuori questa cosa qui. Guardiamo la luna e non il dito per favore

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  • avatar CHINA65 scrive:

    Prof. Bifani, suvvia, stia calmo. Un over 70enne non si deve lasciare andare ogni volta ad estreme esternazioni. Le vogliamo tutti bene perchè ci porta una voce altra, un esperienza altra, un parere altro, ma non esageri. Un epistolomane come lei dice spesso tutto e il contrario di tutto. Purtroppo l’Italia, il nostro caro paese non vive un epoca di illuminismo e vien da sé che nell’oscurantismo non ci sono mecenati né per le arti né per la scienza, e forse anche lei, se fosse meno vetusto, avrebbe giustamente la tentazione di scoprire la terra promessa. E via, mi sembra legittimo. Con immutata stima. Pace e bene.

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  • avatar fb scrive:

    China, non mi aumentare gli anni; anche se non sono una signora, come cantava la raffinatissima Loredana Bertè, metto giù il mes-cino se mi invecchiano a ‘sto modo; sono solo 64enne, non poi così vetusto come mi fai tu. E poi, China,devi riconosciereme che non è l’età ad aggiungere o togliere qualità e credibilità ad una persona. Ci sono stati dei grandissimi, venerandi vecchi, di fronte ai quali entrambi noi dobbiamo chinare il capo, reverenti, come ad es. Bertrand Russell, che, vecchio stravecchio, sorretto da giovani allievi in sua adorazione totale, partecipava a cortei contro il nucleare ed altre porcherie congegnante dai governi mondiali egemoni. Pensa all’età della Rita Levi Montalcini,a quella della “cassaforte dei misteri italiani” che è Giulietto Andreotti. Vorremmo arrivare a quell’età con quella testa, così brillante e lucida, anche se su diversi ed opposti settori, la medicina e la politica. . E poi, perchè, China, mi definisci un alieno,?Mi piace esagerare, è nel mio DNA e mi vanno gli esagerati, come te, che hai scritto un posto gustosissimo, altro, alieno, fuori dell’ordinario, spiritoso, senza essere offensivo. Detesto l’offesa personale, condotta chiaramente con astio e rancore, diretti ad personam. Pax et bonum, frate China, nel senso di fratello, non di rivestito del saio.

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  • avatar fb scrive:

    Giovanna, guardi che se Le aggrada, può benissimo rivolgersi a me con il pronome TU, ne sarei onorato, dato che, contenuti a parte, con cui posso concordare o meno, Lei scrive ottimamente, cosa che non è affatto scontata e gratuita ai nostri giorni, dove si leggono invece, sul cartaceo o sul web, lettere d’opinione in un italiano osceno, in ogni senso. Lei poi è chiaramente mossa e spinta da un desiderio di comunicazione che Le fa onore, in uno stile chiaro, preciso, efficace, puntuale e pertinente, altre doti e qualità più uniche che rare tra i contemporanei. Detto ciò, io, Giovanna, sono stato stuzzicato con offese personali continue, ridestate da vicende pregresse ed attuali, di chi ben sappiamo.Avevo avuto il solo torto di riportare, sulla Nave, quanto, purtroppo, avevo dovuto sopportare, sulla via del conformismo e del conservatorismo più beceri e ritriti dei miei superiori, nel corso della mia carriera di insegnante, insieme con altri miei colleghi, che, come me, mordevano il freno, nella ricerca, più che legittima, di modi nuovi nell’insegnare, informare ed educare. Ognuno è stao poi costretto a razzolare, il meglio possibile, nell’orticello delle aule della propria sezione scolastica. Ho avutorari colleghi magnifici, degni di grande rispetto, ne ho avuti diecine di altri veramente disgustosi, per come bistrattavano ed abusavano della loro importante professione. Io ricordo, anche come alunno, docenti, dalle Elementari, come la grande maestra Dassenno, alle Medie, al Romagnosi di Parma, come Emilio Taverna, proveniente dalla Normale di Pisa, che ci spingeva alla creatività originale. All’Università ricordo la Menapace, Apollonio ed Alberoni, ognuno un pilastro nella propria materia di insegnamento. Questi erano insegnanti, nel senso pieno della parola! Mi dispiace che anche a Lei dia noia il fatto che scrivo spesso sulla Nave e Le preciso che io non ho alcun sentimento di invidia e gelosia verso Conforti. Solo, non sapevo che, tra le diecine di titoli e meriti suoi personali, ci fosse anche quello di collaboratore della Nave. Se così è, buon per lui e per la Nave. Non sapevo poi che esistesse l’equazione, che Lei pone, tra scrivere spesso su un blog e la necessità di essere censurati. Pensavo che la censura, qui ed altrove, fosse applicata e legata ai contenuti, non alla quantità degli scritti.

