Non chiamateci eroi (in memoria di Giuseppe Brizzi)

L’auto che ha investito l’agente Brizzi, 27 anni. Al volante, un ottantaseienne.
Mi accingo a scrivere del mio collega di lavoro Giuseppe Brizzi, investito in strada a Roccabianca durante il servizio e deceduto poche ore dopo, lo faccio per sgomitolare questo peso che ho sullo stomaco. Testimonianza e riflessione.
Ho incontrato Beppe diverse volte per lavoro, l’ultima volta poche settimane fa, in Provincia. Ci siamo trovati, mesi or sono, ad una cena tra colleghi a Salsomaggiore: l’ho sentito suonare il piano e l’ho visto pieno di vita, brillante ed ironico, abbiamo anche un po’ duettato. Da allora l’ho sempre visto così. Io sostengo da sempre che la nostra, in strada, è una guerra (persa, se vogliamo) con tanto di armi (autovelox, etilometro, ecc.), feriti e morti.
Per quanto sappiamo Beppe è morto sotto «il fuoco amico», o per «effetto collaterale», stavolta davvero per un incidente. Insomma, non per imprudenza o per incoscienza altrui, ma per un inconcepibile destino.
Non ritengo il nostro lavoro più pericoloso di altri, che un operaio Tyssen o lo straniero che lavora sui cantieri rischino meno. Certo è sempre la «truppa» che rischia di più, ad altri toccano gli onori. Questo ragazzo è partito dal sud con una valigia di speranze per tornare dentro una bara, un migrante, come tanti. Ho saputo solo ora che era anche uno studente e si voleva sposare, come tanti. Non resta che condividere il dolore con i colleghi, soprattutto quelli a lui più vicini, ed i famigliari.
Ma per favore, non chiamatelo eroe, non chiamateci eroi.













Al volante, un ottantaseienne.
Sarei per togliere la patente quando si raggiunge una certa età.
I riflessi non sono più lucidi, l’attenzione e la concentrazione pure.
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senza fare tanta retorica,non resta che pregare per l’anima di questo ragazzo caduto sul lavoro mentre svolgeva un servizio per la comunità;pur non essendo un’eroe và comunque menzionato tra le persone speciali.
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Secondo me sarebbe il caso di verificare se in commissione medica rinnovo patenti c’è qualche responsabilità. In generale sono dell’idea che agli ultraottantenni la patente vada rinnovata solo in casi davvero eccezionali mentre in giro ne vedo troppi.
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Purtroppo è vero quanto denuncia Coduro, lo vedo concretizzato in mio padre, di 90 anni, che ha fatto fuoco e fiamme per il rinnovo della patente e possiede un’auto da 180 km\h. Ora, essendo una persona intelligente e conscia dei suoi limiti, fa da casa al Foro Boario, o al Centro Commerciale Fidenza e ritorno, a 40 all’ora, essendo ultraligio alle regole di limitazione della velocità. Ma penso a quelli come lui, e sono parecchi, che si azzardano a fare lunghi viaggi, in autostrada, magari con nebbia, pioggia, di notte. Si dovrebbe perlomeno restringere le possibilità di condurre un veicolo, a chi è ultratottantenne, a certi orari, a determinate condizioni atmosferiche e fino ad una certa cilindrata. Ma come si può vendere, ad un vecchio, auto che raggiungono o passano i 200 km\h? Se guidate da giovani incoscienti, sono pericolose, ma con quasi centenari al volante, anche se prudenti, non lo sono di meno.
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Beh, guardate è una tematica che ci tocca da vicino per il lavoro che facciamo. Non possiamo non considerare che, comunque, togliere la patente significa anche togliere autonomia, insomma cambiare pesantemente la vita di una persona. E non dimentichiamo che per tutti noi una distrazione, sempre possibile, può essere catastrofica.
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————–Ok. Sciacallo, in linea teorica potresti aver ragione…
ma in pratica….una persona di 90 anni dove vuole andare in automobile che non può raggiungere anche con i mezzi pubblici?
Non voglio dire che gli 80/90enni siano rimbambiti…voglio dire che non hanno più la lucidità e la prontezza di riflessi che so …di un 50/60/70 enne…tutto qui..
poi fin che va bene va bene….quando ci scappa il morto….al cojon l’è chi mora….
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Esistono le macchine da 50 cc
fatte apposta per queste persone
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I mezzi pubblici, in campagna (se va bene) passano una volta al giorno. Poi, certo, un anziano può trovare chi accompagna (figli, servizi sociali ecc.), ma non è come poter far da soli. Non credo sia facile accettare la dipendenza….
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Stiamo attenti a non creare il mostro senza avere la notizia giusta di quello che è successo. E’ comunque vero che i vigili sono spesso occupati in situazioni molto pericolose. Viaggio tutti i giorni da Fidenza a Parma e mi capita tante volte di vedere i posti di blocco e tante volte sto male per loro.Non usano il giubbetto antiproiettile e spesso si mettono in pericolo. Io comunque metterei molto più rigore su chi fa uso di droghe. Imporrei esami sul capello sia al momento del rilascio della patente che periodicamente. Alle volte si vedono scene impressionanti nella strada e anche lì la macchina può trasformarsi in un mezzo catastrofico
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Iosono convinto che non bisogna derubricare in omicidio colposo l’uccisione di un poveraccio con il prprio veicolo, se lo si guida ubriachi o sdrogati; quello è omicidio volontario, perchè tu, in quelle condizioni, secie se sei recidivo e con patete rititrata, sai bene che metti a repentaglio la tua vita -il che sarebbe il meno- e quella degli altri. Io, da 3 anni, sono mezzo cecato da un occhio e rinnmcio a fare lunghi peecorsi ed assolutamente non guido di notte; mi autolimito a fare la sepsa peer Fidenza, a velocità limitatiossime. E ciò anche se potrei, secondo i medici della Commisione ad hoc, andare anche in Finlanfia e ritorno a 200 km
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Sono convinto che sia sbagliato derubricare in omicidio colposo l’uccisione di un poveraccio con il proprio veicolo, se si guida sotto l’effetto di alcool o droghe; è omicidio volontario, perchè si è ben consci delle conseguenze, specie se si è recidivi e con patente ritirata. Da 3 anni guido con patente speciale, perchè cieco da un occhio e, anche se potrei farlo, non compio lunghi percorsi e tanto meno in autostrada e di notte o con la nebbia. Ogni umanismo ha il suo limitismo, come diceva quel comico; impariamo a porci dei limiti necessari ed indispensabili!
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