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  • Scuola Democratica è una libera associazione di insegnanti della scuola pubblica, dipendenti dello Stato, che operano secondo un codice deontologico che pone al di sopra di tutto l’interesse comune, la diffusione delle conoscenze, la costruzione di una consapevolezza critica nei cittadini, fornendo loro strumenti conoscitivi per comprendere meglio la realtà e cercare di soddisfare i loro bisogni e le loro legittime aspirazioni. Il prof. Angelo Conforti ne è uno dei fondatori fin dal 1994 ed ospita sul suo sito personale, che gestisce liberamente senza dover chiedere l’autorizzazione ad alcuno, tantomeno ad fb, una parte dei documenti della nostra associazione. Abbiamo anche un blog e siamo su Facebook. I nostri soci sono di Lodi (Lucchini, Sarzana, per esempio), Parma (Franceschini, Mori, Barbieri, per fare qualche nome), Roma (Emer, ad esempio), Ferrara (Simoni, per esempio). Qualcuno li conosce? E’ importante conoscersi personalmente per dialogare sul web in modo “normale”? Noi siamo dentro la realtà della scuola, al contrario di quel crede il Signor Ambrogio che non è insegnante, ma ci considera fuori della realtà. Non siamo considerati alla stessa stregua dai nostri studenti, dai loro genitori e dai nostri dirigenti: tutt’altro. Siamo sicuri che “un’eventuale riforma della scuola deve limitarsi ad istituzionalizzare in parte la riforma di fatto che è stata già attuata dal basso”. Ne siamo sicuri perché abbiamo esperienze, competenze specifiche e capacità che ce lo confermano. Siamo sicuri che in democrazia contino ancora le competenze e che un urbanista ne sappia di più di urbanistica di un comune cittadino, e che lo stesso principio valga per i medici e la medicina, i fisici nucleari e la fisica nucleare, gli astronomi e l’astronomia, i professori di scuola e la scuola. Tant’è vero che anche la riforma Gelmini, che poi è una riedizione di quella della Brichetto Moratti, che a sua volta l’ha in parte copiata da Berlinguer, tenta (o vuol far credere) proprio di recepire quella che chiamiamo “riforma dal basso”, istituzionalizzando alcune sperimentazioni. Il problema è che, andando in controtendenza rispetto ad altri Paesi che sulla scuola investono maggiori risorse finanziarie, cerca di attuare un semplice obiettivo: il risparmio (636 milioni di euro). Ora, che risparmiare sia un modo per migliorare la qualità sembra a noi un principio perlomeno discutibile. Il fatto è che si cancellano alcune importanti sperimentazioni, si tagliano posti di lavoro, si aumentano il numero di alunni per classe fino a 40 unità, si riducono gli investimenti sulle infrastrutture, si mortificano le esperienze progettuali e di laboratorio, che sono molto qualificanti, e tanto altro ancora. La propaganda del governo è altra: tagliare sprechi e premiare i meriti. E’ propaganda, credeteci. Sono tagli lineari, in orizzontale, non mirati. Lo dice perfino Tabacci, che non è propriamente un comunista. L’obiettivo mascherato è riportare indietro l’orologio della storia ad una scuola classista che offre minori opportunità, che spegne lo spirito critico, che addestra e non dà una vera formazione. In tal modo chi vorrà la qualità dovrà iscriversi a scuole private, finanziate col denaro pubblico, cioè coi soldi nostri e anche vostri. Ci piacerebbe tanto essere fuori dalla realtà, come ci considera Ambrogio, ma purtroppo noi siamo in trincea, stiamo combattendo una guerra per il bene comune, per il futuro dei giovani, per conservare ed estendere quel che di buono è rimasto nel nostro Paese. Ovviamente, quando diciamo che occorre recepire una riforma dal basso che è già avvenuta, ci riferiamo agli ordinamenti scolastici. Per completare la riforma ci vuole anche altro, per esempio potenziare le infrastrutture, migliorare laboratori e aule speciali, aprire gli edifici scolastici durante tutto l’arco della giornata, aumentare le retribuzioni dei docenti. Quest’ultima è una nostra battaglia che riteniamo fondamentale, per valorizzare la professione degli insegnanti e riconoscere i loro meriti, laddove ci sono. Su questo chiuderemmo citando due collaboratori de Il Giornale, quotidiano non sinistrorso, di nicchia o radical chic: ” … l’esiguità dello stipendio di un professore è lo specchio della disistima di un Paese verso se stesso e il proprio futuro” (Luca Doninelli, nel suo romanzo “Il professore”); “Solo con stipendi adeguati gli insegnanti riavranno dignità (Egidio Sterpa, Il Giornale, 2 marzo 2000).

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  • avatar Enrico M. scrive:

    «Come se niente fosse. I mercati hanno ripreso a correre, le borse a crescere, i portafogli dei manager a gonfiarsi. Con i soldi investiti dai governi di tutto il mondo per rimediare alla crisi che gli stessi manager avevano provocato. … In tutta Europa aumentano i disoccupati: in Italia sono due milioni. Siamo tornati ai livelli del 2004. E quasi la metà sono ragazzi e ragazze. Il direttore generale di un’università finanziata dagli industriali italiani ha suggerito al figlio di andare all’estero, se vuole trovare lavoro. Forse non aveva letto questa notizia uscita sul New York Times: il dieci per cento degli americani sotto i 35 anni ha deciso di tornare a vivere a casa con i genitori. Perché neanche loro, in America, riescono a trovare un lavoro. La disoccupazione non è una questione di geografia, ma di responsabilità delle classi dirigenti». (dall’editoriale di Giovanni De Mauro sull’ultimo numero di Internazionale) Se può servire al dibattito…

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  • Siamo tanto fuori dalla realtà, noi arroganti e pochi conosciuti di Scuola Democratica, che su molti punti ci ritroviamo perfettemente d’accordo con tutto il Sindacato CGIL, il più importante della scuola, con milioni di iscritti, di cui riportiamo di seguito un comunicato, limitandoci a metter in maiuscolo alcune delle principali valutazione e richieste che sosteniamo da tempo. Certo, questi sono comunisti: maneggiare con cura!

    “La Scuola non si taglia!” Così recitava uno dei tantissimi cartelli della manifestazione del 30 ottobre 2008 e così ha dichiarato anche il nostro Presidente della Repubblica. Ma questo Governo PERSEVERA IN UNA POLITICA DI IMPOVERIMENTO E DI DESTRUTTURAZIONE DELLA SCUOLA. I tagli stabiliti dalla L. 133/08 (oltre 130.000 posti e 8 miliardi in meno in tre anni), nonostante alcuni risultati ottenuti attraverso le mobilitazioni (stop al maestro unico e all’inglese potenziato, rinvio dei regolamenti delle superiori, ecc.), producono già da quest’anno i primi effetti devastanti. DIFFICILE GARANTIRE IL DIRITTO ALLO STUDIO E ALLA SICUREZZA E NEL PRIMO CICLO SI ASSISTE A UNA STRISCIANTE EROSIONE DEGLI ELEMENTI DI BASE DI UNA ISTRUZIONE DI QUALITÀ. E come se non bastasse, malgrado i tempi della scuola e delle famiglie, si vorrebbero attivare già dal prossimo anno i regolamenti delle superiori. La FLC ha ribadito il proprio dissenso sia nel metodo che nel merito e ha richiesto un rinvio dell’attuazione dei regolamenti della scuola secondaria di secondo grado, anche in considerazione che i pareri del Parlamento saranno espressi solo a gennaio. Lo abbiamo segnalato sia nelle audizioni alla Camera e al Senato sia nell’incontro al Ministero del 18 novembre.
    LA SCUOLA HA BISOGNO DI ALTRO: LE RIFORME NON SI FANNO CON I TAGLI MA CON GLI INVESTIMENTI.
    NO al licenziamento dei precari. SI alle assunzioni in ruolo su tutti i posti liberi
    “Nessun licenziamento nella scuola”. Questa la dichiarazione del Presidente del Consiglio lo scorso anno. Ma come si sa le bugie hanno le gambe corte. I licenziamenti ci sono eccome: almeno 25.000 lavoratori precari, solo quest’anno, non hanno potuto rinnovare il loro contratto. Lo confermano i numeri forniti dallo stesso Ministero e le domande per i cosiddetti contratti di disponibilità. La soluzione prospettata dal Governo attraverso le graduatorie prioritarie e le convenzioni con le Regioni si rivela di giorno in giorno sempre più iniqua, insufficiente e macchinosa. Si scaricano sulle Regioni i tagli del Governo, si mettono i precari gli uni contro gli altri, si complica il lavoro delle scuole e questo senza nessuna risorsa aggiuntiva, senza nessun intervento sugli ammortizzatori sociali.
    Le 16.000 assunzioni in ruolo di quest’anno sono una goccia nel mare del precariato. NON SI È RISPETTATO IL PIANO PLURIENNALE DI 180.000 ASSUNZIONI PREVISTO DALLE LEGGI FINANZIARIE DEL 2007 E 2008 E NON SI È COPERTO NEPPURE IL TURN-OVER: ECCO LA VERITÀ.
    La FLC Cgil chiede un piano pluriennale di assunzione su tutti i posti liberi: già oggi sono almeno 90.000 (30.000 docenti e 60.000 ATA) e da questi si deve partire per avviare la STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO CHE DA ANNI GARANTISCE IL FUNZIONAMENTO DELLE SCUOLE.
    Rinnovare i contratti è un diritto e un fatto di civiltà
    12 EURO LORDI DI AUMENTO MENSILE È QUANTO HA MESSO SUL TAVOLO IL GOVERNO PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO SCUOLA. È UN INSULTO: QUESTA SOMMA NON GARANTISCE IL POTERE D’ACQUISTO DEGLI STIPENDI DI UNA CATEGORIA CON LE RETRIBUZIONI PIÙ BASSE D’EUROPA. È UNA BEFFA: CON QUESTA SOMMA SI VORREBBE ANCHE PREMIARE IL MERITO!
    L’accordo separato per la riforma dei contratti prevede, per i settori pubblico e privato, la possibilità di recuperare lo scostamento rispetto all’inflazione solo al termine del triennio di vigenza contrattuale: cioè, il recupero non è certo.
    La vera somma è in negativo: meno soldi alle scuole, tagli agli organici, licenziamento dei precari, diminuzione degli stipendi.
    Con quale faccia il Ministro Gelmini continua a elogiare la sua riforma? Alla fine della cura cosa resterà della scuola?
    LA SCUOLA VIVE IN GRAN PARTE DELL’IMPEGNO E DELLA MOTIVAZIONE DI CHI VI LAVORA, I DOCENTI IL PERSONALE ATA, I DIRIGENTI. MORTIFICARE IL LORO LAVORO, SIGNIFICA MORTIFICARE LA SCUOLA STESSA.
    I dirigenti, che il ministro Brunetta vorrebbe trasformare in arcigni funzionari governativi, aspettano il rinnovo del contratto da 48 mesi. È questo il trattamento da riservare a chi spetta la leadership educativa della scuola dell’autonomia?
    ALTRO CHE RIFORME. ABBIAMO UN GOVERNO ARRETRATO E AUTORITARIO, CHE HA PAURA DELLA LIBERTÀ E DELLA RESPONSABILITÀ DI CHI LAVORA.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Non sono d’accordo coi tagli alla scuola.
    Non sono d’accordo con voi nel definire “comunisti” quelli della CGIL.
    Sul livello degli stipendi d’accordo o non d’accordo c’abbiamo campato in cinque (altri tempi forse).

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  • Volevamo dire “pochi sconosciuti”. Definire comunisti quelli della CGIL, a cui molti di noi sono iscritti, era una battuta! Non si capisce bene l’ultima frase di Ambrogio, che non ci pare di avere mai offeso, ma solo di aver dissentito sulle opinioni, precisando che le nostre sono opinioni di persone che nella scuola ci lavorano. Che gli stipendi degli insegnanti italiani siano inadeguati al valore attuale della loro professione (non in assoluto, tutto è relativo: ci si può campare anche in cinque forse anche oggi, chissa?) non lo diciamo solo noi, non lo dice solo la CGIL, ma anche l’OCSE, che non è composta solo di insegnanti italiani arroganti: 30% in meno della media europea è il dato. Questo è tutto. Cerchiamo solo di diffondere un po’ di conoscenze dei problemi reali dell’Italia, spesso poco conosciuti, come dimostra anche questo blog, su cui ormai non riteniamo più di doverci pronunciare ulteriormente. I muri di gomma sono impossibili da sfondare.

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  • avatar fb scrive:

    Anch’io, Ambrogio, ci ho campato,in quattro,malamente, girando per metà del mese con 500 lire nel portafogli, per non figurar male con i colleghi e terrorizzato dall’eventualità che mi invitassero per un caffè o una pizza, per anni e anni. E prima ancora ci abbiamo campato, con mia madre, in sette. Però ancora oggi, al contrario dei miei fratelli, non sono padrone della tana in cui vivo, dati i costi di un mutuo, ho sempre acquistato auto usate e non ho mai messo fuori il naso d’Italia per una settimana di vacanza intelligente, ossia per visitare una città europea, per motivi di cultura, non mi permetto abiti griffati e lussi che invece sono la normalità per altri con uno stipendio più lauto, che ora, per me, è una pensioncina misera. Ogni spesa, diciamo così, non necessaria, ma superflua, come il modesto PC con il quale rompo le palle a tutti, scrivendo a destra e a manca, sono state affrontate a rate. Certo, si sopravvive anche nel Terzo e Quarto Mondo, ma insomma…I miei si erano comperati frigo e TV con una modesta vincita al Lotto e mio padre aveva acquistato un’utilitaria a 42 anni, quando a Salso c’erano gli operai e i manovali di cui era il superiore che la possedevano da anni, insieme ad un appartamento di proprietà.

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  • avatar Ambrogio scrive:

    Scusate, volevo solo dire, e l’ho detto male, che anche la mia famiglia (cinque persone) viveva con lo stipendio statale di mio padre insegnante.
    Altra cosa non detta: molto interessante il progetto ESABAC, complimenti.

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  • avatar fb scrive:

    Sono totalmente d’accordo con quanto avete scritto, sia nel post delle 12,25 che in quello delle 12,45 di oggi 6 dicembre, e con quanto denunciato dalla CGIL. E’ chiaro che per me Conforti può fare quello che vuole, dappertutto e sempre, purchè non mi venga ad insultare gratuitamente, anche se con metodi a latere, eufemistici, melliflui o con aperte dichiarazioni di disprezzo nei miei confronti. Non sono mai riuscito, se non nelle mie classi, ripeto, e senza la collaborazione di altri colleghi, se non in rari casi, a condurre serenamente tutti varii tentativi di fare il prof in modo nuovo e diverso, anche prima del ’68, tra presidi e genitori diffidenti e trovando solo un virtuale conforto in alcun testi o riviste specializzati di didattica e pedagogìa, che mi suggerivano spunti per inquadrare e presentare, secondo moduli nuovi ed originali, le materie di mia competenza. Si pensi che, fino al 2003, quando mi sono pensionato, in anticipo di un anno perchè disgustato apppunto da queste avversità, c’erano colleghi che evitavano accuratamente di dilungarsi sulla storia del ’900 più recente, perchè quello “era fare politica, non si può con dei ragazzini, Franco!”. E si scandalizzavano perchè, negli anni ’60 e ’70, leggevo e commentavo poesie e pièces teatrali di quel rosso di Brecht, o invitavo i ragazzi a seguire il film di Pasolini -un gay!-”Il Vangelo secondo Matteo” o dimostravo che in classe non facevo distinzioni di classe, di ceto e censo tra i miei alunni. Nel ’74, avevo trionfato come rappresentante della lista “di sinistra” per i primi Decreti Delegati, nonostante fossi stato vittima di una campagna feroce da parte di colleghi fascistoidi, che avevano letto il mio programma educativo inorriditi, facendolo poi aspergere di acqua santa dal collega di religione. Vade retro, Satana!

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  • avatar Beatrice Rebecchi scrive:

    In primis, mi fa piacere che la discussione si sia riallineata su binari più consoni. Inoltre, da docente, ma anche da cittadina italiana, non posso che esprimere la mia adesione a Scuola Democratica, di cui faccio parte, ed alle sacrosante puntualizzazioni ed iniziative formulate dai suoi componenti. Ho, proprio in questi giorni, riletto alcuni interventi in merito, da cui prendo spunto: è vero, tutto il disagio, largamente prevedibile, conseguenza della “manovra sulla scuola”, sta esplodendo, nell’organizzazione dell’attività educativa e didattica, nella qualità del tempo e del servizio prestato all’utenza, nel lavoro, dunque e nella vita di insegnanti, personale tecnico ed ausiliario, in una “sospensione” la quale non fa presagire un buon futuro, se si parla di tagli di risorse, non immissioni in ruolo dei precari e, per le Superiori, di esperienze e pratiche che, negli anni, hanno dato risultati, di far sparire le imprescindibili figure degli I.T.P.(insegnanti tecnico-pratici). Il Presidente della Repubblica ha, in occasione dell’apertura dell’A.S., affermato che, per superare la debolezza strutturale del nostro sistema economico e sociale, è necessario far leva sul capitale umano, il quale, se sufficientemente valorizzato, è indispensabile per affrontare situazioni, risolvere problemi. “La buona istruzione (e ciò che attorno ad essa deve gravitare, aggiungo) serve non solo per realizzare sé stessi, ma anche per rendere migliore il proprio paese.” A queste conclusioni era giunto il Presidente degli U.S.A. nel discorso che Napolitano ha, giustamente, ripreso. Mi permetto di riportarlo un po’ decurtato e di consigliare a chi legge di ricercare tale prolusione su You Tube. Al bisogno, la traduzione completa si trova agevolmente.

    E’opportuno sottolineare che nel programma ufficiale di Obama, quello presentato in campagna elettorale, si trovano interessanti spunti sul tema della formazione e delle nuove tecnologie. Merita inoltre particolare attenzione il progetto del partito di Obama che si pone l’obiettivo di introdurre un Kindle in ogni zainetto, cioè un E-Book di testo nelle scuole americane.

    Discorso di Obama agli studenti. 8 settembre 2009 (Wakefield High School – Arlington, Virginia)

    “So che per molti di voi questo è il primo giorno di scuola. E per chi è all’asilo o all’inizio delle medie o delle superiori è l’inizio di una nuova scuola, così un minimo di nervosismo è comprensibile.
    Immagino che tra voi ci siano dei veterani a cui manca solo un anno per concludere gli studi e quindi contenti. E, non importa a quale classe siate iscritti, qualcuno tra voi probabilmente sta pensando con nostalgia all’estate e rimpiange di non aver potuto dormire un po’ di più stamattina. So cosa vuol dire. Quando ero giovane la mia famiglia visse in Indonesia per qualche anno e mia madre non aveva abbastanza denaro per mandarmi alla scuola che frequentavano tutti i ragazzini americani. Così decise di darmi lei stessa delle lezioni extra, dal lunedì al venerdì alle 4,30 di mattina. Ora, io non ero proprio felice di alzarmi così presto. Il più delle volte mi addormentavo al tavolo della cucina. Ma ogni volta quando mi lamentavo mia madre mi dava un’occhiata delle sue e diceva: «Anche per me non è un picnic, ragazzo».
    Ora, io ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione. E ho molto parlato di responsabilità. Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi all’apprendimento e ispirarvi. Della responsabilità dei genitori che devono tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la giornata davanti alla tv. Ho parlato della responsabilità del governo che deve fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che meritano. Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire.
    Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi. Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete la responsabilità di scoprirlo. Questa è l’opportunità offerta dall’istruzione. Magari sapete scrivere bene, abbastanza bene per diventare autori di un libro o giornalisti, ma per saperlo dovete scrivere qualcosa per la vostra classe d’inglese. Oppure avete la vocazione dell’innovatore o dell’inventore, magari tanto da saper mettere a punto il prossimo i Phone o una nuova medicina o un vaccino, ma non potete saperlo fino a quando non farete un progetto per la vostra classe di scienze. Oppure potreste diventare un sindaco o un senatore o un giudice della Corte suprema ma lo scoprirete solo se parteciperete a un dibattito studentesco. Non è solo importante per voi e per il vostro futuro. Che cosa farete della vostra possibilità di ricevere un’istruzione deciderà il futuro di questo Paese, nulla di meno. Ciò che oggi imparate a scuola domani sarà decisivo per decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il futuro. Avrete bisogno della conoscenza e della capacità di risolvere i problemi che imparate con le scienze e la matematica per curare malattie come il cancro e l’Aids e per sviluppare nuove tecnologie ed energie e proteggere l’ambiente. Avrete bisogno delle capacità di analisi e di critica che si ottengono con lo studio della storia e delle scienze sociali per combattere la povertà e il disagio, il crimine e la discriminazione e rendere la nostra nazione più corretta e più libera.
    Vi occorreranno la creatività e l’ingegno che vengono coltivati in tutti i corsi di studio per fondare nuove imprese che creeranno posti di lavoro e faranno fiorire l’economia. So che non è sempre facile far bene a scuola. So che molti di voi devono affrontare sfide tali da rendere difficile concentrarsi sui compiti e sull’apprendimento.
    Mi è successo, so com’è. Mio padre lasciò la famiglia quando avevo due anni e sono stato allevato da una madre single che lottava ogni girono per pagare i conti e non sempre riusciva a darci quello che avevano gli altri ragazzi. Spesso sentivo la mancanza di mio padre. A volte mi sentivo solo e pensavo che non ce l’avrei fatta. Non ero sempre così concentrato come avrei dovuto. Ho fatto cose di cui non vado fiero e sono finito nei guai. E la mia vita avrebbe potuto facilmente prendere una brutta piega. Ma sono stato fortunato. Ho avuto un sacco di seconde possibilità e l’opportunità di andare al college e alla scuola di legge e seguire i miei sogni. Qualcuno di voi potrebbe non godere di questi vantaggi. Può essere che nella vostra vita non ci siano adulti che vi appoggiano quanto avete bisogno. Magari nelle vostre famiglie qualcuno ha perso il lavoro e il denaro manca. O vivete in un quartiere poco sicuro, o avete amici che cercano di convincervi a fare cose sbagliate. Ma, alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita – il vostro aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare – non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo. Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova.
    Il vostro obiettivo può essere molto semplice: fare tutti i compiti, fare attenzione a lezione o leggere ogni giorno qualche pagina di un libro. Potreste decidere di intraprendere qualche attività extracurricolare o fare del volontariato. Potreste decidere di difendere i ragazzi che vengono presi in giro o che sono vittime di atti di bullismo per via del loro aspetto o delle loro origini perché, come me, credete che tutti i bambini abbiano diritto a un ambiente sicuro per studiare e imparare. Potreste decidere di avere più cura di voi stessi per rendere di più e imparare meglio. Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate. So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare.
    Non vi piacerà tutto quello che studiate. Non farete amicizia con tutti i professori. Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali. E non avrete necessariamente successo al primo tentativo. È giusto così. Alcune tra le persone di maggior successo nel mondo hanno collezionato i più enormi fallimenti. Il primo Harry Potter di JK Rowling è stato rifiutato dodici volte prima di essere finalmente pubblicato. Michael Jordan fu espulso dalla squadra di basket alle superiori e perse centinaia di incontri e mancò migliaia di canestri durante la sua carriera. Ma una volta disse: «Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ecco perché ce l’ho fatta».
    Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando. Non sei mai un grande atleta la prima volta che tenti un nuovo sport. Non azzecchi mai ogni nota la prima volta che canti una canzone. Occorre fare esercizio. Con la scuola è lo stesso. Può capitare di dover fare e rifare un esercizio di matematica prima di risolverlo o di dover leggere e rileggere qualcosa prima di capirlo, o dover scrivere e riscrivere qualcosa prima che vada bene. La storia dell’America non è stata fatta da gente che ha lasciato perdere quando il gioco si faceva duro ma da chi è andato avanti, ci ha provato di nuovo e con più impegno e ha amato troppo il proprio Paese per fare qualcosa di meno che il proprio meglio. È la storia degli studenti che sedevano ai vostri posti 250 anni fa e fecero una rivoluzione per fondare questa nazione. Di quelli che sedevano al vostro posto 75 anni fa e superarono la Depressione e vinsero una guerra mondiale. Che combatterono per i diritti civili e mandarono un uomo sulla Luna. Di quelli che sedevano al vostro posto 20 anni fa e hanno creato Google, Twitter e Facebook cambiando il modo di comunicare.
    Così, vi chiedo, quale sarà il vostro contributo? Quali problemi risolverete? Quali scoperte farete? Il presidente che verrà di qui a 20, 50 o 100 anni cosa dirà che avrete fatto per questo Paese? Le vostre famiglie, i vostri insegnanti e io stiamo facendo di tutto per fare sì che voi abbiate l’istruzione necessaria per saper rispondere a queste domande. Mi sto dando da fare per garantirvi classi e libri e accessori e computer, tutto il necessario al vostro apprendimento. Ma anche voi dovete fare la vostra parte. Quindi da voi quest’anno mi aspetto serietà. Mi aspetto il massimo dell’impegno in qualsiasi cosa facciate. Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi. Quindi non deludeteci, non deludete le vostre famiglie, il vostro Paese e voi stessi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo.

    Il discorso di Obama ha colpito i miei studenti (ne ero certa), i quali ne scriveranno in un testo argomentativo. Dunque, i ragazzi hanno bisogno di spinte, gratificazioni, autorevolezza, motivazioni, saggezza, opportunità, che moltissimi sanno cogliere e sfruttare. Dovere dei governi e dei docenti è provvedere a ciò, dunque, nel modo migliore possibile. I filosofo spagnolo Fernando Savater definisce il mestiere del docente “bistrattato, ma splendido…il più civilizzatore di tutti, in uno stato democratico…” Inoltre sostiene, a ragione, che esso è vittima di contraddizioni, in quanto, se, ad ogni piè sospinto, alla scuola viene attribuito il compito di sostituirsi alla famiglia (??!!), correggere vizi, insufficienze culturali (violenza, bullismo, tossicodipendenza, razzismo…), insegnare lo scibile umano e proporre anche molto altro (corsi di varia natura, educazione ambientale, alla salute, stradale…, patente europea per il computer, iniziative culturali…), allora non dovrebbero i professionisti di questa così importante formazione ed essa stessa essere al centro dell’attenzione, ascoltati dai mezzi di comunicazione, remunerati, almeno decentemente, rivestire un ruolo sociale importante e riconosciuto? Invece è ben evidente che così non è, anzi, non pochi ritengono che chi si dedica all’insegnamento non sia capace di maggiori aspirazioni, che si accontenti, quindi e che sia giusto, dunque, guadagni stipendi bassi. “E’ davvero un’assurdità, poiché docenti universitari, giornalisti, artisti, scrittori, politici sono maestri in seconda, che nulla o quasi posson fare se i primi maestri non possono svolgere correttamente il loro ruolo…Dunque il campo educativo deve avere la priorità nell’investimento di risorse, la massima attenzione dalle istituzioni, diventare il centro dell’interesse pubblico.” Savater, inoltre, si interroga sul ruolo della scuola, ponendo domande che abbisognano del ricorso alla Filosofia: deve preparare individui competitivi sul mercato del lavoro o completi? Rafforzare l’autonomia critica o la coesione sociale? Sviluppare la creatività o la pratica? Riprodurre l’esistente o produrre novità? Mantenere la neutralità rispetto al pluralismo ideologico, religioso, della comunicazione o favorire la discussione e proporre modelli eccellenti? Questi obiettivi possono coesistere o sono incompatibili? Per quali optare, nel caso? Educare tutti allo stesso modo o vi sono diversi tipi di educazione? Essa, dunque, è questione privata o pubblica? Queste ed altre, ad esempio sulla didattica e la valutazione, a mio avviso, sono le domande che vanno poste, cui far seguire riforme graduali e ben ponderate, per “un paese migliore, democratico, moderno, civile, solidale”. Non parlare di scuola solo in occasione del “caro libri” (fermo restando un doveroso controllo dei prezzi, investire così a fatica nella cultura e spendere volentieri per il più che superfluo, è altamente diseducativo), di episodi di bullismo, riprese varie con i cellulari o sequestro degli stessi durante gli Esami di Stato, altro. Mi pare riduttivo.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Per fortuna si sta finendo in bellezza. Quando si va sui riferimenti “ad personam” si esce dal contesto della discussione per finire in sterili polemiche. Ricordando ai presenti che la parola è la prima forma di controllo ed esercizio del potere e che quindi è meglio usare con dichiarata volontà di chiarezza propositiva mi permetto di proporre un pensiero su cui riflettere. “il numero di parole conosciute ed usate è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia”. ( Gustavo Zagrebelsky). Non so se sarà vero, anzi penso di no, certo che tutti i mali “scolastici” denunciati da questi post non sono riconducibili a “papi” se non
    nella misura di quanto lo stesso “papi” abbia contribuito a devastare quel poco di democrazia sopravvissuta in Italia. Non è solo la scuola che è dissestata è l’intiero sistema paese che è scassato. Provate a fare l’eguaglianza democrazia = razionalità e tutto diventerà più chiaro. Sono razionale se non sono capace di decidere? Ovviamente no anche se poi esiste il problema di saper decidere bene. Ciò nonostante il saper decidere è una dei principali requisiti che attiene alla razionalità. E’ razionale un paese che ha fatto 61 governi in 60 anni? Cioè abbiamo fatto mediamente un governo ogni nove mesi, come fare i bambini. Quindi decisionalità improntata all’emergenza ed alla discontinuità.
    Questo vuol dire non poter fare programmazione e giudizio sull’operato dei vari governi. Se non cè mai il governo, non c’è la governabilità, e se non c’è la governabilità non c’è mai lo stato e se non c’è lo stato ovviamente c’è la mafia e tutto il resto. La paralisi politica conseguente a chi è dovuta se non alla partitocrazia di destra, di sinistra e di centro ammesso che esistano queste tre classificazioni? L’Italia è una repubblica democratica o partitocratica? Come ha fatto la partitocrazia a impossessarsi del potere? Se capiamo questo forse potremo uscirne presto e trarre da una disgrazia toccataci un vantaggio considerevole per il futuro.

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